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La voglia di viaggiare, abbatte ogni barriera!

Tag: Esperienze, Turismo accessibilepatrizia @ 10:57 am

Redattore Sociale del 26-07-2010

Viaggiatori disabili irriducibili: nessun luogo è proibito

Sempre più turisti si spostano verso paesi lontani e chi ha provato assicura: in questo modo impari a risolvere i problemi e, una volta a casa, affronti

meglio la vita quotidiana

ROMA. Etiopia, Giordania, Thailandia, Namibia. L’alba nel deserto, il bagno nel Mar Rosso, il fascino antico di Petra e le meraviglie di Gerusalemme: “Tolgono

il fiato a tutti: a chi cammina, come a chi non può camminare. Non c’è nessuna differenza”. Parola di Stefania, che con la sua sedia a ruote raggiunge

le mete più lontane, incurante delle difficoltà, dei disagi, delle barriere di ogni tipo. E sono tanti, molti più di quanti non si creda, i viaggiatori

disabili che sfidano la frontiera dell’Europa e si avventurano in tutti i continenti. C’è chi organizza il proprio viaggio da solo, chi preferisce affidarsi

a un tour operator, chi ancora si rivolge ad agenzie specializzate, che in questi anni stanno fiorendo sempre di più: Diversamente Africa, Tutti turisti

in Thailandia, No barrier, Strabordo, Viaggiare diverso sono solo alcune delle realtà nate negli ultimi anni per organizzare viaggi su misura per persone

con disabilità. Tra le mete dei turisti disabili, non ci sono d unque soltanto i super-accessibili Paesi scandinavi o gli Stati Uniti, anche loro ben attrezzati.

Attira molto Cuba, che pure non se la cava male, in tema di accessibilità. Molto più complicato il viaggio in Europa dell’Est, in Africa o in Giordania,

dove spesso la sedia a ruote è un oggetto misterioso e anche un po’ spaventoso.

“Con due amiche, ho fatto un giro nella Valle dell’Omo”, racconta Anna Grazia Giulianelli, che è appena rientrata dal suo terzo viaggio in Etiopia. “È

un territorio nel Sud del Paese in cui vivono alcuni popoli: etnie antichissime, che non conoscono neanche la ruota. Figuriamoci la sedia a ruote! Per

la prima volta in vita mia, ho visto bambini scappare in lacrime in braccio alle mamme, terrorizzati da questa strana creatura bianca che si muove su un

mezzo così strambo. Anche gli adulti erano molto incuriositi, persino per i miei guanti, che uso per non rovinarmi le mani sempre a contatto con le ruote:

evidentemente erano una novità assoluta per loro. È stata un’esperienza incredibile: inizialmente avevo timore a scattare fotografie, mi sembrava di trattarli

come fenomeni. Ma poi ho scoperto con sollievo che il vero fenomeno ero io”.

Anna Grazia è una viaggiatrice appassionata. “Amavo viaggiare prima dell’incidente che, 23 anni fa, mi ha costretta alla sedia a ruote. Non ho voluto rinunciarci

dopo: anzi, ora viaggio ancora più di prima. Un paio di viaggi l’anno riesco a concedermeli”. Anna Grazia è tra quelli che i viaggi preferiscono organizzarseli

da soli: “Prima dell’incidente viaggiavo sempre in camper, con mio marito e le mie due figlie. Ma dopo, attrezzarlo per le mie esigenze sarebbe stato troppo

costoso. Così ho cominciato con qualche viaggio organizzato da amici e ho scoperto che persino un safari è più semplice di quello che sembra: ti aiutano

a sistemarti sulla jeep e, una volta su, non devi più muoverti. I compagni di viaggio sono fondamentali: non vorrei e non potrei viaggiare da sola e per

fortuna sono tutti viaggiatori. Di solito parto con degli amici, organizziamo prima il possibile, cerchiamo gli alberghi accessibili. Ma l’imprevisto è

sempre dietro l’angolo e la gestione del rischio è u na delle capacità che proprio grazie al viaggio impari a perfezionare”. Trovare un bagno accessibile

in Etiopia, per esempio, è veramente difficile: “Questi viaggi però ti insegnano a trovare soluzioni. E soprattutto impari come farti aiutare. Mi dispiace

se i miei compagni si spaccano la schiena per portarmi ovunque, a volte rinuncio a escursioni troppo impegnative oppure adotto strategie di sopravvivenza:

se una scalinata è troppo ripida la si fa di sedere!. Così, viaggiando, ho imparato a gestire meglio anche la mia quotidianità”.

E dell’arte di arrangiarsi è maestra Stefania Cipolletta, biologa, disabile, viaggiatrice per passione e ora anche per dedizione: quella dedizione che

l’ha spinta, due anni e mezzo fa, a fondare a Fabriano (Ancona) l’associazione “Strabordo, straordinari a bordo di un sogno”, insieme alle sue amiche Paola

Benvenuti, logopedista, e Valeria Poeta, fisioterapista. “Dopo aver verificato in prima persona quanto fosse complicato viaggiare con una sedia a ruote,

insieme a Paola e Valeria abbiamo dato vita a questa associazione, che ha lo scopo di far viaggiare insieme persone disabili e persone non disabili, in

un clima di conoscenza reciproca, condivisione e collaborazione”, spiega. Il metodo dell’associazione è, per così dire, empirico: “Facciamo noi il primo

viaggio esplorativo, per testare l’accessibilità dei luoghi che andremo a proporre. Quindi cerchiamo di capire cosa potrebbe essere utile per ridurre le

difficoltà: in alcuni viaggi, è capitato di portarsi dei maniglioni da att accare nei bagni in caso di bisogno, oppure delle tende da utilizzare per avere

un minimo di privacy in assenza di un bagno accessibile durante gli spostamenti. A volte questi piccoli accorgimenti bastano per risolvere grandi problemi”.

Una volta messa a punto la logisitca del viaggio, si costituisce il gruppo: una formazione mista, composta da quattro o cinque persone disabili e almeno

il doppio di persone non disabili: “Inizialmente c’è sempre molta difficoltà: spesso la disabilità è un mondo sconosciuto per chi partecipa ai nostri viaggi.

Anche per la gente del luogo, spesso la nostra disabilità è una novità assoluta. Ma si ingegnano sempre per venire incontro ai nostri bisogni: ricordo

che in Namibia, una sera, eravamo un po’ preoccupati perché la jeep che avremmo dovuto utilizzare il giorno successivo era molto alta per noi. La mattina

era dotata di uno scivolo fatto di mattoni e gomma: lo avevano costruito i nostri accompagnatori locali durante la notte!”. Certo, le difficoltà non mancano

quando si viaggia: “Quel che più ci preoccupa è il trasferimento delle nostre carrozzine nella stiva dell’aereo: capita spesso di trovarle rotte e questo

inconveniente può rovinarci tutto il viaggio. Per questo pa rtiamo sempre con tutto l’occorrente per ripararle”. In tema di accessibilità, però, tutto

il mondo è paese: anche in Europa, dove ci sono più risorse e dove l’accessibilità dovrebbe essere ormai un dato acquisito, “si trovano situazioni oscene

e, soprattutto, non si riesce a capire che un ambienta accessibile non diventa più scomodo per chi sta in piedi. Come ci ha insegnato il bagno nel Mar

Morto, un’esperienza incredibile per tutti noi, disabili e non: abbiamo scoperto insieme un nuovo modo di galleggiare. E galleggiavamo tutti!”.

Chiara Ludovisi, in collaborazione del Coin

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