giu 15
“Cieco! No, grazie”!
Ho voluto pubblicare questo articolo per avere da voi un commento su quanto accaduto a questo ragazzo.
Per quanto mi riguarda, io al contrario di Maurizio, premetto subito fin dall’inizio di qualsiasi attività che intendo intraprendere, la mia disabilità visiva.
Facendo ciò, capisco bene che potrei precludermi delle possibilità, ma penso anche che per lo meno le cose sono chiare fin dall’inizio e quindi intendo evitare spiacevoli situazioni future che mi farebbero peggio.
Mi piace mettere in pratica il motto della mia insegnante di yoga “Nella verità ci si riposa sempre”.
Se dovesse capitare che a qualcuno non vado bene così come sono, mmi viene proprio da pensare che il problema sia solo suo!
Superando.it del 09-06-2010
Cieco? No, grazie! ovvero Le mille forme della discriminazione
La discriminazione arriva questa volta dall’Austria, ed esattamente da una radio di quel Paese, che dapprima seleziona un giovane giornalista italiano
per un colloquio di lavoro, ma successivamente – dopo avere appreso che egli è cieco – ritiene di dover fare marcia indietro. «Avrebbe dovuto dircelo quando
ha fatto domanda», gli scrivono anche, ma «quando mando un curriculum per un colloquio di lavoro – risponde il protagonista della vicenda – ho tutto il
diritto di non comunicare il mio handicap». E aggiunge: «Il fatto che io sia non vedente non dev’essere una discriminante né in positivo né in negativo
per quel che riguarda un mio potenziale futuro l avorativo in quella radio»
«Oggetto: Siamo dispiaciuto. Gentile Maurizio Molinari, [...] Ho dovuto aspettare delle voci dei miei responsabili. Visto che lei ci ha comunicato abbastanza
tardi che è non vedente, perché avrebbe dovuto informarci magari quando ha fatto domanda, ci sono subentrati dei problemi, perché il nostro studio non
è costruito per non vedenti. Qua ci potrebbero esserci dei problemi, dovevamo parlare con i tecnici, ma è semplicemente così che non abbiamo la possibilità
per adattare lo studio perciò ci dispiace molto ma non la possiamo considerare per i colloqui, avrebbe dovuto dircelo quando ha fatto domanda, così potevamo
evitare tutti questi in comprensivi. Le auguriamo buone cose per il suo lavoro».
Abbiamo citato letteralmente, pur nel precario italiano usato – che sarebbe certo il male minore – la risposta ricevuta da un giovane giornalista da parte
di una radio che lo aveva selezionato per un colloquio di lavoro, prima di sapere che egli è cieco.
L’emittente è l´austriaca Radio Max, che vuole trasmettere anche in Italia e che cerca conduttori di madrelingua. L´annuncio appare anche sulla mailing
list di un gruppo di giovani giornalisti, studenti ed ex allievi della Scuola di Giornalismo di Urbino e in tanti rispondono: sembra infatti un´ottima
occasione in questi tempi di magra. Maurizio è uno di loro: scrive alla radio, manda il curriculum vitae e alcuni servizi audio fatti in passato. Evidentemente
la sua voce piace perché viene convocato per il casting. Il colloquio è fissato per martedì 8 giugno. Maurizio prenota il biglietto per Vienna da Bruxelles,
dove vive. Dalla radio, però, non arrivano indicazioni sul luogo e le modalità del colloquio, cosicché il giovane giornalista decide di scrivere per avere
particolari e per segnalare che è non vedente, nel caso fosse previsto tra le prove un test scritto.
Ebbene, la risposta che riceve è quella in testa all´articolo. Maurizio scrive di nuovo dicendo che ha tutto il diritto di non comunicare il suo handicap,
quando manda un curriculum per un colloquio di lavoro. E aggiunge: «Il fatto che io sia non vedente non dev’essere una discriminante né in positivo né
in negativo per quel che riguarda un mio potenziale futuro lavorativo nella vostra radio». Precisa poi che ha lavorato in molti studi non attrezzati per
non vedenti e non ha avuto problemi ad adattarsi. La richiesta è quella di poter sostenere il colloquio e di essere giudicato per le proprie competenze
e non per il fatto di essere non vedente.
Il colloquio non lo ha fatto e non lo farà: parola del direttore dei programmi della radio. Maurizio dovrebbe leggere e-mail, usare il computer e attività
simili. A giudicare dalle lettere in cui racconta la sua storia lo sa fare, ma a Vienna pensano che non sia così. Sì, Maurizio è cieco, dalla nascita.
Maurizio parla anche quattro lingue, oltre all’italiano, usa i programmi di montaggio audio al computer, ha fatto volontariato internazionale in Corea
del Sud, Palestina e Messico. Ma per fare un colloquio di lavoro per una radio pare non essere sufficiente…
di Chiara Pizzimenti


giugno 15th, 2010 at 1:44 pm
INCREDIBILE !! RIESCONO SEMPRE A STUPIRMI, ANCHE SE ORMAI SONO ABITUATA A TUTTO O QUASI.
UNA PERSONA NON VEDENTE, CHE SA USARE IL COMPUTER, INVIARE EMAIL, SCRIVERE ADDIRITTURA ARTICOLI SU BLOG COME IL NOSTRO AD ESEMPIO, NON E’ UN MARZIANO CON SUPER POTERI!!! MA UNA PERSONA CONSAPEVOLE DEI SUOI LIMITI, CHE NON PUO’ DI CERTO NASCONDERE, MA UNA PERSONA CAPACE DI DARE UN CONTRIBUTO FORTE A QUESTA SOCIETA ORMAI DIVENTATA TROPPO CIECA NEL VEDERE L’ALTRO COME POTENZIALE PROBLEMA E NON COME RISORSA.
giugno 15th, 2010 at 10:17 pm
Premetto che condivido in pieno il pensiero di Daniela e di
Patrizia ma ovviamente con alcuni distinguo.
Per me è sempre opportuno dichiarare la propria condizione di
disabilità con serenità anche perché una difficoltà di un certo
peso, si può nascondere? E poi, perché bisognerebbe nasconderla?
E logico aspettarsi in una selezione di qualsiasi tipo, sportiva,
lavorativa, una lotta fisica/intellettuale a parità di condizioni
di partenza, il più omogenee possibili tra i vari concorrenti.
Poi accade, come in questo caso che nascono delle incomprensioni
(“in comprensivi”).
Prendendo per vero, quello che appare evidente nella lettera, cioè
la volontà di non poter procedere alla selezione di una persona
disabile, poiché sarebbe un confronto falsato prima ancora di
iniziare. Lo studio radiofonico, non è predisposto per accogliere
una persona che abbisogna di strumenti assistivi e quindi mi pare
giusto evitare una delusione prevista ad un soggetto svantaggiato.
Per fortuna, c’è la legge 68/99 e la 4/2004 che DOVREBBERO servire
a soddisfare l’esigenza di un disabile di poter effettivamente
svolgere la propria attività lavorativa, sfruttando tutti i mezzi
ausiliari possibili e permettere a questo, di poter competere alla
pari, almeno sul fronte delle proprie competenze o possibilità.
Sperare che tutto vada sempre, com’è previsto dalla legge, rimane
al momento una chimera ed è anche per questo che esiste il sito
di “Liguria Accessibile” però bisogna in tutti i modi, cercare di
non lasciarsi andare al pietosismo, anche se giustificato ma
lottare per un mondo più giusto, magari iniziando dall’europa
armonizzando le varie leggi in materia di accessibilità.