feb 12 2009

A tu per tu con Patrizia

Tag: Intervistedaniela @ 12:27 pm

La nostra Cooperativa David Chiossone ha iniziato con il Giornale del Cibo una lunga strada che porterà questo sito all’avanguardia sull’accessibilità nel web.
In occasione del Festival della Scienza tenutosi nell’ottobre 2008 sul tema delle diversità, la redazione del Giornale del Cibo con Patrizio Roversi sono venuti a visitare lo stand dell’Istituto Chiossone , il quale ha fornito, una dimostrazione di come i non vedenti e gli ipovedenti possono rendersi indipendenti in cucina; tra coloro che hanno svolto tale attività vi era Patrizia Lertora dipendete della Cooperativa non ché redattrice di questo blog, meravigliando gli stessi redattori per le sue capacità.
Cosi a Patrizio Roversi è nata l’idea di intervistarla , per far conoscere a tutti le strategie che usa in cucina e quando naviga su internet.
Di seguito vi proponiamo l’intervista di Silvia Salomoni,(redattrice della rivista) a Patrizia Lertora e pubblicata anche sul sito Il Giornale del Cibo (http://www.ilgiornaledelcibo.it/news)

nella foto Patrizia mentre danza

nella foto Patrizia mentre danza

Silvia: Patrizia, ti va di raccontare ai nostri lettori la tua disabilità?
Patrizia: Ciao a tutti! Sono una ragazza ipovedente a causa della retinite pigmentosa che ha colpito i miei occhi all’età di 7 anni. Infatti, a differenza di una persona che ha sempre visto male o niente, io ricordo cosa significa vedere tutto bene e questo devo dire mi aiuta molto, anche se a volte può creare stress rendersi conto che ora non riesco a fare cose che prima facevo tranquillamente. La mia vita è un continuo ricercare le soluzioni migliori per riuscire a cavarmela e devo dire che di cose ne faccio! Il mio modo di vedere è difficile da spiegare, posso dire che ho una vista generale discreta, riesco per lo meno a rendermi conto dell’ambiente che mi circonda, ma appena voglio fissare la vista su un particolare, ecco che non vedo e i miei occhi vanno in tilt!

S: Parliamo del tuo rapporto con la cucina: riesci a cucinare in autonomia o ti serve una mano?
P: Per me cucinare è una delle cose più belle che si possa fare! Per ora riesco a farlo in autonomia e poi si vedrà… Quando cucino e preparo anche una semplice cosa, sono davvero contenta e sto bene. Se poi penso che quello che preparo farà piacere alle persone a me care, sono ancora più felice! Secondo me al giorno d’oggi non si pensa più al valore importantissimo che ha il cucinare, che non è soltanto per soddisfare un bisogno primario, ma deve andare oltre come mezzo di riunire le persone. Si trova sempre la solita scusa del tempo che manca, ma credetemi che se riesco io, lo possono fare tutti anche in pochissimo tempo. Io lo consiglio e sono sicura che mi darete ragione! Non occorre fare dei pranzi fastosi, basta una semplice spaghettata fatta con il cuore per avere ottimi risultati.

S: Quali strategie hai sviluppato per muoverti in cucina con sicurezza?
P: Nella mia cucina io mi muovo con disinvoltura e ho l’impressione di “vederci bene”. Quando mi capita di andare a casa di amici o parenti, studio la cucina in tutte le sue parti ed esploro bene i particolari, prima proprio con le mani in modo da avere poi anche un riscontro visivo. Poi cerco di mettere le cose che uso di più in posizioni strategiche, con ordine, facilmente recuperabili senza dover diventare matta a cercarle! Il rischio è che anche le cucine che mi ospitano assumono i miei usi!

S: Fai molto affidamento sugli altri sensi diversi dalla vista? Quanto è importante per te ad esempio l’olfatto, o l’udito nel cucinare?
P: É noto che quando uno dei nostri sensi non funziona bene, tutti gli altri si affinano e si usano molto di più per superare le difficoltà. Per me in cucina come in qualsiasi altro luogo, l’olfatto e l’udito sono fondamentali e mi affido a loro abbastanza. Ad esempio il mio olfatto mi fa rendere conto anche prima degli altri, se in cucina c’è qualcosa che si è avariato o si è dimenticato in qualche armadio senza porlo in frigo! Con l’olfatto riesco a capire ad esempio quando un cibo è cotto, soprattutto quelli preparati in forno. È molto importante per me anche saper ascoltare i suoni della cucina, ad esempio il rumore delle cose che bollono o friggono in pentola, a seconda della sua intensità, mi aiuta a capire a che punto sta cuocendo quello che preparo. Comunque il senso che indubbiamente si usa di più, è il tatto che per un disabile visivo è la sua vista migliore!

S: Sappiamo che navighi su internet senza problemi, ma dato che le stampe delle ricette non ti sono molto utili come fai, ricordi tutto quanto a memoria?
P: In genere quando qualcuno mi da una ricetta, ho la capacità di mantenerla in memoria per abbastanza! Poi ovviamente per essere sicura nel tempo, la inserisco nel mio archivio di ricette sul computer e così faccio per le ricette che trovo sul vostro sito. Quando decido di cucinare qualcosa di particolare che non ho mai fatto, leggo tutta la ricetta, ingredienti e preparazione e cerco di immaginarla bene nella mia mente, poi mi metto all’opera senza dover continuamente averla sott’occhio.

S: Ci sono operazioni particolarmente difficili a cui devi rinunciare o hai trovato per tutto una soluzione alternativa?
P: Per me è difficile tutto ciò che richiede una “vista fina” come ad esempio fare guarnizioni particolari, pulire pesci, tagliare sottilmente qualsiasi cosa, usare la frittura come metodo di cottura. Per quest’ultimo caso, ho adottato ormai da tempo la soluzione di mettere tutto a cuocere in forno invece che friggere. Oltre ad essere più salutare, è anche meno pericoloso per me. Per tutto il resto lo evito, o mi faccio aiutare da qualcuno che transita in cucina in quel momento!

S: Qual è la ricetta che ti riesce meglio?
P: Io adoro fare il pane, il pane con le noci mi riesce particolarmente bene!

S: Qual è invece quella che ti ha messo più in difficoltà, ma alla fine ti ha dato la soddisfazione di riuscire?
P: Come ho detto prima, io cerco di evitare ricette che richiedono particolari operazioni di “precisione” o cerco di riadattarle alle mie possibilità. Ricordo che tempo fa ho preparato i cannelloni ripieni di verdure al forno con il ragù. È stata una lunga avventura, ma alla fine sono stata ampiamente ricompensata dai complimenti del mio compagno che ha apprezzato la preparazione del suo piatto preferito!

S: Fai da sola anche la spesa?
P: Ecco… Per me questa attività crea molti più problemi del cucinare! Se vado a comprare in negozi che conosco, riesco a cavarmela da sola perché so già in che reparto devo andare per trovare tutto ciò che mi occorre. Da sola non riesco invece ad andare in un negozio per la prima volta, rischio di girare a vuoto senza trovare niente e mi stanco mentalmente in un modo pazzesco, proprio per il mio disturbo visivo che non mi permette di acutizzare la vista e vedere le cose nei particolari. Ci sono poi problemi per quanto riguarda leggere la scadenza dei prodotti; in genere mi fido abbastanza, ma se devo comprare qualcosa di fresco facilmente deteriorabile, me la faccio leggere da qualcuno. A volte mi capita che persone anziane mi chiedano di fare questo io per loro dato che mi vedono più giovane!

S: Di solito si fa molto affidamento al colore dei cibi per capire se sono maturi, freschi, stagionati, eccetera. Riesci a cogliere queste differenze?
P: In effetti anche in questo caso entrano in gioco tutti gli altri sensi, soprattutto l’olfatto per quanto riguarda saper riconoscere la frutta ben matura o allontanarsi velocemente dal banco dei pesci quando invece di un bel profumo di mare, si sente un forte odore poco piacevole! Ho avuto conferma da persone che erano con me in certi momenti, che quello che sentivo io con l’olfatto, corrispondeva esattamente a quello che vedevano loro con gli occhi!

S: Tra le ricette che hai mandato al nostro sito ce ne sono diverse della tradizione ligure: chi ti ha insegnato a cucinare?
P: Sono figlia di una cuoca fantastica! Mia madre è davvero brava in cucina e la cosa incredibile è che a lei non ha insegnato praticamente nessuno perché sua madre era gelosa dei fornelli e non voleva aiuti da nessuno!

S: E tu hai insegnato a cucinare a qualcuno?
P: Devo dire che molte mie amiche mi chiedono consigli perché mi dicono che apprezzano il mio modo semplice di cucinare adatto davvero a tutti e di questo io sono molto felice. Ora sto insegnando alla figlia del mio compagno che ha 13 anni ed è appassionata di cucina ed è anche già molto brava tanto che mi sta insegnando alcune sue ricette. Mi fa poi molto piacere quando mia madre mi dice “Sai che ho fatto come fai tu!

nella foto la Coordinatrice dell'Istituto Laura Lucagrossi, Paoòo Roversi, Martino, e altri collaboratori

nella foto la Coordinatrice dell'Istituto Laura Lucagrossi, Patrizio Roversi e altri collaboratori

S: Il motto dell’Istituto Chiossone è che trovare una soluzione per superare una disabilità offre contemporaneamente delle soluzioni più comode a tutte le persone: c’è qualcosa che vuoi suggerire o consigliare ai nostri lettori alla luce della tua esperienza?
P: L’Istituto Chiossone è un centro a Genova che da sempre si occupa della riabilitazione delle persone con disabilità visiva e tra le varie attività che svolge, c’è proprio anche quella di riabilitazione domestica che insegna a muoversi in casa con destrezza evitando i pericoli e facendo scoprire i trucchi. Io non l’ho mai frequentata per il fatto che provengo da un’esperienza di normovedente, ma non è escluso che prima o poi mi inserisca in un gruppo di questo tipo di riabilitazione. Il consiglio che mi sento di dare è quello di non spaventarsi davanti alle difficoltà e non solo in cucina! Io per esperienza mi sento di dire davvero che a tutto c’è un rimedio o per lo meno, si può trovare un’alternativa per rendere più facile ciò che ci è difficile. La cosa importante è non perdere mai la fiducia in se stessi e mettere il cuore in tutto ciò che si fa. La mia care insegnante di yoga dice sempre “Tutto ciò che facciamo col cuore, non può che riuscire bene!”


feb 11 2009

Come rendere accessibile un palcoscenico!

Tag: Arte accessibile, Come fare per...patrizia @ 12:37 pm

Volevo raccontare la mia esperienza di disabile visiva che deve continuamente inventarsi delle strategie per rendersi più accessibile la vita quotidiana e non solo quella reale, ma anche quella teatrale su un palcoscenico!

Faccio parte di una compagnia teatrale dialettale genovese e mi diverto tantissimo ad interpretare piccoli ruoli che però mi danno tante soddisfazioni.

Essendo una disabile visiva, devo dire che di inconvenienti e ostacoli ne incontro molti anche quando svolgo questa mia passione a partire dall’abbagliamento che ho ogni volta che devo entrare in scena sotto i riflettori provenendo da dietro le quinte dove le luci sono molto soffuse.Inizialmente non avevo minimamente considerato questo inconveniente e ogni mia uscita era per me abbastanza problematica. Poi mi sono detta “Perchè devo rinunciare al piacere e alla gioia di entrare sul palco e interpretare il mio ruolo?”

Così pensando, mi sono inventata una mia strategia che devo dire, funziona! Da dietro le quinte ci sono in genere  delle piccole aperture dalle quali è possibile guardare sul palco senza essere visti dal pubblico. Io mi posiziono proprio lì prima di entrare e così abituo i miei occhi a vedere la luce forte che c’è sul palco.

Una volta è capitato poi che nella scenografia  era previsto un piccolo scalino; premetto che io ogni volta prima che inizi la commedia entro sul palco e me lostudio bene, muovendomi proprio in ogni direzione per prendere attraverso i miei piedi, la padronanza degli spazi.

Quella volta è capitato che alla prima rappresentazione, alla mia prima uscita, sono inciampata in quello scalino! Meno male che non sono caduta e meno male che dovevo interpretare la parte di una vecchia signora un pò ”rimbambita” così il pubblico ha riso molto perchè in effetti avevo interpretato benissimo quella parte e non si era capito assolutamente che non era voluta, ma ….

Sapete cosa mi sono inventata per le rappresentazioni successive?

Ho apposto una bella striscia adesiva di un bel rosso brillante sul bordo di quel famoso scalino, così ogni volta che dovevo entrare, i miei occhi vedevano lo scalino ben evidenziato!

Questi sono alcuni esempi che però possono far capire un pò di più quali sono le difficoltà che incontriamo ogni giorno anche nel quotidiano noi disabili visivi. Per molti ad esempio, può essere un problema il passaggio da una zona meno luminosa ad un’altra più luminosa, oppure possono creare davvero un pericolo anche piccoli scalini mal evidenziati mentre camminiamo nelle nostre città.

Volendo paragonare la reale quotidianità alla finzione teatrale, posso dire che è molto importante prendere attraverso gli altri sensi, la padronanza degli spazi, come se fosse ogni volta una prima rappresntazione. Capite bene però che questo porta ad un dispendio enorme di energie e crea ulteriori difficoltà per noi che ne abbiamo già abbastanza! Ecco perchè credo sia importante sensibilizzare tutti sul fatto che il mondo in cui viviamo, sia molto spesso poco accessibile.


feb 05 2009

Andare a spasso con Nadia in tutta sicurezza

Tag: Ausili per disabili e ricerca scientificadaniela @ 12:33 pm

Il progetto ambisce a garantire spostamenti sicuri a non vedenti e a disabili motori che saranno in grado di conoscere la propria posizione con accuratezza,oltre che sapere se un ostacolo si avvicina o se la carrozzina dovrà affrontare una salita,e altresi avere a disposizione informazioni come gli orari dei trasporti pubblici.

Fantascienza? No queste sono le funzioni di Nadia (Navigation for Disability Applications), il programma promosso dall’ Agenzia Spaziale Italiana (Asi) e realizzato da Thales Alenia Space Italia, avvalendosi delle più avanzate tecnologie di navigazione satellitare, come Egnos (European Geostationary Overlay Service) e Galileo.

Il programma di sviluppo è stato realizzato in collaborazione con associazioni utenti, università e aziende specializzate sul versante Ict e Tlc, come Its, Intecs e Telespazio, e verrà sperimentetato a Roma nei primi mesi del 2009.
Il sistema si compone di infrastrutture terrestri e satellitari, centri specifici per il tipo di disabilita (motoria o visiva), dislocati in più punti sul territorio, con un Centro unico di elaborazione, che rende disponibili tutti i dati di navigazione, fornendo, in tempo reale, la posizione della singola persona.
Per gli utenti sono stati disposti terminali portatili con interfacce semplici che sfruttano i canali visivi, sonori e tattili, per adattarsi ad ogni tipo di disabilita.

Nello specifico per i disabili motori, il terminale sarà dotato di più funzioni, tra cui la chiamata di emergenza e il tasto “Portami a casa”. Per le persone ipo o non vedenti invece, il computer portatile sarà collegato a un bastone intelligente munito di local obstacle detector.
I terminali indicano agli utenti, che devono effettuare determinati spostamenti, percorsi privi di rischio (anche usando più mezzi di trasporto) e guidano a superare gli ostacoli, anche qualora si trovino all′interno di edifici non raggiunti dal segnale satellitare. Tra gli obiettivi di Nadia c′è anche quello di permettere pronti interventi in caso di richiesta di soccorso.


feb 05 2009

La forza del pensiero

La ricerca italiana e in particolare del Politecnico di Milano, hanno prodotto una vera e propria innovazione tecnologica,un prototipo di una sedia a rotelle in grado di potersi muovere con la sola forza del pensiero del suo occupante.

I ricercatori del Laboratorio di Intelligenza Artificiale e Robotica del Politecnico di Milano, hanno studiato questo tipo di macchina che potrà essere di grande aiuto a chi ha avuto la sfortuna di finire su una sedia a rotelle, in particolare secondo gli esperti, la carrozzella-robot è un’opportunità preziosa per chi soffre di Sclerosi amiotrofica laterale (Morbo di Gehrig), paresi, sclerosi multipla e patologie della colonna vertebrale. Nell’impossibilità di riparare i danni del sistema nervoso; esistono tre possibilità per ristabilire le funzioni originarie, con percentuali di successo variabili a seconda della gravità della patologia: aumentare la funzionalità dei canali neurologici rimasti illesi, deviare gli impulsi dalle parti danneggiate e, infine, fornire al cervello nuovi canali di comunicazione e controllo della realtà esterna.
Ed è proprio concentrandosi su questo terzo punto che gli esperti hanno sviluppato la speciale carrozzella robotizzata con l’utilizzo di un’interfaccia cerebrale non invasiva. Per far funzionare la carrozzella-robot si poggiano degli elettrodi sulla testa del soggetto utilizzatore. Gli elettrodi ”leggono” l’attività elettrica sviluppata dai neuroni, traducendola in comandi di movimento per la sedia a rotelle tramite un’opportuna interfaccia.

In definitiva l’ utente non deve fare atro che concentrarsi su dove vuole andare, e la carrozzina eseguirà  il comando, aiutata da due laser che individuano gli ostacoli eventuali e due telecamere puntate al soffitto che leggono speciali disegni che indicano il percorso corretto all’interno di un ambiente chiuso.

La possibile evoluzione del progetto, sarà quella di mettere in grado disabili motori non solo di muoversi all’interno degli ambienti domestici, ma di circolare in ambienti aperti, in sicurezza. Infatti, grazie alla dotazione sensoriale, la sedia è in grado di evitare pedoni, auto o altri ostacoli non previsti.

Dobbiamo essere orgogliosi dei nostri ricercatori !

la speciale carrozella che si muove con la forza del pensiero grazie a speciali sensori neurologigi

la speciale carrozella che si muove con la forza del pensiero grazie a speciali sensori neurologigi


feb 04 2009

Accessibilità locali pubblici requisito fondamentale

Tag: Genova e dintornilucio @ 1:20 pm

Accessibilità locali pubblici requisito fondamentale

Sono stati definiti la scorsa settimana dall’assessorato delle attività produttive del comune di Genova, i nuovi requisiti sulla qualità dei locali pubblici. Infatti tra le priorità che devono essere prese in considerazione in caso di apertura di un nuovo locale, o rifacimento di uno già esistente, vi è quella di garantire servizi adeguati per i portatori di handikap. Altro requisito necessario che dovrà essere rispettato, è quello relativo alle condizioni di assoluta accessibilità della zona nella quale è situato il locale. Consentire così a tutti, di non avere alcuna difficoltà a raggiungere il medesimo. Le licenze di apertura, saranno assegnate con una graduatoria. Forse in futuro grazie all’intervento del comune, avremo finalmente spazi più accessibili a tutti. Perchè ovviamente come spesso capita, se non vengono imposti certi obblighi, i medesimi sono puntualmente disattesi. Sicuramente si dovrebbe dire che tali requisiti che solo ora diventano fondamentali, sarebbero dovuti essere condizione necessaria già da parecchio tempo. Invece fino ad oggi praticamente quasi tutti i locali pubblici, almeno qui a Genova, non presentano tali requisiti. È raro infatti trovare dei contesti nei quali chi unque indipendentemente dalle proprie problematiche, riesce a sentirsi a suo agio.


feb 03 2009

Le poste italiane presentano il progetto SAPI

Tag: News dall'Italialucio @ 10:47 am

Le poste italiane presentano il progetto SAPI

Si tratta di un progetto decisamente innovativo, che mira a rendere più accessibile

l’erogazione dei servizi telematici. Il progetto, nato dalla collaborazione tra gruppo OSI dell’unione italiana dei ciechi e il centro I.RI.FOR, e il ministero dell’Università e della ricerca, consente a persone ipo e non vedenti, di utilizzare i chioschi self service. È stato chiamato progetto SAPI, “sistema automatico per ipo vedenti”. In pratica quando un ipo o un non vedente si presenta in un chiosco self service con il suo tesserino di riconoscimento, il sistema immediatamente riconosce l’utente il quale immettendo i propri dati, può usufruire del servizio. Tutto ciò tenendo conto che il non vedente nello svolgere le sue operazioni è aiutato da uno screen reader vocale, un ipo vedente dai comandi a tocco “touch screen”. Va sottolineato un aspetto indubbiamente lodevole di questo sistema, ossia che se l’ipo vedente pur utilizzando i comandi touch screen non riesce a fare ciò che desidera es perché il contrasto tra il testo e lo sfondo non è adeguato, il sistema viene in aiuto dell’utente grazie al supporto di una voce che sostituisce i suddetti comandi. Il progetto SAPI, è stato avviato dallo scorso dicembre, e tutt’ora si stanno effettuando delle prove per verificare l’effettiva efficacia del servizio. Da quanto emerso fino ad ora, pare che non vi siano incovvenienti di rilievo. Infatti il progetto, sembra fornire dei risultati positivi che confermano l’assoluta affidabilità dei supporti messi a disposizione dei minorati visivi. Possiamo senz’altro dire che tale progetto, consente una maggiore autonomia nell’utilizzare un servizio che può permettere lo svolgimento di operazioni importanti. Ad esempio tra le operazioni che si possono al momento svolgere vi sono:

bollettino prestampato di Enel, Telecom, Enigas and pawer ecc

bollettini in bianco da compilare

richiesta di un prestito per i possessori del conto banco posta.

Dunque se come sembra il servizio non crea intoppi per la sua effettiva accessibilità e fruibilità, si può tranquillamente dire che si tratta di un progetto decisamente importante che da la possibilità a tutti di accedere a dei servizi indubbiamente fondamentali.