dic 29 2009

Ragazzi disabili creano una borsa per una nota griffe

Tag: Esperienzepatrizia @ 11:17 am

Redattore Sociale del 15-12-2009

I ragazzi del “Girasondo” creano una borsa per una grande griffe

BOLOGNA – Valorizzare la creativita’ dei disabili per dare vita a prodotti di moda e design, unendo business e solidarieta’. E’ il progetto messo in piedi

da Marco Palmieri, presidente di Piquadro, azienda di borse e valigie con sede a Gaggio Montano, sull’appennino bolognese, che ha gia’ reso concreta l’idea.

E’ infatti stata realizzata una borsa da shopping pieghevole, denominata “Happy Box”, che si puo’ acquistare nei negozi a marchio Piquadro e in altri punti

vendita multimarca a 20 euro. Il ricavato va a favore di chi l’ha disegnata: i diversamente abili che frequentano “Il Girasondo” di Porretta Terme, un

centro socioriabilitativo diurno dell’Ausl di Bologna che ospita 16 persone, di eta’ dai 25 ai 65 anni, con diversi tipi di disabilita’, anche cognitive.

La storia di Happy Box e’ stata presentata oggi nella sede centrale di Carisbo, che sostiene l’iniziativa, ma e’ solo il primo tassello di un progetto

piu’ ampio: la Fondazione Famiglia Palmieri, creata dal presidente di Piquadro, lancia infatti un appello ad altre imprese, perche’ “copino” l’idea “dando

spazio al talento e alla genialita’ di queste persone”. Con possibilita’ di guadagno per tutti, ha assicurato Palmieri: “Per i disabili, cui si da’ un’opportunita’

di inserimento nel mondo del lavoro, ma anche con profitti per le aziende che hanno voglia di sperimentare”. La borsa “Happy Box” (cosi’ chiamata perche’

contenuta, come spiega lo slogan, in “una scatola che contiene un sacco -meglio, una borsa- di emozioni”) e’ stata messa in distribuzione a novembre e

ne sono gia’ stati venduti 9.000 pezzi, tanto che e’ stata raggiunta e superata una somma per l’acquisto di un pulmino per “Il Girasondo”, gestito dalla

cooperativa Bologna Integrazione a marchio Anffas Onlus.

La Fondazione Famiglia Palmieri ha cosi’ deciso di lanciare un bando per una borsa di studio con l’obiettivo di realizzare “modelli di business dedicati

a persone con disabilita’: cerchiamo idee, insomma, che possano diventare una vera impresa per disabili”, ha spiegato il presidente di Piquadro. Il concorso

e’ rivolto a tutti coloro che desiderano diventare imprenditori sociali valorizzando il talento di persone con disabilita’ psichiche e mentali: per il

vincitore ci sono 10 mila euro in palio (per informazioni: www.fondazione-palmieri.com).

Il progetto Happy Box, per il suo valore sociale, ha ottenuto il patrocinio del Comune di Bologna e un contributo economico di Carisbo, ma anche un plauso

corale delle istituzioni cittadine: alla presentazione del progetto hanno partecipato, tra gli altri, il sindaco di Bologna Flavio Delbono, la presidente

della Provincia Beatrice Draghetti, il numero uno dell’Azienda Usl Francesco Ripa di Meana e il direttore generale di Carisbo Giuseppe Feliziani. “E’ un’iniziativa

con cui fate onore alla citta’”, ha commentato Delbono rivolgendosi non solo alla Fondazione Palmieri, ma anche agli stessi disabili del Girasondo, in

prima fila nella Sala dei Cento della sede Carisbo, e ai loro educatori. “Questa e’ la dimostrazione di come due aziende quotate in borsa abbiano un cuore

e un’anima e non si preoccupino solo di numeri”, ha concluso il direttore generale di Carisbo.(DIRE)


dic 28 2009

www.accessibile.gov.it

Tag: Ausili per disabili e ricerca scientificapatrizia @ 10:34 am

Comunicatori Pubblici del 16-12-2009

www.accessibile.gov.it: anche la Rai tra le segnalazioni di siti poco usabili

Il portale Rai potrebbe essere più accessibile. Un gruppo di appassionati ascoltatori della radio ipovedenti lo ha segnalato ad www.accessibile.gov.it.

Così infatti funziona il nuovo portale dell´Osservatorio per l´accessibilità dei servizi delle PA, on line da pochi giorni per controllare e verificare

l´effettiva rispondenza dei siti pubblici alla Legge 4/2004, la più nota Legge Stanca sull´accessibilità.

La Rai è in buona compagnia visto che tra le segnalazioni ci sono già molti comuni e altri enti pubblici già evidenziati come poco trasparenti e difficilmente

navigabili con tanto di motivazioni ed esempi dettagliati. In mezzo ai siti denunciati come poco accessibili anche il portale del Governo e del ministero

dei Trasporti, del Miur e della Conte dei Conti, dell´Agenzia delle Entrate e dell´Inpdap. Non mancano aziende Asl e Uffici scolastici. Insomma, i fruitori

dei portali di enti pubblici non hanno perso tempo a controllare e verificare il rispetto dei criteri stabiliti dalla legge che dovrebbe assicurare a tutti

il diritto d´accesso ai servizi informatici pubblici.

www.accessibile.gov.it: prima di tutto interattività

Promosso dal Dipartimento per la digitalizzazione della pubblica amministrazione e l´innovazione tecnologica e realizzato dal Formez, il portale www.accessibile.gov.it

permette ai cittadini di segnalare problemi di accessibilità e usabilità dei siti web delle Pubbliche amministrazioni, le difficoltà di fruizione che possono

avere utenti con disabilità a navigare i siti delle PA centrali e locali, degli enti pubblici e delle aziende private concessionarie di servizi pubblici.

Lo spirito è dato dalla massima interattività. Gli utenti possono proporre dei suggerimenti relativamente ai servizi offerti dal sito per apportare delle

migliorie. La segnalazione viene fatta con le faccine emoticon a cui ormai molti utenti sono bene abituati con il progetto Linea Amica.

Come funziona la procedura.

Le procedure sono queste: ogni indicazione è caratterizzata da un numero di riferimento, la Url del sito segnalato, la data e da un emoticon che cambia

colore passando dal rosso dello stato iniziale al verde di quello finale, quando gli aggiustamenti per rendere il sito accessibile sono stati messi a punto

con la collaborazione tra ente segnalato e Osservatorio.

L´analisi del singolo caso viene assegnata ad uno staff di esperti di accessibilità e nel frattempo pubblicata nella sezione Elenco segnalazioni con una

faccina imbronciata rossa. Successivamente il problema viene segnalato alla Amministrazione competente, che cercherà di risolverlo anche con l´aiuto degli

esperti dell´Osservatorio (faccina gialla). Una volta risolto il problema apparirà la faccina sorridente di colore verde.

Il caso Rai e la petizione.

Tornando al sito Rai, non c´è dubbio che si tratti di un portale ricco di contenuti, ma è pur vero che ci sono barriere per gli ipovedenti, per chi si

muove con difficoltà sulla tastiera del computer, per chi non dispone di attrezzature informatiche potenti e aggiornate. “Le barriere tecnologiche di un

sito così complesso, una grafica che non può essere facilmente convertita in comandi vocali, vanificano la possibilità di fruire dei vantaggi che offre

la rete”. Questo il contenuto della lettera inviata dal gruppo di firmatari a RaiNet e ai vertici Rai per segnalare l´anomalia, ricordando ai responsabili

del sito che “la presenza web di un ente pubblico non può – per legge, e nella lg Stanca si parla anche di concessionarie – trascurare le fondamentali

esigenze dei disabili e di chi non può permettersi computer troppo costosi”.

Ne è nata una petizione online che può essere letta e sottoscritta da tutti su www.superando.it.

Giada Lonardi


dic 10 2009

Buio e ombre sul palcoscenico.

Tag: Esperienzedaniela @ 11:30 am

MILANO – Due anni fa Gianfelice Facchetti, figura emergente della scena milanese, aveva realizzato “Nel numero dei +”, una bizzarra riflessione sulla morte che diventa un evento pubblico di richiamo, quasi un fenomeno consumistico. L’attore-autoreregista ripropone ora, col suo gruppo, lo stesso spettacolo in un contesto completamente diverso: lo rappresenta infatti all’Istituto dei Ciechi, nell’ambito di un progetto, Dialogo nel buio, che mira a porre i visitatori nella stessa condizione di disagio in cui vivono i non vedenti, anzi in una situazione ancora più destabilizzante, perché loro non ci sono abituati.
L’idea consiste,in questo caso, nel recitare il copione tale e quale, non limitandosi a una semplice lettura, ma muovendosi, spostandosi, rifacendo tutti i gesti previsti nella versione originale, però restando immersi in una tenebra impenetrabile, dove non filtra neppure un vago spiraglio di luce. Gli spettatori, ammessi a piccoli gruppi che di volta in volta si avventurano nel lungo tunnel oscuro che li conduce alla platea, aggrappati gli uni agli altri si lasciano guidare da ciechi che, con piglio sorprendentemente sicuro, li conducono per mano.
Si attua dunque un singolare ribaltamento, per cui chi è considerato handicappato si trova in uno stato di temporanea superiorità – per così dire –neiconfronti dei “normali”. Annaspando, esitando, divisi tra il timore di inciampare e la fiducia negli ignoti accompagnatori, costoro sono gentilmente spinti a sistemarsi su sedili che percepiscono solo al tatto, in una sala di cui ignorano forma e dimensioni. E anche questo è un ribaltamento, perché al pubblico, cui tocca il ruolo di vedere e giudicare, viene sottratta proprio questa sua facoltà primaria, trasformandolo in entità passiva, sottomessa.
Di spettacoli al buio ce n’è stati altri: Molly Sweeney, oSouth North dei Fanny e Alexander,
per stare solo ai più recenti. Ma qui l’esperienza è molto più radicale: l’ombra è tanto fitta che ti altera completamente i sensi, ti spiazza, ti proietta in un nulla assoluto. Il testo non ti limiti a sentirlo: ti piomba addosso da distanze che non riesci a identificare, si staglia concreto in quel vuoto dove il tessuto verbale assume una consistenza quasi fisica. E poi, privato della vista dei tuoi simili, ti trovi in una strana solitudine con te stesso, come se per qualche tempo fossi tagliato fuori dal resto dell’universo. In questa chiave, il confronto fra Camillo e Vivenzio, un fautore dell’auto-annientamento della specie e una sorta di impresario funebre che aspira a rendere il trapasso piacevole, attraente, assume ulteriori valenze grottesche, i continui giochi di parole formano un sottofondo ancora più scivoloso, che toglie alla platea ogni residuo appiglio. E sono bravi Facchetti, Pietro De Pascalis e Fortunata Mastrangelo ad agire in quel nulla misterioso.

Press-IN anno I / n. 3223

Il Sole 24 Ore del 07-12-2009


dic 10 2009

In sella le parole non sono un ostacolo

Tag: Pet Therapy e cani guidadaniela @ 11:14 am

La pet therapy con cavalli e asini attiva nei ragazzi la comunicazione.

MILANO – Cavalli, asini, cani e delfini per un intervento precoce sui bambini affetti da autismo. Sempre più neuropsichiatri considerano la compagnia di un animale un valido strumento complementare alle tradizionali terapie neurocognitive e comportamentali.
In Lombardia il punto di riferimento è il Centro di riabilitazione equestre di Niguarda a Milano, che da 25 anni applica l’ippoterapia nella cura delle patologie neurologiche. Segue un centinaio di pazienti d’età compresa tra i due e i 16 anni, disponendo di un maneggio coperto e di un paddock per sette cavalli.
«Si può iniziare un programma di riabilitazione a partire dai 18-24 mesi, su prescrizione medica e dopo una valutazione dell’équipe specialistica – spiegano dal centro –. Ogni seduta a cavallo dura circa 30 minuti e l’attività terapeutica è completata da un lavoro di gruppo a terra durante il quale i pazienti accudiscono i loro cavalli». Il contatto con un essere che, pur animato, non attiva richieste verbali aiuta i ragazzi autistici a utilizzare il proprio spazio fisico, corporeo e relazionale. Da alcuni decenni la stessa terapia può essere praticata con asini, cani e persino delfini: una sperimentazione, quest’ultima, intrapresa anche in Italia all’inizio degli anni Novantapresso il Delfinario di Rimini ma purtroppo sospesa nel 2002.
Visti i positivi risultati sui pazienti, la domanda di cure alternative che sfruttanole potenzialità del contatto con gli animali è in costante aumento. Lo dimostra la crescita di operatori del terzo settore che offrono programmi di pet-therapy (ad esempio Koiné Onlus di Arcore e Dog4Life di Bergamo). Una proposta “nuova” che va a integrarsi con i servizi offerti dalle tradizionali strutture di riferimento per le terapie neurocognitive, come l’Istituto Eugenio Medea di Bosisio Parini, in provincia di Lecco, la Fondazione Don Gnocchi di Milano, specializzata sui disabili adulti, e il Centro per la cura e lo studio dell’autismo dell’ospedale San Paolo di Milano, che segue intorno ai 150 nuclei familiari, diagnosticando circa 80 casi di autismo all’anno.
Un’offerta, quella Lombarda, certamente di qualità, ma ancora insufficiente, se è vero che, come affermano molti genitori, al San Paolo di Milano «la lista di attesa fa paura tanto è lunga». «È un problema di risorse economiche ma anche di formazione – argomenta Carlo Hanau, docente di programmazione e organizzazione dei servizi sociali e sanitari all’Università di Modena e Reggio Emilia –. A differenza di quanto accade nei Paesi nordeuropei, da noi la pedagogia speciale ha poco spazio d’azione e risicate potenzialità occupazionali. Operano così pochi specialisti sull’autismo che siamo costretti a importarli dalla Gran Bretagna. Sarebbe invece fondamentale preparare una nuova generazione di educatori in grado di interagire con gli ospedali, le scuole e le famiglie. Ciò porterebbe a spendere meno in seguito, quando i ragazzi diventano adulti ». Un obiettivo, quello della formazione e del coordinamento fra gli enti territoriali esistenti, a cui da tre anni sta lavorando anche la Regione: «I servizi ci sono, ma occorre inizino a dialogare fra loro – spiegano i funzionari dell’assessorato alla Famiglia –. A Monza, Magenta e Cremona abbiamo finanziato con 600mila euro tre progetti sperimentali per sviluppare, proprio nell’ottica della compenetrazione fra soggetti pubblici e privati, una rete di interventi e opportunità a favore delle persone autistiche e delle loro famiglie.
I primi risultati sono stati positivi. Ora si tratta di estendere a tutto il territorio regionale queste modalità ».
(M. D. B.)

Press-IN anno I / n. 3241

Il Sole 24 Ore del 09-12-2009


dic 03 2009

Turismo accessibile anche per i camperisti disabili

Tag: Turismo accessibilepatrizia @ 10:08 am

Redattore Sociale del 01-12-2009

Turismo accessibile, “in Finanziaria Iva ridotta anche sui camper”

La richiesta di un cartello di associazioni attive nel turismo all’aria aperta e accessibile a tutti: prevedere una norma in Finanziaria per estendere

la normativa sull’Iva agevolata al 4% per l’acquisto di vetture anche ai camper.

ROMA – Iva agevolata per i disabili al 4% anche sui caravan e non solo sulle vetture. E’ la richiesta portata al Ministero del Turismo da un cartello di

associazioni attive nel campo del turismo accessibile. Village for all, Act Italia e Promocamp propongono di inserire in Finanziaria una norma che preveda

l’adeguamento dell’Iva al 4% sui camper: “Molte persone disabili afferma una nota – si rivolgono sempre più all’acquisto di autocaravan, strumento che

consente di praticare il turismo portandosi l’accessibilità da casa: il camper offre la possibilità di muoversi liberamente e di frequentare luoghi e strutture

a seconda dei propri interessi culturali, naturalistici e turistici in generale indipendentemente dalla propria condizione fisica”. “Il mercato continuano

oggi offre molte opportunità di mezzi attrezzati ad hoc per ogni esigenza legata alla propria disabilità sostenendo però dei costi superiori o aggiuntivi

a quelli dei veicoli standard”. Una disparità che deve essere c olmata.


dic 01 2009

“Un’esperienza toccante”

Tag: Esperienzepatrizia @ 12:20 pm

Avvenire del 28-11-2009

Finardi, show per i sordi «Un´esperienza toccante»

ROMA. «Non ci sono diversamente abili. Ci sono solo diversamente sensibili». Decisamente Eugenio Finardi non ama il politically correct:

«È innanzitutto non chiamiamoli non udenti. A loro il termine non piace per nulla. Sono fieri di essere sordi». E per essere certi che non dà nulla di

scontato, Finardi il 6 dicembre prossimo al Parco della Musica di Roma terrà il primo concerto mai fatto in I- talia per sordi (e udenti, naturalmente).

L´iniziativa è a favore dell´Associazione Leonardo da Vinci Arte, prima scuola d´arte per sordi e sordociechi italiana, che attraversa un momento di vera

difficoltà economica. «Ho accettato subito di partecipare», racconta Finardi (che tra l´altro stasera sarà al Bluenote di Milano ed è in tournée con il

suo spettacolo teatrale Suono): «Ho una figlia down. Mia madre, una cantante straordinaria, è cieca. Sono esperienze che mi hanno allargato molto gli orizzonti.

Il mondo tende a trattare queste persone come se fossero bambini. La verità è che hanno una forza e una personalità gigantesche. E hanno tanto da insegnare

a noi stessi su come percepiamo il mondo». Musica per sordi. Finardi, ci racconta come funziona?

Se la musica fosse solo un suono i sordi non potrebbero udirlo, ma siccome è sentimento non ci sono problemi di comunicazione. Dal punto di vista tecnico

i sordi percepiranno le vibrazioni attraverso un un timpano artificiale, un palloncino, che terranno tra le mani. Le frequenze sonore verranno catturate

attraverso le dita.

E per quanto riguarda le parole?

I testi saranno tradotti nella lingua dei segni, la Lis. Ed è un´esperienza straordinaria. Una canzone come Amore diverso diventa ad esempio una danza.

Pochi tra noi sospetterebbero la potenza espressiva della lingua dei segni.

Cambia qualcosa nel fare musica per una platea simile?

Dal punto di vista tecnico non ci sono differenze, semmai daremo maggior enfasi ai gesti. Quello che cambia è proprio il pubblico: in meglio. Ormai per

la maggior parte delle persone la musica è un anestetico. Per i sordi la musica è importante, è ancora l´arte dell´assoluto. Le leggi della musica sono

le stesse che regolano l´universo, per questo la musica ci commuove. L´uomo per natura sente l´esigenza di entrare in contatto con l´assoluto, e la musica

è la strada. Non è un caso che non esista liturgia senza suono.

Con lei saliranno sul palco degli artisti sordi.

Sì, ci saranno un rapper che utilizza la lingua dei segni, accompagnato da una human beat box, un artista che riproduce i suoni della batteria con la bocca.

La cosa bella è che i giochi si invertiranno. Noi sentiremo solo il ritmo mentre il resto resterà inattingibile. I diversamente sensibili saremo noi.

«Ho una figlia down, mia madre è cieca. Sono esperienze che hanno allargato molto i miei orizzonti»

di Alessandro Beltrami


dic 01 2009

L’anziano disabile visivo

Tag: Ausili per disabili e ricerca scientificapatrizia @ 12:18 pm

SaluteEuropa.it del 30-11-2009

L´anziano disabile visivo

GENOVA. “L´anziano disabile visivo” è il titolo del convegno nazionale promosso dall´Istituto David Chiossone e dalla Federazione Nazionale delle Istituzioni

Pro Ciechi e svoltosi il 27 e 28 novembre u.s a Genova, nel corso del quale si è discusso delle problematiche legate alle patologie della vista degli anziani,

fenomeno in costante aumento: 1 su 3 anziani ultraottantenni è affetto da glaucoma o degenerazione maculare senile.

Con l´allungamento della vita media e del progressivo invecchiamento della popolazione, aumenta, infatti, la diffusione di malattie della vista legate

all´età: in particolare sono il glaucoma e la degenerazione maculare senile le patologie più frequenti nella popolazione anziana.

“In Italia circa il 10% delle persone di oltre 70 anni è affetta da degenerazione maculare senile e il 5% da glaucoma – ha dichiarato il prof. Giovanni

Calabria, presidente del Comitato Scientifico dell´Istituto David Chiossone per i ciechi e gli ipovedenti di Genova – Tra gli ultraottantenni queste percentuali

sono destinate a salire: il 20% è affetto da degenerazione maculare senile e il 10% da glaucoma. Questo vuol dire che 1 persona su 3, superati gli 80 anni,

è affetta da una malattia della vista curabile ma non guaribile”.

Da qui l´esigenza di concentrare l´attenzione delle istituzioni e degli operatori sanitari sulla maggiore richiesta di servizi e di interventi di riabilitazione

visiva, di individuare le buone pratiche esistenti in Italia e di creare una rete di coordinamento tra gli istituti per garantire il massimo livello di

qualità dell´assistenza agli anziani con gravi patologie della vista.

Nel corso del convegno notevole attenzione è stata inoltre dedicata alla presentazione dei risultati della ricerca “Occhio all´età” sulle migliori pratiche

assistenziali per anziani disabili visivi negli istituti della Federazione Nazionale delle Istituzioni Pro Ciechi. Ad essere prese in esame le esperienze

degli istituti per ciechi che assistono anziani (Milano, Roma, Padova, Trieste, Udine, Napoli) oltre a quella dell´Istituto David Chiossone di Genova,

che ha coordinato il progetto.


dic 01 2009

Dislessia, l’informatica in aiuto dei bambini con problemi di lettura

Tag: Ausili per disabili e ricerca scientificapatrizia @ 12:15 pm

Il Piccolo di Trieste del 30-11-2009

Dislessia, l´informatica in aiuto ai bambini con problemi di lettura

Si utilizzano audiolibri, mappe cognitive, schemi e software per la gestione della sintesi vocale

TRIESTE – Se solo si applicasse un po’ di più e durante le lezioni fosse meno disattento, distratto, discolo e dispersivo! Queste sono solo alcune delle

lamentele che piovono quotidianamente addosso a un bambino il cui rapporto con libri e quaderni, sin dalle elementari, non è dei più felici: i genitori

sono delusi, gli insegnati scontenti, e lui si sente sempre più inadeguato.

E se “dis”, il prefisso delle sue presunte manchevolezze non fosse altro che il sintomo di una “Difficoltà specifica dell’apprendimento” (Dsa)? Parliamo,

insomma, di dislessia, un deficit cognitivo che colpisce circa il 5 per cento della popolazione scolastica e si traduce, in altre parole, nella difficoltà

- in bambini normodotati e inseriti in un contesto educativo adeguato – ad apprendere a leggere velocemente e correttamente.

Leggere significa decodificare le parole, i testi, i grafemi: la tesi scientifica più accreditata ritiene la dislessia sia una disabilità di origine neurologica

che ostacola l’apprendimento della lettura nei tempi normali e con i normali metodi d’insegnamento.

«Purtroppo se ne parla troppo poco ma soprattutto non ci sono, come in altri Paesi europei, protocolli comuni d’intervento in ambito scolastico e universitario

- spiega Anna Buonuomo, presidente della sezione di Trieste dell’Associazione italiana dislessia e coordinatore regionale Aid – perché, se è vero che il

deficit non si cura, è altrettanto vero che, se diagnosticato nei primi anni della scuola primaria, un bambino che segue percorsi di studio alternativi

e con metodi compensativi è in grado di affrontare qualsiasi iter educativo».

Fra i testimonial eccellenti di questa impostazione troviamo infatti una nutrita schiera di super-cervelloni che hanno aggirato l’ostacolo “lettura” puntando

su altri talenti: da Albert Einstein a Winston Churchill, da Pablo Picasso a Isaac Newton, a Thomas Edison, fino a Walt Disney. Compensare, dunque, per

proporre modalità d’apprendimento alternative e, allo stesso tempo, ricostruire la fiducia nelle proprie capacità.

Questo l’obiettivo del campus per ragazzi tra i 12 e i 14anni intitolato “Informatica per l’autonomia dei ragazzi con dislessia” organizzato tempo fa ad

Alture di Polazzo (Go) dall’Aid di Trieste, in collaborazione con la Facoltà di Scienze della formazione, affiancato da un campus di formazione per operatori.

L´obiettivo era di riuscire ad ottenere gli stessi risultati di chi legge senza problemi utilizzando in alternativa schemi, mappe cognitive, calcolatrici,

audiolibri, computer dotati di videoscrittura e correttore ortografico, e il software di gestione di sintesi vocale.

«Se il problema non emerge precocemente – sottolinea la Buonuomo – il bambino dislessico subisce una frustrante catena d’insuccessi che fanno precipitare

in caduta libera la sua autostima, con tutte le conseguenze del caso, in primis l’abbandono scolastico». Per informazioni si può chiamare il 345.7173858

oppure inviare una mail a trieste@dislessia.it.

Patrizia Piccione

Il Piccolo di Trieste del 30-11-2009

Dislessia, l´informatica in aiuto ai bambini con problemi di lettura

Si utilizzano audiolibri, mappe cognitive, schemi e software per la gestione della sintesi vocale

TRIESTE – Se solo si applicasse un po’ di più e durante le lezioni fosse meno disattento, distratto, discolo e dispersivo! Queste sono solo alcune delle

lamentele che piovono quotidianamente addosso a un bambino il cui rapporto con libri e quaderni, sin dalle elementari, non è dei più felici: i genitori

sono delusi, gli insegnati scontenti, e lui si sente sempre più inadeguato.

E se “dis”, il prefisso delle sue presunte manchevolezze non fosse altro che il sintomo di una “Difficoltà specifica dell’apprendimento” (Dsa)? Parliamo,

insomma, di dislessia, un deficit cognitivo che colpisce circa il 5 per cento della popolazione scolastica e si traduce, in altre parole, nella difficoltà

- in bambini normodotati e inseriti in un contesto educativo adeguato – ad apprendere a leggere velocemente e correttamente.

Leggere significa decodificare le parole, i testi, i grafemi: la tesi scientifica più accreditata ritiene la dislessia sia una disabilità di origine neurologica

che ostacola l’apprendimento della lettura nei tempi normali e con i normali metodi d’insegnamento.

«Purtroppo se ne parla troppo poco ma soprattutto non ci sono, come in altri Paesi europei, protocolli comuni d’intervento in ambito scolastico e universitario

- spiega Anna Buonuomo, presidente della sezione di Trieste dell’Associazione italiana dislessia e coordinatore regionale Aid – perché, se è vero che il

deficit non si cura, è altrettanto vero che, se diagnosticato nei primi anni della scuola primaria, un bambino che segue percorsi di studio alternativi

e con metodi compensativi è in grado di affrontare qualsiasi iter educativo».

Fra i testimonial eccellenti di questa impostazione troviamo infatti una nutrita schiera di super-cervelloni che hanno aggirato l’ostacolo “lettura” puntando

su altri talenti: da Albert Einstein a Winston Churchill, da Pablo Picasso a Isaac Newton, a Thomas Edison, fino a Walt Disney. Compensare, dunque, per

proporre modalità d’apprendimento alternative e, allo stesso tempo, ricostruire la fiducia nelle proprie capacità.

Questo l’obiettivo del campus per ragazzi tra i 12 e i 14anni intitolato “Informatica per l’autonomia dei ragazzi con dislessia” organizzato tempo fa ad

Alture di Polazzo (Go) dall’Aid di Trieste, in collaborazione con la Facoltà di Scienze della formazione, affiancato da un campus di formazione per operatori.

L´obiettivo era di riuscire ad ottenere gli stessi risultati di chi legge senza problemi utilizzando in alternativa schemi, mappe cognitive, calcolatrici,

audiolibri, computer dotati di videoscrittura e correttore ortografico, e il software di gestione di sintesi vocale.

«Se il problema non emerge precocemente – sottolinea la Buonuomo – il bambino dislessico subisce una frustrante catena d’insuccessi che fanno precipitare

in caduta libera la sua autostima, con tutte le conseguenze del caso, in primis l’abbandono scolastico». Per informazioni si può chiamare il 345.7173858

oppure inviare una mail a trieste@dislessia.it.

Patrizia Piccione


dic 01 2009

Rivede il mondo con l’occhio bionico

Tag: Ausili per disabili e ricerca scientificapatrizia @ 12:11 pm

LaStampaWeb del 28-11-2009

Rivede il mondo con l’occhio bionico

LONDRA. Quando Wim Wenders girava «Fino alla fine del mondo» la videocamera progettata dal padre del protagonista per mostrare alle moglie cieca luoghi

e persone della sua vita sembrava la frontiera fantascientifica dell´Apocalisse da cui puntare l´obiettivo verso il futuro. Era il 1991, l´era giurassica

della tecnologia. Giovedì sera un cinquantunenne di Stretford, periferia sud di Manchester, s´è infilato un paio di occhiali simili a quelli del film e

per la prima volta da quando era studente ha visto la porta di casa di cui conosce al tatto ogni venatura.

«Le immagini si muovono e dovrò abituarmi, ma posso distinguere le automobili, sembrano matasse di cotone» dice Peter Lane alla conferenza stampa improvvisata

al Manchester Royal Eye Hospital, dove è stato operato tre mesi fa dopo un anno di attesa. È uno dei primi fortunati a riemergere dalla cecità grazie a

un apparecchio elettronico realizzato dalla compagnia americana Second Sight che bypassando la retina invia i messaggi direttamente al cervello.

Dietro gli occhiali neri di Peter si cela una piccola potentissima telecamera capace di mandare centinaia e centinaia di segnali wireless ai nervi responsabili

della vista e della decodificazione dell´immagine. Il risultato non è miracoloso come nel Vangelo. Ma Peter Lane, che ha cominciato a brancolare nel buio

a vent´anni a causa d´una forma grave di retinite pigmentosa, una malattia genetica degenerativa di cui soffrono 25 mila inglesi, non se l´aspettava neppure:

«Riconoscere le lettere mi sembra incredibile. Per ora riesco a sillabare solo parole brevi come dad (papà), cat (gatto), mad (pazzo), ma i dottori mi

mettono alla prova con caratteri sempre più piccoli». Quando lascerà definitivamente l´ospedale si porterà a casa uno schermo speciale per fare gli esercizi:

«Mi piacerebbe un giorno o l´altro arrivare a leggere da solo quel che la gente mi scrive». Per uno che ha contato sempre su quattro sensi, assaporare

il quinto è vertiginoso.

Il corpo umano nell´epoca della sua riproducibilità tecnica può permettersi d´invecchiare senza paura. Secondo gli scienziati riuniti in questi giorni

al ministero della salute britannico per il convegno nazionale sulla medicina rigenerativa siamo prossimi al rimpiazzo di qualsiasi pezzo difettoso. «I

chirurghi avranno presto gli strumenti per “ricostruire” i pazienti con operazioni meno complesse che non richiedano la sostituzione dell´intero organo»

osserva Robert Brown, direttore del Centre for Tissue Regeneration Science dell´University College di Londra, dove, per esempio, non s´interviene più sul

ginocchio nel suo insieme ma si rimuovono solo le parti danneggiate, dalla cartilagine ai nervi.

Peter Lane misura le distanze che nell´oscurità sembravano infinite. «Ero molto scettico, quello che hanno fatto questi dottori è grandioso» ammette al

«Daily Express» il fratello John che lo accompagna nella riscoperta del mondo. Anche una cittadina grigia come Stretford, nota unicamente per aver dato

i natali al Manchester United Football Club, può apparire sorprendente a chi la vede per la prima volta: «In casa posso muovermi a tentoni perché conosco

l´ambiente. Fuori però gli occhiali mi danno confidenza, mi sento indipendente».

I medici registrano ogni giorno i progressi di Peter che partecipa a un programma sperimentale insieme ad altri 32 non vedenti di tutto il mondo. «I pazienti

migliorano più rapidamente di quanto credessimo» afferma l´oftalmologo del Manchester Royal Eye Hospital Paolo Stanga. Uno di loro è riuscito ad ammirare

i fuochi d´artificio il 5 novembre. Peter, dopo 4 ore d´intervento e due mesi di degenza, mangia con lo sguardo nel piatto, distingue la sagoma dei mobili,

legge l´alfabeto come un bimbo alle prime armi.

Può darsi che l´ottimismo sia prematuro, come lasciano intendere al Moorfields Eye Hospital di Londra dove ad aprile un pensionato di 73 anni s´è sottoposto

al medesimo intervento. «È troppo presto per fare conferenze stampa, noi parleremo il prossimo anno» taglia corto la portavoce del Moorfields tradendo

il disappunto per non essere stati neppure citati dai colleghi di Manchester con cui lavorano gomito a gomito. Peter intanto si guarda intorno avidamente

per ricordare tutto casomai tornasse la notte.

di Francesca Paci