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Dislessia, l’informatica in aiuto dei bambini con problemi di lettura
Il Piccolo di Trieste del 30-11-2009
Dislessia, l´informatica in aiuto ai bambini con problemi di lettura
Si utilizzano audiolibri, mappe cognitive, schemi e software per la gestione della sintesi vocale
TRIESTE – Se solo si applicasse un po’ di più e durante le lezioni fosse meno disattento, distratto, discolo e dispersivo! Queste sono solo alcune delle
lamentele che piovono quotidianamente addosso a un bambino il cui rapporto con libri e quaderni, sin dalle elementari, non è dei più felici: i genitori
sono delusi, gli insegnati scontenti, e lui si sente sempre più inadeguato.
E se “dis”, il prefisso delle sue presunte manchevolezze non fosse altro che il sintomo di una “Difficoltà specifica dell’apprendimento” (Dsa)? Parliamo,
insomma, di dislessia, un deficit cognitivo che colpisce circa il 5 per cento della popolazione scolastica e si traduce, in altre parole, nella difficoltà
- in bambini normodotati e inseriti in un contesto educativo adeguato – ad apprendere a leggere velocemente e correttamente.
Leggere significa decodificare le parole, i testi, i grafemi: la tesi scientifica più accreditata ritiene la dislessia sia una disabilità di origine neurologica
che ostacola l’apprendimento della lettura nei tempi normali e con i normali metodi d’insegnamento.
«Purtroppo se ne parla troppo poco ma soprattutto non ci sono, come in altri Paesi europei, protocolli comuni d’intervento in ambito scolastico e universitario
- spiega Anna Buonuomo, presidente della sezione di Trieste dell’Associazione italiana dislessia e coordinatore regionale Aid – perché, se è vero che il
deficit non si cura, è altrettanto vero che, se diagnosticato nei primi anni della scuola primaria, un bambino che segue percorsi di studio alternativi
e con metodi compensativi è in grado di affrontare qualsiasi iter educativo».
Fra i testimonial eccellenti di questa impostazione troviamo infatti una nutrita schiera di super-cervelloni che hanno aggirato l’ostacolo “lettura” puntando
su altri talenti: da Albert Einstein a Winston Churchill, da Pablo Picasso a Isaac Newton, a Thomas Edison, fino a Walt Disney. Compensare, dunque, per
proporre modalità d’apprendimento alternative e, allo stesso tempo, ricostruire la fiducia nelle proprie capacità.
Questo l’obiettivo del campus per ragazzi tra i 12 e i 14anni intitolato “Informatica per l’autonomia dei ragazzi con dislessia” organizzato tempo fa ad
Alture di Polazzo (Go) dall’Aid di Trieste, in collaborazione con la Facoltà di Scienze della formazione, affiancato da un campus di formazione per operatori.
L´obiettivo era di riuscire ad ottenere gli stessi risultati di chi legge senza problemi utilizzando in alternativa schemi, mappe cognitive, calcolatrici,
audiolibri, computer dotati di videoscrittura e correttore ortografico, e il software di gestione di sintesi vocale.
«Se il problema non emerge precocemente – sottolinea la Buonuomo – il bambino dislessico subisce una frustrante catena d’insuccessi che fanno precipitare
in caduta libera la sua autostima, con tutte le conseguenze del caso, in primis l’abbandono scolastico». Per informazioni si può chiamare il 345.7173858
oppure inviare una mail a trieste@dislessia.it.
Patrizia Piccione
Il Piccolo di Trieste del 30-11-2009
Dislessia, l´informatica in aiuto ai bambini con problemi di lettura
Si utilizzano audiolibri, mappe cognitive, schemi e software per la gestione della sintesi vocale
TRIESTE – Se solo si applicasse un po’ di più e durante le lezioni fosse meno disattento, distratto, discolo e dispersivo! Queste sono solo alcune delle
lamentele che piovono quotidianamente addosso a un bambino il cui rapporto con libri e quaderni, sin dalle elementari, non è dei più felici: i genitori
sono delusi, gli insegnati scontenti, e lui si sente sempre più inadeguato.
E se “dis”, il prefisso delle sue presunte manchevolezze non fosse altro che il sintomo di una “Difficoltà specifica dell’apprendimento” (Dsa)? Parliamo,
insomma, di dislessia, un deficit cognitivo che colpisce circa il 5 per cento della popolazione scolastica e si traduce, in altre parole, nella difficoltà
- in bambini normodotati e inseriti in un contesto educativo adeguato – ad apprendere a leggere velocemente e correttamente.
Leggere significa decodificare le parole, i testi, i grafemi: la tesi scientifica più accreditata ritiene la dislessia sia una disabilità di origine neurologica
che ostacola l’apprendimento della lettura nei tempi normali e con i normali metodi d’insegnamento.
«Purtroppo se ne parla troppo poco ma soprattutto non ci sono, come in altri Paesi europei, protocolli comuni d’intervento in ambito scolastico e universitario
- spiega Anna Buonuomo, presidente della sezione di Trieste dell’Associazione italiana dislessia e coordinatore regionale Aid – perché, se è vero che il
deficit non si cura, è altrettanto vero che, se diagnosticato nei primi anni della scuola primaria, un bambino che segue percorsi di studio alternativi
e con metodi compensativi è in grado di affrontare qualsiasi iter educativo».
Fra i testimonial eccellenti di questa impostazione troviamo infatti una nutrita schiera di super-cervelloni che hanno aggirato l’ostacolo “lettura” puntando
su altri talenti: da Albert Einstein a Winston Churchill, da Pablo Picasso a Isaac Newton, a Thomas Edison, fino a Walt Disney. Compensare, dunque, per
proporre modalità d’apprendimento alternative e, allo stesso tempo, ricostruire la fiducia nelle proprie capacità.
Questo l’obiettivo del campus per ragazzi tra i 12 e i 14anni intitolato “Informatica per l’autonomia dei ragazzi con dislessia” organizzato tempo fa ad
Alture di Polazzo (Go) dall’Aid di Trieste, in collaborazione con la Facoltà di Scienze della formazione, affiancato da un campus di formazione per operatori.
L´obiettivo era di riuscire ad ottenere gli stessi risultati di chi legge senza problemi utilizzando in alternativa schemi, mappe cognitive, calcolatrici,
audiolibri, computer dotati di videoscrittura e correttore ortografico, e il software di gestione di sintesi vocale.
«Se il problema non emerge precocemente – sottolinea la Buonuomo – il bambino dislessico subisce una frustrante catena d’insuccessi che fanno precipitare
in caduta libera la sua autostima, con tutte le conseguenze del caso, in primis l’abbandono scolastico». Per informazioni si può chiamare il 345.7173858
oppure inviare una mail a trieste@dislessia.it.
Patrizia Piccione

