mar 12 2010

LEGGE 104 MODIFICATO L’ART 33

Tag: News dall'Italialucio @ 11:28 am

LEGGE 104 MODIFICATO L’ART 33

Legge 104, nuove modifiche al testo.

La legge 104, è stata certamente una svolta importantissima per i lavoratori disabili e loro familiari.
La medesima, ha sancito alcuni diritti fondamentali, che hanno permesso di tutelare le esigenze dei disabili.
Ha già subito alcune modifiche, con la legge 8 marzo 2000, che ha superato il concetto di obbligo di convivenza del familiare assistente (vedi art 20 comma 1 della citata legge) ma ora ne arrivano altre davvero importanti.
Vediamo di esaminare insieme queste novità, grazie a quanto è stato pubblicato proprio in questi giorni, nel sito ufficiale della normativa inerente le disabilità (www.handylex.org).
Infatti nella seduta del 3 marzo scorso il senato ha approvato in via definitiva, un testo che delega il governo su molti temi legati al lavoro.
Tra essi vi è anche la revisione dell’art 33 legge 104/92.
Il medesimo, è inerente ai permessi che spettano, ai lavoratori che prestano assistenza ai disabili gravi.
A tal proposito il nuovo testo che sostituisce l’art 33 della legge 104, prevede che tale diritto possa essere esercitato, solo dai parenti e gli affini entro il II grado.
Altra novità davvero importante, è concernente, alla sede di lavoro della persona che assiste un disabile grave.
Infatti nella scelta di quest’ultima, si deve tenere conto non più del domicilio del familiare che assiste, ma di quello del disabile.
Le novità appena mensionate, riguardano sia i lavoratori pubblici, sia quelli privati.
Analiziamo meglio nel dettaglio cosa accadrà con la modifica dell’art 33 della legge 104/92.
Il primo aspetto da prendere in esame, è inerente al testo dell’art 24 nuova legge che deve essere ancora pubblicata in Gazzetta Ufficiale, e che sostituisce il III comma del citato art 33 della legge 5 febraio/92 n 104.
Tale nuova disposizione, stabilisce gli aventi diritto dei 3 giorni di permesso regolarmente retribuiti, in caso di assistenza di familiari con disabilità gravi anche in caso di non ricovero.
Infatti l’art 24, stabilisce che possono usufruire di tale diritto, il genitore, il coniuge, e parenti o affini entro il II grado.
I parenti ed affini entro il III grado, possono esercitare il diritto di permesso per assistenza di disabili gravi, solo a determinate condizioni.
Ad esempio quando i genitori o il coniuge sono deceduti o mancanti.
Il termine mancanti, può essere oggetto di numerose interpretazioni, e quindi suscitera molti contenziosi in sede di richiesta di esercizio di tale diritto.
Un altro caso in cui i parenti ed affini entro il III grado possono esercitare il diritto di permesso per assistenza di disabili gravi, si verifica quando il genitore o il coniuge, abbiano più di 65 anni, o abbiano delle patologie invalidanti.
Per i genitori con bambini con età inferiore ai 3 anni, rimangono i diritti già esistenti, ma con il comma 3 nuova legge, vi è la possibilità di esercitare il diritto di permesso, articolato in 3 giorni.
Come già accennato inoltre, la sede di lavoro della persona che assiste il familiare disabile, deve tenere conto del domicilio dell’assistito.
Dunque viene così abrogato il comma 5 art 33 legge 104, che invece consentiva che il lavoratore che assisteva un disabile grave, potesse scegliere la sede di lavoro, in base al proprio domicilio.
Una scelta soggettiva, che il nuovo testo,ha opportunamente cancellato.
In fine, diamo uno sguardo, a cosa prevede il nuovo testo normativo in materia di controlli.
Il nuovo testo in materia di controlli sull’effettivo utilizzo dei giorni di permesso per assistenza, ha introdotto un nuovo comma all’art 33 della legge n 104.
I suddetti, non possono essere effettuati direttamente dal datore di lavoro.
Lo stesso o l’INPS devono demandare di tali controlli, gli organi preposti della pubblica amministrazione.
Se nei già mensionati controlli, viene appurato che il lavorator enon effettua l’assistenza che è appunto la motivazione del diritto di permesso, scattano le sanzioni del caso e ovviamente il diritto decade.
Queste e altre modifiche alla legge 104, le potete trovare, nel già citato sito (www.handylex.org).
Avrete un approfondimento ancor più puntuale, di queste novità davvero importanti, in merito al permesso per assistenza di familiari disabili.
Noi abbiamo voluto comunque, fare una panoramica la più chiara possibile, perché è nostro compito tenervi aggiornati su quanto accade anche a livello legislativo.
Il sito handylex.org, potrà però darvi più indicazioni in tema.
Ricordiamo che il testo di legge che ha apportato le mensionate modifiche alla legge 104, sarà presto pubblicato in Gazzetta Ufficiale.
Sarà quindi possibile con il testo integrale alla mano, fare una più adeguata analisi del medesimo.
Però come si evince da quanto si sa già di queste nuove norme, si vuole tutelare l’effettiva esigenza dell’esercizio del diritto.
Evitare così il più possibile, che vi sia chi sfrutti tale diritto, per scopi personali.
Obbiettivamente non sappiamo quanto veramente tale normativa potrà incidere considerando alcune modifiche che la legge 104 aveva già subito nel tempo come quella già citata del venuto meno obbligo di convivenza del familiare assistente con il disabile grave o quella del cancellato obbligo di assistenza continuativa con legge 8 marzo 2000, ma è evidente l’intento del legislatore di porre dei paletti nell’abuso di un diritto fondamentale.


mar 11 2010

La straordinaria esperienza del museo tattile Omero di Ancona raccontata per voi da Aldo Grassini!

Tag: Interviste, toplucio @ 10:16 am

L’emozione di toccare! Al Museo Omero di Ancona un viaggio di straordinarie sensazioni

Aldo Grassini,membro del comitato direttivo del museo tattile statale Omero di Ancona, si racconta.

Aldo Grassini, èmembro del comitato direttivo del museo tattile statale Omero di Ancona, presieduto da Roberto Farroni che svolge la funzione di direttore.
Innaugurato ormai 17 anni fa, dal 99 è riconosciuto con legge speciale museo tattile statale.
Aldo Grassini lo scorso 22 ottobre partecipò a Genova, ad un convegno sulla cultura accessibile, portando ai presenti l’esperienza straordinaria del museo di Ancona.
Noi del blog di Liguriaccessibile, ci siamo affascinati al racconto di Grassini di quel convegno, e così abbiamo pensato:
Perché non gli facciamo raccontare qualcosa anche per gli amici del blog?
È così è stato!
Lo abbiamo contattato e ci ha dato la sua grande disponibilità!
Ecco come Grassini, è in grado di trasmettere, le emozioni e le sensazioni, che la sua storia e quella del museo,hanno dentro.
1. Ci racconti qualcosa di Lei e della Sua esperienza di non vedente nella vita di
tutti i giorni.

Ho avuto una vita iperattiva che è difficile sintetizzare in poche parole. Ho perduto la vista a sei anni per lo scoppio di un residuato
bellico. Ho studiato nelle scuole normali e non sono mai stato in istituto, se non per un brevissimo periodo di due mesi al Cavazza di Bologna. Ho fatto
studi classici e mi sono laureato in filosofia presso l’Università di Bologna. Ho insegnato storia e filosofia nei licei per 37 anni. Da sette sono in
pensione. Ho vissuto intensamente la vita della scuola, impegnandomi attivamente anche nel sindacato. Ho fatto parte del Distretto Scolastico e del Consiglio
Scolastico Provinciale (Ancona). Ho svolto attività di docente in corsi di aggiornamento per insegnanti e in corsi di formazione per il sostegno. Ho svolto anche
attività politica ed ho fatto parte per tre mandati, in periodi diversi, del Consiglio Comunale di Ancona. Nella mia Città sono stato tra i fondatori del
Tribunale per i Diritti del Malato. Ho fondato l’Associazione degli Amici della Lirica (oggi intitolata a Franco Corelli) ricoprendo per trent’anni il
ruolo di Presidente o di Vicepresidente. Esperantista dall’adolescenza, mi sono impegnato nelle associazioni dei ciechi anche in qualità di Segretario
Generale e di Presidente della Lega Internazionale dei Ciechi Esperantisti e, tra i vedenti, nel movimento generale anche come Presidente e Vicepresidente
della Federazione Esperantista Italiana. Pur essendo sempre vissuto tra i vedenti, non ho mai disdegnato l’amicizia dei ciechi e l’impegno associativo
nell’UIC. Ho ricoperto varie funzioni a livello locale e nazionale e, in particolare, mi sono occupato di istruzione, di cultura e dei problemi dei ciechi
pluriminorati. Credo di aver avuto negli Anni Settanta e Ottanta un ruolo di punta nella battaglia per l’integrazione dei ciechi nella scuola comune. Mi
sono sposato con una non vedente e non abbiamo figli. Abbiamo condiviso in molti campi l’impegno per ideali comuni. Posso dire che il Museo “Omero” è una
nostra creatura alla quale abbiamo dedicato una parte importante della nostra vita in comune.

2. Nel convegno del 22 ottobre scorso a Genova
ha raccontato dei Suoi molti viaggi. Quali sono generalmente le difficoltà che incontra ovvero quali le barriere più frequenti?

La comune passione
per i viaggi è uno degli elementi di coesione per me e per mia moglie. Ho visitato 57 Paesi nei cinque continenti, alcuni dei quali anche molte volte.
Il movimento esperantista ci ha offerto, a me e amia moglie, tante occasioni di visitare Paesi stranieri e di incontrare amici in tutto il mondo. La principale
difficoltà, per un cieco, è quella di trovare una buona guida. Poi ci vuole passione, curiosità e molto spirito di adattamento. Le barriere più odiose,
sono naturalmente i divieti di toccare che nella maggior parte dei casi non sono assolutamente necessari per salvaguardare l’integrità dei beni culturali
e sono solo il frutto di luoghi comuni accettati come verità di Vangelo.

3. Qual è il viaggio che Le ha lasciato dentro le sensazioni più belle
e che ancora oggi ricorda volentieri?

A questa domanda è veramente difficile rispondere. Ogni viaggio, se viene vissuto con il giusto impegno culturale
ed umano, ti arricchisce e lascia un segno importante. Se proprio devo dare una risposta, citerò i due viaggi in India. L’India è un Paese sconvolgente,
duro e meraviglioso. Lì si tocca con mano che cosa sia la miseria, una povertà che noi non riusciamo neppure ad immaginare, una miseria vissuta col sorriso
da un popolo straordinariamente ricco di spiritualità. In India tutto è meraviglioso: anche le manifestazioni più banali della vita quotidiana sono per
noi così lontane dai nostri schemi che ti fanno rimanere a bocca aperta. In India facciamo un tuffo nel passato, indietro di tremila anni. E’ l’unico posto
al mondo in cui ci si incontra con un politeismo vivo e universalmente praticato. In India si può toccare tutto, non esistono divieti per un popolo la cui
principale forma di espressione è la scultura. Una vera cuccagna per noi ciechi!

4. Ci descriva quali sensazioni prova quando può toccare un’opera,
una scultura in un museo.

A questa domanda si può rispondere con una sola frase o con un discorso lunghissimo e complesso. La sensazione è quella
che ogni persona prova di fronte alla fruizione di un’opera d’arte: la gioia della bellezza, la scoperta di un significato recondito che trasfigura per
noi l’oggetto e lo fa assurgere a simbolo, a segno di una memoria individuale e collettiva; il collegamento segreto con esperienze passate e future. E
potrei continuare a lungo, ma trattandosi di un cieco a cui è consentito ciò che normalmente si vieta, a quanto detto sopra aggiungerei l’emozione di fare
una cosa importante, che tutti fanno con semplicità e che a noi è quasi sempre interdetta, il piacere di poter commentare con i nostri amici sulla base
di una cognizione autentica; il piacere, che io definisco “edonistico”, di toccare superfici e materiali che producono a contatto con le mani un impatto
di gradevolezza a cui segue il piacere più propriamente “estetico”, descritto all’inizio di questa risposta.

5. Quali aspetti dell’opera generalmente La
colpiscono?

In parte ho già risposto. La fruizione di un’opera d’arte è sempre assai complessa e comunque è strettamente legata alla cultura del soggetto,
ciò che noi generalmente indichiamo con parola piuttosto generica come “sensibilità”. Gli aspetti sono molteplici ed a me interessano tutti. C’è l’aspetto
edonistico e quello più propriamente “estetico” di cui abbiamo già parlato; mi interessa anche la struttura formale: il rapporto tra le parti, l’armonia
o la disarmonia che ne deriva; c’è l’interesse per il contesto storico-culturale; c’è anche l’interesse sociale, quando si tratta di un’opera molto famosa
che non possiamo essere solo noi ad ignorare; c’è infine l’emozione affettiva di vivere un’esperienza significativa con familiari o amici a cui vogliamo
bene o per i quali nutriamo sentimenti di stima.

6. Quale opera o scultura ha suscitato in Lei le emozioni più intense quando l’ha esplorata con
le mani?

Molte sono le opere che hanno prodotto in me una profonda emozione. Rimanendo nell’ambito di quelle proposte dal Museo “Omero”, tra le classiche
vorrei citarne due: la Venere di Milo e la Pietà di Michelangelo. Quanto alla Venere di Milo, sin da ragazzo avrei voluto conoscere questo classico modello
della bellezza femminile del quale tante volte avevo letto in merito alla mitica capacità di ridurre perfino alla pazzia la mente di qualche “esaltato”
ammiratore. Sono andato al Louvre, ma non è stato possibile toccarla e quando abbiamo realizzato il nostro Museo è stata la prima opera che abbiamo voluto
acquistare. La Pietà è forse l’opera più celebrata del nostro Rinascimento e poter finalmente “vedere” quell’espressione di sereno dolore che emerge da
una realistica rappresentazione, pur intrisa di un’intensa spiritualità nella perfezione della sua struttura formale, ha significato per me toccare il
cielo con un dito! A ciò si aggiunga l’intima soddisfazione di aver in qualche modo partecipato alla realizzazione di questa copia al vero attraverso lo
studio di alcuni effetti sensoriali e la scoperta di un’autentica sinestesia.

7. Può raccontare agli amici del nostro blog come è nato il Museo Tattile
di Ancona?

L’ho raccontato tante volte e quasi mi illudo che ormai lo sappiano tutti! Ma, mettendo da parte questo pizzico di megalomania, lo farò
ancora una volta. Io e mia moglie eravamo tornati da un viaggio in Germania dove avevamo assistito alle espressioni di entusiasmo dei nostri amici davanti
a tante cose belle. Ma il teutonico rigore non ci aveva permesso di toccare nulla e ci era rimasto molto amaro in bocca. Rievocando quell’esperienza frustrante
mia moglie uscì con questa frase: “Ma non si potrebbe raccogliere in un luogo almeno le copie di alcuni grandi capolavori affinchè anche i ciechi abbiano
la possibilità di conoscerli?” “Perchè no? – fu la mia risposta. Era il 1985 e quel “perchè no?” dopo 8 anni produceva l’inaugurazione del Museo Omero
che dopo altri 6 anni veniva riconosciuto da una Legge del Parlamento Nazionale come Museo Tattile Statale.

8. Nel Convegno di Genova dello scorso ottobre Lei ha detto
che il Museo “Omero” non è stato pensato solo per i non vedenti. I visitatori in generale come vedono l’esperienza di poter anche toccare le opere e non
limitarsi a guardarle?

Sin dall’inizio non volevamo creare un “ghetto”, una struttura destinata solo ai ciechi. Ci era chiaro il carattere sociale
dell’esperienza estetica. Un cieco, come tutti, deve poter visitare un museo con le persone care ed arricchire le proprie emozioni attraverso l’interazione
con le loro. Bisognava dunque creare un museo non soltanto bello da toccare, ma anche bello da vedere. C’era anche una considerazione più politica: i
ciechi per fortuna sono pochi ed è difficile finanziare adeguatamente una struttura destinata ad un numero esiguo di visitatori. Oggi oltre il 90% dei
frequentatori del Museo “Omero” è costituito da vedenti che vengono a trovarci con grande espressione di interesse. Quali le ragioni? La possibilità di
mettere immediatamente a confronto grandi capolavori del passato, che hanno fatto la storia dell’arte, attraverso copie quasi perfette che conservano intatte
le magiche suggestioni della perfezione formale; l’interesse degli stupendi plastici architettonici che costituiscono in certo senso delle piccole opere
d’arte; la galleria dedicata alla contemporaneità con opere originali di autori importanti; la riscoperta della tattilità, un senso “perduto” da una cultura
che ormai si accorge degli inganni che può produrre un’eccessiva fiducia nel senso della vista; la curiosità per il mondo dei ciechi, quasi un’alternativa
all’invadenza della società dell’immagine. Per questo tanti vedenti vengono al Museo “Omero” e tornano pieni di entusiasmo.

9. Sempre nel Suo intervento
al Convegno di Genova Lei ha raccontato che al Museo “Omero” si svolgono molte iniziative dedicate ai bambini. Vuole dirci qualcosa di più in merito?

Il Museo “Omero” può vantare una solida vocazione didattica e giustamente presta molta attenzione ai bambini. A parte alcune iniziative individualizzate
che promuovono l’integrazione scolastica di singoli bambini non vedenti con un programma tendente a coinvolgere insieme all’alunno cieco anche i suoi compagni
di classe, molti sono i laboratori destinati agli alunni di ogni grado scolastico, e molte anche le iniziative ludiche per bambini di tutte le età. E’
importante che ogni iniziativa venga studiata in modo da non escludere nessuno. In altre parole, nel mettere in atto attività di tipo culturale o anche
ludico, si fa attenzione che non esistano barriere di sorta per i bambini con Handicap. Insomma, tutti possono partecipare, anche nel caso in cui un disabile
visivo chiede di partecipare. I laboratori, sempre studiati per i bambini non vedenti, vanno benissimo anche per quelli normodotati. Si punta molto sulla
plurisensorialità e si cerca di integrare gli insegnamenti scolastici con attività ludiche di vario genere. Anche per i bambini della scuola materna si
studiano percorsi adatti alla loro curiosità, costruendo racconti fantastici e giochi di gruppo intorno ad alcune opere d’arte. Il Museo “Omero” intende
smitizzare lo spazio museale quasi fosse un luogo sacro: per tutti, bambini e adulti, si cerca di compenetrare aspetti culturali ed aspetti ricreativi.
Così, per i bambini è considerato importante abituarli a prendere confidenza con immagini consacrate dalla storia dell’arte, anche nei momenti in cui essi
vengono coinvolti in attività apparentemente non attinenti. queste immagini risulteranno familiari anche quando i ragazzi si avvicineranno ad esse con
un interesse più maturo.

10. Nel Museo “Omero” quali sono le sculture più interessanti che i visitatori possono scoprire ed apprezzare potendole
sentire sotto le dita?

E’ praticamente impossibile rispondere a questa domanda. I visitatori sono mossi da motivi di interesse i più diversi e ciascuno,
naturalmente, indirizza la sua attenzione sulle opere che maggiormente possono rispondere alle specifiche esigenze. In generale, sono le opere più famose
che suscitano la curiosità e l’interesse dei visitatori non vedenti. La Venere di Milo, la Nike di Samotracia, il David di Donatello e quello di Michelangelo,
oltre ovviamente alla Pietà, sono certamente le opere più “gettonate” unitamente ai plastici architettonici che riscuotono sempre un grande successo.
Ringraziamo Aldo Grassini, perché dopo le straordinarie emozioni che aveva fatto vivere a tutti noi con il racconto nel convegno di quasi5 mesi fa a Genova, ci ha regalato altri momenti davvero particolari raccontando la sua storia e quella del museo Omero in questa intervista.
A proposito, vi consigliamo diandarlo a visitare perché è un luogo davvero affascinante e meraviglioso!
Organizzatevi un bel viaggio alla scoperta della regione Marche, della Città di Ancona che ha tante cose da offrire, e del museo Omero, un mondo di sorprese eccezionali.
Un luogo dove l’arte è certamente da esplorare con mano!
Qui sì che è vietato non toccare!


mar 10 2010

Per vedere, fatti vedere!

Tag: Ausili per disabili e ricerca scientificapatrizia @ 10:57 am

Marketpress.Info del 08-03-2010

In occasione della settimana mondiale…

MILANO- In Italia sono circa 500.000 i pazienti che hanno il glaucoma e che sono sotto terapia medica ma si stima che almeno altre 500.000 persone non

sappiano di averlo mentre “lui” sta silenziosamente rubando loro la vista. Quando se ne accorgeranno almeno il 40% della loro capacità visiva sarà irrimediabilmente

perduto con gravi conseguenze dal punto di vista lavorativo, sociale e familiare. La Campagna Per Vedere Fatti Vedere – che durerà tutto il mese di marzo

- ha come obiettivo quello di raggiungere al più presto queste persone invitando quanti appartengono alle fasce più a rischio a farsi visitare. Il sito

della onlus www.Pervederefattivedere.it offre informazio ni e approfondimenti sulla patologia a cura di oculisti specializzati e i riferimenti dei centri

pubblici, convenzionati e privati a cui rivolgersi. Durerà fino al 13 marzo la prima Settimana Mondiale del Glaucoma, organizzata dall´ Organizzazione

Mondiale della Sanità per focalizzare l´opinione pubblica sul glaucoma, malattia oculare tra le più gravi che rappresenta la seconda causa di cecità al

mondo, dopo la cataratta. Si stima che 4.5 milioni di persone al mondo sono ciechi a causa del glaucoma. Per Vedere Fatti Vedere proseguirà la sua campagna

per tutto il mese di marzo per dare la massima attenzione alla malattia glaucomatosa. “Autorevoli fonti internazionali – dichiara il Prof Pasquale Troiano,

Presidente di Per Vedere Fatti Vedere Onlus – affermano che nel 2020 ci saranno in tutto il mondo oltre 80 milioni di pazienti colpiti dal glaucoma e in

Italia la situazione sarà ulteriormente aggravata dall´aumento costante della durata media di vita e dalla maggiore incidenza della patologia tra le fasce

più adulte della popolazione. La cura del glaucoma è molto costosa e incide già notevolmente sulla spesa sanitaria nazionale che, in prospettiva, verrà

ulteriormente gravata dai costi socio- assistenziali di sostegno a una fetta così ampia di popolazione che non sarà più auto-sufficiente perché priva della

vista”. Al momento – continua Troiano – il glaucoma non ha terapie risolutive. L´unica possibilità per non avere gravi danni da questa malattia è la diagnosi

precoce, sottoponendosi a regolari visite mediche di controllo in particolar modo per i soggetti a rischio (over 45, persone con casi di glaucoma tra familiari

di primo grado, diabetici, miopi elevati, chi è stato vittima di incidenti, chi si è sottoposto per lunghi periodi a cure a base di cortisone). La Campagna,

indetta da Per Vedere Fatti Vedere Onlus intende rivolgersi non solo alle persone a rischio ma anche alle Istituzioni preposte alla tutela della salute

pubblic a affinché promuovano al più presto campagne di informazione circa la necessità di individuare il più precocemente possibile questa grave patologia

oculare di cui al momento si parla troppo poco. Per Vedere Fatti Vedere onlus è stata fondata dalla Società Oftalmologica Italiana Soi e offre a chi è

colpito da glaucoma o maculopatia informazioni, orientamento alle strutture italiane specializzate, sostegno psicologico, aggiornamenti sulla ricerca medica

e tutela dei diritti. Ha prodotto la prima Carta Italiana dei Diritti dei Pazienti con glaucoma e maculopatia e lo scorso anno ha ottenuto la sospensione

della presentazione del piano terapeutico per il rimborso dei farmaci anti glaucoma (Nota 78 Aifa) semplificando la vita alle centinaia di migliaia di

pazienti con il glaucoma. Www.pervederefattivedere.it.


mar 09 2010

Associazione il trust per noi dopo di voi una guida per una strada sicura

Tag: Come fare per..., Genova e dintornilucio @ 1:41 pm

Il trust per noi dopo di voi una realtà per una strada sicura

Savona, associazione Il trust per noi dopo di voi.

Ci sono tanti aspetti sui quali una famiglia con figli disabili, deve affrontare.
Oltre al problema decisamente delicato di una assistenza adeguata, vi è anche quello di favorire un futuro, il migliore possibile a queste persone.
Il cosiddetto “dopo di noi”, che è certamente un problema, di non poco conto.
Chi si prenderà cura dei nostri figli?
Chi darà loro la certezza di poter contare su qualcuno in caso di necessità?
Sono solo alcune delle domande più frequenti, che generalmente i genitori di figli con particolari disabilità, si fanno sperando di trovare ad esse delle risposte soddisfacenti.
A Savona il delicato aspetto del “dopo di noi”, si può affrontare con più serenità, in quanto vi è una associazione che si occupa di questi temi.
Il trust per noi dopo di voi, una realtà che appunto vuole essere un riferimento affidabile, per costruire un futuro con meno ostacoli, per chi da solo altrimenti si troverebbe disorientato.
Come ci spiega Flavio Valente presidente di questa associazione, la medesima in collaborazione con il distretto socio-sanitario 7 di Savona, si pone l’obbiettivo di dare una mano a chi ha tali bisogni.
Infatti questa associazione con l’aiuto di operatori del già citato distretto socio-sanitario savonese, segnala gli strumenti giuridici idonei per il “dopo di noi”.
Una guida sicura!
Un supporto, per non lasciare sole persone, che già a causa della loro situazione, hanno molteplici difficoltà da affrontare quotidianamente.
Che cosa è però il trust?
Il termine inglese trust, sta per fiducia.
Infatti vi è un soggetto che è la persona disabile, che è beneficiario erede di alcuni beni lasciatigli dai propri genitori.
Sorge quindi una questione davvero importante.
Come gestire al meglio questo patrimonio?
Ecco che viene incontro a tali persone, l’associazione “Il trust per noi dopo di voi”, che come già ampiamente osservato, con il sostegno del distretto socio-sanitario 7 di Savona, si pone proprio l’obbiettivo di garantire risposte rassicuranti in merito.
Infatti vi è un soggetto, il trustee, che si fa carico di gestire in casi particolari, i beni del beneficiario.
Mani sicure, che hanno il delicato compito di amministrare al meglio, tutti gli interessi del soggetto disabile.
L’intesa tra l’associazione “Il trust per noi dopo di voi”, e il distretto socio-sanitario 7 di Savona, è nata alla fine del 2008.
Nel gennaio dello scorso anno, come noi abbiamo avuto modo di raccontare, all’epoca, “se ne veda ad esempio nel link gennaio 2009”, fu organizzato a Savona un seminario per spiegare tale progetto.
Recentemente l’associazione, ha avviato dei contatti con molte realtà locali, per cercare di diffondere il progetto.
Per chi vuole avere maggiori dettagli sul medesimo e vuole così avviarlo, può contattare e inviare il modulo di adesione ad esempio al distretto socio-sanitario 7 in via Quarda inferiore 4 17100 Savona.
Tel 019/854 072-842 87 98
Fax 019/854 074
Email segreteria.tecnica@comune.savona.it
Per saperne di più su questo progetto davvero importante, vai su
http://www.iltrustpernoidopodivoi.it/.
Sul progetto “il trust per noi dopo di voi”, è stato scritto un articolo interessante sulla rivista dell’associazione “La campanassa”, da Massimo Piccone, che da certamente molte info sullo stesso.
In questo articolo, oltre a segnalare tutto quanto a voi detto nel nostro reportage, viene anche osservato come statisticamente la provincia di Savona, sia la zona d’Italia con l’età media dei suoi abitanti più elevata.


mar 05 2010

Tur.acce.s una realtà del turismo per tutti a Genova

Tag: Genova e dintorni, Turismo accessibilelucio @ 1:32 pm

Tur.acce.s una realtà del turismo per tutti a Genova

Tur.acce.s, un nuovo modo di intendere il turismo.

Ora parliamo di Tur.acce.s, una nuova realtà che opera nel campo del turismo accessibile a tutti.
Nato da pochi mesi, questo centro, è diventato un riferimento nella nostra città, per chi ha esigenze speciali, ma non vuole rinunciare al piacere di conoscere posti nuovi e quindi vivere esperienze particolari.
Lo staf, di Tur.acce.s, ora ci racconterà come si è realizzato questo progetto, e quali sono le principali attività che tale struttura, porta avanti con tanta passione.
La nostra storia v

Tur.Acce.S. – Promozione Turismo Accessibile e Sociale” è il risultato di un lungo lavoro iniziato

anni fa, quando Aesseffe (Agenzia Servizi Formativi) di Genova, in collaborazione con un docente

specializzato in accessibilità turistica, propose alla Provincia di Genova un corso innovativo per

ottenere la qualifica di Responsabile del Turismo Sociale ed Accessibile. Il corso fu approvato e

finanziato e realizzato nel corso del 2009 tra i mesi di gennaio e giugno.

Nella parte conclusiva del corso, nel mese di giugno, si sono svolte a Genova presso il Vaillant

Palace i Campionati Europei di Tennis Tavolo per Atleti Paralimpici, circa 500 atleti disabili con

relativi staff provenienti da 29 nazioni, oltre che da varie regioni italiane.

Un test importante ed impegnativo non solo per le strutture alberghiere, ma anche per trasporti,

attrazioni turistiche, etc., tutti impegnati ad affrontare numeri importanti per quanto riguarda

l’accessibilità dei servizi della città di Genova per un periodo di circa 10 giorni.

Anche gli alunni del corso, hanno contribuito all’evento. Grazie alla collaborazione instaurata con il

Comitato Paralimpico ed al lavoro svolto in aula, è stata realizzata una brochure che potesse

contenere in modo sintetico le informazioni relative ad eventi culturali che si svolgevano a Genova

nel periodo di permanenza degli atleti, alcuni itinerari turistici accessibili, i riferimenti su come

spostarsi a Genova, quali sono i piatti tipici della nostra cucina, in una forma grafica gradevole e

fornita in quattro diverse lingue (italiano, inglese, tedesco, russo). Inoltre durante tutta la durata

dell’evento gli alunni, coadiuvati da alcuni docenti, sono stati presenti con un punto informativo per

fornire informazioni turistiche e distribuire materiale informativo su Genova (compresa la brochure

realizzata e tradotta dagli stessi alunni). E’ da evidenziare che la maggior parte del tempo

trascorso al punto informativo durante l’evento è stato a scopo di volontariato, una ulteriore nota

per indicare la forte motivazione e la predisposizione all’impegno sociale da parte degli alunni.

Perché Tur.Acce.S. – Promozione Turismo Accessibile e Sociale

Finito il corso, su stimolo di un docente (attuale presidente dell’Associazione) ed il supporto di

Aesseffe, si è pensato di creare una nuova struttura organizzativa, coinvolgendo una parte di ex

alunni (circa il 30%) ed altre persone sensibili all’argomento “Turismo Accessibile e Sociale”, con

l’intento di sviluppare e creare “sul campo” iniziative e progetti atti ad incrementare e divulgare

l’argomento.

Così è nata “Tur.Acce.S.”, Associazione di Promozione Sociale che tra i suoi fini contempla la

promozione di iniziative e progetti culturali, educativi e formativi, di promozione, informazione,

sostegno, divulgazione, partecipazione, ricerca ed aggiornamento relativi al turismo accessibile e

sociale sia in Italia che all’estero al fine di accrescere la qualità dei servizi rivolti a persone con

esigenze speciali, promuovendo l’integrazione di persone con disabilità migliorandone la qualità

della vita attraverso viaggi, attività culturali ed aggregative, promuovendo una cultura di

accoglienza e solidarietà, che veda nella diversità, presente in ogni persona, una possibile fonte di

ricchezza, favorendo opportunità di partenariato, in progetti ed iniziative di cooperazione

transnazionale sostenuti dall’Unione Europea per favorire il diritto alla mobilità per tutti ed

incrementare la possibilità di esperienze di confronto e di soggiorno nei paesi membri.

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Che cosa può offrire Tur.Acce.S. – Promozione Turismo Accessibile e Sociale

Oggi Tur.Acce.S. è in grado di offrire:

Organizzazione di viaggi e soggiorni anche per chi ha esigenze speciali in Liguria, Costa

Azzurra, Piemonte, Lombardia, Toscana o viaggi organizzati in tutta Italia per scoprire,

conoscere, esplorare le bellezze del nostro Paese ed assaporare i piatti tipici del luogo visitato.

I viaggi vengono pensati, organizzati, e realizzati tenendo in considerazione le esigenze di

diete ed intolleranze alimentari, oltre che di trasporto, alloggio, percorsi pedonali per chi ha

esigenze speciali derivanti da disabilità motoria, psichica, sensoriale. Tur.Acce.S. è sempre

disponibile per ascoltare richieste ed elaborare soluzioni su misura per esigenze particolari.

Istituzione di corsi di formazione e aggiornamento professionale sul turismo accessibile e

sociale, per affrontare le problematiche delle persone con esigenze speciali e per progettare e

realizzare pacchetti turistici studiati ad hoc, in collaborazione con enti vari ed associazioni

nazionali ed estere già impegnate nel settore, rivolti agli operatori turistici pubblici e privati, agli

esercenti, alle scuole alberghiere, ai volontari impegnati in eventi e manifestazioni culturali e

sportive, ecc.

Organizzazione di iniziative, eventi e manifestazioni, quali presentazioni, conferenze, convegni,

seminari, incontri, dibattiti, congressi, esposizioni, viaggi, mostre, fiere, spettacoli, serate a

tema, proiezioni, ed altre iniziative pubbliche mirate alla conoscenza, all’approfondimento ed

alla discussione sulle tematiche culturali, sociali, ambientali, politiche, economiche e produttive

che riguardano il mondo del turismo accessibile e sociale.

creazione ed adesione a reti, collaborazioni tra soggetti interessati a livello nazionale e/o

internazionale, consulenze e organizzazione di servizi per favorire l’accessibilità a strutture,

eventi ed iniziative sul territorio.

Che cosa è il Turismo Accessibile

Il turismo accessibile è l’insieme di servizi e strutture in grado di permettere a persone con

esigenze speciali la fruizione della vacanza e del tempo libero senza ostacoli e difficoltà. Le

persone con esigenze speciali possono essere le persone con disabilità, le persone con esigenze

dietetiche o con problemi di allergie, la terza e quarta età.

Che cosa è il Turismo Sociale

Il turismo sociale è quell’insieme di attività turistiche capaci di rispondere ad un diffuso bisogno di

relazionalità. Un turismo per tutti allargato alle fasce deboli: diversamente abili, categorie sociali,

anziani, minori. Chi fa vacanze sociali è più attento ai contatti umani ed alla volontà di creare

occasioni di arricchimento culturale e di promozione e valorizzazione delle risorse del territorio.

Associazione di Promozione Sociale

Via Nicolò Costa 17A/2 – 16139 Genova

Tel. / Fax 010 839.67.32

E-mail:
info@turacces.it

www.turacces.it

C.F. 95133200105
Ringraziamo Tur.acce.s per averci fornito queste preziose informazioni.
Dunque da oggi a Genova, vi è un nuovo riferimento per coloro che nonostante abbiano determinate esigenze, vogliono assaporare l’ebrezza di un bel viaggio!
Perchè spesso si parla di turismo accessibile, ma forse di esempi come questo che vi abbiamo appena fatto conoscere, ce ne vorrebbero di Più.


mar 04 2010

Svantaggio? Si recupera in coop!

Tag: Esperienzepatrizia @ 11:47 am

Ho pensato di inserire questo articolo all’interno del blog perché mi sembra un bel messaggio quello che emerge dall’assemblea di Federsolidarietà che si conclude in questi giorni a Roma.

Anche per me , l’esperienza lavorativa che sto facendo qui alla Cooperativa Chiossone, è davvero importante e mi sta arricchendo di tante conoscenze in diversi ambiti, che altrimenti non avrei certo potuto acquisire.

Avvenire del 03-03-2010

Svantaggio? Si recupera in coop

«Le cooperative sociali dovrebbero essere come delle palestre: un momento di transizione in grado di preparare le persone svantaggiate a inserirsi nelle

realtà profit». Lo afferma Luigi Marino, presidente di Confcooperative, commentando il Libro verde (contenente le proposte finalizzate all´inserimento

degli ‘ultimi’),presentato nel corso dell´assemblea di Federsolidarietà, che si chiude oggi a Roma. «Le cooperative sociali – spiega Marino – sono un elemento

insostituibile. Con la loro azione di sussidiarietà verticale e orizzontale stanno dando risposta alle esigenze sempre più differenziate di una società

complessa, disegnando e realizzando i modelli di welfare di cui necessita il Paese».

Nell´Anno europeo della lotta alla povertà e all´esclusione sociale, la funzione delle cooperative sociali, in particolare quelle specializzate nell´inserire

coloro che per diverse ragioni soffrono una situazione di svantaggio nel mercato del lavoro, diventa sempre più de- terminante. «Queste risorse – continua

il presidente -, se opportunamente aiutate a realizzarsi professionalmente, costituirebbero un risparmio per lo Stato e per la collettività. Invece esistono

problemi culturali e normativi che ne impediscono la piena integrazione umana e sociale. Eppure il nostro sistema cooperativistico rappresenta un modello

di sussidiarietà copiato e studiato in tutto il mondo ». Federsolidarietà, infatti, può vantare dei numeri di tutto rispetto. Associa 5.404 cooperative

sociali e consorzi che contano 200mila soci, di cui 15mila volontari, circa 185mila lavoratori e un fatturato aggregato di oltre 4,5 miliardi di euro.

Mentre le cooperative sociali di inserimento lavorati vo sono 1.684, oltre 40mila addetti e circa 13.600 lavoratori in condizioni di svantaggio, di cui

la metà con disabilità fisica, psichica e sensoriale. A questi si deve aggiungere un´ulteriore quota del 25% tra disoccupati di lungo periodo, lavoratori

anziani, madri sole con figli, immigrati eccetera. Nonostante le ’strozzature’ del sistema, però, i buoni esempi non mancano. Nel Padovano, una delle cinque

cooperative che aderisce al Gruppo Polis gestisce, in convenzione con l´Asl, due centri diurni per persone con disagio psichiatrico e disabilità mentale;

un´altra si occupa dell´accoglienza presso strutture residenziali di persone con disagio psichiatrico e disabilità psichica; una terza svolge attività

di assemblaggio per offrire opportunità di inserimento lavorativo a persone con disabilità; c´è poi chi gestisce servizi per persone adulte in condizioni

di emarginazione sociale e donne vittime di violenza, con l´obiettivo dell´inserimento sociale e lavorativo e infine chi realizza brand identity, campagne

pubblicitarie, grafica, marketing, progetti editoriali, pr. A Bergamo, poi, la cooperativa sociale ‘La Fenice’ si occupa prevalentemente di servizi alla

disabilità e alla prima infanzia in convenzione con Asl, Comuni eccetera e offre assistenza educativa scolastica, gestisce centri di prima infanzia, nidi

d´infanzia, riabilitazione. Sempre in Lombardia, a Brescia, la Fraternità Sistemi occupa per il 50% persone svantaggiate. Dalla manutenzione del verde

è passata a gestire rapporti di consulenza delle pubbliche amministrazioni, gestendo le pratiche di riscossione dei tributi, dell´Ici e della Tarsu, per

conto dei Comuni. Partita nel 2000 con 15 persone occupate, oggi ne impiega 100 impegnate in 90 progetti di consulenza ai Comuni del Bergamasco e del Bresciano.

«Per migliorare la situazione – suggerisce Marino – bisognerebbe rimuovere quelle ’strozzature’ che non riconoscono le agevolazioni e che, invece, dovrebbero

spingere di più verso l´inclusione. Basterebbe costruire un sistema di premialità che favorisca il passaggio delle persone svantaggiate dalla cooperativa

all´azienda. Le cooperative sociali di tipo B sono espressione di una politica attiva, che utilizza il mercato come leva strumentale. L´obiettivo è la

collocazione dei soggetti deboli, considerati come risorse e potenzialità produttive ». Proprio per questo, dopo la presentazione del Libro verde e l´elezione

del nuovo presidente di Federsolidarietà, è previsto anche un Libro bianco contenente gli strumenti operativi per la piena inclusione degli ‘ultimi’.

Le cooperative sociali chiedono la rimozione degli ostacoli che impediscono il pieno inserimento delle persone in difficoltà.

di Maurizio Carucci


mar 03 2010

12 DOMANDE ALLA PRESIDENTE DELLA SQUADRA DI HOCKEY SU CARROZZELLA ELETTRICA AQUILE AZZURRE DI GENOVA.

Tag: Interviste, SportMirko @ 11:44 am

Intervista alla presidente della squadra di wheelchair hockey AQUILE AZZURRE.

1 ) come è nata questa squadra?

E’ nata a maggio 2008 per volontà di alcuni soci che già giocavano con un’altra squadra, ma che volevano formarne un’altra inserendo nuovi giocatori per la voglia di fare sport.

2 ) da quanto tempo praticate questo sport?
Io come giocatrice saranno già 8 anni e 2 da presidente, invece altri soci della squadra anche di più, circa 12 anni.

3 ) perché si è appassionata a questo sport?

Me lo ha fatto conoscere un ex collega invitandomi a vedere una partita, dopodichè mi ha invitato a provare e mi è piaciuto sentirmi protagonista di una attività sportiva, io, che ero sempre stata sugli spalti a guardare gli altri fare sport.

4 ) quali sono i vostri obbiettivi?

Aiutare altri disabili a fare sport e a socializzare e dal punto di vista sportivo cercare di vincere le partite e, quando si perde, migliorare gli errori in campo. Ed un giorno di partecipare alle fasi finali del campionato italiano.

5 ) per praticare questo sport che tipo di
disabilita bisogna avere?

Motoria di qualsiasi tipo, basta riuscire a muovere anche solo una mano per poter guidare la carrozzella tramite il joystick.

6 ) dove giocate e vi allenate e chi vi accompagna alle varie partite e allenamenti?

Gli allenamenti e le partite si svolgono presso la palestra di via Mogadiscio 88 a Genova Sant’Eusebio. Ci accompagnano nostri parenti, amici, colleghi o volontari di Progetto 80 (associazione di volontariato).

7 ) da quanti giocatori è formata una squadra?

Da 5 giocatori in campo e più le riserve, quindi si può arrivare anche più di 15.

8 ) una carrozzella elettrica quanto può costare?

Dai 4000 ai 15000 euro dipende dal modello che si sceglie.

9 ) cosa comporta gestire una associazione di questo tipo?

Comporta tanto tempo da dedicare all’organizzazione degli allenamenti e partite e per tutte le pratiche burocratiche annesse. Riunioni con la federazione per decidere date campionato e gironi, riunione soci per discutere i vari problemi e prendere decisioni, Organizzare trasporti per gli allenamenti e partite, seguire i progetti per richieste fondi, fare documenti necessari per le richieste di palestre o altro, andare a convegni e conferenze stampa.

10 ) quali sono le difficoltà che incontrate e cosa avete bisogno?

Le difficoltà le abbiamo nel trovare i volontari che ci aiutino ad andare a prendere i vari giocatori dalle loro abitazioni alla palestra o ai vari appuntamenti (convegni, riunioni, assemblee, interviste, feste ed altro) e anche nel trovare i mezzi adatti al trasporto di carrozzine elettriche che non sempre sono disponibili.

11 )  ora una domanda di tipo economico, quanto costa fare una attività come questa?

In un anno e mezzo di attività abbiamo speso circa 9000 euro, di cui 4000 per acquisto di una nuova carrozzina, 1500 di spese viaggi e benzina, 800 di generi alimentari per rinfreschi offerti alla squadra ospite e panini alle trasferte, 100 euro di spese telefoniche e fax, 200 di tasse, 100 di spese bancarie, 200 varie (spese postali bolli cancelleria e altro), 2100 spese sportive (acquisto tute caschi ecc. e manutenzione carrozzine).

12 ) un ultima domanda, quali sono i vostri i prossimi impegni?

In ordine cronologico abbiamo:
un torneo organizzato da noi e dalla associazione che gestisce la palestra, in cui andiamo a giocare ad allenarci, ASD VIVISEMM di sant’Eusebio.
Al torneo partecipano altre tre squadre oltre che le Aquile Azzurre:
BLUE DEVILS Genova, GIOCOPOLISPORTIVA Parma e DRAGONS Torino.
4 partite di campionato del girone di ritorno:
la prima il 20 marzo ad Albenga e le altre 3 a Genova di cui 2 in casa e 1 con l’altra squadra di Genova (derby),
la Coppa Italia contro i DRAGONS di Torino il 28 marzo.
Le partite in casa le facciamo presso la palestra Vivisemm di via Mogadiscio 88.


mar 03 2010

Il trattamento craniosacrale insegnato ai disabili visivi

Tag: Esperienzepatrizia @ 11:35 am

Il Piccolo di Trieste del 26-02-2010

Terapia craniosacrale: sbocco professionale per disabili visivi

TRIESTE. È giunto alla sua conclusione nei giorni scorsi il primo corso organizzato e sponsorizzato dall’Associazione Disabili Visivi onlus, destinato

a non vedenti ed ipovedenti, avente per oggetto la terapia craniosacrale Metodo Upledger, tenuto dalla omonima Accademia di Trieste.

Si tratta di una terapia manuale non invasiva che presenta importanti aspetti di tipo riabilitativo e che può essere praticata anche da chi non ha il senso

della vista, una volta che la tecnica sia insegnata con specifici accorgimenti da professionisti particolarmente competenti.

I 18 partecipanti, di tutte le età, provenivano da ben 9 diverse regioni italiane. Alcuni di essi erano già in possesso di un titolo professionale di fisioterapisti,

ma questa ulteriore specializzazione può consentire loro nuove prospettive di occupazione in un momento particolarmente difficile per il reperimento di

posti di lavoro per chiunque, ma ancora di più per chi soffre di una minorazione sensoriale.

Per i non residenti a Trieste, la responsabile provinciale dell’Adv, Fernanda Flamigni, ha provveduto anche ad organizzare gli aspetti logistici e il servizio

di accompagnamento dal luogo di residenza alla sede del corso e viceversa. Un successivo corso di primo livello e anche uno di perfezionamento si svolgeranno

prossimamente, sempre a Trieste.

Info: Fernanda Flamigni, responsabile provinciale Associazione Disabili Visivi onlus, tel. 040 440 97 – cell. 349 517 61 77 e-mail trieste@disabilivisivi.it


mar 03 2010

I piaceri del palato

Tag: Accessibilità in cucina, Turismo accessibilepatrizia @ 10:40 am

La Repubblica del 02-03-2010

I piaceri del palato in Toscana alla portata di tutti

Una collana di audioguide dedicate a chi non vede

FIRENZE. Un viaggio alla scoperta del patrimonio fiorentino, da un punto di vista non soltanto storico-artistico ma anche enogastronomico. Il tutto riservato

a persone non vedenti o ipovedenti. E´ la nuova iniziativa a cura dell´agenzia di comunicazione Aida in collaborazione con Uici, l´Unione italiana ciechi

e ipovedenti, e consiste in una collana di audioguide dedicata a percorsi turistici nel territorio. Le prime due, una con testo in italiano e una con testo

in inglese, sono dedicate ai ristoranti di Firenze e provincia, e hanno come punto di partenza il volume Pappa & ciccia curato da Leonardo Romanelli, da

cui è stata tratta una selezione letta da speaker professionisti. Al centro del terzo audiolibro, Le ricette del cuore, ci sono invece i piatti della tradizione

toscana rivisitati dalla chef Benedetta Vitali, che ne illustrerà la preparazione direttamente dai fornelli della propria cucina. Ogni ristorante e ricetta

è disponibile in file audio sul sito www.aidanet.com ( occorre registrarsi). In programma per la prossima uscita c´è poi la versione audio della guida

pubblicata da Aida e Apt Firenze: il piacere della scoperta, con otto itinerari completi di suggerimenti «sensoriali» (cosa toccare, annusare, guardare

ed ascoltare). (g.r.)


mar 02 2010

La danzabilità è un arte e una passione! Così ci racconta Sabina Bianchi!

Tag: Interviste, toplucio @ 12:19 pm

La danzabilità una emozione tutta da scoprire

Sabina Bianchi, psicologa e movimento-danza-terapeuta, ci racconta il suo progetto, una realtà davvero unica.

1 Spiegaci in due parole che cos’è la Danzabilità?

La danceability è una tecnica che permette a persone abili e disabili di danzare insieme attraverso un percorso di ricerca che parte dalle specificità individuali. Lo scopo è rendere accessibile a tutti il linguaggio corporeo in tutte le sue forme, senza preclusioni di età, di esperienza o di condizione fisica e mentale. Non è una terapia ma una espressione artistica vera e propria. È nata negli Stati Uniti su impulso del danzatore e coreografo Alito Alessi.
La nostra Compagnia genovese “Danzabilità” è nata, nella forma e nel nome, quando ancora non sapevo che esistesse tale tecnica. Nessuna esperienza, nemmeno quella più innovativa, nasce dal nulla ed è stata una piacevole sorpresa per me scoprire che altri in Italia e nel mondo portano avanti da anni la stessa ricerca artistica.

2 Come è nato il progetto?

La mia prima esperienza con le diverse abilità risale ad un campo di volontariato a Calvari nell’estate del 1990, tra la quarta e la quinta liceo. Da lì in poi, con ruoli diversi (assistente domiciliare, educatrice, psicologa, applicatrice Feuerstein) non ho mai smesso di lavorare in questo campo, come dipendente di cooperative sociali prima e come libero professionista poi. Dopo la specializzazione in danzamovimentoterapia gestalt il mio desiderio era quello di sperimentarmi nello stesso ambito con questa nuova competenza. Così verso la fine del 2006 ho invitato alcuni amici a mangiare una pizza insieme per parlare di un progetto di danzaterapia rivolto a “disabili e non”. al tavolo eravamo in 6, di cui 3 in carrozzina. Fin dai tempi in cui il progetto è stato pensato “a tavolino” il gruppo è stato dunque misto e integrato. Da parte mia c’erano alcune idee chiare su quello che mi sarebbe piaciuto provare a realizzare e su ciò che non avevo intenzione di fare; c’erano infine molti interrogativi sul come riuscirci. Uno dei punti fermi, che sentivo avrebbe caratterizzato fortemente lo spirito del laboratorio, era questo: non volevo “accompagnatori” che venissero “per” le eventuali persone disabili (per “spingere carrozzine”, tanto per intenderci). Ogni partecipante aveva da venire per se stesso e per gli altri. Di gruppi terapeutici per disabili c’è pieno il mondo; così come per sole persone normodotate. Quello che avrebbe fatto la differenza e che avrebbe potuto “rispondere ad un bisogno” era proprio la specificità dell’integrazione. Si fa molto assistenzialismo e riabilitazione, mentre è più raro un lavoro mirato all’espressione artistica a partire da abilità differenti. Ed è su questo fronte che volevo sperimentarmi.
Siamo partiti autofinanziandoci: i 4-5 partecipanti iniziali pagavano ad ogni incontro un piccolo contributo per il rimborso spese, con il quale sono stati acquistati lo stereo, i cd e il materiale occorrente. Ciò che ha facilitato l’avvio del progetto è stata la possibilità di ottenere in concessione gratuita per due sabati mattina al mese uno dei locali del Centro Civico Buranello di Sampierdarena. Se avessimo dovuto affittare un locale non ce l’avremmo fatta o comunque tutto sarebbe stato molto più difficile e oneroso.
Nel 2007 decido di partecipare al Concorso “Partecipazione e BeneComune” in collaborazione con due realtà associative genovesi rappresentate da alcuni dei partecipanti “fondatori”: Progetto80Sampierdarena e Echidna. E’ arrivato il momento di darci un nome e scelgo “Danzabilità” per esprimere due concetti chiave: la “fattibilità” dell’integrazione e il fatto che essere tutti “diversamente abili nel danzare” può costituire il superamento dei limiti di ciascuno e un arricchimento per tutti. Nell’ottobre dello stesso anno risultiamo tra i progetti vincitori e così otteniamo un finanziamento di 4mila euro dal Municipio Centro Ovest.

2 Chi è che partecipa ai corsi di danzabilità?

La vincita del Concorso rende gratuita per un certo tempo la partecipazione al laboratorio quindi apriamo ufficialmente le porte alla città. Qualche volantino stampato in proprio e il passaparola fanno sì che in breve il gruppo aumenti di numero fino a veder danzare insieme anche una ventina di persone di tutte le età coprendo un arco di 3 generazioni (il più piccolo partecipante ha 3 anni e la più grande … 84!) . Si mettono in gioco genitori e figli, nipoti e nonne, singole persone e gruppi di amici. Scorrendo l’elenco totale dei partecipanti dal 2006 ad oggi possiamo dire che hanno aderito all’iniziativa un centinaio di persone provenienti da ogni parte della città (Sampierdarena, San Desiderio, Centro, Casella, Foce, San Martino, Cornigliano, Pontedecimo, Sestri Ponente, San Quirico, Quarto, Quinto, Albaro…) e anche da fuori Genova (Como, La Spezia, Ivrea, Imperia). Le diverse abilità sono di tipo motorio, psichico, sensoriale.

3 Quali attenzioni si fanno per chi ha specifiche difficoltà dovute ad una disabilità?

Le prerogative come dicevo sono due: evitare che i partecipanti siano solo disabili e che i non disabili partecipino come “assistenti”. Ciascuno partecipa per sé e per gli altri e tutti fanno tutto, ognuno come può. Posso dire che le attenzioni vanno rivolte indistintamente a tutti, non disabili compresi. L’obiettivo, ogni volta che viene data una consegna o “insegnata” una coreografia, è di trovare insieme il modo per adattare la richiesta alle possibilità dei singoli. Faccio due esempi: se la consegna durante il riscaldamento è quella di muovere le braccia a ritmo di musica ma ho nel gruppo una persona che per problemi motori può muovere soltanto le mani dirò a questa di tenere il ritmo anche solo con un dito, ma di farlo. Se facciamo una danza in cerchio e ci sono nel gruppo delle carrozzine mettiamo in conto di prevedere almeno “un tempo in più” per permettere alle persone in carrozzina di “stare nel tempo con gli altri”. In tal caso se la consegna per un gruppo di persone senza problemi motori è quella di fare 4 passi avanti e 4 indietro ne faremo tutti 5 avanti e 5 indietro per dare il tempo alle carrozzine di passare dal movimento in avanti al movimento indietro senza rimanere fuori dal cerchio. E’ una ricerca continua di “modi altri” di fare le stesse cose. E ognuno è coinvolto in prima persona in questo. Spesso solo la persona disabile può dirmi come può essere adattata a sua misura l’esperienza. Il mio punto di vista, nonostante l’ormai ventennale esperienza nell’ambito delle diverse abilità, è sempre parziale e ha bisogno del contributo attivo dell’altro. Questo richiede un adattamento continuo anche da parte dei non disabili. Se c’è nel gruppo una persona sorda e decidiamo di introdurre la Lingua dei Segni (come abbiamo fatto recentemente), è chiaro che la persona udente dovrà imparare qualcosa di essa, o fare in modo di intendersi con tutti, in un modo o nell’altro. Così come un non vedente porterà nel gruppo il suo punto di vista sul mondo a partire dal tatto e ci dirà come poter “vedere con le mani”. Non sarò di certo io a poter “insegnare” questo. Dunque devo fare in modo che ciascuno sia risorsa per gli altri, a partire -paradossalmente- proprio dai suoi limiti.

5 Come si svolge generalmente una lezione di Danzabilità?

Vi è una prima fase di riscaldamento in cui si risveglia il corpo e si prende familiarità con l’ambiente in cui si lavora, sia in senso fisico (lo spazio, la sala, la palestra in cui ci si muove) sia in senso umano (e dunque il gruppo che ogni volta lavora insieme). Poi c’è una fase centrale creativa in cui, tramite input dati dal conduttore, i singoli e il gruppo sperimentano il linguaggio corporeo e gestuale, spesso supportato da oggetti (come foulards colorati) e si lavora sull’improvvisazione. Infine si creano coreografie a partire da quanto emerso nella fase precedente: con i gesti simbolici emersi prima si può per esempio creare una danza in cerchio con cui si concluderà la lezione, che verrà ripresa la volta successiva cercando un filo conduttore tra un incontro e l’altro.

6 Quali sono le difficoltà più comuni che incontrano più frequentemente coloro che partecipano al corso, e quali i risultati più evidenti?

Da parte dei non disabili la difficoltà principale è quella di sentirsi davvero sullo stesso piano dei disabili. Non si supera veramente l’assistenzialismo finchè i non disabili non si sentono co-creatori insieme ai disabili. Se si ragiona in termini di “abilità” ci sarà sempre chi obietterà (con ragione!) che il mio obiettivo (di mettere sullo stesso piano abili e disabili) è non tanto utopistico quanto non realistico, falso. Ma ragionando in termini di “diverse abilità” tutto il sistema di riferimento cambia e allora si tocca ben presto con mano che si è tutti sullo stesso piano. Faccio un esempio: nel nostro prossimo spettacolo che presenteremo alla IV rassegna nazionale “Teatro e disabilità” a Rovigo ci sarà uno di noi che suonerà un pezzo al pianoforte. Io non so suonare il piano e come me molti altri non disabili. Il nostro musicista è down. E nel suonare il pianoforte è senza ombra di dubbio più abile di me! Potrei fare altri esempi simili, per me il vero obiettivo del laboratorio è raggiunto quando -attraverso l’esperienza- riesco a passare questo concetto ai partecipanti e al pubblico che vede le nostre performance. Un risultato evidente? A Rovigo lo scorso anno il complimento più bello che mi son sentita fare da una persona del pubblico immediatamente dopo il nostro spettacolo è stato: “ci avete fatto dimenticare che c’erano dei disabili in scena”. E i disabili in scena erano 7 su 10. Porsi sullo stesso piano non significa dunque negare le differenze, bensì mostrare e dimostrare che proprio le stesse possono essere (e sono!) una ricchezza straordinaria.
Le difficoltà dei disabili talvolta sono speculari: per chi è abituato ad aveere il sostegno di educatori, persone che dicono loro che cosa fare e non fare… richiede un certo tempo e un cambio di prospettiva sentirsi in diritto di scegliere e creare tanto quanto gli altri. Un esempio: una persona in carrozzina manuale in genere “è portata” e dunque “si fa portare”. nel riscaldamento specifico è sempre la persona disabile che deve dare indicazioni a chi conduce la carrozzina relativamente alle direzioni che vuole prendere. In questo caso da parte mia è ovvio che un limite motorio non necessariamente è unito ad un limite cognitivo per cui se la persona è in grado di scegliere dove e come muoversi è fondamentale (ma non scontato) che lo faccia. Anche chi ha limiti cognitivi inizialmente cerca supporto nelle persone non disabili. Una ragazza con insufficienza mentale lieve agli inizi mi chiedeva sempre dove fossero gli educatori e si sentiva smarrita quando non c’erano ragazzi non disabili a cui potersi affiancare. Ora è non solo molto più sciolta e autonoma nei movimenti, ma anche propositiva e quando c’è da creare qualcosa insieme dice sempre la sua.

7 Disabili e non tutti insieme per condividere la giocosa passione della danza, dunque si può affermare che la Danzabilità è un metodo che favorisce davvero l’integrazione sociale?

Rispondo alla domanda con un aneddoto. Come detto precedentemente fanno parte del nostro gruppo anche dei bambini. La dimostrazione che con quello che facciamo si promuove l’integrazione sociale viene dalla richiesta di poter continuare a partecipare fatta alla mamma da un bambino di 9 anni, intelligentissimo, portato un giorno dalla madre solo perché questa non avrebbe saputo a chi lasciarlo mentre lei ha accompagnato al laboratorio un altro suo figlio, gravemente disabile. Hanno partecipato al medesimo insieme e quello più motivato a tornare è stato il “fratello sano”, perché si è divertito tantissimo!

8 Il vostro gruppo partecipa con ottimi risultati a molte rassegne in Italia. Puoi raccontarci qualcosa in merito?

Inizialmente ero contraria a rendere “pubbliche” le nostre performance. Pensavo che la presenza di un pubblico potesse snaturare l’esperienza e avevo il timore che cambiare il setting (salire sul palcoscenico di un teatro invece che stare nell’ambiente “protetto” di una palestra o di una sala senza spettatori) significasse “rovinare” il laboratorio. Poi, grazie all’insistenza di un partecipante disabile (che ha voluto a tutti i costi che partecipassimo ad uno spettacolo di raccolta fondi per acquistare un pullmino attrezzato a favore della sua associazione), mi sono dovuta ricredere e ad oggi posso dire non solo che per l’ennesima volta il contatto diretto con una persona disabile (e dunque con un punto di vista sul mondo diverso dal mio) è stato per me l’opportunità di cambiare le mie convinzioni (che si sono presto rivelate pregiudizi sbagliati e frutto di una vista “limitata”), ma anche che avventurarsi coraggiosamente su questo sentiero poco battuto poteva davvero dare accesso a tutti noi alla svolta decisiva dal setting “terapeutico” al mondo dello spettacolo e dell’arte.
Le nostre performance pubbliche:
• Giugno 2008: debutto in pubblico con oltre 1300 persone al Mazda Palace (Fiumara) danza nella manifestazione “Muoversi, comunicare, vivere” organizzata da Spazio danza per raccolta fondi per acquisto di un pullmino attrezzato a favore dell’associazione Progetto80 Sampierdarena.
• Maggio 2009: spettacolo “Un’altra breccia nel muro” (preparato in collaborazione con la Direzione della Casa Circondariale di Chiavari) la Compagnia vince la Nomination alla terza Rassegna nazionale “Teatro e disabilità” di Rovigo, a cui partecipa in rappresentanza della Liguria.
• Settembre 2009: partecipazione alla Rassegna antirazzista di artisti di strada “Estate a cappello” organizzata dalla Compagnia dei Fuocolieri di Palermo (con la partecipazione di artisti provenienti anche da Torino e L’Aquila) facendo animazione serale in Piazza delle Erbe, cuore della movida genovese.
• Novembre 2009: replica dello spettacolo “Un’altra breccia nel muro” a Monfalcone nell’ambito della Rassegna “Altre espressività” di Gorizia.
Progetti futuri:
• Aprile 2010: partecipazione alla manifestazione per raccolta fondi a favore dell’associazione ASSFAD (per lo Studio e la cura delle malattie del Fegato e dell’Apparato Digerente) presso il Teatro Chiabrera di Savona.
• Maggio 2010: partecipazione con il nuovo spettacolo “Ombre e pulci d’acqua” alla quarta Rassegna nazionale “Teatro e disabilità” di Rovigo. In collaborazione con la casa Circondariale di Genova Pontedecimo e con l’Associazione Mani in Movimento Onlus.

9 Nel 2009 alla III edizione di Teatro e Disabilità di Rovigo, siete arrivati secondi, sappiamo che parteciperete anche quest’anno; Vuoi raccontarci qualcosa di più sullo spettacolo che state preparando per il concorso?

Testo dello spettacolo dello scorso anno “Un’altra breccia nel muro”
Lo spettacolo verte sulla “trasformabilità” degli elementi espressivi ed emotivi, resa attraverso la musica, il movimento, le immagini e i 4 elementi: terra, aria, acqua, fuoco. Semplici scatole saranno usate prima come tamburi e poi come mattoni con cui verranno costruite le sbarre di una prigione e un muro. Non si sa chi stia dentro e chi fuori, chi al di qua e chi al di là, se la Compagnia o il pubblico. Ciascuno di noi è contemporaneamente prigioniero e libero, abile e disabile, uguale e diverso. Il muro stesso può essere elemento di separazione, confine, appoggio; può essere dipinto, abbattuto, costruito. “Mura” è anche il cavo che tiene salda la vela delle imbarcazioni in modo tale che resista ai colpi di vento. E dunque il muro diventerà vela di una imbarcazione immaginaria, e rappresenterà la “resilienza”, ovvero la capacità di “resistere” e di trasformare i limiti in opportunità di “movimento in avanti” e di crescita per sé e per chi ci sta intorno. Per finire una danza in cerchio in onore di Efesto, il dio Vulcano scaraventato giù dall’Olimpo dalla madre (in quanto nato storpio e deforme) e poi divenuto un artigiano talmente abile e creativo da far innamorare di sé le dee più belle. Simbolo della possibilità, a partire da un limite fisico e/o da una ferita emotiva, di trovare dentro di sé la forza per lavorare alla loro trasformazione liberandone bellezza ed espressività.

Di questo spettacolo (e della performance in Piazza delle Erbe) abbiamo a disposizione i dvd, che vendiamo a offerta libera per autofinanziare le nostre attività. Siamo anche disponibili per repliche degli spettacoli presso scuole o enti che ce ne facciano richiesta.

Testo dello spettacolo di quest’anno: “Ombre e pulci d’acqua”
Un’antica leggenda degli Indiani d’America narra che un insetto rubasse l’ombra a chi non rispettava la natura. Privati così della loro anima gli uomini si ammalavano. Solo con la musica e il canto riuscivano infine a riaverla e a vivere felici. Branduardi ha composto la canzone “La pulce d’acqua” a partire da questo racconto e noi abbiamo immaginato ciò che il testo non dice. Cosa fanno le ombre dopo esser state rubate? Come se la cavano gli uomini senza di esse? Che fine fanno le pulci d’acqua? Come avviene il processo di guarigione? Le pulci d’acqua, nel sottrarre le ombre ai rispettivi proprietari, le liberano dal vincolo di doversi muovere a comando. D’altro canto gli uomini, privati del loro lato oscuro, si sentono come marionette a cui il burattinaio abbia improvvisamente tagliato i fili. Il processo di guarigione comincia nel momento in cui ciascuna persona comprende quanto in realtà dipenda da quella stessa Ombra che in genere pensa di comandare oppure si dimentica addirittura di avere. L’armonia si ristabilisce nel momento in cui ciascuno riannoda i fili della propria storia integrando le parti di sé sfuggite al controllo e alla consapevolezza. Le ombre rubate sono rappresentate da un gruppo di detenuti della Casa Circondariale di Genova Pontedecimo, che ringraziamo per la collaborazione. Per la traduzione in Lingua dei Segni il nostro grazie va invece all’associazione Mani in Movimento Onlus.

10 Da circa un anno siete con il vostro gruppo su facebook, quanti sono gli iscritti, e vi sta aiutando a diffondere il vostro progetto?

Gli iscritti al nostro gruppo su facebook “Quelli che partecipano a Danzabilità (e chi ne condivide lo spirito)” sono ad oggi 230. Si tratta di uno spazio in cui possiamo pubblicare foto, video, aggiornamenti sulle nostre attività. Il vantaggio di facebook è quello di poter entrare in contatto con realtà che condividono un certo tipo di percorso. Fanno parte del gruppo per esempio il Teatro dell’Ortica, Gli Altri (Rosanna Benzi), il Centro Erickson Formazione, la sede nazionale dell’ANGLAT, CPD Consulta (oltre a singoli cittadini, scuole di danza e centri di counseling e riabilitazione di tutta Italia). Il limite è che accede alle informazioni solo chi ha un profilo su facebook. Per questo avremo ancora maggiore visibilità e potremo garantire vera e propria accessibilità soltanto nel momento in cui faremo un sitoweb.
al momento l’aiuto a diffondere il progetto proviene da iniziative spontanee che spesso noi stessi ignoriamo. Hanno parlato di noi:

http://www.coopchiossone.dreamhosters.com/wp/2009/02/13/danzabilita-lemozione-del-ballo-da-condividere-insieme/

http://www.disabiliabili.net/pages/articolo.asp?IDArticolo=1316

http://www.oltrelebarriere.net/2246/genova-parte-l%E2%80%B2iniziativa-danzabilita/

http://www.sabatoseraonline.it/home_ssol.php?site=5&n=articles&category_id=131&article_id=115531&l=it

http://www.terredimare.it/notiziario_view.php?ID=1799&lang=it

http://unachiaveperlamente.blogspot.com/2009/05/danzabilita-teatro-e-disabilita-rovigo.html

http://www.superabile.it/web/it/REGIONI/Liguria/News/info916711927.html

http://www.azisanrovigo.it/nqcontent.cfm?a_id=9974

http://handiamo.libero.it/index.php?page=854&action=PGMdynaobj&PGMcontainerid=4&PGMinsertid=2563&PGMvariable=4928&PGMarchivio=999

http://www.provincia.rovigo.it/portal/page/portal/PG_PORTALE_METROPOLITANO?next_page_news=/htdocs/dettaglionews/DettaglioNewsShowPage.jsp?news_id=513748

http://www.diversamenteabili.info/Engine/RAServePG.php/P/71011DIA1102

http://www.spaziliberi.it/?Danzabilita

http://www.mentelocale.it/teatro/contenuti/index_html/id_contenuti_varint_24762

http://www.terredimare.it/notiziario_view.php?ID=1741&lang=it

www.liguriaccessibile.it
Il problema è che a febbraio 2009 sono finiti i soldi del finanziamento ottenuto dal Municipio Centro Ovest e da allora le attività vengono portate avanti a titolo puramente volontario. Per i partecipanti l’accesso al laboratorio è tornato ad essere a pagamento (e questo ha fatto sì che alcuni abbiano immediatamente smesso di venire, anche se la cifra richiesta è davvero minima) e con queste entrate copriamo a mala pena le spese vive. Nel frattempo gli impegni sono diventati 10 volte maggiori rispetto agli inizi perché dal laboratorio di espressione corporea che eravamo siamo oggi Compagnia di danceability riconosciuta a livello nazionale. Il paradosso è che richiedono la nostra presenza sul loro territorio altre regioni italiane, anche lontane dalla Liguria, mentre la nostra regione ci ignora completamente. Da un assessore comunale, interpellato per richiedere sostegno (economico e istituzionale) ci siamo sentiti dire che “siamo culturalmente troppo avanti” per quello che è l’approccio alla disabilità in Liguria. Evidentemente dunque non si vuole investire in progetti che possono far fare passi avanti e promuovere Cultura (oltre che salute mentale e integrazione), ma si preferisce investire nel mantenimento dello status quo. Per me l’impegno attuale non è più solo di conduzione delle sedute ma di segreteria, organizzazione viaggi, contatti con le Usl delle altre regioni, ricerca fondi, regia degli spettacoli, ideazione delle sceneggiature, acquisto e produzione del materiale per le scenografie, ecc. L’impegno che già prima era oneroso ora è quantificabile in circa 20 ore settimanali, lavorate nel tempo “libero”, prima e dopo il lavoro vero e proprio, e spesso (necessariamente, perché le giornate non sono di 85 ore) durante i fine settimana. I partecipanti al laboratorio aiutano come possono ma già più di una volta siamo arrivati al punto di chiederci se non sia il caso di “chiudere baracca”. Abbiamo bisogno di tutto e se volessero contattarci dei volontari per darci una mano nel delicato compito di non lasciare morire un progetto che nel corso di soli 3 anni è cresciuto così al di sopra di ogni più rosea aspettativa… sarebbero i benvenuti! Ovviamente speriamo che anche a livello di istituzioni locali arrivi qualche segnale di interesse e sostegno. Intanto ringraziamo lo Staff di Liguria Accessibile per l’opportunità che ci ha dato di parlare di noi.
Ringraziamo la dot.sa, che ci ha spiegato l’affascinante mondo della danzabilità, regalandoci emozioni intense, e dimostrando per l’ennesima volta che ogni muro, ogni pregiudizio può essere abbattuto.


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