gen 19 2010

Invito speciale!

Tag: Pet Therapy e cani guidapatrizia @ 10:30 am

Questo è un invito speciale ad un convegno molto particolare ed interessante che si svolgerà il prossimo 6 febbraio sul tema della relazione uomo-animale dal punto di vista sociale.

Uno dei relatori sarà Silvia Olivotto, amica del nostro blog.

SILVIA OLIVOTTO, Presidente asd Passodopozampa®, Psicologa Psicoterapeuta, membro equipe Riabilitazione Equestre Circolo Ippico Entella, Tecnico della riabilitazione Equestre, Tecnico Federale di Equiturismo F.I.S.E. , specializz. Esperto in Pet – Therapy presso l’Università degli Studi di Genova, Referee Pet Operator in zooantropologia applicata

FISE REGIONE

LA RELAZIONE UOMO-ANIMALE COME VALORE SOCIALE: L’APPROCCIO ZOOANTROPOLOGICO ALLA PET THERAPY.

ESPERIENZE NAZIONALI E LIGURI A CONFRONTO.

GENOVA, 6 FEBBRAIO 2010

INVITO

BIBLIOTECA BERIO

SALA CHIERICI

16121 GENOVA, Via del Seminario, 16

Programma

Ore 14.00

Registrazione dei partecipanti

Ore 14.30

Apertura dei lavori con la presentazione da parte della Responsabile dei Servizi per Kira e del Presidente dell’associazione Passodopozampa®

Relatrice: SILVIA OLIVOTTO, Presidente asd Passodopozampa®, Psicologa Psicoterapeuta, membro equipe Riabilitazione Equestre Circolo Ippico Entella, Tecnico della riabilitazione Equestre, Tecnico Federale di Equiturismo F.I.S.E. , specializz. Esperto in Pet – Therapy presso l’Università degli Studi di Genova, Referee Pet Operator in zooantropologia applicata

Saluto del Presidente del Comitato Regionale Federazione Italiana Sport Equestri Liguria, GRAZIA BASANO REBAGLIATI

Primo ospite:

PAOLA ALLORI, Ricercatore Universitario Infantile, Cattedra di Neuropsichiatria Infantile, Università di Firenze; Coordinatore Tecnico Pratico e di Tirocinio Corso di Laurea in “Terapia della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva”; Docente e Membro del Comitato Ordinatore “Master Universitario di I Livello in Riabilitazione Equestre” Facoltà di Medicina e Chirurgia Università di Firenze; Membro del Comitato Direttivo —– Sezione per la Riabilitazione Equestre (“Sezione LRE”) della Associazione “Lapo” – Firenze.

“Applicazione della Riabilitazione Equestre nella Patologia Psichiatrica in Età Evolutiva”.

Ore 15.30

MARIA IGNAZIA MARRAS, Istruttore Federazione Italiana Sport Equestri, Istruttore Comitato Italiano Paralimpico per l’Equitazione, Animatore Pony, Istruttore Giovanile Centri CONI di Avviamento allo Sport, Tecnico Federale Specializzato in Riabilitazione Equestre, Tutor del Master Universitario di I livello in Riabilitazione Equestre, Università di Firenze, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Referente Comitato Regionale FISE Liguria – Dipartimenti di Riabilitazione Equestre ed Equitazione Paralimpica, Responsabile del Centro Federale di Riabilitazione Equestre Circolo Ippico Entella.

Con la partecipazione di Antonella Francini e Sara Damonte (per la parte filmata)

“La Riabilitazione Equestre come Riabilitazione Sociale”

Ore 16.00 Coffee B.

Ore 16.20

ROBERTO MARCHESINI, studioso di scienze comportamentali applicate, scrittore e saggista, direttore dei Quaderni di Bioetica, ha pubblicato numerosi articoli e ricerche sul rapporto uomo/animale e sulle applicazioni didattiche, consulenziali e assistenziali della relazione con l’animale. Past-President della Società italiana di Scienze Comportamentali Applicate (SISCA) è direttore della Scuola di Interazione Uomo Animale (SIUA).

“Dimensioni di relazione e attività assistite dagli animali”

Ore 17.00

FRANCESCA BALLALI , Pedagogista, etologa, Istruttore Cinofilo e Referee Siua in Zooatropologia Didattica e Assistenziale, direttore del primo Polo Zooantropologico sorto in Friuli Venezia Giulia, svolge servizi di consulenza pedagogica ed educativa nelle scuole materne, elementari e medie su territorio nazionale e internazionale. Attualmente segue un progetto all’interno del Reparto di Pediatria ed Onco ematologia pediatrica, dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Santa Maria della Misericordia” di Udine. Il 15 ottobre 2009 ha ricevuto a Bruxelles l’encomio legato all’Innovation prize for women farmers” per aver realizzato “il metodo Ballali”.

“Il metodo Ballali: …..”

Ore 17.30

ELENA CHIARA GARONI, Medico Veterinario, Istruttore Cinofilo e Referee Siua in Zooatropologia Didattica e Assistenziale, si occupa di terapia del comportamento del cane e del gatto.

Socio fondatore di Spaziopernoi, è docente ai corsi per operatori di pet therapy, ai corsi di formazione per Referee, Educatori e Istruttori Cinofili, ai corsi di formazione per Operatori di Canile in diverse province italiane.

“ ………..”

Ore 18.00

Manuela Costanzo, educatrice, educatore Cinofilo e Referee Siua in Zooatropologia Didattica e Assistenziale, educatore ambientale. Collaborazioni: Comune di Genova, Labter Sanna, IAL Liguria, Charta srl, Università di Genova- DISTUM.

Responsabile dei servizi per Kira asd di zooantropologia applicata

“Pet therapy a scuola: momenti preziosi per favorire la crescita dei ragazzi in difficoltà, l’esperienza alla sez. Polo della scuola Mameli di Genova”

Ore 18.15

Dimostrazione pratica di un intervento in zooantropologia applicata con collaborazione dell’eDUCATORE cinofilo Danilo TORRISI ….. e di Kira

Ore 18.30

Chiusura dei lavori, ritiro questionari ECM e distribuzione attestati di partecipazione

PER INFORMAZIONI RIVOLGERSI A :

KIRA, KIRAED………….…….cell: 3474585760

Asd passodopozampa®: www.passodopozamap.it

Psico@silviaolivotto.it cell: 335.8357855

IMPORTANTE: La partecipazione è gratuita ma si consiglia, dato il numero limitato di posti, di iscriversi entro il 20 gennaio 2010 mandando i propri dati (è possibile scaricare il modulo di iscrizione dal sito: www.passodopozampa.it oppure richiederlo a psico@silviaolivotto.it) a psico@silviaolivotto.it

Ai partecipanti verrà rilasciato un attestato di partecipazione e …ECM


gen 15 2010

Il videoingranditore tutto ciò che devi sapere

Il videoingranditore tutto ciò che devi sapere

Il videoingranditore è lo strumento utilizzato dagli ipovedenti per la scrittura, e per la lettura.

Parliamo ora dello strumento più utilizzato dagli ipovedenti, sia per scrivere e quindi per avere una visualizzazione eccellente del testo, sia per leggere testi già scritti anche libri.
Non è semplice trovare soluzioni, che siano idonee ad ogni evenienza, e che siano universalmente valide.
A seconda del residuo visivo dell’ipovedente, vanno fatte scelte differenziate che possano essere seriamente rispondenti ad ogni circostanza.
Bisogna quindi avere le idee chiare su come scegliere questo strumento che è di vitale importanza per chi ha un minimo di campo visivo ancora utilizzabile.
Come dunque scegliere questo strumento?
Noi possiamo fare un piccolo cenno a tema, ma vi è un sito specifico che ogni ipovedente dovrebbe conoscere, per avere informazioni minuziose su ciò che può migliorare la sua vita.
Il sito in questione , è stato realizzato dall’ANS (associazione nazionale subvedenti).
L’indirizzo ufficiale del sito è il seguente:
http://www.subvedenti.it/.
In esso, hai tutte le informazioni attinenti al mondo dell’ipovisione.
Tornando al discorso inerente al video ingranditore che come detto va scelto in base alle esigenze specifiche di ogni ipovedente, vanno presi in considerazione alcuni aspetti essenziali per la selezione.
Ad esempio va verificato il campo visivo dell’ipovedente, infatti se ha un residuo visivo dal 1/10 in su, è possibile anziché acquistare un videoingranditore, dotarsi di occhiali particolari che consentono una più efficace visualizzazione del testo scritto.
Se invece l’ipovedente ha un residuo visivo per il quale è necessario il videoingranditore, lo stesso va scelto in base alle esigenze del soggetto.
Esigenze che possono riguardare il raggio d’azione dello strumento, ossia quanto testo può essere visualizzato a monitor.
Infatti più il testo è grande, più sarà inferiore la quantità del medesimo che appare a video.
Dunque l’ipovedente, deve essere in grado di capire, quali sono le sue esigenze, e quindi quanto testo deve essere visualizzato.
Un altro aspetto di cui si deve tenere conto quando si acquista un videoingranditore, è inerente alle capacità di esso.
Le stesse variano a seconda che si tratti di un modello da tavolo e quindi ha una capacità di ingrandimento decisamente elevata, se invece è un ingranditore portatile ha una capacità non superiore ai 15x, se in fine si tratta di un palmare, non va oltre i 10x.
Ogni video ingranditore poi a seconda del modello, ha diversi tipi di ingrandimento.
A tal proposito va osservato che molti palmari, hanno l’ingrandimento fisso, per tanto l’ipovedente, non può effettuare variazioni di grandezza del testo.
Alcuni portatili e alcuni palmari hanno l’ingrandimento variabile, e quindi in tal caso l’ipovedente può effettuare delle variazioni circa la grandezza dei caratteri.
In fine invece i videoingranditori da tavolo, hanno un ingrandimento lineare.
Va messo in evidenza che quando si leggono testi di grandezza molto diversa, gli ingrandimenti non lineari, sono fortemente penalizzanti.
Ciò soprattutto nei casi di residuo visivo piuttosto ridotto.
È interessante sapere, anche quando e dove utilizzare, le varie tipologie di ingranditori.
Per esempio a casa, ufficio, scuola, è consigliabile il modello da tavolo.
In viaggio o ad esempio al super mercato, è più utile un palmare.
In altri luoghi al chiuso, va bene un portatile.
Ci sembra di aver già fornito qualche informazione utile, nel caso dobbiate scegliere un videoingranditore.
Sono solo alcune delle cose che è necessario sapere quando bisogna acquistare un ausilio di questo tipo.
Se visitate il sito già citato ovvero (http://www.subvedenti.it/), potete avere una disamina davvero approfondita dello strumento.
Vi segnaliamo nello specifico, la pagina nella quale si può avere un quadro chiaro in materia.
Una volta entrati nel sito infatti, entrate in:
http://www.subvedenti.it/sceltaVI.asp


gen 15 2010

Centri di assistenza disabili di Trenitalia ecco le informazioni sul web

Tag: Come fare per...lucio @ 10:18 am

Centri di assistenza dei disabili di Trenitalia ecco le informazioni sul web

Ecco come sul web, si possono trovare informazioni, sull’assistenza ai viaggiatori disabili di Trenitalia.

I CAD (centri assistenza disabili) di Trenitalia, sono un riferimento fondamentale per i viaggiatori disabili.
I medesimi forniscono informazioni, e materialespecifico, assistono il viaggiatore portatore di handicap nella salita o discesa dal treno, accompagnano il viaggiatore disabile dall’entrata in stazione al binario o viceversa o ad altro treno in caso di coincidenza ecc.
Sono dunque un servizio necessario, per garantire una tutela efficace dei viaggiatori con particolari esigenze.
Sul web nel sito di trenitalia e non solo, si possono avere informazioni dettagliate, su come contattare i CAD, e su quali servizi offrono.
Però anche noi possiamo darvi qualche notizia in merito.
Per esempio vi è un numero a livello nazionale, per poter sapere tutto sui medesimi, o per prenotarli.
Il numero è il seguente:
telefonare al 199 30 30 60.
Soffermiamoci però sui CAD della regione Liguria che ci interessa da vicino.
Innanzitutto sono davvero molte le stazioni ferroviarie, dotate di questo importantissimo servizio.
Tra esse, possiamo mensionare ovviamente Genova P Principe, Genova Brignole, Savona, Albenga, Alassio, San Remo, Chiavari, La Spezia, Ventimiglia, ecc.
Guardando più ad alttre informazioni in generale, va detto che quando si prenota il servizio di assistenza per salire e scendere dal treno e di accompagnamento dall’ingresso della stazione al binario o viceversa o ad altro treno in caso di coincidenza, vanno rispettati alcuni orari entro i quali bisogna dare ai CAD informazione di richiesta del servizio.
È necessario rispettare un tempo prestabilito entro il quale prenotare il servizio CAD, ad esempio bisogna richiedere l’assistenza un’ora prima della partenza nella fascia oraria 8-22, se la stessa è prenotata telefonicamente.
Bisogna richiedere il servizio 12 ore prima per le altre stazioni del circuito della regione di residenza.
Se invece si contatta i CAD via email, bisogna inviare la richiesta, almeno 24 ore prima della partenza.
È necessario essere in stazione, 30 minuti prima della partenza.
Nel caso si voglia disdire il servizio, bisogna farlo almeno 4 ore prima della partenza.
Comunque tutto ciò che devi sapere sui CAD, lo puoi trovare sul web nel sito della regione (http://www.regione.liguria.it/), ovviamente nel sito di Trenitalia (http://www.ferroviedellostato.it/).
In questi siti troverai tutto quello che ti serve sapere, su come contattare i CAD, e quindi potrai approfondire quanto abbiamo già avuto modo di accennare.


gen 12 2010

Orientarsi: arriva la guida dal Ministero

Tag: Ausili per disabili e ricerca scientificapatrizia @ 11:46 am

SuperAbile.it del 07-01-2010

Orientarsi: arriva la guida sul sito del Ministero

Dalla Convenzione Onu alle leggi attuali che regolano la vita e la qualità della vita delle persone con disabilità: nella sezione “Guida per l´orientamento”

del canale Terzo Settore del sito del ministero del Lavoro è stata pubblicata una guida utile per avere notizie e approfondimento anche per la vita di

tutti i giorni. Sono poco meno di 3 milioni i disabili in Italia e anche il mondo dell´associazioni è sempre più specifico.

ROMA – Tutte le informazioni utili sul e per il mondo della disabilità: una finestra aperta sul mondo delle persone disabili. Dalla Convenzione Onu appena

approvata alle leggi di riferimento, ma anche i numeri per comprendere il fenomeno in tutta la sua complessità, la storia delle associazioni più rappresentative

e il percorso della formazione e dell’avviamento al lavoro. Nella sezione “Guide per l’orientamento” del sito del Ministero del Lavoro, nel canale che

ospita il variegato panorama del Terzo settore italiano, è stata pubblicata la nuova guida per orientarsi nel complesso e variegato mondo della disabilità.

In base alle stime ottenute dall’indagine sulle Condizioni di salute e il ricorso ai servizi sanitari del 2004-2005, in Italia le persone con disabilità

sono 2milioni e 600mila, pari al 4,8% circa della popolazione di 6 anni e più che vive in famiglia. Considerando anche le 190.134 persone residenti nei

presidi socio-sanitari, si giunge ad una stima complessiva di poco meno di 2 milioni 800mila persone con disabilità (fonte: Istat, Disabilità in cifre).

Numerose, a risposta di ciò, anche le associazioni di volontariato. Nate nella seconda metà degli anni Cinquanta, attorno al tema dei diritti (lavoro,

pensione, scuola), Anmic, Anmil, Uic, Ens, Unms, sono infatti le cosiddette associazioni “storiche” raggruppate ora nella Fand (presieduta da Giovanni

Pagano). A partire dagli anni Settanta poi sono cresciute e si sono radicate a livello nazionale e territoriale molte altre associazioni nate attorno a

singole patologie (para-tetraplegici, distrofia muscolare, sclerosi multipla, di sabilità intellettiva e relazionale) che hanno coinvolto, come volontari,

prima di tutto i familiari, ma anche i medici, i ricercatori, gli accompagnatori, i sostenitori nelle raccolte fondi, e così via. In larga misura queste

associazioni fanno adesso riferimento alla Fish, la Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, presieduta da Pietro Barbieri.

“Più in generale, nel movimento delle associazioni italiane” si legge però nella sezione dedicata alla Guida “si sta consolidando il protagonismo delle

persone con disabilità in condizione di rappresentare se stesse, che puntano a valorizzare l’autonomia personale, l’inclusione sociale, la vita indipendente.

Al tempo stesso il `dopo di noi’, tema molto sentito dai familiari delle persone con disabilità grave, si è evoluto nel concetto di `durante noi’, portando

a risultati legislativi di grande interesse, come l’istituzione della figura dell’amministratore di sostegno”.


gen 12 2010

“Il buio del vedente”

Tag: Arte accessibilepatrizia @ 11:44 am

Il Giornale di Vicenza del 09-01-2010

“Buio del vedente” Un gioco di ruoli firmato Chiurato

Mostra a palazzo Valmarana Braga. Cecità vere e metaforiche per il provocatorio artista di Marostica

VICENZA. “Cieco è chi, privo di vista o di chiara ragione, esita”. Verrà inaugurata sabato 9 gennaio la mostra”"Buio del vedente” nella quale l’artista

marosticense Marco Chiurato affronta il tema della cecità.

Esposta a palazzo Valmarana Braga in Corso Fogazzaro a Vicenza fino al 17 gennaio, la nuova opera propone un gioco di ruoli in cui lo spettatore proverà

un’emozione inaspettata: la vista passa in secondo piano a favore del “senso” e il “buio” all’improvviso darà la spiegazione.

«Nella vista riposano presunzione, contemplazione e piacere di sapere dove andare – commenta l’artista – cieco è chi, privo di vista o di chiara ragione,

esita; chi colto da passione o emozione non crede».

Il marosticense Marco Chiurato, classe 1973, ha intrapreso il suo percorso artistico nel 2004 in un continuo sperimentare tra scultura, videoart e istallazioni.

Guidato da un bisogno di esplorare in modo spontaneo ed impulsivo, Chiurato fa della provocazione uno dei suoi tratti distintivi: basti pensare alla mostra

“Sexhibitionism” del 2007 con la quale, esibendo parti intime sottoforma di opere d’arte (e qualche figura sacra di troppo) l’artista ha fatto parlare

di sé, attirando anche le critiche del clero di Marostica e sollevando un vespaio di polemiche.

Altra provocazione la scorsa estate, quando espone abusivamente una (falsa) epigrafe di Cleto Munari al Moma e al Guggenheim Museum di New York, rischiando

il carcere.

Tra le ultime performance ricordiamo “Tangshan”, quando distrugge tre enormi lampadari di zucchero facendo rivivere l’orrore del terremoto e “Next” nella

quale l’artista fa scoppiare i cuori agli ultimi venti premi Nobel per la pace tranne quello di Barack Obama.

Serena Vivian


gen 12 2010

L’uomo cieco del bosco

Tag: Esperienzepatrizia @ 11:40 am

La Repubblica del 10-01-2010

L´uomo cieco del bosco

Le storie. Si chiama Wolfgang Fasser, ha perso la vista a quindici anni, seduto davanti a un ghiacciaio mentre “quella lucentezza diventava sempre più

opaca”. Ha viaggiato, ha fatto il fisioterapista, ha lavorato in Africa, ha trovato casa in Toscana. Ora fa la guida di notte per i sentieri di montagna

che “sente” soltanto lui

Quando entri nel buio esci dalla vita virtuale, quella sollecitata dalla velocità, governata dalle macchine, depositata su tutte le superfici che scorrono,

rendendola inafferrabile.

La cosa curiosa è che di notte, nel sonno, dentro ai sogni io ci vedo Ci vedo benissimo Vedo la faccia di mia madre Vedo la neve, vedo il filo d´erba,

la mosca, vedo tutti i colori

QUORLE (Arezzo). Wolfgang Fasser, cinquantatré anni, viaggiatore di molte avventure, abita ai margini del bosco di castagni e faggi, in una piccola valle

di incanti, tra Arezzo e Poppi. Sta in una casa di pietra con il grande camino dove cuociono castagne. Ha un orologio parlante e il cellulare imita il

pettirosso all´alba. Quando scende il tramonto e la notte allaga il bosco, lui inizia la traversata. Porta persone dentro a un viaggio speciale. Nel cuore

nero del bosco. In quel buio che moltiplica tutti i rumori della vita – dal vento alla paura – e poi li inghiotte in un silenzio che sprofonda e rende

vane tutte le mappe. Tranne la sua. Perché lui del buio conosce tutti i sentieri, ci cammina da molte vite, dal giorno in cui i suoi occhi si sono spenti

per sempre. Dice: «Nel vostro mondo io sono cieco, ma al buio divento l´unico vedente».

Wolfgang è una guida in molti sensi. Parla lento, cammina lento, conosce l´invisibile. Cioè quella parte del mondo che più ci inquieta, che sempre ci sfiora,

e che noi illuminiamo costantemente di suoni, relazioni a occhi spalancati, colori sonori, grazie agli schermi accesi e al lucente rumore di fondo che

arreda tutta la nostra vita, tranne i misteri del sonno. Dice: «Quando entri nel buio, esci dalla vita virtuale, quella sollecitata dalla velocità, governata

dalle macchine, depositata su tutte le superfici che scorrono, rendendola inafferrabile».

Nel buio del bosco ti metti in ascolto. Calcoli ogni rumore. Respiri e senti il respiro delle cose che ti circondano. Cammini un passo alla volta e, a

ogni passo, tasti il terreno. Senti la terra, il sasso, la pendenza, la trappola delle spine, il passo che incontra l´ostacolo e quello che si fa strada.

Dice: «La lentezza diventa il tuo equilibrio, che non è nuovo, è solo ritrovato». E il bosco di notte non è più il luogo dove non si vede e ci si perde,

ma una via d´uscita dal labirinto diurno dei vedenti.

Lui l´ultimo giorno da vedente, l´ultimo giorno della sua prima vita, sulle montagne svizzere, cantone tedesco di Glarona, me lo racconta davanti al fuoco.

Aveva quindici anni, da otto i suoi occhi si stavano spegnendo per una malattia senza scampo, la retinite pigmentosa. «Vivevamo in alto, tra i grandi prati.

Eravamo cinque fratelli. Sempre nella luce, davanti alle montagne. Alla sera mio padre e mia madre ci riunivano e ascoltavamo Mozart. In primavera la malattia

accelerò. Una mattina cominciai a salire verso le grandi pareti del Todi, 3.600 metri di altezza. A ogni passo le cose intorno si spegnevano. Mi fermai

dopo sei ore. Ero seduto davanti al ghiacciaio, mi ricordo l´odore del vento, il sole che brucia. E quella lucentezza che diventava opaca. Era il sipario

della mia nuova solitudine e quel giorno l´ho accettata».

Ma il silenzio ascoltato tra quelle rocce non è stata la sua resa, bensì l´inizio della sua ostinazione. Ci ha messo dieci ore a tornare indietro («c´erano

dei punti in cui andavo a tentoni, era la prima volta») e da allora non si è più fermato. Ha imparato a leggere braille. Ha imparato a suonare il sax.

Ha imparato a memorizzare lo spazio, le traiettorie, a sentire gli ostacoli, a percepire il pericolo. Ha imparato a fare il fisioterapista, tre anni di

corso a Zurigo, il diploma, le mani che sentono con più chiarezza quello che nel corpo dell´altro non si vede. Ha imparato a chiedere aiuto, anche per

strada, alle persone. Ha imparato a fidarsi. E ha imparato a conoscere i propri limiti. Poi un giorno è partito.

Ma non è andato dietro l´angolo. È volato quindicimila chilometri più a sud, tra le montagne del Lesotho, Africa meridionale, due milioni di abitanti,

un solo ospedale, il Queen Elizabeth, un solo fisioterapista. «Sono arrivato nell´anno 1981. Paese poverissimo, malattie, polvere, un po´ di bestiame.

C´era talmente poco – dice sorridendo – che anche un fisioterapista cieco era qualcosa». Ci è rimasto tre anni. Poi altri due. Camminava da un villaggio

all´altro per andare a curare i suoi pazienti. «In Africa non cammini mai da solo, neanche di notte. Tutti mi conoscevano, tutti mi raccontavano la loro

storia in cambio della mia». Quando non cura, Wolfgang insegna. Organizza dei corsi di formazione, una catena virtuosa che da allora a oggi ha formato

decine di nuovi fisioterapisti e che lui va a rifinire ogni anno per sei settimane.

Quando rientra nel nostro mondo, Zurigo è diventata inabitabile: «Dopo l´Africa volevo un luogo dove poter respirare, camminare, vivere. Conoscevo la Toscana,

la comunità di Romena, questi piccoli paesi dell´Anno Mille, le loro chiese e la buona gente. Sono arrivato la prima volta, il profumo di questi boschi

mi ha conquistato, e sono rimasto».

Quorle ha ventotto abitanti. Sta nascosta dentro le spalle dell´Appennino. La valle ha canaloni e boschi intatti. Wolfgang li conosce palmo a palmo. Quando

era vivo il suo cane Dusty li ha attraversati tutti, «insieme facevamo settanta chilometri a settimana». Ora che è rimasto solo («e in lutto da un anno»)

ha molto ridotto le visite, riceve i pazienti a casa, anche se c´è sempre qualche anziano che non si può muovere: «Magari sono bloccati dalla malattia.

E allora vado io».

Wolfgang si alza tutte la mattine all´alba. Cammina almeno tre ore. Ammirare quello che non vede è il suo modo di pregare. Studia nuove strade e ripassa

quelle vecchie. Ascolta. Talvolta gira con un microfono, la cuffia e il registratore. «Il microfono è il mio cannocchiale, l´ingrandimento che mette a

fuoco tutti i suoni». Dice: «Le mie mappe sono mentali e sonore. Riconosco i punti in cui le pareti della valle sono più ampie. Ogni rumore è una traccia.

Un trattore o una moto che passano sull´altro versante lasciano una scia luminosa dietro ai miei occhi. Poi ci sono gli animali che mi aiutano».

Riconosce la voce dei cani di ogni casa nei dintorni. I punti in cui passano i caprioli quando vanno a bere. I sentieri dove sale il bestiame. Sa dove

sono i nidi, quello dell´allocco e della tortora, sente i richiami, calcola le distanze.

Dice che non si è mai perso davvero, nemmeno quando la neve cancella il bosco e tutti i rumori diventano cotone. Dice che non ha mai avuto paura davvero,

nemmeno quelle volte in cui sente passare i lupi in branco: «Ce ne sono una trentina da queste parti. Mi è capitato di percepire la loro presenza prima

ancora di sentirli. Occhi che ti guardano da molto lontano, come una piccola onda di energia che ti sfiora. Poi all´improvviso uno starnuto, o un soffio,

o un cespuglio che si muove e quella sensazione che sparisce: se ne sono andati».

Quasi ogni giorno qualcuno viene a trovarlo. Specialmente giovani. Lui li mette in fila e li porta «a esplorare il bosco e anche un po´ se stessi». Per

loro ha scritto con Massimo Orlandi un libro: Invisibile agli occhi, che è poi la sua storia, le molte cose viste da un uomo che vede in un modo speciale.

«Con loro – racconta – riapro vecchi sentieri. Ce ne sono tanti abbandonati da queste parti, che magari ricordano solo i boscaioli più anziani».

Aprirsi una nuova strada nel bosco (della vita) è un buon insegnamento per i ragazzi. Vuol dire non accontentarsi della strada vecchia e cercare la propria.

È il più antico dei viatici. Vale quanto l´ultimo segreto che mi svela prima del tramonto, prima del bosco di notte, quando parliamo del buio: «La cosa

curiosa – mi dice allegro – è che di notte, nel sonno, dentro ai sogni io ci vedo. Ci vedo benissimo. Vedo la faccia di mia madre. Vedo la neve, il filo

d´erba, la mosca, vedo tutti i colori». Che è poi l´elogio più bello del sogno e anche la sua forza, contro tutte le malattie della vita.

Pino Corrias


gen 12 2010

Scoperto il legame che c’è tra emicrania e fotofobia

Tag: Ausili per disabili e ricerca scientificapatrizia @ 11:08 am

Libertà del 11-01-2010

È stato svelato perchè chi soffre di emicrania ha il “terrore” della luce…

ROMA – È stato svelato perchè chi soffre di emicrania ha il “terrore” della luce, che gli provoca ancora più dolore: è stato scoperto infatti che è colpa

di un collegamento tra cellule luce-sensibili degli occhi e una famiglia di neuroni con un ruolo cruciale nel dolore dell’emicrania.

Resa nota sulla rivista Nature Neuroscience, la scoperta si deve a Rami Burstein, del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston.

Circa l’85% di chi soffre di emicrania ha anche la fotofobia, cioè l’esposizione alla luce, anche la più fioca, fa aumentare il dolore pulsante alla testa.

Bastano pochi secondi di luce dall’inizio dell’attacco per provocare l’effetto, e poi occorre almeno mezz’ora di buio per far rientrare i sintomi della

fotofobia stessa, ma finora non era noto il perchè di questa avversione alla luce.

Burstein si è insospettito studiando alcuni non vedenti che soffrono di emicrania, un gruppo di non vedenti che aveva gli occhi completamente danneggiati

e non poteva sentire la presenza di luce, nè percepire l’alternanza giorno/notte, e un gruppo di non vedenti che però poteva sentire la presenza di luce

e distinguere il giorno dalla notte. I primi non sono fotofobici mentre i secondi lo sono.

Gli esperti hanno ipotizzato quindi che dietro la fotofobia ci fossero il nervo ottico, che nei non vedenti totali non funziona più, e un gruppo di fotorecettori

retinici basati sulla melanopsina, che sentono la luce e la differenza tra giorno e notte. Per verificare la loro ipotesi i ricercatori hanno usato topi

emicranici e con un tracciante colorato iniettato negli occhi di questi ultimi hanno seguito il percorso naturale dai fotorecettori melanopsinici al cervello.

Così hanno visto che la “strada della luce” porta fino a una famiglia di neuroni che si attiva proprio durante l’attacco emicranico.


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