mar 25 2009

Andrea: dall’infortunio alla Tv, sulla disabilità

BRESCIA – Si chiama «disabilità futuribile». È la dimensione che può aiutare a

migliorare al qualità della vita delle persone diversamente abili. A presentarla

ieri, durante la seconda ed ultima giornata di «Di-sabilita» al Palabrescia è

stato Andrea Ben Leva ex vigile del fuoco, 34 anni, che ha subito un infortunio

sul lavoro, perdendo parte delle mani.

«Per due anni, dopo l´infortunio -, ha detto Andrea Ben Leva – ho avuto incubi.

Sentivo l´odore della gomma che stavo lavorando, sentivo i rumori metallici, le

grida intorno a me. Poi ho scoperto il recupero cognitivo, i test tecnici come

l´autoipnosi indotta, con cui ho rivissuto lo shock emotivo, che mi hanno

aiutato a rimuovere il trauma». Da 12 anni la sua Associazione Ben Leva mette in

campo nuove sfide per il mondo e di diversamente abili.

Tra le ultime novità, c´è la realizzazione, entro il 31 settembre di quest´anno,

di una tv in streaming dedicata interamente a questa realtà. Una mondo, quello

dei disabili, che ancora deve farsi conoscere alle persone, spesso purtroppo

ignorato. Da qui l´idea di creare una tv «ad hoc», dove vengono trasmessi

filmati, fotografie e diapositive con le esperienze personali direttamente

raccontate, e che permettano alle associazioni di farsi conoscere. Si tratta di

un progetto unico a livello nazionale, che partirà proprio da Brescia,

coinvolgendo tutte le associazioni di volontariato che vorrano parteciparvi. Per

farlo è possibile telefonare al 3343367633 o consultare il sito www.benleva.it.

L´associazione, in concordato con le realtà non profit della Provincia di

Brescia, realizzerà una pubblicazione che racchiude tutte le esperienze vissute

dai singoli disabili.

Alla disabilità nell´infanzia è stato invece dedicato il secondo intervento,

tenuto dal dottor Bruno Verri che è stato primario del reparto di patologia

terapia intensiva neonatale degli Ospedali Civili e per dodici anni presidente

dell´associazione «Nati per vivere». Il servizio si chiama «Intervento precoce

per bimbi con deficit visivo». È nato nel 2005, dopo che l´assistenza per i

bimbi da 0 a 3 anni affetti da queste patologie è stata sospesa da parte della

struttura pubblica. Da 8 piccoli pazienti seguiti all´inizio, ora si è passati a

21. «Un numero destinato a crescere purtroppo – ha detto il dottor Verri -,

perchè nascono sempre più bambini piccoli di 800, 900 grammi, con gradi di

immaturità biologica che portano a questo tipo di deficit».

Attraverso un corso di tecnica di riabilitazione precoce, che si tiene presso la

sede dell´Unione italiana ciechi di Brescia, le mamme vengono seguite da una

specialista. «Riteniamo che le autorità competenti debbano fare qualcosa – ha

proseguito Verri -. Procediamo soprattutto grazie ai contributi di privati,

spesso genitori e famigliari dei bimbi seguiti. Anche gli ultras del Brescia

curva sud ci hanno donato il ricavato di alcuni loro tornei estivi. I bambini

provengono tutti da comuni diversi, che non hanno mai, eccezione fatta per

Erbusco, ascoltato le esigenze dei loro genitori».


mar 25 2009

Foto al buio

Tag: Foto,Genova e dintornidaniela @ 11:57 am
Tre fantastici amici della Cooperativa Chiossone di Genova

in esclusiva per voi la prima foto scattata da Lucio un ragazzo non vedente dalla nascita!!!! incredibile ma vero è perfetta !!!

foto scattata da Patrizia ragazza ipovedente, che immortala il mondo a modo suo

foto scattata da Patrizia ragazza ipovedente, che immortala il mondo a modo suo

foto realizzata da Daniela una ragazza ipovedente, che grazie allo zoom della macchina fotografica ha scoperto questo bellissimo angolo di costa genovese

foto realizzata da Daniela una ragazza ipovedente, che grazie allo zoom della macchina fotografica ha scoperto questo bellissimo angolo di costa genovese

Per un non vedente il concetto di dritto o storto è tutto relativo ! anche questa è arte

sono bastate poche e semplici indicazioni e Lucio è riuscito ad immortalare questa vela !

foto scattata da Patrizia che ritrae Punta Vagno attraverso le colonne del loggiato di villa Chiossone, splendida sede della Cooperativa

foto scattata per caso da Daniela ma è anche vero che spesso le cose belle succedono per caso


mar 25 2009

Disponibile anche in Italia un nuovo trattamento per la cura della degenerazione maculare

E´ ora disponibile a carico del Servizio Sanitario Nazionale per le persone

affette da degenerazione maculare legata all´età (DMLE) neovascolare,

ranibizumab, l´anticorpo monoclonale di Novartis, sviluppato specificamente per

uso oftalmico.

Ranibizumab, già raccomandato dal National Institute for Clinical Excellence

(NICE), rigoroso ente britannico che esamina il costo-beneficio dei farmaci, è

il primo ed unico farmaco anti-angiogenico che ha dimostrato, in un ampio

programma di studi clinici su oltre 7.500 pazienti, di migliorare la visione,

prevenire l´evoluzione della malattia fino alla perdita della vista e quindi,

anche la qualità della vita dei pazienti. (1-4)

Nel mondo, ogni anno, circa mezzo milione di persone perde la vista a causa

della DMLE; in Italia si stima che circa 260.000 persone sono affette dalla

forma più grave, quella neovascolare che registra 20.000 nuovi casi ogni anno.

“Ranibizumab arrestando la formazione dei neovasi con il massimo rispetto della

retina sana, migliora in una percentuale significativa, la funzionalità visiva

del paziente, consentendo il recupero della propria autonomia nello svolgimento

delle attività della vita quotidiana. – afferma Filippo Cruciani del

Dipartimento Scienze Oftalmologiche dell’Università La Sapienza di Roma – Con

ranibizumab si apre sia per il paziente che per il medico una nuova prospettiva

di cura e un nuovo approccio alla malattia: si può infatti comunicare al

paziente un´evoluzione più positiva rispetto al passato quando ci si limitava a

trattarlo con la consapevolezza che era possibile solo rallentare la

progressione della malattia”.

“La rimborsabilità di ranibizumab – afferma Mark Never, Amministratore delegato

di Novartis in Italia – rende finalmente disponibile anche in Italia

gratuitamente una terapia che rappresenta un importante passo in avanti nella

cura della DMLE neovascolare. L´innovativo modello di rimborso concordato con

l´AIFA concilia il diritto dei pazienti ai farmaci più innovativi ed efficaci in

un contesto di impiego attento delle risorse economiche pubbliche”.

E´ stato infatti raggiunto con le Autorità un accordo che prevede il

monitoraggio dell´intero percorso terapeutico, dalla diagnosi al trattamento e

alla valutazione dei risultati ottenuti al fine di assicurare l´appropriatezza

prescrittiva e la sostenibilità economica.

“La sostenibilità economica delle terapie è strettamente legata al diritto dei

pazienti di accesso alle cure. Questo vale in particolare per i farmaci

biotecnologici innovativi che spesso rappresentano un´importante alternativa

terapeutica, se non l´unica, per alcune categorie di pazienti. – afferma Walter

Ricciardi, direttore Osservatorio Nazionale sulla salute nelle Regioni Italiane

e Istituto di Igiene dell´Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma – Il

modello di rimborso “payment by results” è volto a promuovere una più alta

qualità delle cure e dell´assistenza sanitaria sulla base dei risultati e

risponde all´annosa questione del disallineamento tra i bisogni di salute e le

risorse disponibili per soddisfarli.

Questo modello di rimborso, già avviato in campo oncologico, viene per la prima

volta applicato in campo oftalmico ed offre un´importante opportunità per

utilizzare la pratica clinica allo stesso tempo come cura e strumento di

valutazione dei risultati clinici, combinando assistenza e ricerca”.

“Da sempre impegnati nella prevenzione della cecità e difesa della vista

accogliamo positivamente questa decisione che rappresenta uno straordinario

passo in avanti per tutte le persone affette da degenerazione maculare legata

all´età – afferma l´Avv. Giuseppe Castronovo, Presidente della IAPB Italia onlus

- poiché garantisce ai malati la possibilità di accedere ai migliori trattamenti

disponibili senza differenze legate al reddito, all´età e allo stato sociale.

Questo provvedimento – conclude il Presidente dell´Agenzia internazionale per la

prevenzione della cecità – testimonia l´impegno del Servizio Sanitario Nazionale

verso una patologia destinata ad incidere sempre più sulla salute degli italiani

e l´impegno delle Istituzioni nella prevenzione della cecità e della disabilità

visiva.”

Ranibizumab arresta la progressione della malattia poiché permette la chiusura

dei neovasi con il massimo rispetto della retina sana. Gli studi clinici hanno

dimostrato che circa il 95% dei pazienti ha mantenuto la propria funzionalità

visiva e nel 40% dei casi è stato possibile ottenere un miglioramento

dell´acuità visiva pari ad almeno 15 lettere. Questo importante risultato incide

in maniera notevole anche sul recupero dell´autonomia nello svolgimento delle

attività di vita quotidiana come leggere, fare la spesa, usare il denaro, che

nei pazienti affetti da questa patologia è molto compromessa. (1-3)

Viene somministrato mediante una iniezione intraoculare al mese per i primi tre

mesi. In seguito il medico controlla mensilmente la vista del paziente

somministrando un´altra iniezione in caso di peggioramento della vista.

Sviluppato tramite la collaborazione di Novartis Pharma AG e Genentech Inc,

Lucentisâ è stato approvato dalla Food and Drug and Administration nel 2006 e

dall´EMEA a gennaio 2007 per il trattamento dei pazienti con Degenerazione

Maculare Legata all´Età (DMLE) di tipo neovascolare. In Italia il farmaco è

soggetto a prescrizione medica ed è ora disponibile a carico del Servizio

Sanitario Nazionale presso le strutture ospedaliere e/o strutture ad esse

assimilabili in classe H Osp1, per i pazienti con degenerazione maculare

neovascolare attiva e con acuità visiva con la migliore correzione >2/10.


mar 24 2009

Cuochi ipovedenti ai fornelli

Tag: Accessibilità in cucina,Eventi,News dall'Italiapatrizia @ 12:32 pm

centro L’Airone di Castenaso un menu di quattro portate curato dagli allievi

ipovedenti e con disabilità del corso ”Ci vediamo in cucina”. Il ricavato a

favore dell’associazione Retinite Pigmentosa Emilia Romagna

 

BOLOGNA – Piatti gustosi cucinati da cuochi disabili, un prezzo più che

abbordabile e il gusto di mangiare in compagnia compiendo una buona azione.

Domenica 29 marzo, il pranzo in famiglia diventa un´occasione di solidarietà

grazie all´iniziativa ospitata dal centro sociale ricreativo culturale L´Airone

di Castenaso (via Marconi 14). A dilettarsi ai fornelli saranno i 25 novelli

cuochi che hanno partecipato a “Ci vediamo in cucina”, il corso organizzato

dall´associazione Retinite pigmentosa Emilia-Romagna per offrire alle persone

disabili e a rischio di emarginazione la possibilità di stare insieme e

divertirsi imparando a cucinare. Guidati da Fabrizio Gnugnoli e Luca Ponti, due

chef che insegnano all´istituto alberghiero “Bartolomeo Scappi” di Castel San

Pietro Terme, i 25 allievi cuochi del corso prepareranno un menu che prevede

quattro portate: si parte con l´insalatina di straccetti alla milanese all´aceto

balsamico, si passa quindi al risotto mantecato c

on patate e bacon, mentre il secondo sarà uno stinco glassato al forno. Per

concludere, panna cotta ai frutti di bosco. Il tutto con un costo di 18 euro: il

ricavato sarà devoluto all´associazione Retinite pigmentosa Emilia-Romagna per

realizzare nuovi progetti di assistenza e finanziare la ricerca medica.

Partito il 20 ottobre con una lezione sugli antipasti e conclusosi lo scorso 16

febbraio con i dessert, il corso “Ci vediamo in cucina” ha visto la

partecipazione di persone ipovedenti, anziani a rischio di isolamento,

stranieri, familiari e persone con disabilità psichiche. “Inizialmente avevamo

previsto una partecipazione massima di 20 persone – dice Mirella Bighi,

presidente dell´associazione Retinite pigmentosa Emilia-Romagna -, ma abbiamo

dovuto alzarla per accogliere le richieste che sono arrivate dal mondo

dell´associazionismo bolognese. Tanto interesse e l´entusiasmo dei partecipanti

dimostrano che è stato colto il messaggio che volevamo lanciare: la cucina non è

solo tradizione e creatività, può essere un ottimo strumento di socializzazione,

in particolare per quelle persone che per età o per disabilità tendono a uscire

poco da casa e rischiano di chiudersi in se stesse”. Per informazioni e

prenotazioni: centro L´Airone, tel. 051 6049123, e-mail: l-air

one@libero.it. Il pranzo di solidarietà è organizzato con il patrocinio del

Comune di Catenaso e con il contributo del supermercato Coop Reno di Castenaso,

che coprirà parte delle spese.


mar 24 2009

Un bel pomeriggio in villa Pallavicini

Tag: Genova e dintorni,Turismo accessibiledaniela @ 12:23 pm

Sabato 21 marzo ’09 sono stata alla Villa Pallavicini, aperta gratis al pubblico in occasione della fioritura delle camelie e della giornata mondiale della persona con sindrome di Down.

Il CEPIM (Centro italiano Down onlus)  ha scelto come argomento per le sue campagne di sensibilizzazione per tutto il 2009, il tema del lavoro,in molte città in tutto il mondo diverse associazioni promuovono diverse iniziative; a Genova in collaborazione con il comune e in occasione dell’apertura  della Villa Pallavicini di Pegli,i ragazzi del CEPIM hanno organizzato l’evento, infatti mentre alcuni assistono la guida nel tour in occasione della fioritura delle camelie, altri accolgono i visitatori con un brindisi e un rinfresco.

Al ritorno di questa meravigliosa passeggiata mi sono soffermata a parlare un po’ con loro, l’accesso al mondo del lavoro per questi Ragazzi è l’evoluzione di un percorso di vita che porta la persona a diventare adulta, con un suo posto nella società,che la rispetti nelle sue peculiarità e la accolga offrendole pari opportunità a tutti i livelli.

Anche se non tutte le persone con la Sindrome di Down sono inseribili nel mercato del lavoro, il numero di coloro che trovano un’occupazione è ancora molto inferiore alle potenzialità.

L’associazione intende sollecitare in proposito, l’attenzione dell’opinione pubblica, ma soprattutto delle aziende, affinché queste possano mettere alla prova, persone con questa sindrome, come veri lavoratori.

È di fondamentale importanza per questi ragazzi perseguire l’integrazione insieme a tutti e in tutti gli ambiti della società poiché lo scambio reciproco è un’ opportunità di conoscenza e di crescita comune e la persona con Sindrome di Down un valore da scoprire.

Per ulteriori informazioni :

CEPIM centro Italiano Down Onlus
via Volta 19 16128 Genova tel. 010/ 584529  www.cepim.it


mar 24 2009

“I ciechi vedono meglio di noi”

Tag: Accessibilità in cucina,News dall'Italiapatrizia @ 11:37 am

«I ciechi vedono meglio di noi» L’ULTIMO DISCORSO PUBBLICO. Il 2 febbraio scorso, tre settimane

prima della scomparsa, Candido Cannavò era stato il padrino del convegno «Sport,

cultura e società, a Rocca di Neto. A richiamarlo nella provincia di Crotone era

stata la profonda amicizia con Maria Aiello, non vedente calabrese che esercita

a Milano la professione di avvocato, specializzata in diritto sportivo e autrice

del libro «Viaggio nello sport attraverso i secoli». Ecco uno stralcio

dell’ultimo discorso pubblico del direttore storico della Gazzetta.

«Maria è una straordinaria creatura che è entrata nella mia vita, in un mio

libro e anche nel racconto di una sera che vi voglio accennare perché è una

delle sere più divertenti della mia vita. C’è a Pavia un ristorante di un certo

tono dove ogni mese fanno una cena al buio. Cioè uno va là e diventa cieco, e

allora io un giorno telefono a lei e dico: “Maria stasera ti invito a cena!” e

lei mi fa: “Come mai, perché?” Io dico: “Tu stai tranquilla, ad una condizione:

stasera tu sarai la mia guida.” E lei: “Ma perché mi prendi in giro». Come posso

essere la tua guida?”. “Sì, guarda: se tu devi attraversare una strada di

Milano, in pieno centro, via Carducci, ti appoggi al mio braccio e io sono la

tua guida. Ma stasera tu sarai la mia guida perché andiamo in un ristorante in

cui io sarò cieco”. Assaggiare quella condizione, credetemi, è un’esperienza che

ci entra dentro, ti fa riflettere su quello che manca a una persona: non avere

gli occhi per vedere è qualcosa che manca. Una volta mi hanno dato un premio dall’Associazione Ciechi e mi hanno chiesto: che cosa le hanno insegnato i ciechi? A vedere. Perché noi vediamo con gli occhi e basta, loro sviluppano delle sensibilità, delle potenzialità inimmaginabili. Io sono convinto che un cieco veda: veda con una sensibilità particolare, veda con le mani, veda cultura».


mar 20 2009

Pegli eventi per tutti

Tag: Eventi,Genova e dintornidaniela @ 11:13 am
foto del laghetto con cigni papere e tartarughe

foto del laghetto con cigni papere e tartarughe

Sabato 21 Marzo e domenica 22 a Pegli nella meravigliosa Villa Durazzo Pallavicini un ricco tour di eventi, organizzati dal comune di Genova, incorniciato dalle splendide camelie in fiore, della villa, attraverso visite al parco e alla mostra sul tè con degustazioni (sabato e domenica ore 10-19); le giornate continuano con le visite guidate museo Navale di Pegli con l’esposizione di fiori di camelie del Parco Pallavicini e di altre località (sabato e domenica 10-19); mentre sabato (ore 14,30 e 16,30) in occasione della giornata mondiale sulla sindrome di  Down, o ragazzi del Cepim di Genova accoglieranno i visitatori con un brindisi e assisteranno la guida durante il percorso. La visita delle 14,30 di domenica sarà aperta anche ai non udenti con la traduzione di una guida della Lingua dei Segni Italiana (Lis).

Gli spazzi e la villa sono fruibili a tutti, un contesto incantevole e un occasione splendida di integrazione, ma ricordiamo anche che le visite guidate sono gratuite.


mar 17 2009

fotografare con orecchio

Tag: Foto,toplucio @ 1:37 pm

Fotografare con orecchio

Può sembrare strano, ma anche un non vedente può provare l’emozione di scattare una foto.

Come è possibile?

È indubbiamente questa la domanda che molti di voi si staranno facendo, ma vi posso garantire che è davvero così.

Mi chiamo Lucio Grippo, sono cieco dalla nascita, e ho vissuto la fantastica esperienza di scattare delle foto.

Tra l’altro è una emozione che ho provato solo recentemente, anche se già da tempo avevo la curiosità di tentare di compiere quella che si potrebbe definire una impresa.

Vi devo confessare che anch’io avevo in passato delle perplessità, ma da quando ho avuto la possibilità di conoscere la storia di Pete Eckert “fotografo non vedente che ha vinto il premio exposure”, ho incominciato a sentire il desiderio di provarci.

Tutto ciò però domandandomi sempre come avrei potuto farlo, anche perché non è certo semplice avere la sicurezza di riuscire a mettere a fuoco l’obbiettivo e fotografare ciò che si vuole.

Prima di provarci davvero, ho aspettato molto tempo perché ovviamente nonostante il mio entusiasmo nel tentare di godermi questa esperienza, ho comunque avuto sempre dei dubbi su come avrei potuto riuscire a scattare delle foto anche belle da vedere.

Poi improvvisamente pochi giornifà, un mio collega ha portato la sua macchina fotografica digitale “Nikon d40”, e in un momento di pausa dal lavoro mi ha proposto di provare a scattare delle foto.

Non potete immaginare la grande gioia che ho provato quando ho preso in mano quella macchina.

Una sensazione straordinaria, e senza pensare più a tutti quei dubbi che mi hanno sempre frenato nel provarci sul serio, ho incominciato a pensare a cosa avrei voluto fotografare.

Così ho potuto scattare le mie prime foto.

Vi garantisco che non sono partito con l’intenzione di provare a fotografare la prima cosa che mi capitasse davanti, ma ho iniziato con un obbiettivo preciso.

Infatti ho scattato una foto nella quale vi erano alcuni miei colleghi:

Marco che sarebbe colui che mi ha prestato la fotocamera, Daniela e Patrizia altre mie due colleghe.

Se volete potete anche non crederci! Ma ci sono riuscito al primo tentativo!

So già che vi domanderete come sia stato possibile, ma ho la risposta che soddisferà la vostra legittima curiosità.

La fotocamera del mio collega, offre delle funzionalità che consentono un aiuto sonoro.

Mi spiego meglio il tasto che si usa per centrare l’obbiettivo e poi scattare la foto, se lo premiamo leggermente e fa un bip, abbiamo messo a fuoco qualcosa e quindi vuol dire che se lo premiamo del tutto sicuramente scatteremo una foto.

È senza alcun dubbio un aiuto molto importante che può facilitare il tutto, ma il fatto che vi sia questo bip sonoro, non vuol certo dire che abbiamo la garanzia di aver fotografato proprio quello che volevamo fotografare.

Dunque possiamo aver scattato una foto, ma per esempio anzi che puntare l’obbiettivo sui miei colleghi avrei potuto prendere tutt’altro.

Ciò per sottolineare che comunque il sottile supporto sonoro, non significa che se abbiamo l’intenzione di scattare una certa foto sicuramente ci riusciremo.

Deve essere poi il nostro istinto a suggerirci come fare in modo che si ottengano i risultati desiderati.

Naturalmente il discorso appena fatto, non vuol essere un auto complimentarsi per essere riuscito a scattare le foto che volevo effettivamente fare, ma è stato semplicemente un metodo per spiegare che al di là del bip, bisogna comunque avere anche un pizzico di fortuna se ci si pongono degli obbiettivi precisi.

Se invece si vuole fotografare a caso, allora il discorso cambia qualunque cosa mettiamo a fuoco sarà sicuramente una foto.

Torniamo però ora a condividere l’emozione della mia prima foto che ho scattato, ovvero quella nella quale ho ripreso i miei colleghi.

Appena Marco mi ha comunicato che la foto era venuta bene, è stata indubbiamente grande la felicità che ho sentito in me per aver non solo scattato la foto, ma anche per aver preso proprio ciò che desideravo.

L’entusiasmo condiviso con i miei colleghi, mi ha dato ulteriore carica per tentare ancora.

Così ho incominciato a fare altre foto.

Premesso che la nostra sede di lavoro è in corso Italia a Genova, una passeggiata lungo il mare, ed fa parte di una struttura chiamata Villa Chiossone, “ex Parc hotel”, siamo saliti fino all’ultimo piano della medesima nel quale vi è un terrazzo da dove si può vedere dall’alto tutto il panorama.

Ho scattato alcune foto che appunto riprendevano tutta corso italia e il mare.

Sono sicuro che stenterete a crederci, ma in una di queste foto ho ripreso anche una barca a vela nonostante sfrecciasse via velocissima!

Indubbiamente lì ho avuto davvero molta fortuna! Perché ovviamente per quanto come già detto il bip mi può aiutare a capire se ho messo a fuoco qualcosa, può essere difficile anche per un vedente riuscire a centrare una cosa in movimento.

Quando il mio collega Marco mi ha detto che avevo addirittura preso una barca a vela, non ci credevo ne anche io.

Posso però dire che per me tentare finalmente di scattare delle foto, è stata davvero una esperienza unica che spero di rivivere ancora.

Non so se quanto raccontato vi ha tolto del tutto dei dubbi sul fatto che veramente un non vedente può scattare foto, ma mi auguro che leggendo questo articolo comunque abbiate provato anche voi l’emozioni che si sentono dentro quando si fa qualcosa che sembra impossibile ma che in realtà non lo è.

Se tra i lettori vi è qualche non vedente e sta pensando che è assurdo senza la vista riuscire a fare delle foto, do il consiglio di tentarci e così si accorgerà che forse non tutto ma molte cose sono possibili.

Basta avere la volontà di fare e credere che ci si riuscirà.

Magari all’inizio non sarà semplice, ma poi impegnandosi e credendoci, i risultati arriveranno.

Così anche voi scoprirete quali belle sensazioni si provano in quei momenti.

link di collegamento per ammirare le foto


mar 13 2009

L’esercito degli smemorati

Tag: News dall'Italiadaniela @ 12:23 pm

vuoi il mio posto prendi il mio handicap

vuoi il mio posto prendi il mio handicap

Eccomi qua a parlare di un tema molto sentito e per nulla ancora risolto, il parcheggio destinato ai disabili; questa volta però non ci occupiamo del fatto che sono troppo stretti, come denunciano alcuni disabili di Genova (collegamentoall’articolo scritto da Lucio), ma bensì di quella parte di persone smemorate e distratte che nella loro fretta non si accorgono di posteggiare nei posteggi riservati ai disabili.

Ma direi che l’esercito degli smemorati in alcune città non si è limitato solo a temporanee soste, ma si è evoluto,come è successo a Parma, città in cui 29 automobilisti sono stati «pizzicati» nel corso del 2008 dagli agenti della polizia municipale e dagli ausiliari di Infomobility con un contrassegno falso, un azzardo punito con la denuncia penale per falsificazione di atti e l’immediato ritiro del permesso.

La medaglia  però spetta a Piacenza,città in cui  gli smemorati, arrivano a essere  un vero e proprio esercito.

Un dato interessante riguarda la contraffazione dei nuovi permessi per i disabili: al momento non sono stati ancora rintracciati tesserini fasulli. Ma per fortuna la tecnologia aiuta, a Parma la svolta è arrivata il 17 novembre scorso con l’entrata in funzione dei nuovi permessi antifalsificazione: un tesserino di carta plastificata, senza il disegno stilizzato dell’uomo in carrozzina, con superfici rifrangenti (cioè che cambiano colore a seconda dell’inclinazione) e soprattutto con un «cuore tecnologico». Il microchip elettronico, infatti, consente ai pubblici ufficiali di risalire all’identità del titolare del permesso e alla validità temporale del tesserino. Nel caso in cui fosse scaduto, l’agente, tramite una verifica sul posto, è in grado di scoprirlo immediatamente.

Diciamo la verità bisogna sempre arrivare a questi estremi ?

Di norma, un permesso per una persona con una disabilita permanente dura cinque anni, e dà diritto ad utilizzare le corsie preferenziali per gli autobus, ad accedere alla zona ztl, a parcheggiare negli appositi stalli per i diversamente abili e anche nelle righe blu, senza pagare nulla.


mar 13 2009

Handbike – Bilancio sorprendente dopo le prime gare internazionali della stagione per il ligure Vittorio Podestà.

Tag: Sportdaniela @ 10:47 am

Novità sulle vittorie di Vittorio Podestà ecco la sua ultima e-mail mandata alla nostra redazione:

La trasferta ad Al-Ain negli Emirati Arabi ha regalato a Vittorio Podestà un bottino invidiabile e da lui stesso inaspettato alla vigilia.

Nelle 3 gare valevoli per la classifica del circuito Europeo e per i punti per le qualificazioni per Londra 2012, Vittorio ha ottenuto un secondo posto nelle gara di 42 km del venerdì dietro al Campione di Pechino 2008 Heinz Frei, ormai suo rivale storico, e un primo nelle gara combinata del sabato composta da una cronometro di 15 Km e da un criterium di 1 ora + 1 giro.

Il 4° posto provvisorio delle gara a cronometro del mattino aveva confermato a Vittorio di essere ancora indietro con il lavoro specifico nella specialità per la quale è Campione del Mondo e Vicecampione Olimpico, ma nel pomeriggio il circuito di 5 Km di Al-Ain ha mostrato i miglioramenti che Vittorio, con il lavoro svolto a febbraio al caldo dell’Andalusia, ha compiuto in questo tipo di gare, molto spettacolari e fatte di continui scatti e progressioni, per colmare il gap che aveva negli anni passati dagli specialisti di queste prove.

Proprio in questa competizione Podestà è rimasto nel vivo della gara sin dall’inizio, provando più volte ad avvantaggiarsi insieme ad altri atleti senza successo. Ma all’uscita di una curva a 10 minuti dallo scadere dell’ora e quindi della campana dell’ultimo giro, Vittorio si è accorto di avere qualche decina di metri di vantaggio rispetto agli avversari, che hanno avuto qualche indecisione nell’inseguirlo, e si è involato in solitaria percorrendo gli ultimi giri a circa 40 km/h di velocità media e giungendo al traguardo con quasi 2 minuti di vantaggio sullo sprint del gruppo.

Con questi risultati l’atleta Chiavarese del società Don Bosco di Genova, allenato dal preparatore Fabrizio Tacchino, si colloca al primo posto della classifica con le maglia gialla di leader del circuito EHC, che proseguirà a Rosenau in Francia l’11 aprile con la seconda delle 7 tappe europee.

“Sono stati dieci giorni meravigliosi quelli trascorsi nell’oasi di Al-Ain – città a 130 km da Dubai ed Abu Dhabi al centro del deserto arabo vicino alla catena montuosa che separa gli Emirati Arabi Uniti dall’Oman – in una cornice paesaggistica e folkloristica meravigliosa, dove il pubblico locale ci ha seguito con curiosità, interesse ed ammirazione. Tornare a casa con la maglia di leader in classifica ha reso ancora più speciali questi ricordi. Adesso spero di continuare i miglioramenti per cercare di difendere le insegne del primato fino all’ultima tappa di settembre in Belgio e riuscire a conquistare il mio primo titolo europeo“

Vittorio Podestà solleva le braccia mentre taglia il traguardo nella sua ultima vittoria di handbike

Vittorio Podestà solleva le braccia mentre taglia il traguardo nella sua ultima vittoria di handbike


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