gen 27 2010

Progetto 80 Sampierdarena una realtà unica

Tag: Genova e dintornilucio @ 11:58 am

Progetto 80 Sampierdarena una realtà unica

Progetto 80 Genova Sampierdarena, per i disabili motori.

Il progetto 80 di Genova Sampierdarena, con sede in via Carlo Rolando, si occupa dei disabili motori.
Mirko Alessi presidente dell’associazione, ci spiega le attività principali della medesima.
Primariamente come ci ha riferito il suo presidente, si occupa di trasporto dei disabili motori.
Non solo perché si pone l’obbiettivo di organizzare il tempo libero di queste persone.
Imparticolare come ci comunica Mirko Alessi, si va al cinema, si passa una serata in compagnia ad esempio in pizzeria, ecc.
Il Progetto 80, organizza eventi sportivi come palla a mano, e hockey in carrozzina elettrica.
La squadra (Aquile azzurre), è nel girone a del campionato nazionale.
Il progetto 80, organizza anche spettacoli per raccogliere fondi per portare avanti le proprie iniziative.
Inoltre come ci ricorda Mirko Alessi, l’associazione da vita ad una pesca di beneficenza.
I partecipanti donano un euro all’associazione, e pescando dei numeri, si possono vincere dei premi.
I premi della pesca, sono gentilmente donati dai negozianti di via Carlo Rolando, dove è la sede dell’associazione, dai volontari, dai soci dell’associazione stessa.
L’associazione Progetto 80, è nata nel maggio del 1982, quindi ormai da molti anni, è una realtà affermata a Genova.
L’associazione conta 190 soci, di cui 80 disabili, 70 volontari, e 40 soci sostenitori.
Ricordiamo ancora che la sede è in via Carlo Rolando, al numero 8 cancello.
Tel 010 41 58 21

Sito web:
http://www.progetto80spd.it/
L’associazione, ha anche un gruppo su facebook (progetto80Sampierdarena), che conta già numerosissimi iscritti.


gen 27 2010

La banca degli ausili

Tag: Ausili per disabili e ricerca scientificapatrizia @ 11:33 am

Affari Italiani del 26-01-2010

“Non solo ciechi, aiutiamo anche i subvedenti”

MILANO. La bozza del progetto “Banca degli ausili”

In Italia l’1% della popolazione soffre di problemi alla vista. Ecco la stima fatta dall’ANS, l’associazione nazionale subvedenti (www.subvedenti.it),

onlus di volontariato, con sede a Milano, che dal 1970 assiste e informa senza scopo di lucro tutti coloro che si trovano a vivere la realtà dell´ipovisione.

L’associazione ha avviato anche un progetto per fornire ai subvedenti ausili per la vista in prestito.

“I nostri utenti non sono i ciechi (già bene assistiti dall’Unione Italiana Ciechi), ma chi ci vede poco – spiega Gianni Nanino, un volontario della onlus

- che molto trasversalmente colpisce tutta la popolazione, dai bambini con problemi dalla nascita, agli adulti con malattie acquisite, agli anziani per

ovvie degenerazioni visive dovute all’età. Il progetto comporta un investimento di 200mila euro e cerchiamo degli sponsor per realizzarlo”.

“Con il Servizio Tommaso – aggiunge – mettiamo già a disposizione gratuitamente ausili come lenti, ingranditori tascabili, software per il computer che

aiutano le persone ad affrontare l’ipovedenza, rendendole un po’ più autonome. Non c’è nessuno in Italia che abbia messo insieme questi strumenti. E adesso

vorremmo creare una vera e propria Banca degli ausili per dare ai subvedenti queste attrezzature, creando uno stock di magazzino da poter dare in prestito

in attesa che il Servizio sanitario nazionale dia alle persone l’opportunità di comprarle”.

Che cos’è L´ANS.

Le finalità:

L´integrazione scolastica, l´inserimento lavorativo, l´addestramento all´uso del computer e al conseguimento della patente informatica europea (ECDL),

la conoscenza della tecnologia assistiva attraverso l´ausilioteca A.N.S. “servizio Tommaso!”, l´attenzione verso l´accessibilità e usabilità delle risorse

culturali e la cultura dell´ipovisione come risorsa vitale che porta all´integrazione sociale e all´autonomia quotidiana, rappresentano gli interessi e

gli obiettivi di tutte le attività associative.

I Servizi:

1. Seminari informativi-formativi e consulenze individuali sulla disabilità visiva per:

* Educatori

* Insegnanti

* Genitori

* Studenti universitari

* Operatori sociali

* Volontari

* Datori di lavoro

* Personale ASL e dei Centri per l´Impiego

2. Sostegno all’integrazione scolastica e orientamento professionale:

* Percorso di sostegno pedagogico/didattico finalizzato all´inclusione scolastica di alunni con disabilità visiva (dalla materna all´università)

* Formazione per insegnanti

* Collaborazione con docenti per un´inclusione di qualità

3. Corsi di informatica (individuali o di gruppo) anche finalizzati al conseguimento della patente informatica ECDL:

* Alfabetizzazione informatica per disabili visivi

* Corsi avanzati

* Brevi corsi di formazione per la personalizzazione del sistema operativo e della visualizzazione degli applicativi

* Sede d´esami per patente ECDL per disabili visivi

* Corsi di formazione su accessibilità e fruibilità del web

* Corsi di formazione sull´utilizzo di servizio on-line

* Corsi di formazione sulle barriere sensoriali

4. Prova e dimostrazione di Ausili – Servizio “Tommaso!” www.subvedenti.it/Tommaso

* Conoscere provare e confrontare, su appuntamento, gli ausili tiflo-tecnici e tiflo-informatici prima di un acquisto o della richiesta di fornitura all’ASL;

uno spazio di libero confronto tra gli ausili e i loro utilizzatori; delle occasioni in cui provare e ricevere informazioni sui prodotti che interessano

* Fornire un´adeguata documentazione sui prodotti in commercio

* Fornire informazioni circa la possibilità di ottenere la strumentazione per gli aventi diritto attraverso il sistema sanitario nazionale

* Favorire lo scambio di conoscenze e competenze circa l´utilizzo degli strumenti

Ausili disponibili: circa 150 strumenti tra ausili ottici, elettronici ed informatici, hardware e software: monocolini, lenti d´ingrandimento, videoingranditori

da tavolo, portatili, tascabili e combinati, software ingrandenti, screen-reader, software e dispositivi per la conversione del testo cartaceo in formato

elettronico e altro ancora.

5. Consulenza/assistenza su normativa e pratiche amministrative.

6. Consulenza ai web designer per la realizzazione di “siti web” completamente “accessibili e usabili” in applicazione della legge n. 4/2004 (legge “Stanca”).

7. Consulenza per la conversione dei materiali di studio da formato testo a formato audio (servizio RoboBraille)

8. Sezione Ipovedenti presso la biblioteca comunale Valvassori Peroni di Milano: un ambiente dedicato dove tutti coloro che hanno una qualsiasi difficoltà

visiva avranno a loro disposizione operatori ANS.

Affari Italiani del 26-01-2010

“Non solo ciechi, aiutiamo anche i subvedenti”

MILANO. La bozza del progetto “Banca degli ausili”

In Italia l’1% della popolazione soffre di problemi alla vista. Ecco la stima fatta dall’ANS, l’associazione nazionale subvedenti (www.subvedenti.it),

onlus di volontariato, con sede a Milano, che dal 1970 assiste e informa senza scopo di lucro tutti coloro che si trovano a vivere la realtà dell´ipovisione.

L’associazione ha avviato anche un progetto per fornire ai subvedenti ausili per la vista in prestito.

“I nostri utenti non sono i ciechi (già bene assistiti dall’Unione Italiana Ciechi), ma chi ci vede poco – spiega Gianni Nanino, un volontario della onlus

- che molto trasversalmente colpisce tutta la popolazione, dai bambini con problemi dalla nascita, agli adulti con malattie acquisite, agli anziani per

ovvie degenerazioni visive dovute all’età. Il progetto comporta un investimento di 200mila euro e cerchiamo degli sponsor per realizzarlo”.

“Con il Servizio Tommaso – aggiunge – mettiamo già a disposizione gratuitamente ausili come lenti, ingranditori tascabili, software per il computer che

aiutano le persone ad affrontare l’ipovedenza, rendendole un po’ più autonome. Non c’è nessuno in Italia che abbia messo insieme questi strumenti. E adesso

vorremmo creare una vera e propria Banca degli ausili per dare ai subvedenti queste attrezzature, creando uno stock di magazzino da poter dare in prestito

in attesa che il Servizio sanitario nazionale dia alle persone l’opportunità di comprarle”.

Che cos’è L´ANS.

Le finalità:

L´integrazione scolastica, l´inserimento lavorativo, l´addestramento all´uso del computer e al conseguimento della patente informatica europea (ECDL),

la conoscenza della tecnologia assistiva attraverso l´ausilioteca A.N.S. “servizio Tommaso!”, l´attenzione verso l´accessibilità e usabilità delle risorse

culturali e la cultura dell´ipovisione come risorsa vitale che porta all´integrazione sociale e all´autonomia quotidiana, rappresentano gli interessi e

gli obiettivi di tutte le attività associative.

I Servizi:

1. Seminari informativi-formativi e consulenze individuali sulla disabilità visiva per:

* Educatori

* Insegnanti

* Genitori

* Studenti universitari

* Operatori sociali

* Volontari

* Datori di lavoro

* Personale ASL e dei Centri per l´Impiego

2. Sostegno all’integrazione scolastica e orientamento professionale:

* Percorso di sostegno pedagogico/didattico finalizzato all´inclusione scolastica di alunni con disabilità visiva (dalla materna all´università)

* Formazione per insegnanti

* Collaborazione con docenti per un´inclusione di qualità

3. Corsi di informatica (individuali o di gruppo) anche finalizzati al conseguimento della patente informatica ECDL:

* Alfabetizzazione informatica per disabili visivi

* Corsi avanzati

* Brevi corsi di formazione per la personalizzazione del sistema operativo e della visualizzazione degli applicativi

* Sede d´esami per patente ECDL per disabili visivi

* Corsi di formazione su accessibilità e fruibilità del web

* Corsi di formazione sull´utilizzo di servizio on-line

* Corsi di formazione sulle barriere sensoriali

4. Prova e dimostrazione di Ausili – Servizio “Tommaso!” www.subvedenti.it/Tommaso

* Conoscere provare e confrontare, su appuntamento, gli ausili tiflo-tecnici e tiflo-informatici prima di un acquisto o della richiesta di fornitura all’ASL;

uno spazio di libero confronto tra gli ausili e i loro utilizzatori; delle occasioni in cui provare e ricevere informazioni sui prodotti che interessano

* Fornire un´adeguata documentazione sui prodotti in commercio

* Fornire informazioni circa la possibilità di ottenere la strumentazione per gli aventi diritto attraverso il sistema sanitario nazionale

* Favorire lo scambio di conoscenze e competenze circa l´utilizzo degli strumenti

Ausili disponibili: circa 150 strumenti tra ausili ottici, elettronici ed informatici, hardware e software: monocolini, lenti d´ingrandimento, videoingranditori

da tavolo, portatili, tascabili e combinati, software ingrandenti, screen-reader, software e dispositivi per la conversione del testo cartaceo in formato

elettronico e altro ancora.

5. Consulenza/assistenza su normativa e pratiche amministrative.

6. Consulenza ai web designer per la realizzazione di “siti web” completamente “accessibili e usabili” in applicazione della legge n. 4/2004 (legge “Stanca”).

7. Consulenza per la conversione dei materiali di studio da formato testo a formato audio (servizio RoboBraille)

8. Sezione Ipovedenti presso la biblioteca comunale Valvassori Peroni di Milano: un ambiente dedicato dove tutti coloro che hanno una qualsiasi difficoltà

visiva avranno a loro disposizione operatori ANS.


gen 26 2010

Uno schiaffo ai nonvedenti

Tag: Audiolibri, Esperienzepatrizia @ 10:29 am

Pubblico questo articolo, non solo per portare alla conoscenza di tutti una simile realtà, ma anche per invitare chi lo desiderasse, a sostenere con un semplice messaggio, questo ragazzo che si trova a dover combattere quotidianamente con situazioni tanto assurde e che lo ostacolano forse più della malattia stessa.

Il Gazzettino del 25-01-2010

Uno schiaffo ai non vedenti

Tagliato il “Libro parlato”. Permetteva agli studenti ciechi di studiare. La storia di Stefano, iscritto all´Università, già una laurea con 110 e lode:

«Discriminati»

PADOVA. Hanno chiuso la struttura di Padova del “Libro parlato”. Era un servizio che registrava su cassette audio e cd-mp3 libri per persone ipo e non

vedenti a prestito gratuito. Si trovava in via Braille ed era l´unica sede del Veneto. Dal 31 dicembre scorso le due dipendenti, una delle quali non vedente,

sono state licenziate. Stessa sorte per i numerosi volontari che registravano, lasciati a casa nonostante l´esperienza maturata in anni di collaborazione.

«Ho telefonato a Roma e Giacomo Elmi, capo servizio del Centro nazionale del “Libro parlato” – racconta Stefano Miotti, 31 anni, di San Giorgio in Bosco

- Dopo diversi tentativi di chiarimento mi è stato riferito che sono diminuiti i finanziamenti dello Stato. Tra le varie strutture hanno deciso di sacrificare

quella in Veneto, perché è una regione più ricca delle altre. I nostri politici parlano tanto di difendere gli interessi del territorio, ma poi spariscono

servizi storici e di civiltà come questo. Sto facendo una raccolta di firme perché venga ripristinato. Per chi fosse interessato mi contatti alla mail

stefanovick@libero.it».

Stefano è iscritto all´Università di Padova. Il dieci febbraio ha un esame ma non riesce a studiare su un libro normale. Purtroppo, una decina di anni

fa la sua vista è fortemente diminuita a causa di una malattia, la retinite pigmentosa, che non gli ha però impedito di laurearsi in lingue con centodieci

e lode, di trovarsi un lavoro anche se a termine e di assecondare il suo amore per la storia iscrivendosi ad una seconda laurea.

Ce l´ha fatta anche grazie all´aiuto del “Libro parlato”, ma ora questo servizio è stato soppresso. «Ci sono tante persone nelle mie stesse condizioni

- prosegue Stefano – Il libro che mi serve è già stato registrato, ma da quando hanno chiuso il servizio è diventato inaccessibile anche l´archivio. Anche

l´Università di Padova ha un servizio di scannerizzazione testi, per aiutare gli studenti in difficoltà. Ma non si può paragonare all´alta qualità che

garantiva il “Libro parlato”. Siamo di fronte ad una grave discriminazione».


gen 21 2010

Stefano Benni: “Ridere non è un crimine”

Tag: Intervistedaniela @ 11:08 am

“Non bisogna avere paura dell’ironia, alle persone disabili piace. Il vero dramma è la solitudine, la malattia che la tecnologia non riesce a combattere”. Intervista allo scrittore bolognese sul numero zero di Superabile Magazine

ROMA – Anziani, malati di morbo dolce, ragazzi di periferia, orfani impegnati in scalmanate partite di pallastrada. Sono tanti i personaggi che Stefano Benni ha creato in questi anni per raccontare quello che alcuni chiamano l’universo sociale e altri semplicemente la vita. Ma la struggente vicenda di Achille piè veloce, che vive le tristezze dell’oggi con la passione ardente degli eroi omerici, è valsa allo scrittore bolognese l’elezione a moderno cantore della disabilità. E infatti quando si parla della necessità di promuovere una rappresentazione delle persone disabili nella letteratura senza né stucchevolezza né pietismo si pensa subito a lui, a Stefano Benni, che ha saputo regalarci un carattere difficile e complesso che non è facile amare ed è impossibile dimenticare. Ma l’impegno dello scrittore a favore dei diritti è più ampio. Infatti, associando il suo nome alla parola “disabilità” sui motori di ricerca internet saltano fuori “Fashionable”, una sfilata di moda con modelle disabili promossa dall’Aias di Bologna, e la “Pallastrada”, l’iniziativa organizzata dal Centro documentazione handicap di Bologna prendendo spunto dal gioco praticato dai protagonisti del suo romanzo “La compagnia dei Celestini”. L’intervista si trova sul numero zero di Superabile Magazine, la nuova rivista dell’Inail dedicata alla disabilità.

Stefano Benni perché ha deciso di parlare di disabilità in uno dei suoi libri e da dove nasce il personaggio di Achille?
“L’ho conosciuto veramente e, quando è morto, mi è mancato e ho voluto raccontare la nostra amicizia, anche se trasfigurandola letterariamente. E così, anche se molte cose sono inventate e ricreate nel libro, al centro c’è il ricordo di una persona vera”.

Achille rischia di finire i suoi giorni in una clinica privata, Elianto, il protagonista di un altro suo libro, è ammalato del misterioso “morbo dolce” ed è recluso a Villa Bacilla. Come mai tanto isolamento e segregazione nella vita dei suoi personaggi?
“La solitudine è un problema di questi anni Duemila proprio perché, nel tempo della globalità’, della tecnologia comunicativa’ di internet e dei cellulari, se ne parla come di una malattia debellata. Invece, vedo ancora tanta solitudine intorno a me. Quanto alla solitudine nella malattia è una condizione dolorosa, ma c’è chi combatte e c’è chi è pronto ad aiutarti. È un viaggio nel coraggio, nei mille modi in cui si riesce a vivere il dolore insieme agli altri e a non accontentarsi solo di compassione”.

In generale i libri sull’handicap sono quasi sempre crudi, realistici, autobiografici, solo raramente umoristici e quasi mai visionari. E’ possibile ridere della disabilità?
“Sì, credo che alle persone disabili piaccia l’ironia. Hanno voglia di ridere, di prendersi in giro e di prendere in giro. Questo almeno è quanto ho vissuto io personalmente. L’Achille del mio libro amava sopratutto scherzare e ridere. Ovviamente tutto questo va fatto con rispetto. Alcuni genitori di ragazzi disabili, ad esempio, sono in difficoltà di fronte all’allegria sfrenata e all’eros che talvolta erompe dai loro figli. Capisco e rispetto la loro difficoltà. Ma la risata e la sessualità fanno parte del desiderio di una vita intera”.

Dall’Aias al Centro documentazione handicap di Bologna, come mai questo impegno a fianco delle organizzazioni che si occupano di disabilità?
“Non lo so. Forse nei miei romanzi parlo spesso di chi è in difficoltà, di quelli che non hanno potere. Perciò mi capita di venir chiamato a partecipare al lavoro di persone che si battono a favore dei deboli, dagli immigrati ai minori abbandonati, dai disabili ai cosiddetti malati mentali. Lo faccio sempre con faticosa gioia, anche se c’è chi fa molto più di me e se per vincere certe durissime
ingiustizie non basta certo un libro”.

Ci può raccontare qualcosa dei personaggi del suo ultimo libro “Pane e tempesta”, uscito da poco per Feltrinelli?
“Parla molto di vecchi. E i vecchi, in una società dell’avidità e dell’efficienza, o sono vecchi politicanti potenti coi capelli finti, o vengono messi da parte. Molti di loro combattono la solitudine stando insieme, con filosofica allegria. Riescono a invecchiare senza isolarsi, senza diventare irosi o egoisti. E io adesso sto davanti alla mia vecchiaia, non solo a quella degli altri. Vorrei invecchiare come alcuni che ho conosciuto, non certo come i politici”. Per leggere, scaricare o ricevere il magazine: http://www.superabile.it/. (ap)

Press-IN anno II / n. 127

Redattore Sociale del 20-01-2010


gen 21 2010

Così la nuova letteratura per ragazzi racconta la disabilità

Tag: Esperienze, Genova e dintornidaniela @ 10:55 am

Non vogliono né impietosire né commuovere, ma favorire l’incontro con la diversità. Sono gli eroi “speciali” delle fiabe. E i piccoli editori osano. Inchiesta sul numero zero di Superabile Magazine ROMA

 L’avventuroso viaggio di “Clara va al mare”, una bambina down che una mattina d’estate fugge dalla famiglia e dal centro educativo per raggiungere, da sola, la spiaggia. Le gesta di “Mio fratello Simple”, ventitré anni anagrafici e solo tre cerebrali, che con la sua arguta semplicità e l’aiuto del suo inseparabile coniglio di pezza il signor Migliotiglio riesce a svelare ciò che è sotto gli occhi di tutti, ma che nessuno riesce a vedere. Le giornate dell’”Ultimo della classe”, che è sempre l’ultimo a finire il dettato, l’ultimo a imparare i numeri, l’ultimo dell’ultimo banco, ma a guardar bene si scopre che, in fondo, non è poi così diverso dagli altri compagni. Sono tante le storie, i personaggi, le immagini che la letteratura per ragazzi degli ultimi anni ha prodotto per raccontare la disabilità con toni di volta in volta poetici, malinconici, satirici ma mai stucchevoli o pietistici. E’ questo il tema dell’inchiesta al centro del numero zero di Superabile Magazine, la nuova rivista dell’Inail dedicata alla disabilità (vedi lancio precedente). “I libri sono degli aiutanti magici, che riescono a raccontare in modo lieve anche ciò che fa venire un nodo alla gola”, spiega Silvana Sola, pedagogista e fondatrice della libreria per ragazzi Giannino Stoppani di Bologna, che ha curato l’antologia “La differenza non è una sottrazione”, ideata dalla Ibby Italia in collaborazione con Lapis edizioni. Il volume, uscito da poco, è stato voluto dalla sezione italiana dell’International board on books for young people con l’obiettivo di offrire un insieme di contributi critici, testimonianze, esperienze provenienti da realtà culturali diverse sul tema della disabilità nei libri per ragazzi. “Si tratta di scrittori a tutti gli effetti, che prescindono dalla morale di stampo ottocentesco e non cadono nella trappola del politicamente corretto”, spiega Pino Boero, docente di Letteratura per l’infanzia all’Università di Genova. Ma se la sensibilità nei confronti degli altri si è accentuata con gli anni, i personaggi disabili fanno parte del patrimonio delle fiabe popolari dalla notte dei tempi. Uno su tutti “Il gobbo di Notre dame”. Per caso o per passione, comunque, sono sempre di più i libri per bambini o per ragazzi che trattano di disabilità pubblicati negli ultimi anni. Sono tanti, infatti, gli editori che hanno arricchito i propri cataloghi di titoli che, oltre a intrattenere, hanno l’ambizione di far comprendere ai più piccoli che la vita è ricca di differenze e che la disabilità ne fa parte a tutti gli effetti. C’è qualcuno, poi, che di questa scelta ne ha fatto una vera missione editoriale. È il caso di Fatatrac di Firenze il 30% dei titoli pubblicati ogni anno parla in maniera esplicita di diversità e suoi sono “I suoni che non ho mai sentito”, “Amiche d’ombra”, “Il bello dell’ombrello” e la novità editoriale del 2010 “Adabbracciarnessuno” e della collana “Lo specchio magico” della casa editrice Città Aperta di Enna che, dopo “La bambina che non parlava mai”, “Gesù Betz”, “Stelle di nebbia” e “Gabriele che non vola”, ha in cantiere per l’anno nuovo “999 piedi”. Per leggere, scaricare o ricevere il magazine http://www.superabile.it/. (ap)

Press-IN anno II / n. 128

Redattore Sociale del 20-01-2010


gen 21 2010

Nasce Superabile Magazine

Tag: Ausili per disabili e ricerca scientificapatrizia @ 10:02 am

Redattore Sociale del 20-01-2010

Nasce Superabile Magazine, mensile dell’Inail sulla disabilità

Nel numero zero fari puntati sulla letteratura per ragazzi. Si parla anche di insegnanti di sostegno, vacanze sulla neve, basket in carrozzina. Intervista

esclusiva a Stefano Benni. Carletti: “Vogliamo portare alla ribalta un mondo ricco di potenzialità”

ROMA. Pronti, ai posti di partenza, via! Nasce Superabile Magazine, il nuovo mensile dell’Inail dedicato alla disabilità. Nel numero zero, una sorta di

“sperimentazione” in vista del lancio ufficiale della rivista che avverrà entro i primi mesi del 2010, fari puntati su come la nuova letteratura per bambini

e ragazzi affronta il tema della disabilità. Si parla inoltre di integrazione scolastica ai tempi della riforma del ministro Gelmini, di insegnanti di

sostegno, vacanze sulla neve, basket in carrozzina e altro ancora. E, per finire, un’intervista in esclusiva a Stefano Benni. Come dice lo stesso scrittore

bolognese, autore di “Achille piè veloce” (un personaggio affetto da una strana malattia che vive chiuso nella semioscurità della sua stanza e comunica

quasi esclusivamente con un computer), alle persone disabili piace l’ironia. “Hanno voglia di ridere, di prendersi in giro e di prendere in giro. Questo

almeno è quanto ho vissuto io personalmente”.

All’interno del mensile si troveranno sempre notizie, interviste e approfondimenti sull’attualità, lo sport, la cultura, i viaggi e il tempo libero. Uno

spazio particolare rivestiranno le inchieste, le recensioni di libri e film, i racconti fotografici. Non mancheranno le curiosità, le vignette, le risposte

degli esperti e le rubriche su previdenza e assistenza, barriere, novità legislative e diritti. Il periodico vuole dare voce sia alle istituzioni sia alle

associazioni, senza dimenticare i personaggi e i singoli individui. La rivista si propone di affrontare la disabilità sotto molteplici aspetti da quello

sanitario a quello scientifico e sociologico, da quello culturale a quello tecnologico e comunicativo , favorendo il dibattito e il confronto tra i diversi

punti di vista in gioco.

“Ci sono temi e situazioni che spesso, se non vivi in modo diretto, ti possono scorrere a fianco e neppure te ne accorgi scrive nell’editoriale il direttore

della rivista Mario Carletti, che è anche a capo della direzione centrale Riabilitazione e protesi dell’Inail . Poi un incontro o un fatto casuale ti aprono

la porta su una realtà che probabilmente già percepivi ma che concretamente mai si era presentata così diretta, cosi forte, così dura. L’idea di Superabile

Magazine nasce da questa volontà di portare alla ribalta temi, esperienze di vita, problemi e soluzioni, buone prassi e barriere vetuste, sentimenti e

proposte di un mondo reale, vivo e ricco di potenzialità”. La rivista si affianca all’esperienza ormai decennale di Superabile.it, il contact center integrato

per la disabilità dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro. Ma “questo numero zero”, su carta, “ha per noi un sapore

particolare: quello della novità”, conclude Carletti. Per leggere, scaricare o ricevere il periodico http://www.superabile.it/web/it/Home/. (mt)


gen 21 2010

Lenti intraoculari in aiuto degli ipovedenti

Tag: Ausili per disabili e ricerca scientificapatrizia @ 9:55 am

Il Gazzettino del 20-01-2010

Lenti intraoculari per restituire la vista ai pazienti ipovedenti

PADOVA. Lenti intraoculari per restituire la vista ai pazienti ipovedenti: le sta sperimentando l’équipe del dottor Alessandro Galan, direttore del Centro

oculistico San Paolo insediato al secondo piano dell’Ospedale Sant’Antonio. Le speciali lenti artificiali, che riproducono un telescopio galileiano, ingrandiscono

leggermente l’immagine e la deviano in una zona sana della retina: questa diventa una sorta di nuova “macula” che offre una visione significativamente

migliore. Una biconcava e una biconvessa, inserite nella parte anteriore e posteriore dell´iride, vengono impiegate negli occhi stanchi degli anziani affetti

da maculopatia senile. I “quasi c iechi” recuperano così una parziale capacità visiva, quella che consente loro di non fare una vita da reclusi dovendosi

destreggiare tra ombre indistinte, ma di riuscire a riconoscere persone e oggetti, potendo tornare ad una vita di relazione. Il trattamento, eseguibile

in day-surgery senza necessità di ricovero ospedaliero, viene realizzato in sinergia con il Centro regionale di riabilitazione visiva degli ipovedenti

diretto dal dottor Giovanni Sato con sede al Configliachi. San Paolo, centro pubblico oftalmologico dell’Ulss 16, è dotato di laser di ultimissima generazione

che, in nove mesi, hanno consentito di effettuare oltre 150 interventi con apparecchi ad eccimeri e femtolaser per la chirurgia refrattiva e corneale:

obiettivo, curare i principali difetti dell’occhio, dalla miopia all’ipermetropia, dall’astigmatismo all’opacità. Di recente istituzione un ambulatorio

oculistico per le miodesopsie, più disturbo che malattia vera e propria: le cosiddette “mosche volanti” c he ostacolano la normale visione, per ristabilire

la quale è stato individuato uno staff medico ed ortottico dedicato. «Ogni anno compiamo circa tremila interventi di cataratta in regime ambulatoriale

- ricorda Galan – della micro-durata di dieci minuti mediante piccolissime incisioni corneali sotto i due millimetri, senza esami preoperatori, anestesia

con solo collirio, biometria laser, impiego di lentine intraoculari iniettabili, nessun punto di sutura e riabilitazione immediata del paziente. Inoltre,

effettuiamo cento trapianti di cornea l’anno con anestesia loco-regionale e avanzatissime tecniche chirurgiche». E’ qui che vengono sperimentati trapianti

di cellule staminali epiteliali, curate patologie dell’occhio conseguenti a traumi, ustioni, danneggiamento da sostanze chimiche.


gen 20 2010

I disabili “snobbati” dalla pubblicità

Tag: Eventipatrizia @ 11:56 am

MILANO – Snobbati dalla pubblicita’, costretti ad affidarsi al passaparola per scambiarsi informazioni sui servizi, in guerra costante con il ‘digital divide’.

I disabili vivono cosi’ il mondo della comunicazione. Un universo che resta ancora troppo distante dalle loro esigenze e che spesso sembra rappresentarli

in maniera distorta. E’ quanto emerge dalla ricerca”Comunicare la disabilita”, condotta dall’Osservatorio nazionale permanente sulla comunicazione e la

disabilita’ della Fondazione universita’ Iulm su richiesta dell’assessorato alla Salute del Comune di Milano e presentata oggi al museo di Storia naturale

della metropoli.

L’occasione e’ l’inaugurazione di una mostra fotografica – ‘Un punto di vista. Viaggio fotografico attraverso i servizi dedicati ai cittadini milanesi disabili’

– composta da 150 scatti del fotografo Paolo Liaci. Nelle istantanee, raccolte in un volume pubblicato in 1.500 copie, sprazzi di vita quotidiana dei disabili

che usufruiscono dei servizi comunali, dai laboratori di ceramica alla pittura, dal teatro alla piscina. La mostra e’ gratuitamente aperta al pubblico

fino all’8 febbraio e, spiega l’assessorato in una nota, vuole essere “l’occasione per avviare un progetto piu’ ampio: richiamare l’attenzione della citta’

sui servizi e gli interventi dedicati dal Comune di Milano ai disabili milanesi”.

In questo contesto si inserisce anche il rapporto curato dall’osservatorio della Fondazione Iulm. Un disabile, spiega l’assessore Giampaolo Landi di Chiavenna,

chiede come noi “riconoscimento della propria soggettivita’, possibilita’ di esprimere le proprie potenzialita’, opportunita’ di vivere esperienze diversificate,

occasioni e contesti per costruire legami e affetti, oltre che il mantenimento della salute”. Un messaggio che, secondo l’indagine Iulm che ha coinvolto

circa 150 tra disabili, familiari e operatori, il mondo della comunicazione non ha ancora colto pienamente.

In primo luogo i disabili, si legge in una nota dell’osservatorio, “hanno troppo spesso difficolta’ ad accedere a notizie e servizi di pubblica utilita’

e alle opportunita’ esistenti, perche’ non adeguatamente comunicati”. E’ ancora il passaparola lo strumento piu’ efficace per ricevere informazioni su

servizi e prestazioni, anche se si fa sempre piu’ largo Internet.

E poi c’e’ la pubblicita’ che ancora non riesce a rappresentare realisticamente la disabilita’. Dall’analisi su un database di 26 mila messaggi pubblicitari

risulta che solo nel 3% degli spot commerciali italiani e’ presente un disabile, contro il 26% degli spot stranieri. Quanto agli spot sociali, quelli che

hanno per protagonisti solo persone con disabilita’ all’estero raggiungono quota 47% contro il 27% dell’Italia dove quasi nella meta’ dei casi compaiono

affiancati da persone normodotate.

Il messaggio poi, conclude il rapporto, oscilla da un uso eccessivo dell’immagine pietistica fino all’estremo opposto, quello del disabile ‘eroe’, alla

costante ricerca di una spettacolarizzazione eccessiva.

Per saperne di più visita anche

www.disablog.it


gen 19 2010

Morbido e soffice!

Tag: Interviste, Pet Therapy e cani guida, toppatrizia @ 11:34 am

Intervista a Alessio Persico

Nemo, Rosa, Meg, Max e Alessio. sono i cinque protagonisti di una storia dei nostri giorni. Unita, saltuariamente ad altri personaggi, che ogni giorno affrontano, con tante paure ma pur sempre con grande coraggio, le sfide che la vita gli mette davanti.

E’ una storia fatta di magie, di scoperte, di silenzi, di paure e vittorie, di leccatine, di carezze, di scodinzolamenti e di fusa, che lascia nel cuore un sentimento di amore e serenità, che difficilmente si cancellerà dalle nostre anime.

Ci siamo rivolti, per narrare questa storia, all’unico dei cinque di questa strana compagnia, che gode del dono della parola, Alessio, ma che si fa portavoce di tutti gli altri che riescono in ugual misura ad esser presenti e partecipi, in tutto il loro splendore.

La nostra storia inizia una mattina di Luglio, Alessio e Nemo arrivano, in Cooperativa, portando una ventata di novità

Ciao Alessio raccontaci qualcosa di te

 Ciao ragazzi! ho 37 anni sono nato  a  Genova  e vivo in questa città da sempre. Come studi ho conseguito la maturità magistrale, dopo di che, invece di iscrivermi all’università ho iniziato a lavorare nell’ambito sociale, con  varie esperienze in scuole materne  e asili nido. Successivamente ho incominciato a lavorare con i cavalli, inizialmente con l’associazione Ariosto,(vedi link intervista) quando ancora però non era così famosa, facevamo attività equestre con i ragazzi disabili.

 In seguito ho conosciuto il Chiossone e  ho fatto un corso per diventare operatore delle disabilita visive finalizzato, in realtà a formare personale da inserire  all’interno dell’istituto,  quindi poi ho intrapreso il mio percorso sia lavorativo che formativo all’interno di esso.

Io nasco come riabilitatore delle disabilita visive, ma in realtà, in questi 12 anni passati all’ interno del Chiossone, mi sono specializzato in più ambiti,  tra cui anche operatore di Acquaticita ,alla piscina della  Sciorba, con bambini disabili gravi, una specialità nata al Chiossone per movimento e stimolazioni visive in acqua. In seguito ho fatto un corso di “stimolazioni basali “, che sono tutte quelle stimolazioni  per bambini pluri disabili gravi, che passano attraverso il corpo con  l’utilizzo di materiali diversi.

Per ultimo ho fatto un corso di Pet Terapy, che è stato un percorso formativo, utilizzando un metodo particolare, che si chiama metodo del Negro, un metodo che è stato ideato all’interno della Fondazione Robert Hollman di Cannero: (http://www.intracon.it/centrohollman/ita/index2.htm).

La Fondazione è un centro di riabilitazione per non vedenti e ipovedenti, (simile al nostro Istituto David Chiossone di Genova), però loro al contrario di noi, si occupano solo di bambini piccoli.

Studiando il loro metodo, che è consolidato da più di 10 anni di esperienza nel campo della Pet Terapy, abbiamo deciso di avviare un percorso di studi che è durato circa un anno;

ci sono state difficoltà a far partire questo nuovo  progetto, infatti  dovevamo trovare gli animali e decidere anche sulla loro gestione. Nel frattempo il mio nucleo famigliare aumenta con l’arrivo di due gatti, Max e Meg, pensai che mi potevano venire utili in futuro per essere inseriti  all’interno dell’ attività.

Forse non sapete, che in Italia  il nome Pet terapy, tutt’oggi apre, una serie di controversie: non si capisce chi veramente può praticarla. Ci sono educatori cinofili che la praticano, o la gente più svariata, specializzata solo in cani, che lavorano con bambini disabili, e il risultato può anche causare  danni ai pazienti.

 Come si può tutelare quest’assenza di norme?

 Stanno cercando di creare un percorso di studi con una metodologia, delle linee guida su chi deve portare avanti questo tipo di servizio, chi la deve fare, come la deve fare e con che criteri.

Il metodo che uso io parte da questo presupposto:  chi fa pet terapy è un riabilitatore, quindi, se io lavoro e tratto con i disabili visivi, devo essere un riabilitatore per disabili visivi. Devo avere una base teorica e pratica sul paziente, con un fondamento e solo in seguito aggiungo la pet terapy. Nel mio lavoro quotidiano perciò posso così farmi aiutare dagli animali per quanto riguarda gli aspetti relazionali.

 Ma quando hai incominciato a lavorare con gli animali?

 Ho incominciato a lavorare con un cane di un mio amico che conoscevo molto bene,valutandolo idoneo a svolgere tale l’attività. In seguito visto i successi ottenuti, insieme all’ente Chiossone si è pensato di investire nel progetto di prendere in carico degli animali; è stato così scelto Nemo, un cagnolino piccolo e nero, selezionato dall’associazione Robert Hollman  che ha inventato il metodo. L’unica incognita è che era cucciolo, mentre per questo tipo di lavoro si scelgono cani adulti già formati caratterialmente , perché si può vedere meglio l’impronta della sua indole. Avendo  preso un cucciolo ho avuto la possibilità di crescerlo di seguirlo sempre. Di fatto Nemo è un cane bravissimo e lo scopro ogni giorno di più. L’unica difetto è che essendo piccolo,  ha paura che qualcuno lo calpesti e quindi ha un modo di abbaiare fastidioso, ma lui è un cane che in stanza con i ragazzi  è fantastico.

 Parlami dei tuoi amici

E’ tre anni  che Nemo è con noi, ma che lavora effettivamente è un anno e mezzo. Poi è arrivata Rosa,un Cavalier King, al contrario del caso precedente la sua è stata una scelta mirata, infatti  aveva già 5 anni quando ci è stata donata da un allevatore. A me serviva un cane che si potesse gestire facilmente e Rosa ha tutte queste caratteristiche: la posso utilizzare  con i pluridisabili gravi,  metterla tranquillamente in braccio ai bambini, e un cane con il pelo lungo a differenza  dell’altro a pelo corto, per far sentire quindi la differenza di morbidezza al tatto.

La prerogativa in questo lavoro è che gli animali in generale devono vivere con il terapeuta che lavora con loro, quindi vivono a casa mia e sono io che mi occupo di loro.

  Quindi fammi capire, si sfata  anche un po’ l’idea che un cane non deve essere per forza di razza, Nemo meticcio ?

 Assolutamente si, ci sono delle razze senza dubbio più predisposte, come il Cavalier King , un cane molto tranquillo, i Labrador tendenzialmente lo sono anche se hanno esigenze diverse, perché nascono come cani da caccia, da riporto e hanno bisogno di correre, caratterialmente sono buoni come lo sono i Golden Retriver.

Per la Pet terapy, il carattere di un cane si conosce solo quando è adulto, all’incirca all’età di due anni.
Io non penso di essere un tuttologo. Io mi occupo di tutto ciò che riguarda la relazione tra animale e  bambino, per quanto riguarda invece la cura dell’animale e la sua scelta, mi appoggio a persone specializzate, come il veterinario che si occupa della sua buona salute della sua idoneità per poter lavorare con i bambini. Poi ci sono dei veterinari comportamentismi che si occupano di valutarne il carattere. Noi ci appoggiamo molto all’università di Pisa hanno parecchia esperienza in questi campi e hanno personale qualificato per fare questo tipo di lavoro, Nemo ad esempio è stato seguito da loro.

I gatti sono gatti normalissimi presi al gattile, si adattano benissimo viaggiano con me in macchina in moto, e sono stati anch’essi valutati idonei a svolgere questo tipo di “compito” .

 Esiste un addestramento per gli animali per questo lavoro?

 No non esiste i cani non vengono addestrati, per cui non c’è forzatura, è una libera relazione, se i cani e i gatti  vogliono interagire con il bambino lo fanno oppure no e viceversa se il bambino non ne ha voglia si fa dell’altro.

 come si svolge  una seduta di pet terapy?

 

Con i gatti ho dovuto rispettare il loro tempi diversi dai cani, nel senso che sono territoriali , il cane te lo porti dietro perché tu sei il padrone e lui sta con te, i gatti devono prima sperimentare capire il territorio.

Quando ho deciso di inserire i gatti in attività, gli ho portati un mese prima di incominciare a lavorare con i bambini, in cui loro stavano in stanza, poi ho incominciato a stare io con loro in modo che quando è entrato il bambino loro erano gia a loro agio, conoscevano gia l’ambiente e quindi hanno avuto più facilità a relazionarsi.

 Che ruolo svolge la  pet terapy nell’ambito della  riabilitazione? Quali sono i suoi  obbiettivi e quali i risultati?

 In realtà la pet terapy va ad agire su tutto ciò che  riguarda tutti gli aspetti e i problemi che si anno nella relazione, gli animali facilitano la relazione tra bambino e riabilitatore,perché gli animali hanno un modo di comunicare molto più semplice molto più diretto e lineare, e questo fa si che il bambino mettendosi in relazione con l’animale poi entri anche in relazione con il riabilitatore e quindi quello che io voglio raggiungere, gli scopi che mi sono prefissato con l’aiuto dei miei piccoli collaboratori gli raggiungo più facilmente che con l’approccio diretto solo con il paziente.

Quanto è difficile instaurare un rapporto tra animale e paziente, e come si superano le eventuali difficoltà?

Dipende un po’ dal tipo di relazione che ogni persona ha con gli animali e i suoi vissuti. Per la maggior parte dell’utenza che abbiamo noi è legata al fatto che non si conoscono, chi non ha un gatto in casa o un cane, difficilmente riesce a relazionarsi; tu per strada vai e la prima cosa che senti è il cane che abbaia, comunque ti mette un po’ di timore questa cosa. I gatti se non hai qualcuno che ha dei gatti molto buoni non riesci ad avvicinarli, sono in concretamente entità che tu non conosci .
Ho avuto ad esempio una ragazzina  non vedente, che aveva paura dei cani e dei gatti.  Ho deciso con lei di incominciare a lavorare tanto con i gatti, che mi  hanno permesso  un approccio più rispettoso dei tempi di questa ragazzina , abbiamo fatto tutto un lavoro di conoscenza, per cui seguendola piano piano si è avvicinata ai gatti e i gatti si sono avvicinati a lei, ha incominciato a toccarli pur avendo ottomila paure; con il tempo gli ho spiegato come erano fatti, le loro abitudini, e con il passare del tempo si è instaurata una relazione molto bella, cosa che avviene soprattutto con i gatti.
I gatti in questo  lavoro mi hanno stupito tantissimo hanno fatto cose che mai più avrei pensato che potessero fare. Con questa ragazzina non vedente la gatta femmina si faceva trovare sempre nello stesso punto. Noi entravamo in stanza la prima cosa che si faceva era sedersi sul tappeto e levarsi le scarpe, questa gatta si faceva trovare su un cuscino alla stessa distanza esatta  di un braccio dalla ragazzina, per cui  lei autonomamente sapeva che se la voleva toccare  bastava allungare il braccio. Non lo faceva con nessun altro.  

 Le differenze sostanziali tra l’approccio del paziente con il gatto o con il cane e con quale dei due animali è più difficile instaurare un rapporto di fiducia ?

 Il gatto e il cane hanno caratteristiche diverse, Difficilmente definisco il gatto come un animale indipendente,sono sicuramente più lenti ad entrare in relazione con la persona, il gatto deve essere lui motivato a venirti a cercare,il cane se c’è il padrone di mezzo fa le feste a tutti,è molto più partecipe; il gatto invece deve conoscerti deve prendere confidenza, anche se ci sono io per loro non è una cosa importante. I loro tempi sono sempre quelli che decidono loro. Proprio per questa loro prerogativa per alcuni bambini,funzionano meglio i gatti dei cani, tipo quelli che anno un’ agressività maggiore o sono esagitati, se gli mettessi  Rosa che si fa far di tutto senza protestare lo strapazzano;non va bene cosi perché  in vece i bambini devono imparare a relazionarsi con gli animali, se un bambino invece strapazza un gatto questo scappa e non si fa più trovare.

Io con alcuni bambini ho passato intere sedute senza che loro vedessero i gatti, perché  comunque entravano iniziavano a urlare a correre per la stanza e i gatti si nascondevano e non uscivano.

Piano piano lavorando con il bambino facendogli  capire che se lui sapeva aspettare il gatto sarebbe arrivato. Si ottengono però dei buoni risultati .

La differenza sostanziale è questa hanno caratteristiche caratteriali diverse quindi a seconda del bambino decido di lavorare con gatto o con il cane. Il gatto lo devi conquistare è un vera e propria conquista quando arriva a relazionarsi con te è proprio un a gioia immensa, magari hai passato 3 sedute senza neanche vederli ma sapendo che cerano,e adesso lo puoi toccare.

Lavori solo con bambini non vedenti  ?

Il mio lavoro è abbastanza difficile,  mi occupo di  bambini e pazienti che hanno problemi relazionali, a settembre parto con una serie di valutazioni con i bambini autistici, devo trovare un canale di comunicazione con questi pazienti e l’animale ti aiuta in questo,  non parlano,è tutta una comunicazione corporea, è tutto  basato sul contatto sulle sensazioni. Noi invece ci mettiamo di mezzo le parole complicando un po’ tutto in realtà , loro no , ti fanno capire le cose attraverso il loro corpo la loro gestualità.

Sembra quasi che gli animali parlano la stessa lingua di questi ragazzini?

 

Si è un rapporto completamente diverso e più facile in realtà, se noi imparassimo a non riempire troppo di parole ma se comunicassimo di più con attraverso il  corpo , sarebbe più facile. Tutti andiamo a sensazioni nella comunicazione, tutto è legato a come ti poni tu, a come si pone l’altro, è tutto un trasmettersi delle sensazioni molto forte .

Tornando all’inizio hai detto che hai lavorato prima con i cavalli perché non hai scelto di continuare a lavorare con loro e che differenza c’era?

In realtà noi come Istituto Chiossone ci siamo sempre appoggiati a loro e quindi non c’è mai stata questa esigenza.

Lavorare con il cavallo è una modalità completamente diversa, ti permette di esercitare  un controllo sull’animale, di essere tu a dver comandare il cavallo, nei movimenti, aumenta l’autostima la capacita del ragazzino di imporsi si instaura una bella relazione; ti permette di avere un contatto corporeo molto diretto.

 

Si può quasi dire che si può incominciare con i gatti e i cani per finire con il cavallo come terapia ?

 

Si è un percorso che ha un senso farlo cosi gradualmente si acquistano consapevolezze diverse. Con gli animali domestici hai una serie di protezioni che all’inizio ti aiutano come lavorare in un ambiente adatto confortevole, con i cavalli lavori all’aperto, c’è tutta una serie di variabili diverso, i cavalli mantengono più un carattere istintivo  forte, se si spaventano o c’è da scappare, scappano.

 Come vivono gli animali con il loro”lavoro” e se soffrono di stress e soprattutto come si manifesta lo stress in un animale?

Si stancano. Si stanca forse più Nemo che Rosa, perché non essendo  in casa è più allerta controlla ogni mio movimento per capire se esco dalla stanza, cosa faccio o cosa non faccio, per cui si stanca più facilmente e quando arriviamo a casa è bello morto. Per assurdo lui si stanca di più quando è in ufficio con me e non fa niente che quando è in stanza con i bambini,perché avendo stabilito un settin di un certo tipo e sapendo che li gli vengono richieste determinate cose, lui è molto spontaneo molto diretto  nel rapporto con i pazienti, perché sa che io sono li con lui e non me ne vado. Invece in ufficio sa che posso uscire, muovermi, e quindi si agita di più. Rosa non ha problemi ha un carattere diverso lei dorme ovunque dovunque la metti dorme e si stressa meno senz’altro. 

 Ho sentito che ci sono dei veterinari che si occupano dei cani stressati sono sempre li a Pisa?

Si, esiste questo centro nel quale l’animale viene visitato e curato in base al suo grado di stress.Solitamente è una terapia comportamentale, però a volte possono ricorrere a dei farmaci molto leggeri e adatti a loro, per aiutare a superare questo stress. In realtà la maggior parte dei problemi legati allo stress sono errori e comportamenti sbagliati dei padroni. Non rispettano i loro bisogni; fare lunghe passeggiate, portarlo fuori almeno tre volte al giorno,stare con loro e dedicargli del tempo.

Molte persone si limitano a lasciarli in giardino ore ore, convinti che se voglio “sporcare” hanno la possibilità di farlo, ma il giardino non è altro che un prolungamento di casa, il cane tenderà a sporcare poco perché comunque è il loro territorio. I maschi soprattutto hanno bisogno di uscire di sentire gli odori degli altri cani di marcare il loro territorio ed essere attivi.

Grazie Alessio per il tuo prezioso aiuto a farci comprendere meglio un lavoro così particolare che è davvero molto importante per aiutare tante persone che vivono quotidianamente molte difficoltà.

Crediamo che persone come te, possano davvero far vivere a loro esperienze uniche e bellissime.

Complimenti per aver fatto questa scielta!

Intervista a sei mani con Lucio, Daniela e Patrizia

 


gen 19 2010

Medici a quattro zampe

Tag: Pet Therapy e cani guidapatrizia @ 10:43 am

Il Corriere della Sera del 17-01-2010

I «service dog» in aiuto di malati e disabili. Non solo cani-guida: dagli Usa nuova tendenza

Utili anche a epilettici, diabetici, paraplegici

Ci sono quelli addestrati a portare al padrone la scatoletta dei farmaci. Altri invece, in caso di malore, recuperano un telefono portatile e chiamano

un numero d’emergenza premendo un tasto speciale o aprono la porta e accompagnano i soccorritori. Medici a quattro zampe, verrebbe da ribattezzarli senza

offesa per i camici bianchi bipedi. All’estero, i cani da ausilio sono ormai un’istituzione. E non parliamo soltanto della storica funzione di accompagnamento

dei ciechi.

I cani-guida sono stati i precursori e tuttora svolgono un ruolo fondamentale nella vita di migliaia di non vedenti o ipovedenti. In Svizzera, Germania

e Austria, nazioni «madrine» dei servizi di cani-guida, prima, ma soprattutto in Inghilterra e negli Stati Uniti, poi, gli amici dell’uomo si sono specializzati

e godono anche di uno status giuridico particolare. Cani da caccia che «fiutano» il tumore al polmone, alla mammella o alla vescica o che sono capaci di

prevedere un attacco epilettico hanno dato vita all’ipotesi di una «cinodiagnostica». La prestigiosa Mayo Clinic di Rochester, in Minnesota, ha dedicato

ai service dog un lungo articolo nella sua ultima newsletter, riconoscendone l’importanza in molte patologie.

Oltre ai cani che assistono i pazienti in carrozzina, ci sono i «Fido» specializzati per chi ha problemi di udito. Gli allevamenti statunitensi di organizzazioni

come Delta Society, International association of assistance dog partners o Service dog central forniscono addestramento specifico ai cani al servizio di

diabetici, autistici, malati di Alzheimer o di Parkinson o con problemi psichiatrici. I cani imparano così ad accorgersi quando il livello di zucchero

nel sangue è basso, annusando l’alito del padrone. Gli animali di taglia più robusta sono allenati anche come stunt-dog: si gettano davanti ai padroni

per attutire una caduta oppure riescono a rimetterli in equilibrio se barcollano.

E in Italia? Abbiamo una grande tradizione nel campo dei cani-guida per ciechi con due scuole nazionali: quella di Scandicci (Firenze), che nel 2009 ha

festeggiato gli 80 anni di vita, e il servizio cani guida Lions di Limbiate (Milano) la cui fondazione risale a cinquant’anni fa. Nel 2001, inoltre, la

Regione Sicilia ha istituito aMessina il Centro «Helen Keller» dell’Unione Italiana Ciechi. Sul versante dei serviceperò, siamo ancora indietro. Oltre

alla mancanza di una cultura diffusa e quindi di una richiesta da parte della gente, i centri non sono neppure attrezzati.

L’unico progetto pilota, è decollato a Scandicci nel 2008. Brina, un pastore tedesco di 10 anni, Ekimi, pastore svizzero di 2 e Leo un meticcio di 3 anni

hanno imparato a lavorare in team con i loro padroni, costretti su una sedia a rotelle: dall’apertura delle porte, all’uso del telesoccorso fornito dalla

Asl. A fine ottobre, le tre «coppie» hanno fatto una dimostrazione pubblica delle loro abilità. «Il progetto si concluderà quest’anno dice Massimo Baragli

e già una decina di disabili ne hanno fatto richiesta» .

Ruggiero Corcella


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