ott 14
Intervista a Vittorio Podestà Campione Olimpico in Liguria
Vittorio Podestà,è l’unico atleta ligure e unico handbiker italiano che ha partecipato alla 13/a edizione dei giochi Paraolimpici di Pechino 2008; ma a Vittorio Podestà partecipare non basta e con il tempo di 22’06’’23, si è aggiudicato il secondo posto, medaglia d’argento, alle spalle dello svizzero Heinz Frei e davanti al libanese Maalouf.
Podestà è nato il 3 giugno 1973, laureato in ingegneria civile, vive a Chiavari con sua moglie Barbara .La sua vita è cambiata sei anni fa, il 19 marzo 2002, un incidente stradale gli ha causato una rottura delle vertebre dorsali con conseguente lesione del midollo spinale obbligandolo a muoversi sulla sedia a rotelle.
Poteva finire tutto li con l’ennesimo incidente; ma la sua determinazione e la sua inesauribile voglia di vivere lo hanno portato a superare gli ostacoli che la vita gli ha messo davanti. Grazie a un’ amico, anche lui in carrozzina per un incidente come il suo, scopre lo sport, prima la pallacanestro, poi l’amore incondizionato per l’handbike, molto simile al ciclismo, sua prima passione.
Ma che cos’è l’handbike ?
Mediante delle manovelle al posto dei classici pedali, l’atleta muove uno speciale mezzo meccanico a tre ruote, con l’anteriore dotata di cambio di velocità come le biciclette da corsa, guidando in posizione semisdraiata, seduta o inginocchiata a seconda del tipo di disabilita.( link a un’altra pagina vedi foto )
L ’handbike è entrato solo quest’ anno nelle discipline olimpiche, quattro anni prima ad Atene era solo in fase dimostrativa, ma ha preso presto campo e a Pechino 2008 è stato uno degli sport con più tesserati e con un livello tecnico altissimo.
Vittorio Podestà con la sua handbike ha gareggiato a Pechino nella categoria B, la più competitiva e livellata: è alla sua prima esperienza ai Giochi paralimpici (link a un’altra pagina link foto). Al suo attivo, però, aveva già un grandissimi risultati, grazie anche al contributo dell’INAIL, nel 2006 ha partecipato alla Maratona di New York dove si è piazzato al secondo posto assoluto nella categoria handbike,(link a sito esterno, racconto dalla sua stessa penna, http://www.superabile.it/CANALI_TEMATICI/Sport/Il_personaggio/info-1702969654.html )
e nell’agosto 2007 diventa campione del mondo di handbike a Bordeaux.( link esterno, foto, http://www.superabile.it/SUPERABILE_MULTIMEDIA/Foto/Il_campione_italiano_di_Handbike_Vittorio_Podesta%27/index.html )
Lei parla di una seconda vita, che cos’è che l’ha aiutata di più nella rinascita ?
Sicuramente è stata determinante la mia istruzione e la convinzione di avere altre risorse interiori che prescindevano dall’uso delle gambe. La maggiore iniezione di fiducia però, me l’ha sicuramente data un amico che mi ha mostrato come si poteva vivere bene anche con un handicap come il mio, che, va riconosciuto, è molto meno grave di quelli, per esempio, che limitano o impediscono l’uso delle mani.
Ha girato diverse posti nel modo, New York, Bordeaux, Pechino, quali differenze ha trovato per un disabile e per un atleta disabile?
Sicuramente l’Italia è molto indietro, sia a livello di mentalità che di accessibilità delle città. New York è molto più fruibile di città molto più piccole della nostra penisola. A Pechino poi era tutto perfetto, ma pur essendo consapevole che era solo un piccola faccia della Cina che ci hanno voluto mostrare, la loro mentalità e l’approccio verso i disabili mi ha stupito in positivo.
Quali sono i luoghi comuni che la infastidiscono di più ?
Mi avvilisco quando dallo sguardo o dalle parole delle persone che incontro, traspare il pensiero che il disabile fa sport “tanto per occupare il tempo”. Glielo vedi scritto nel volto:”vabbè, dai, almeno si distrae un po’…”.
Il pietismo delle troppe persone che nei confronti delle persone disabili pensano: “poverino, meno male che ha reagito bene ad una tragedia simile” è frutto del fatto che c’è ancora l’idea comune che chi ha una disabilità è una persona “spacciata” nei confronti della vita e che anche se reagisce bene e alza la testa lo fa tanto per sopravvivere. Posso assicurare che per me e per la maggior parte delle persone disabili che conosco non è affatto così…
Le nuove tecnologie influenzano la sua vita quotidiana? se si come ?
Al giorno d’oggi l’uso delle nuove tecnologie contribuiscono a rendere più facile la vita delle persone disabili. Io stesso non potrei fare a meno di cellulare, posta elettronica e internet, sia per il lavoro, la pianificazione della mia attività e, naturalmente, lo svago.
Dove si allena con la sua bicicletta, ci sono aree attrezzate dove potersi allenare?
Questo è un altro tasto dolente, soprattutto nella mia zona. Con l’handbike ci si allena su strada, non in pista, e dalle mie parti le uniche strade sono le 3 o 4 valli che partono da Chiavari, notoriamente molto trafficate anche dai mezzi pesanti. Io percorro circa 12-13 mila chilometri all’anno e non avere a disposizione strade più sicure e meglio percorribili è una difficoltà in più da affrontare. Ciò mi obbliga a spostarmi spesso durante l’anno in altre località: d’inverno mi trasferisco per circa un mese in Andalusia e d’estate vado spesso in montagna a Livigno.
A quali istituzioni, enti…un ragazzo disabile deve rivolgersi per avere supporto se vuole intraprendere una attività sportiva?
Il Comitato Paralimpico Italiano ha una sede in ogni regione e ci si può rivolgere a loro per informazioni sulle società presenti nella nostra regione e gli sport praticabili (liguria@comitatoparalimpico.it). Anche la mia società sportiva, Il PGS Don Bosco di Sanpierdarena, ha delle persone che si occupano esclusivamente di sport per disabili e vanno alla ricerca di ragazzi da coinvolgere nelle attività sportive del centro. Si può scrivere una email all’indirizzo: sociale@centripalagym.it.
(intervista di Daniela Vignolo)

