set 30 2008

codice braille

Tag: Braillelucio @ 11:14 am

Il codice braille

Il sistema ideato da Louis Braille, è un vero e proprio codice. I caratteri Braille, possono avere un massimo di 6 punti che costituiscono la cella braille. La stessa, è delle dimensioni standard di 7 per 4 mm. La cella braille, è divisa in 2 colonne verticali di 3 punti ciascuna. Nella colonna di sinistra, vi sono i punti 1, 2, 3. Il punto 1 è quello più in alto, il 2 quello centrale, il 3 quello in basso. Nella colonna di destra vi sono i punti 4, 5, 6. Il punto 4 è quello più in alto, il 5 quello in mezzo, il 6 quello in basso. Tramite la combinazione di questi 6 punti, si da origine ai caratteri braille. In tutto il codice braille, prevede 64 caratteri compreso lo spazio. Con il codice braille, è possibile non solo scrivere le lettere dell’alfabeto, ma anche la punteggiatura, i numeri, i caratteri matematici, per fino le note musicali. Va detto che come tra l’altro si vedrà meglio in seguito, che alcuni caratteri possono essere utilizzati per più funzionalità. Per capirci meglio, come vedremo il carattere della a accentata e quello della u accentata, li ritroviamo anche tra i simboli matematici. Il codice braille, è presso che identico in tutto il mondo. Ciò che cambia da un paese all’altro, è la presenza di segni che non sono presenti ovunque. Ad esempio la cediglia francese. Soffermiamoci su ciascuna tipologia di carattere iniziando dall’alfabeto. Le prime 10 lettere, vengono scritte utilizzando soltanto i 4 punti superiori della cella braille. Solo dalla XI, entrano in gioco i 2 punti più in basso.

Ecco come si scrivono le 26 lettere dell’alfabeto:

A punto 1 ovvero quello in alto a sinistra della cella braille. B punti 1 2 ovvero quello in alto a sinistra e quello in mezzo a sinistra. C punti 1 e 4 ovvero i punti più in alto della cella braille sia quello di sinistra, sia quello di destra. D punti 1 4 5 ovvero i 2 punti in alto, più quello in mezzo a destra. E punti 1 5, che sarebbero il punto in alto a sinistra, e quello in mezzo a destra. F punti 1 2 4, ovvero i due punti in alto più quello in mezzo a sinistra. G punti 1 4 2 5, ossia i 2 punti i in alto, più i 2 punti in mezzo. H punti 1 2 5, ossia il punto in alto a sinistra, quello in mezzo a sinistra equello in mezzo a destra. I punti 2 e 4, ossia il punto in alto a destra, e quello in mezzo a sinistra. J punti 2 4 e 5, ossia i punti in alto e in mezzo a destra, e quello in mezzo a sinistra. K punti 1 e 3, ovvero il punto in alto a sinistra e quello in basso a sinistra. L punti 1, 2, e 3, ovvero tutti i punti della colonna di sinistra. M punti 1, 3, 4, quindi i 2 punti in alto della cella braille, più quello in basso a sinistra. N punti 1, 4, 3, 5, che sarebbero i 2 punti in alto della cella, quello in mezzo a destra, e quello in basso a sinistra. O punti 1, 3, 5, ossia i punti in alto e in basso a sinistra e quello in mezzo a destra. P punti 1, 2, 3, 4, dunque tutta la colonna di sinistra, più il punto in alto a destra. Q punti 1, 2, 3, 4, 5, in tal caso tutta la colonna di sinistra e i punti in alto e in mezzo a destra. R punti 1, 2, 3, 5, quindi anche in tal caso tutta la colonna di sinistra, più il punto in mezzo a destra. S punti 2, 3, 4, ovvero il punto in alto a destra più i punti in mezzo e in basso a sinistra. T punti 2, 3, 4, 5, ovvero i punti in alto e in mezzo a destra più i punti in mezzo e in basso a sinistra. U punti 1, 3, 6, ovvero il punto in alto a sinistra più i punti in basso della cella braille sia a sinistra, sia a destra. V punti 1, 2, 3, 6, ovvero i punti della colonna di sinistra più quello in basso a destra. W punti 2, 4, 5, 6, ovvero il punto in mezzo a sinistra più i punti della colonna di destra. X punti 1, 4, 3, 6, quindi i punti in alto a destra e a sinistra della cella più i punti in basso a destra e a sinistra della cella. Y punti 1, 3, 4, 5, 6, ossia i punti in alto e in basso a sinistra più i 3 punti della colonna di destra. Z punti 1, 3, 5, 6, ovvero i punti in alto e in basso a sinistra più i punti in mezzo e in basso a destra. Queste dunque le 26 lettere che compongono l’alfabeto. Vediamo ora di completare il discorso con le vocali accentate:

à punti 1, 2, 3, 5, 6, ovvero tutta la colonna di sinistra più i punti in mezzo e in basso a destra

è punti 2, 3, 4, 6, ossia i punti in mezzo e in basso a sinistra più i punti in alto e in basso a destra

ì punti 3, 4, in tal caso i punti in basso a sinistra e in alto a destra

ò punti 3, 4, 6, in tal caso i punti in basso della cella braille, più il punto in alto a destra

ù punti 2, 3, 4, 5, 6, ovvero tutta la colonna di destra, più i punti in mezzo e in basso a sinistra

é punti 1, 2, 3, 4, 5, 6, ovvero tutta la cella braille.

Completato il discorso sulle lettere dell’alfabeto, ci soffermiamo su un carattere che non è presente nella scrittura in nero. Stiamo parlando del segno di maiuscola, ovvero quel carattere che precede la lettera che deve essere considerata maiuscola. Lo stesso è composto dai punti 4 e 6 ovvero i punti in alto e in basso a destra della cella braille. È il momento di parlare della punteggiatura. La medesima fa ricorso esclusivamente della parte mediobassa della cella braille. Ecco tutti i segni della punteggiatura:

, punto 2, ovvero il punto in mezzo a sinistra

. punti 2, 5, 6, ovvero i punti in mezzo della cella più il punto in basso a destra

; punti 2, 3, che sono i punti in mezzo e in basso a sinistra

: punti 2, 5, ovvero i punti in mezzo della cella

? punti 2, 6, ovvero il punto in mezzo a sinistra e il punto in basso a destra

! punti 2, 3, 5, ovvero i punti in mezzo e il punto in basso a sinistra

‘ punto 3, ovvero il punto in basso a sinistra

“ punti 2, 3, 6, ovvero i punti in mezzo e in basso a sinistra e il punto in basso a destra

chiuse virgolette punti 3,5,6, ovvero il punto in mezzo a destra e i punti in basso della cella

  • * punti 3, 5, ovvero il punto in basso a sinistra e quello in mezzo a destra
  • - punti 3, 6, ovvero i punti in basso della cella braille. Concluso il discorso sulla punteggiatura, dobbiamo ora soffermarci sui numeri. Per scrivere i numeri in braille, non vi sono dei caratteri specifici che si riferiscono solamente ad essi. Infatti le prime 10 lettere dell’alfabeto, vengono utilizzate anche come cifre. Indubbiamente verrebbe da chiedersi come si può distinguere quando un dato carattere è una lettera o un numero, la risposta la avremo ora. Infatti per dedurre se il carattere che segue è un numero o una delle prime 10 lettere dell’alfabeto, bisogna verificare se quel carattere è preceduto o meno dal segna numero. Infatti è proprio il segna numero il carattere che ci permette di capire se ciò che seguirà è una lettera o una cifra. Il segna numero è composto dai punti 3, 4, 5, 6, ovvero quello in basso a sinistra e tutta la colonna di destra. Cosa succede in caso di numeri composti da più cifre?
  • In tal caso il segna numero deve essere presente solo davanti alla prima cifra. Es se vogliamo scrivere 25, il segna numero va solo davanti al 2, in quanto se lo mettessimo anche davanti al 5, le due cifre le dovremmo leggere separatamente. È dunque fondamentale ricordarsi sempre che quando dobbiamo scrivere in braille numeri di più cifre, solo la prima deve essere preceduta dal segnanumero. Tutto ciò che vi è dopo la prima cifra, fa parte del numero. Va detto che per scrivere un numero composto da più cifre non solo ci si deve ricordare che il segna numero va messo solo davanti alla prima cifra, ma ci si deve anche ricordare che le cifre successive, non devono essere intervallate dallo spazio. In caso di numeri decimali, la prima cifra dopo la virgola, ma anche quelle successive, non devono essere precedute dal segna numero. Si capisce che fanno parte del numero, in quanto ne la prima cifra decimale ne quelle successive, sono intervallate da uno spazio. Passiamo ora alla descrizionee dei simboli matematici:
  • + punti 2, 3, 5, ovvero i punti in mezzo e in basso a sinistra, e il punto in mezzo a destra
  • segno meno punti 3, 6, ovvero i punti in basso della cella braille
  • diviso punti 2, 5, 6, ovvero i punti in mezzo e quello in basso a destra
  • segno per punti 2, 3, 6, i punti in basso della cella braille e quello in mezzo a sinistra
  • = punti 2, 3, 5, 6, ovvero i punti in basso e in mezzo della cella braille
  • ( punti 2, 6, ovvero il punto in mezzo a sinistra e quello in basso a destra
  • ) punti 3, 5, ovvero quello in basso a sinistra e quello in mezzo a destra
  • aperta quadra punti 1, 2, 3, 5, 6, tutta la colonna di sinistra e i punti in mezzo e in basso a destra
  • chiusa quadra punti 2, 3, 4, 5, 6, i punti in mezzo e in basso a sinistra e tutta la colonna di destra
  • aperta graffa punti 1, 2, 3, 4, 6, tutta la colonna di sinistra e i punti in alto e in basso a destra
  • chiusa graffa punti 1, 3, 4, 5, 6, tutta la colonna di destra e i punti in alto e in basso a sinistra
  • > punti 3, 4, 5, ovvero i punti in alto e in mezzo a destra e il punto in basso a sinistra
  • < punti 1, 2, 6, i punti in alto e in mezzo a sinistra e quello in basso a destra
  • ° punti 3, 5, 6, i punti in mezzo e in basso a destra e quello in basso a sinistra
  • % punti 4, 6, ovvero i punti in alto e in basso a destra. In conclusione diamo qualche suggerimento su come va letto un foglio scritto in braille. Si legge facendo scorrere i polpastrelli su ciascuna riga partendo da sinistra verso destra e dall’alto verso il basso.

Lettera a a Lettera b b
Lettera c c
Lettera  d d
Lettera e e Lettera f f Lettera g g Lettera h h
Lettera i i Lettera j j Lettera k k Lettera l l
Lettera m m Lettera n n Lettera o o Lettera p p
Lettera q q Lettera r r Lettera s s Lettera t t
Lettera u u Lettera v v Lettera w w Lettera x x
Lettera y y Lettera z z

set 26 2008

Le origini del braille

Tag: Braillelucio @ 12:05 pm

Le origini del braille

Nelle epoche precedenti alla invenzione da parte di Louis Braille, del suo codice di scrittura, per un non vedente era davvero difficile imparare a leggere e a scrivere senza l’uso della vista. Nonostante ciò, già prima dell’avvento del sistema braille, vi furono dei grandi studiosi ciechi come Nicholas Saunderson, che ereditò la cattedra di Newton. I primi tentativi di creare un sistema di scrittura/lettura per non vedenti, si hanno già a partire dalla metà del XVI secolo. L’abate italiano Lana-Terzi, ideò un sistema di fili intrecciati che dovevano rappresentare le lettere dell’alfabeto. Nel 1640 il tipografo francese Pierre Moreau, creò un sistema di lettura basato su lettere mobili. Di tentativi comunque ve ne furono numerosi. Il più importante e che tra l’altro fu ufficialmente adottato come il sistema dell’istituto dei ciechi di Parigi, fu ideato dal direttore dello stesso nel 1780. Stiamo parlando di Valentin Haui che ideò il metodo di scrittura su carta spessa con una penna con rotellina dentellata con la quale avveniva la trasposizione sul foglio delle lettere in rilievo. Lo stesso Haui creò con successo un sistema alternativo. Il medesimo consisteva nell’impressione su carta inumidita delle lettere dell’alfabeto. Haui, si serviva di lastre metalliche sulle quali venivano incise le lettere. Il primo libro che fu pubblicato con tale metodo, risale al 1787, e aveva come oggetto una sintesi delle teorie sull’educazione dei ciechi. In fine tra i vari metodi creati, non va dimenticato il metodo di William Moom. Moom era un inglese divenuto cieco all’età di 21 anni. Il suo sistema si basava sulla rappresentazione delle normali lettere dell’alfabeto in rilievo, ma modificate. La prima pubblicazione con questo metodo risale in Gran Bretagna, nel 1847. Il sistema Moom, ebbe un vasto successo soprattutto nella stessa Gran Bretagna, addirittura ancora oggi c’è chi sostiene che chi diventa cieco in età adulta, troverebbe maggiore facilità a imparare a leggere e scrivere con il Moom piuttosto che con il Braille. Il sistema Braille Nasce nel corso del XIX Secolo, e prende il nome di chi ideò questo metodo di scrittura (Louis Braille 1809-1852), ormai divenuto il modo di comunicare per iscritto dei non vedenti. Louis Braille nasce a Coupwray un piccolo Paese alle porte di Parigi nel 1809, diventa cieco all’età di 3 anni ferendosi ad un occhio nella bottega artigiana del padre. Inizialmente l’infezione causata dall’incidente colpì solo l’occhio ferito, ma poi si propagò anche all’altro occhio. Così dunque come già detto Louis Braille perse completamente la vista. All’età di 10 anni, dopo aver frequentato per 2 anni la scuola con i bambini vedenti con ovvie difficoltà, viene mandato dalla famiglia nell’istituto per ciechi della capitale francese. Sarà proprio lì, che dopo diversi anni Prendendo spunto da un metodo già esistente, “metodo Barbier”, che ideerà la scrittura che oggi è universalmente riconosciuta in tutto il mondo come la scrittura dei non vedenti. Il metodo Barbier, che è stato usato dal Louis Braille come modello per giungere alla creazione del suo metodo, era un sistema di punti in rilievo. Esso fu ideato da Charles Barbier generale dell’esercito britannico per inviare messaggi militari in codice. Il sistema Barbier, fu comunque pensato non tanto per rappresentare le lettere dell’alfabeto, piuttosto dei suoni della lingua francese. Proprio per questo motivo fudefinito metodo sonografico. I caratteri del metodo Barbier, erano composti da un massimo di 12 punti divisi in due colonne verticali di 6 ciascuna. Barbier inoltre inventò la tavoletta e il punteruolo, molto simili a quelli che conosciamo noi oggi. Lo stesso Barbier si rende conto che il suo sistema di scrittura tattile, che come già osservato veniva usato per comunicare durante le operazioni militari, poteva essere utilizzato come nuovo modello di scrittura e lettura per non vedenti. Così il suo metodo fu fatto conoscere agli studenti dell’istituto dei Ciechi di Parigi tra i quali vi era proprio Louis Braille. Egli si rese conto del difetto più rilevante del modello Barbier, ossia che caratteri di dimensioni così grandi ovvero di 12 punti, erano difficilmente percettibili. Dunque semplificò il sistema, riducendo i punti dei caratteri da un massimo di 12, aun massimo di 6. Nasce così la cella braille come la intendiamo noi oggi. La stessa è composta da un massimo di 6 punti, divisi in 2 colonne verticali di 3 punti ciascuna. Louis Braille utilizzò i 4 punti superiori per le prime 10 lettere dell’alfabeto francese. Dalla XI invece vengono utilizzati anche i punti più in basso della cella braille. Louis Braille non pensò solo all’alfabeto, ma anche alla punteggiatura ai numeri, caratteri matematici, e anche le note musicali. Louis Braille pubblica il suo sistema nel 1829, quando già da 2 anni è insegnante dell’istituto parigino. Vengono anche semplificati gli strumenti di scrittura già creati da Barbier, ossia la tavoletta e il punteruolo. I medesimi vengono adattati alle innovazioni volute da Louis Braille. La prima vera opera redatta con il metodo Braille, è la storia di Francia in 3 volumi. Inizialmente il sistema Braille, è accolto con grande entusiasmo nell’istituto, anche dal direttore dello stesso ovvero il prof Pignier nonostante la diffidenza di molti educatori e insegnanti vedenti. Quando però Pignier è sostituito dal nuovo direttore “Dufau”, inizia una sorta di ostilità nei confronti del sistema che però gode di forti consensi da parte degli studenti. Dufau ordina la sostituzione del metodo con quello ideato dal britannico Johon Alston utilizzato nell’istituto dei ciechi di Edimburgo. Si trattava di un sistema di lettere in rilievo semplificate. I motivi principali per i quali Dufau si mostrò decisamente ostinato all’abolizione del braille, sono da ricercarsi nel fatto che il direttore considerava quel metodo un motivo di segregazione. Oltre a ciò lo considerava fastidioso, a causa del ticchettio del punteruolo che disturbava il regolare svolgimento delle lezioni. Gli studenti però che come già detto erano decisamente entusiasti del sistema ideato da Louis Braille, continuarono in segreto con ogni mezzo visto che la tavoletta e il punteruolo furono banditi da Dufau, a usare quel metodo. Pur sapendo di rischiare per questo dure punizioni anche corporali. Nonostante le resistenze di Dufau, alla fine anche grazie all’intervento a difesa del sistema Braille di Gaudet assistente del direttore, il metodo ideato da Louis Braille viene nuovamente riconosciuto come modello da seguire per insegnare ai non vedenti a leggere e scrivere. Dufau si convince che il sistema può essere utilizzato dagli studenti dell’istituto. Louis Braille muore prematuramente il 6 gennaio del 1852 a causa della tubercolosi. Solo dopo la sua morte, il suo sistema negli anni si diffonde in Francia come nel resto d’Europa. Tutto ciò fu reso maggiormente possibile, anche grazie al fatto che nella seconda pubblicazione del suo sistema, Louis Braille lo aveva adattato alle 6 lingue maggiormente parlate in Europa e America ossia Inglese, francese, spagnolo, tedesco, italiano, portoghese. Nel 1852 il Braille fu adottato ufficialmente nella scuola per ciechi di Losanna. Nella stessa nel 1860, fu creata una copisteria che stampava in Braille libri in francese e tedesco. Nel 1854 il sistema di Louis Braille divenne ufficiale in Francia. Nello stesso anno Uscì una pubblicazione in lingua portoghese per espressa volontà dell’imperatore del Brasile Don Pedro II. Nei paesi di lingua tedesca il braille si diffonde negli stessi decenni, ma con qualche differenza segnografica che creò confusione come del resto emerse nel primo congresso per educatori ciechi tenutosi a Lipsia nel 1873 e nel secondo che si tenne a Dresda 3 anni dopo. In Inghilterra nello stesso periodo, erano usati 4 sistemi di scrittura/lettura basati su caratteri normali in rilievo. I 4 metodi utilizzati erano il sistema Moom il metodo Fry, il metodo Alston, e Gall. Contemporaneamente venivano anche usati 2 metodi stenografici “Lucas e Frère”. Thomas Ermitage, fondatore dell’associazione per l’educazione dei ciechi in patria e all’estero, volle che fossero proprio i non vedenti a decidere quale metodo adottare. Si costituì un comitato composto solo da ciechi che conoscessero almeno 3 dei sistemi allora utilizzati in Gran Bretagna. Tale comitato nel 1870, si pronunciò a favore del Braille. Nel corso degli anni dunque nell’isola il codice Braille si diffuse largamente. Nel 1883, era usato in gran parte delle scuole per ciechi d’Inghilterra. Il 27 settembre del 1878, nell’ambito del primo congresso mondiale dell’educazione dei ciechi tenutosi a Parigi, il Braille viene riconosciuto come metodo universale di scrittura e lettura per non vedenti ancora oggi senza altre alternative.


set 22 2008

I non vedenti leggeranno “al volo”

Un apparecchio portatile in grado di leggere porzioni di testo ai non vedenti. È l’ultima idea dell’inventore americano Raymond Kurzweil, famoso in tutto il mondo per essere un pioniere nel campo della ricognizione ottica automatica e della sintesi vocale. “K-NFB”, questo il nome del progetto, combina in un unico apparecchio un computer palmare e una fotocamera digitale. Semplicemente scattando una foto o un testo”al volo”, il sistema la acquisisce e, dopo pochi secondi, tramite un altoparlante, la trasforma in voce. Fino ad ora era possibile, tramite uno scanner e un computer, trasformare il testo in voce. La grande innovazione di questo progetto è che si potrà compiere quest’operazione anche quando si è fuori casa o in viaggio, Il K-NFB può rivelarsi molto utile in numerose situazioni: leggere scontrini o ricevute, gli orari dei treni, le etichette, i cartelli alle fermate dei mezzi pubblici, oppure le istruzioni di medicinali o gli ingredienti di cibi, i cartelli di evacuazione di alberghi o edifici e infinite altre cose.
Ma come funziona esattamente il “K-NFB”? Sembrerebbe molto semplice. Una volta azionato, il sistema, attraverso messaggi sonori, fornisce all’utente i dati sulla situazione iniziale (ad esempio: “Vedo due oggetti. Spostarsi leggermente a destra per inquadrare perfettamente l’oggetto numero 1″), dopodiché si prende la decisione e si scatta la fotografia. Dopo qualche secondo, necessario per elaborare l’immagine, i contenuti della foto vengono letti ad alta voce. Nella confezione, sono presenti auricolari, ma volendo si possono utilizzare anche cuffie senza fili (che sfruttano la tecnologia Bluetooth) o si può collegare l’apparecchio alle casse di uno stereo. “L’unica limitazione è legata al fatto che la fotocamera è collegata ad un palmare, che non è potente come un normale computer e che è soggetto ai tempi di carica di una batteria” dura in media cinque ore.

Il nuovo apparecchio portatile è solo l’ultimo di una lunga serie di oggetti inventati da Kurzweil. La sua prima “Reading machine” (macchina per la lettura) del 1981 era grande quanto una lavatrice e costava poco più di 51mila euro. Il “K-NFB” è sicuramente meno costoso, perché sarà messo in vendita a circa 3.800 euro. “Per mettere a punto il sistema ci sono voluti circa tre anni – spiega Mervin Robertson, direttore esecutivo della Sight&Sound Technology, la società che lo metterà in vendita – . Oltre al prezzo del palmare e della fotocamera da 5 megapixel, la maggior parte del costo deriva dalla complessità del software”.


set 18 2008

Centri di addestramento cani guida

Tag: Come fare per..., Pet Therapy e cani guidadaniela @ 10:03 am

In Italia esistono quattro scuole di addestramento per cani guida e uno per assistenza disabili:

  • Scuola Nazionale Cani Guida Per Ciechi, via dei ciliegi n.26, Scandicci (Firenze); tel. 055/74.181; sito web http://www.rete.toscana.it/sett/polsoc/scuolacaniguida;
  • Servizio Cani Guida Dei Lions Scuola Cani Guida, via Galimberti n.1, Limbiate (milano); tel. 02/29.41.42.02;
  • Scuola Triveneta Cani Guida per Ciechi, presso la Clinica Veterinaria Montecchia. Via Pietro Schiavo n.20, 35030 Selvazzano Dentro (PD); Tel. 049/80.56.247; E-mail: info@scuolatrivenetacaniguida.it
  • Centro Regionale Helen Keller, via Brunaccini, 98020 Alì (ME); Tel. 0942/70.04.10; sito web http://www.centrohelenkeller.it.
  • Specifico per cani da assistenza :
    Accademia internazionale per lo Studio della comunicazione con il cane
    Via Olmata Tre Cancelli 8
    00062 – Bracciano (ROMA)
    Telefono e Fax: 06 99 80 22 11
    E-Mail: dansalvi@inwind.it.
    Sito Internet: www.cani-da-assistenza.it.


set 16 2008

Gli occhi di un “Amico”

Tag: Pet Therapy e cani guidadaniela @ 11:24 am

nella foto è rappresentato un cane, labrador biondo, con il guinzaglio pettorina, speciale per i ciechi

Eccomi qua ad affrontare un’altro argomento che mi sta a cuore, e figuriamoci se non parlo di animali! Il tema che voglio affrontare riguarda i cani guida per non vedenti e il cane da assistenza per disabili. E’ incredibile cosa riescono a fare queste bestioline quando sono addestrate a puntino. In cosa si differenzia il cane da Pet Therapy da quello da assistenza? La formazione inizialmente e’ la stessa, mentre si distingue nella parte finale. L’animale da Pet Therapy, inoltre, generalmente vive con l’operatore. Quello da assistenza vivra’ con il disabile, aiutandolo nel quotidiano. I cani da assistenza non hanno funzioni di guida come i cani per non vedenti, bensì sono in grado di assolvere alcuni compiti quotidiani contribuendo a promuovere una maggiore indipendenza e fornendo, al tempo stesso, uno straordinario supporto emotivo (i disabili sono per lo più persone con difficoltà motorie paraplegici ecc). Ricevono un addestramento altamente specializzato, ed imparano ad accendere e spegnere le luci, a portare oggetti caduti o un oggetto indicato, ad aprire e chiudere le ante di un armadietto o le porte, a chiamare aiuto attivare un salvavita (tipo quelli che si appendono al collo)”, e così via.

Il cane guida per ciechi svolge un compito estremamente complesso in quanto in alcuni momenti dalla sua attenzione e dalla sua capacità di concentrazione può dipendere addirittura la vita della coppia. Il cane, per la sua intelligenza e per le sue capacità di apprendimento, può consentire una mobilità autonoma alle persone non vedenti e oltre ad assolvere i compiti di guida tradizionali, sono anch’essi  in grado di raccogliere oggetti inavvertitamente caduti, facilitando così la quotidianità del loro conduttore.

L’addestramento del cane guida consiste nell’insegnargli:
- ad evitare gli ostacoli che si frappongono lungo il cammino come: gradini, pali di insegne, tavolini e sedie dei bar, tombini aperti, buche
- a non distrarsi se incontra altri cani o altri animali come gatti o uccelli
- ad attraversare la strada solo quando è libera dal traffico;
- a condurre, dietro comando, il suo padrone non vedente in linea retta, a destra, a sinistra, tornare indietro, ecc
Un bravo Cane Guida impara anche a disubbidire ai comandi, se si presenta per il suo padrone una fonte di pericolo. Una volta giunti a destinazione, tolto il finimento guida e ricevute le meritate coccole, egli torna ad essere un cane come tutti gli altri, voglioso di giocare e correre in libertà.

Ho letto alcune interviste fatte a non vedenti che condividono la propria esistenza con un cane, e mi ha colpito un racconto di un uomo che con il suo pastore tedesco, Ghibli, doveva attraversare la strada ma siccome le strisce non erano ben visibili, quasi trasparenti, il cane si siede e diviene di gesso, l’uomo capisce che si deve fermare ma non sa perché il suo compagno non vuole attraversare, e a nulla valgono gli ordini del suo padrone che lo esorta a passare da un marciapiedi all’altro. La sua intelligenza lascia senza parole. Perché lui protegge il suo padrone dai pericoli della strada, lo porta al bar, dal tabaccaio, in farmacia, a seconda della richiesta. Riconosce i segnali, i colori dei semafori, lo aiuta a superare gli ostacoli della via che, per chi vede, possono sembrare difficoltà minime ma per chi vive nel buio diventano impedimenti insuperabili. Per esempio, un motociclo in sosta su un marciapiede, due auto parcheggiate in modo tanto ravvicinato da impedire il passaggio del non vedente col cane (occorrono almeno sessanta centimetri per quella che a noi sembra una banalissima operazione) rendono la passeggiata di un disabile un inferno. Le strisce a stento si vedono a quell’ incrocio, lui non rischia la vita del cieco, che deve aiutare dandogli in prestito gli occhi. Il fedele amico attraversa solo quando si accorge che il suo padrone è in compagnia di altri passanti.
Solo allora Ghibli passa sulle strisce sbiadite.

Per informazioni sui centri di addestramento in Italia vedi sul link


set 12 2008

Il dottore a quattro zampe

Tag: Genova e dintorni, Pet Therapy e cani guidadaniela @ 11:20 am

Il cane da sempre il miglior amico dell’uomo, partner nella solitudine , nel gioco, viene usato nelle unità cinofila  come compagno di lavoro prevalentemente destinato ad attività di protezione civile e pubblico soccorso, nei settori di intervento, ricerca e soccorso di persone scomparse in superficie, ricerca e soccorso di persone travolte da macerie e detriti, ricerca e soccorso di persone travolte da valanghe.

Il suo utilizzo è infinito e si spinge fino a diventare per l’uomo uno strumento di guarigione come nel caso della pet therapy .

La pet-therapy nasce negli anni 50 negli Stati Uniti attraverso un famoso
neuropsichiatra di nome Boris Levinson.
Egli scoprì l’importanza di avere un cane come amico quando uno dei suoi piccoli pazienti affetto da autismo di Kanner chiamò il suo cane per nome.
Da quel momento Levinson cercò di favorire la relazione fra il suo cane e quel bambino, attraverso questa relazione il bambino iniziò ad uscire dalla
malattia.
Boris Levinson iniziò a studiare diversi casi con l’aiuto del suo cane, e oggi questa nuova tecnica venne chiamata pet-therapy. Il nome pet sta ad individuare il pupazzo di peluche, ecco perché pet-therapy può essere anche tradotto con terapia dell’affetto.

Molti istituti in Italia utilizzano questa tecnica: a Genova per esempio, l’Istituto David Chiossone avvalendosi di persone specializzate aiuta i bambini ciechi e con vari problemi. Inoltre è stato dimostrato nel convegno a Palazzo Ducale “Occhio della mente”, che il contatto con l’animale può produrre sensazioni ed emozioni positive tali da far desiderare nel bambino la ripetizione dell’ esperienza portandolo quindi ad aprire il suo piccolo mondo buio ed a cercare nuove interazioni con l’ambiente. La pet-therapy è stata individuata come una possibile terapia alternativa dal Comitato Nazionale di Bioetica e dall’Istituto Superiore di Sanità.

Perché gli animali riescono a fare quello che l’adulto non riesce?

L’animale ha una buona capacità di facilitare i rapporti interattivi: egli da o prende l’iniziativa nel sollecitare la collaborazione del paziente, agisce d’istinto ed è sempre sincero, non interpreta ne falsifica, ama vivere in compagnia. Alzi la mano chi non vuole un amico così! E’ libero e spontaneo nel contatto fisico, favorendo così la stimolazione dei sensi. Attraverso questo con-tatto è possibile la costruzione del confine sia del proprio corpo che psicologico, necessari alla formazione di un’identità di sé, e di una concreta consapevolezza di esistere.

I delfini,ad esempio, hanno la facoltà di leggere il linguaggio corporeo, (espressione del viso, atteggiamenti ecc.) e di percepire attraverso le produzioni ormonali i diversi stati emotivi empaticamente. E poi non dimentichiamo la cosa più importante: gli animali amano GIOCARE. Ciò per i ragazzi è fondamentale, perchè  hanno la possibilità di esprimere la loro vivacità, ricavandone sensazioni benefiche, e anche  modo di arricchire la loro comunicazione gestuale e tattile.

Sono dei veri dottori! e pensare che non percepiscono alcuna parcella, fanno tutto gratis, tranne il loro mantenimento naturalmente,  ma nel cambio chi ci guadagna? Noi o loro ?


set 10 2008

Un altro vedere

Tag: News dall'Italiadaniela @ 11:13 am

Navigando in internet mi è capitato di incontrare un sito molto interessante e carino:”Dialogo nel Buio”

http://www.dialogonelbuio.org/

La mostra/percorso ideata dal giornalista Andreas Heinecke e ospitata dall’ Istituto Ciechi di Milano, ha come scopo di promuovere e divulgare nelle scuole e a chiunque abbia voglia di sperimentare e mettersi in discussione, una nuova realtà, quella del non vedente.

Il viaggio di oltre un’ora è interamente svolto in totale assenza di luce, con guide non vedenti. Un itinerario in completa oscurità, che producono però situazioni reali, obbliga il visitatore ad usare maggiormente gli altri sensi, ci si affida all’udito, al tatto, all’olfatto, al sapore. Un nuovo modo di percepire il mondo che ci circonda,dove le barriere si dissolvono, e “l’abile” diventa il disabile. Un’esperienza atta a trasformare una semplice passeggiata nel parco o sorseggiare un tazza di the, in una consapevolezza unica che cambia il proprio modo di pensare e “vedere” le cose. Può sembrare banale ma non è così. Una volta varcato l’ingresso, la linea di confine tra luce e buio, ci si trova a fare i conti e imparare con un altro “vedere” ,un buio così profondo disorienta, sconcerta, chi è abituato a basarsi interamente sulla vista. Ma è anche l’occasione per scoprire nuove dimensioni, in modo sorprendentemente semplice. Non si tratta di scoprire una realtà differente, è piuttosto una riscoperta, con modalità diverse, dello stesso mondo che già conosciamo. Nel buio anche il caffè ha un altro sapore, una rosa un altro profumo.

Dialogo nel Buio non è una simulazione della cecità, ma l’invito a sperimentare come la percezione della realtà e la comunicazione possano essere molto più profonde e intense in assenza della luce.

La mostra è un invito a scoprire questa nuova realtà multisensoriale, ma è anche un invito al dialogo tra due mondi che spesso fanno fatica a comunicare, quello dei vedenti e quello dei non vedenti.

A questo proposito si sono aperte anche molteplici iniziative come il Cafénoir il Bar di Dialogo nel Buio, un’opportunità diversa per vivere la magia del buio, anche per chi vi si avvicina la prima volta, si scopre il valore della parola quale strumento di comunicazione, non importa come si è vestiti, il colore degli occhi o l’acconciatura dei capelli, conta la persona.

Un volta fuori apparirà più chiaro il significato delle parole scritte all’ingresso della mostra:

“Non occorre guardare per vedere lontano”.


set 10 2008

Cucina, che passione!

Tag: Accessibilità in cucinapatrizia @ 11:08 am

Siete appassionati di cucina e volete curiosare tra tante ricette, tanti consigli e tante iniziative legate al mondo del cibo? Fatevi un giro sul sito www.ilgiornaledelcibo.it

In futuro sarà anche reso completamente accessibile a chi usa il computer con le tecnologie assistive, grazie alla collaborazione che è nata fra la redazione del giornale e la Cooperativa sociale David Chiossone che si occupa proprio di accessibilità dell’Web.

Comunque anche ora il sito è abbastanza navigabile anche per chi usa il computer con tali tecnologie.

Provate e buon appetito!


set 09 2008

Due passi a Sarzana

Tag: Genova e dintornipatrizia @ 10:49 am

Partire per la Liguria e scoprire una città accessibile e accogliente

Recentemente ho fatto una piacevole scoperta visitando quasi casualmente la cittadina di Sarzana.

Tutto il bel centro storico è completamente privo di barriere architettoniche e ci si può muovere tranquillamente per stradine e vicoletti senza incappare in scalini, scalinetti, panettoni di cemento che sono davvero dei pericoli non solo  per disabili  motori e   visivi, ma per chiunque ha voglia di passeggiare e guardarsi intorno senza doversi preoccupare di “saltare gli ostacoli”!

Sono rimasta affascinata da ampi spazi che si aprono dopo aver percorso stretti vicoli con negozietti molto carini e ci si può sedere a uno dei tanti tavolini dei locali che numerosi, animano queste piazze e stradine.

Se non sapete cosa fare il prossimo sabato, il mio consiglio è quello di andare a fare due passi a Sarzana, anche perchè mi hanno detto che il sabato è particolarmente viva e ricca di attività!


set 04 2008

Toccare le stelle con un dito

Tag: News dal mondodaniela @ 11:14 am

L’universo da sempre si osserva e da oggi si tocca.

Grazie ad alcune iniziative, infatti, lo spettacolo dello spazio profondo, diventa finalmente accessibile anche a chi non vede.

La NASA, grazie al sostegno della principale associazione statunitense per non vedenti, ha realizzato un libro “Touch the invisible sky” , di 60 pagine e 28 immagini catturate dai telescopi Hubble- Chandra – Spitzer, in cui le foto sono stampate in rilievo e accompagnate da descrizioni in Braille.

Anche in Italia ci sono state iniziative simili, l’osservatorio astronomico di Padova, nell’ambito della divulgazione scientifica, rivolta agli ipovedenti, ha scritto un libro “ A riveder le stelle” interamente stampabile in Braille e scaricabile gratuitamente dal sito :

www.pd.astro.it/ariveder/

“A Riveder le Stelle” si rivolge principalmente a tutti gli utenti non vedenti della Rete, giovani e meno giovani, che hanno voglia di intraprendere un viaggio affascinante tra pianeti, comete e galassie alla scoperta delle meraviglie che popolano l’Universo. In occasione dell’anno internazionale dell’ astronomia che si terrà nel 2009 il sito è stato interamente rivisitato e aggiornato secondo gli standard del W3C.


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