SpeziaNet il nuovo portale di la Spezia ha pubblicato la presentazione del nuovo sito on line, un video accessibile, con testi alternativi, e con una novità anche con il linguaggio Lis, in sala conferenza infatti si alternavano delle ragazze che traducevano quello che veniva detto in linguaggio dei segni e lo stesso è stato riportato anche nel video messo in rete.Al Convegno erano presenti tutte le autorità del comune che hanno partecipato hai lavori e il nostro direttore della Cooperativa David Chiossone e valutatore CNPA Walter Bielli .
Durante il convegno sono stati esposti tutti i lavori svolti non solo sul nuovo sito, ma anche quelli integrati nella città stessa, come ad esempio la nuova Zona wiFi di Piazza Verdi ritrovo di studenti e non solo, in cui tutti possono collegarsi con il mondo.
E-quality E-inclusion è un gioco di parole,dice Rafaella Paita Assessore alla comunicazione e all’organizzazione del comune intervenuta al congresso , che vuole esprimere quello che si è fatto con la Spezia net, un nuovo sito, uguaglianza, inclusione,qualità sociale qualità democratica sono diverse declinazioni di un unico concetto il concetto di bene comune, che pensiamo debba essere la prima missione della pubblica amministrazione, a partire da quella che è più vicina hai cittadini, la pubblica amministrazione locale, rinnovare un comune significa anche rinnovare la capacità di comunicare con i cittadini.
Di seguito voglio pubblicare l’intervento del nostro Direttore Walter Bielli che spiega in modo molto chiaro cosa significa accessibilità e il lavoro che svolge la cooperativa David Chiossone; il discorso si trova sia all’interno del video sia in testo alternativo a lato del video.
per visualizzare il video vai su :
http://www.comune.laspezia.it/SpeziaNET/video_convegno.html
WALTER BIELLI, Direttore Cooperativa David Chiossone
Facevo una riflessione prima mentre ascoltavo i colleghi, i politici e gli altri su questa legge 4/2004 voluta dallo Stato per sé stesso, dallo Stato.
E io credo che abbia un primato assoluto dal 48 ad oggi: è la legge più elusa d’Italia credo. Sicuramente perché, come sa benissimo Antonio De Vanna, non esistendo sanzioni, le Amministrazioni sono invitate a rispettarla e non obbligate a rispettarla. E questo parla di uno Stato che, secondo me, dovrebbe fare la riflessione che si sta facendo qua a Spezia, di riguardarsi, ripensarsi e rivedere qual è la sua funzione.
Quando noi facciamo interventi di formazione e di consulenza per arrivare a ciò che viene chiamata “l’accessibilità” di un sito, potremmo prendere a misura solamente gli aspetti tecnici. Ci sono dei requisiti da rispettare, per la precisione 22. La rispondenza a tutti i 22 requisiti determina quella che si chiama “accessibilità”. Se facessimo così, credo, andremo poco lontano, perché avremo sì dei portali accessibili, ma dietro non ci sarebbe nulla, nulla di nulla.
Avremo la possibilità di trasmettere sicuramente delle informazioni a un grande numero di persone, tendenzialmente la totalità delle persone, ma mancherebbe sempre un pezzo.
Ecco perché nella nostra attività di formazione parliamo da una parte di praxis e di technè – e quindi di aspetti tecnici – ma, dall’altra, parliamo di poiesis, cioè introduciamo il concetto che bisogna metterci qualcosa di noi dentro. Bisogna che chiunque operi su questo sito, in questa Amministrazione ci metta del suo perché diventi veramente efficace l’operazione dell’accessibilità. Ecco perché allora partiamo con il far capire (perché anche noi stessi l’abbiamo capito nel tempo lavorando con tante persone) come il problema non sia solamente quello di rivolgersi a soggetti cosiddetti disabili, citando le varie tipologie di disabilità e citando tutti i disabili che voi conoscete, ma vuole dire andare a fare un lavoro per una parte di popolazione che alla fine è molto molto ampia. Voi pensate alle disabilità temporanee che possono capitare, pensate che tutti quanti state facendo un percorso che porterà bene o male a diventare anziani. Questo non vuole dire che diventiamo disabili, ma vuole dire che perdiamo abilità, che perdiamo capacità di concentrazione, che perdiamo quella prontezza di riflessi e quelle capacità che nella adolescenza erano talmente evidenti. Allora se facciamo un sito accessibile, se lavoriamo per l’accessibilità lavoriamo per il nostro futuro.
Abbiamo lavorato con il Comune della Spezia con un gruppo largo di persone che, all’inizio, probabilmente, non avevano grosse conoscenze e competenze di quale fosse la materia e di quale fosse il percorso da effettuare. Noi abbiamo portato loro la consapevolezza che quella intrapresa non è certamente una strada semplice e neppure breve, ma, come dice spesso il nostro De Vanna, “l’importante è cominciare”. Per fare le cose fino in fondo ci sarà il tempo, ma intanto partiamo, partiamo, partiamo.
Ad oggi, nel nostro Paese, credo che siano partite un centinaio di pubbliche amministrazioni . Altri devono ancora preparare le valige per occuparsi di accessibilità. E quando il Comune della Spezia avrà raggiunto il suo obiettivo ( e non so quanto tempo ci vorrà, spero poco, ma sono convinto che non sarà sicuramente poco), si renderà conto che avrà cambiato modo di pensare, avrà imparato a guardare il cittadino per quello che è realmente: il cittadino è colui che chiede all’Amministrazione servizi. E avrà capito che non è più il sito il luogo dell’accessibilità, ma che la vera accessibilità (che poi diventa vera quando diventa usabilità perché sennò non ha il massimo del suo valore) non passa solo attraverso il sito, ma passa attraverso i contenuti del sito, ciò che noi comunichiamo, e il modo in cui lo comunichiamo.
Lavorando con gli operatori che si occupano di questo sito ci siamo fatti delle domande: chi è il nostro interlocutore? Sono tutti: sono bambini, giovani, adulti, anziani, persone che stanno bene, persone che stanno male, persone malate, persone che lavorano, persone disoccupate.
E ognuno ha i suoi bisogni. E allora fare questo percorso e mettersi a riflettere su chi è il nostro pubblico è molto importante, perché domani si estenderà questa attenzione a tutti i servizi del Comune.
Non è solo un problema di Internet, è un problema di sportello, per esempio: quando si riceve una persona allo sportello, si impara a vedere la persona. Sembra una banalità, ma vedere la persona è la cosa più importante per una Pubblica Amministrazione. Perché così riesco a soddisfare il suo problema, il suo bisogno e a dargli i miei servizi.
Noi abbiamo iniziato una parte del lavoro che coinvolge molto i tecnici, ma coinvolge molto i redattori. I redattori sono coloro che mettono i contenuti dentro il sito.
Se all’inizio le richieste che ci pervenivano come ente di formazione erano di formare i tecnici perché si pensava che l’accessibilità fosse solamente un problema tecnico, subito dopo ci si è resi conto che i tecnici, certo, possono fare il loro lavoro, ma chi poi mette le mani dentro e chi ci scrive è la persona forse più importante, perché è quello che poi mantiene accessibile il sito nel tempo.
E lavorando con i redattori, ci si rende conto di quello che dicevo prima perché scatta quasi spontanea in tutti loro una riflessione sul significato del loro lavoro: per chi lavoro io? Lavoro autoreferenzialmente per la mia organizzazione come spesso accade, oppure lavoro al servizio di qualcuno? E se lavoro al servizio di qualcuno, devo imparare a vederlo, conoscerlo, capirlo, a sondare quali sono i suoi problemi, quali sono i suoi bisogni, le sue aspettative, perché lui mi ha delegato a dargli delle risposte, per sé, per la sua famiglia, per tutto il suo quartiere. Vuole delle risposte.
E il fatto che in Speziante, ogni giorno, ci sia scritto chi è nato, può sembrare una banalità, ma invece è una cosa molto significativa. Perché dice che questa Amministrazione vuole essere attenta anche a piccole cose, che poi sono le grandi cose che veramente importano alle persone.
I redattori stanno riflettendo su come inserire le notizie e stanno cominciando a pensare, partendo dai problemi che dà la disabilità, che non tutti abbiano un vocabolario di dieci milioni di termini, ma che le persone, per esempio, cui questa collega si sta rivolgendo (interprete LIS, ndr), hanno un vocabolario molto ridotto per il loro problema che è la sordità. Allora io non posso parlare a queste persone se le voglio raggiungere con il linguaggio che userei all’Accademia della Crusca, piuttosto che a un convegno internazionale sui beni culturali: devo trovare il modo di arrivare a loro con la mia informazione e di arrivare a tutti.
Il problema è che troppo spezzo si crede che la complessità sia il modo migliore per dare le informazioni.
Noi portiamo un’altra teoria: è l’essenzialità il modo per portare le informazioni, specialmente per una Pubblica Amministrazione.
Una Pubblica Amministrazione deve dare informazioni e dare possibilità. “Potere”, io faccio sempre riferimento all’etimologia, deriva da “posso” e quindi se sono potente, io do possibilità.
Se invece con il mio potere faccio dell’altro, è meglio che lo chiamiamo “dominio”. Molto spesso chi ha delle funzioni amministrative confonde il potere, la propria potenza, cioè la propria occasione di dare possibilità con il dominio, cioè togliere o determinare le possibilità degli altri.
Scegliere la difficile strada dell’accessibilità significa poi questo : concepire potere come dare possibilità, occasioni, opportunità.
Per approfondimenti link all’articolo della conferenza