dic 29 2010

Dolci feste a tutti!

Tag: Accessibilità in cucinapatrizia @ 12:46 pm

Nell’augurarvi un felice 2011 vi regaliamo una ricetta di un dolce davvero squisito che ci ha preparato con tanto affetto la nostra amica Daniela!

Provatelo anche voi e fateci sapere!

500 gr di farina

150 gr di zucchero

250 gr di burro

1 uovo intero e 2 tuorli

200 gr di uvetta e 200 gr di frutta candita (tutto ammollato in liquore di limone o arancio)

50 gr di pinoli o altra frutta secca a piacere

1 bustina di vanillina

1 busta di lievito

Cuocere a 180° per 40 minuti circa


dic 23 2010

Tennis club Garlenda un altro esempio di sport per tutti!

Tag: Sportlucio @ 10:23 am

Ora vi presentiamo, un’altra realtà della Liguria che si pone la mission dello sport per tutti.
Stiamo parlando del tennis club di Garlenda (Sv), che è un centro affermato nella nostra regione nell’ambito di questo sport, che ha deciso di dare spazio anche ai disabili.
Il tennis club Garlenda quindi, vuole contribuire a dimostrare, che lo sport può essere una strada giusta da seguire, per abbattere quelle barriere sociali, che spesso incontrano le persone con disabilità.
Mario Pasquini, maestro del tennis club Garlenda, ora ci spiegherà come è nato il progetto “tennis per disabili”, e ci darà delle info su quanto è stato fatto negli anni scorsi, e su ciò che c’è in programma per il nuovo anno.
Pasquini però nel suo intervento, non nasconde un’po’ di rammarico perché per ora il progetto tennis per disabili, non è decollato come era nelle intenzioni del centro.
Naturalmente noi di Liguriaccessibile speriamo che dare uno spazio sul nostro blog al tennis club, possa essere anche un modo per far conoscere meglio, un altro bel esempio di sport per tutti.
Dunque ora lasciamo la parola al sign Pasquini, che così vi farà apprezzare, quanto il suo centro fa per i disabili che vogliono coltivare la propria passione per il tennis.
“Come si può vedere sul sito, il nostro club si occupa anche di tennis per disabili.

Fino a due anni fa avevamo un giocatore in carrozzina formato dalla nostra struttura poi, per sua scelta, ha cambiato associazione.

Noi continuiamo a proporre un progetto di questo genere ma fino a oggi non abbiamo avuto alcun riscontro, se non un corso per un gruppo di ragazzi con problemi
psichici e relazionali dell’ Istituto Isah di Imperia, che ormai è al terzo anno consecutivo di tennis.

Da due anni organizziamo un torneo nazionale in carrozzina con giocatori provenienti da tutto il nord Italia con un buon numero di partecipanti.

Il prossimo anno lo faremo nel periodo che va dal 24/06 al 27/06/11.

Abbiamo anche organizzato un’ amichevole Italia – Francia di tennis in carrozzina; da tempo ho potuto confrontarmi con il tecnico francese responsabile
del tennis in carrozzina, cogliendo ottimi consigli da trasmettere in futuro ad altri giocatori, se riusciremo a reclutarne qualcuno.

Sperando di essere riuscito a darvi un po’ di informazioni, Vi saluto e ringrazio”.

T C Garlenda A.S.D. via Roma 111 17034 Garlenda (Sv).
Tel e fax 0182 58.50.28
E-mail:
tcgarlenda@gmail.com
sito web:
http://www.tcgarlenda.it/


dic 23 2010

la mano che aiuta i non vedenti

Tag: News dal mondoPetrit @ 10:22 am

Un altro grande passo avanti della scienza è stato compiuto. Gli scienziati sono stati in grado di realizzare una mano robotica che potrà aiutare i non vedenti, a “vedere”. La mano, se così vogliamo chiamarla, parlerà alle persone non vedenti e sarà in grado di identificare gli oggetti attraverso il tatto. Il dispositivo si indosserà come se fosse un comunissimo guanto, agli oggetti, i quali saranno precedentemente catalogati, verrà associato un file audio che verrà riprodotto nell’esatto momento in cui la mano lo toccherà.
Il ricercatore non vedente Vicent Martin della Georgia Tech University di Atlanta si è detto entusiasta di questo prodotto, che con l’esiguo costo di 60 dollari, verrà commercializzato nel 2012, facilitando la vita alle persone non vedenti. I ricercatori non vogliono però fermarsi all’utilizzo di questa nuova tecnologia esclusivamente nell’ambito casalingo, ma vorrebbero poter estendere le funzionalità del “guanto” sia ai supermercati che in molti altri luoghi.
Il ricercatore Vincent Martin fa un esempio molto esplicativo dell’utilizzo del guanto e di quanto, in così breve tempo, esso sia stato in grado di semplificargli la vita, Vincent dichiara: “In casa ho più di 1.500 cd ed una grande varietà di capi d’abbigliamento, ora il loro riconoscimento è molto più veloce, basta solamente che io li tocchi per sapere cosa ho davanti a me!” L’idea del guanto è stata ispirata dalla necessità di aiutare i veterani di guerra, i quali hanno subito una perdita parziale o totale della vista durante il combattimento.

fonte: http://news.wintricks.it/web/dal-web/33036/mano-aiuta-non-vedenti/


dic 22 2010

L’ora giusta al posto giusto

Tag: Genova e dintornipatrizia @ 10:36 am

Ecco tre link utilissimi per tutti gli utenti di AMT che vogliono sapere gli orari dei bus dai capolinea o addirittura, proprio dalla fermata desiderata, ma che a causa di problemi alla vista, non riescono a leggere le tabelle o non riescono ad accedere al sito Internet, in quanto la sintesi vocale fa fatica a districarsi fra troppe pagine piene di numeri.

www.amt.genova.it/pianifica/orariz.asp

questo serve a sapere gli orari dai capolinea della linea desiderata

www.amt.genova.it/orari/percorsoz.asp

questo serve a sapere il codice della fermata che ci interessa

www.amt.genova.it/pianifica/passaggiz.asp

questo serve a sapere l’orario in cui passerà il bus alla fermata desiderata.


dic 22 2010

Buon panettone a tutti!

Tag: Accessibilità in cucinapatrizia @ 10:17 am

E’ Natale e chissà come mai in questo periodo, anche chi di solito è “refrattario” ai fornelli, si cimenta con ricette sfiziose per deliziare i palati di parenti ed amici (che poi non si saprà mai se sia una vera delizia, dal momento che parenti ed amici si prestano a “torture gastronomiche”, presi dallo spirito natalizio che vuole tutti più buoni e compassionevoli).

Comunque…

Il dolce tipico di questo periodo è il panettone che da noi è del tipo genovese.

Se volete divertirvi a prepararlo in modo davvero semplice, ma di sicuro successo, andate a vedere la ricetta che avevo pubblicato a suo tempo sul sito “ilgiornaledelcibo.it”

http://www.ilgiornaledelcibo.it/ricette/ricetta-scheda.asp?id_ricetta=2633&scheda=Panettone+genovese+di+pat


dic 21 2010

Accendiamo la luce del cuore

Tag: Poesie e Raccontipatrizia @ 10:12 am

Non è un racconto e non è una poesia, ma è semplicemente l’augurio che mi sento di fare, per questa festa di Natale.

Si accendono le luci nelle nostre case, si illuminano le nostre strade, ma in tutto questo sfavillare, vi auguro di tenere accesa la luce più importante, quella del cuore.

Quella luce che ci fa sempre vedere, vivere, sperare e lottare, anche e soprattutto, quando sarà finito il Natale.

Buone Feste a Tutti!


dic 21 2010

La ASL1 imperiese avvia un nuovo servizio odontoiatrico per disabili gravi

Tag: Come fare per...lucio @ 9:57 am

L’ASL 1 imperiese, ha avviato un servizio odontoiatrico, specialistico per particolari categorie di disabili gravi.
Un servizio che è stato attivato presso l’ospedale di San Remo, e che consentirà i disabili con determinate patologie residenti nella provincia di Imperia, di poter effettuare le cure odontoiatriche, vicino casa e senza tutte le problematiche che hanno da sempre contrassegnato tali cure.
Infatti tale nuovo centro, è aperto a quei pazienti che a causa di alcune patologie particolari, necessitano di effettuare determinate cure in una sola seduta.
Per farvi spiegare meglio a chi è rivolto il servizio, e come funziona, e ovviamente per avere tutte le informazioni necessarie per entrare in contatto con questa nuova realtà, abbiamo chiesto all’Asl1 imperiese di fornirci tutti i dettagli del caso.
Così potrete avere un quadro chiaro su questo centro, che naturalmente si pone l’obiettivo, di garantire un servizio efficiente per quei disabili che a causa della loro patologia incontrano ancor più difficoltà per effettuare alcune cure.
Ecco a voi come la Asl1 di Imperia, ci presenta questo centro, che lo ricordiamo si trova presso l’ospedale di San Remo.

“Un nuovo servizio di cure odontoiatriche
in anestesia generale per persone con gravi disabilità

L’ASL 1 Imperiese ha appena avviato un nuovo servizio di cure odontoiatriche dedicato ai pazienti con gravi disabilità che necessitano di effettuare i trattamenti di carattere estrattivo e conservativo in un’unica seduta in anestesia generale. Il servizio è stato collocato presso la Day Surgery dell’Ospedale di Sanremo (Padiglione Borea, 4° piano).
Fino ad ora (come in molte altre realtà liguri) tale servizio non era disponibile ed i pazienti erano costretti a rivolgersi fuori provincia o anche fuori regione per ottenere tali prestazioni con costi a carico del Servizio Sanitario Regionale e soprattutto con disagi e spese di trasferta per le famiglie dei pazienti disabili.
Il servizio, avviato nelle scorse settimane, è destinato a tutti gli assistiti disabili che risiedono sul territorio dell’ASL 1 Imperiese e che non possono svolgere, a causa della loro patologia, normali sedute ambulatoriali odontoiatriche. Il progetto nasce dalla collaborazione multidisciplinare di diverse strutture dell’ASL 1 imperiese: Disabilità Adulti, Day Surgery , Otorinolaringoiatria, Anestesia e Rianimazione.
Di norma, dopo l’esecuzione di una radiografia completa delle arcate dentali, il servizio odontoiatrico per disabili può fornire, in un’unica seduta: ablazione del tartaro, cure preventive con sigillatura dei solchi dentali, otturazioni, estrazioni. Al momento non sono previste prestazioni di tipo protesico.
Attualmente sono in carico alla Struttura Disabilità Adulti complessivamente 477 persone di cui:
• 293 sono assistiti in strutture residenziali e semiresidenziali;
• 184 sono assistiti ambulatorialmente o mediante altre tipologie di assistenza
Rispetto a queste cifre si stima che il potenziale bacino d’utenza del nuovo servizio possa essere valutato intorno al 20% del totale.
L’equipe che segue il progetto si riserva, tuttavia, la possibilità di valutare casi di altri pazienti che possono aver bisogno di questo tipo di prestazioni anche se sono affetti da disabilità psichiche o patologie gravi, non totalmente invalidanti, che rendono necessarie le cure odontoiatriche in un unica seduta.

Per richiedere informazioni e prenotare la prima visita e gli esami le famiglie interessate possono contattare, dal lunedì al venerdì, i seguenti numeri:
• 0183/537.545 dalle ore 9.00 alle ore 13.00
• 0184/536.373 (Day Surgery) dalle 12.00 alle 13.00

Sono stati prodotti 400 depliant e 350 locandine in distribuzione negli studi dei medici di medicina generale e dei pediatri, nelle farmacie e per le associazioni che si occupano di disabilità”.


dic 16 2010

190 accessibile anche ai non udenti

Tag: News dall'ItaliaPetrit @ 12:33 pm

Dal 30 novembre Vodafone in collaborazione con Ens (ente nazionale sordi) hanno reso accessibile anche per non udenti il servizio clienti 190. per ulteriori informazioni visitate il sito:

http://www.affaritaliani.it/sociale/vodafone_per_non_udenti291110.html


dic 15 2010

Assoligure ipoudenti ecco come rendere le stazioni ferroviarie accessibili a tutti

Tag: Come fare per...lucio @ 12:33 pm

Recentemente l’Assoligure ipoudenti, ha sollecitato le istituzioni, su un tema davvero delicato.
Ci riferiamo all’accessibilità delle stazioni ferroviarie, anche per i disabili uditivi e sensoriali in genere.
Spesso ci si occupa erroneamente di garantire l’accessibilità di un luogo pubblico solo ai disabili motori e quindi eliminare le barriere architettoniche cosa certamente giustissima, ma non ci si pongono questioni legate a disabilità, spesso trascurate.
Tra queste, vi è la ipoudenza.
Quanto è stato fatto per ridurre le difficoltà di queste persone nei luoghi pubblici come ad esempio le stazioni?
Quante persone si sono realmente poste il problema di capire quali sono le difficoltà degli ipoudenti in una stazione ferroviaria?
Una risposta a questi quesiti ce la da l’associazione ipoudenti di Sori, che ha scritto all’assessore regionale ai trasporti Vesco, al presidente di Regione Liguria Claudio Burlando, alla consulta handicap, all’A.D. di grandi stazioni, per sensibilizzare sul problema.
Noi di Liguriaccessibile, abbiamo voluto conttattare l’associazione presieduta da Liliana Cardone, per farci spiegare meglio, quali sono le maggiori difficoltà che un ipoudente incontra in una stazione ferroviaria, e per farci dire cosa si chiede alle istituzioni per rendere davvero fruibile un servizio pubblico come è appunto quello delle ferrovie.
L’assoligure ipoudenti oltre a rispondere a queste nostre domande, ci proporrà come modello da imitare, quanto è stato fatto all’estero (Londra), e in Italia es Bologna.
Ora lasciamo appunto la parola alla dott.ssa Cardone, che senz’altro meglio potrà addentrarsi sulla questione.

“abbiamo scritto infatti all’A.D. di Grandi Stazioni, al presidente della
Regione Liguria, all’Assessore Vesco e alla Consulta in quanto stanno eseguendo
i lavori all’interno della Stazione di Piazza Principe.
Chiediamo che la stazione di Piazza Principe diventi accessibile non solo
alle persone con disabilità motoria, ma anche per le persone con disabilità uditive.
Questo è un grave problema che si trascina da molti anni, recentemente anche
le persone normoudenti si sono trovati in difficoltà ad ascoltare gli annunci
di arrivo o partenza dei treni a causa dei pannelli pubblicitari spesso sono
tenuti ad alto volume….
Inoltre spesso annunciano all’improvviso che il treno che doveva arrivare al
binario n. 9 arriva invece al n. 3…..
Le persone sorde o ipoudenti spesso non capiscono “al volo” cosa hanno
comunicato e rischiano di perdere il tempo e….il treno.
questo mi è capitato anche a me diverse volte. Fortunatamente sono riuscita a
non perdere il treno, però ho dovuto chiedere informazioni a un passeggero che
stava correndo…

Ecco quali sono le possibili soluzioni:
1- Installazione mirati di moderni pannelli informativi
2 – Installazione di impianto ad induzione magnetica (vedere Bologna e Gran
Bretagna)
3 – Installazione di LED scorrevoli sulle banchine, per una tempestiva
comunicazione di treni che cambiano improvvisamente binario e altre
comunicazioni urgenti;
4 – installazione sulle banchine di partenza dei treni, di almeno due video
informativi sempre aggiornati.
5 – Installazione presso le biglietterie di mini impianti di amplificazione e
particolari tastiere per la comunicazione con le persone non udenti.

Ora vi porto come esempio, quanto è stato fatto per gli ipovedenti ma anche per altri disabili sensoriali, a Londra, e a Bologna.
Modelli di accessibilità stazioni ferroviarie per disabili sensoriali a Londra e bologna:
Progetto Heathrow_Bologna

PROGETTI DI ACCESSIBILITA’ SENSORIALE

REALIZZATE NELLE

STAZIONI FERROVIARIE EUROPEE

Heathro…w

E x.p’..re..ss..’

For users ofhearing

aids, we’ve fitted our

onboard PA system withan induction loop.

Recentemente le direzioni delle principali stazioni ferroviarie Londinesi, hanno migliorato
l’accessibilità per le persone ipoudenti.
Infatti, da anni presso gli sportelli delle biglietterie e e gli uffici informazioni sono stati
installati dei mini impianti di amplìficazione per facilitare la comunicazione con le persone ipoudenti.
Ora l’accessibilità si è allargata anche in questi seguenti luoghi:
Gli ascensori
lepiatteforme
a bordo dei treni (HEATROW EXPRESS)
Inoltre, anche presso le stazioni secondarie inglesi, si stanno diffondendo sempre di più
dei particolari mini impianti di amplificazione ad
induzione magnetica per le persone ipoudenti
che usano apparecchi acustici retroauricolari o
impianti cocleari dotati di bobina per telefono o
T-coii.
Per esempio presso la Stazione di Purley
(Londra), si nota questo
particolare impianto denominato “Help point”.
E’ un distributore vocale di biglietti dei treni.
La persona ipoudente sostando all’interno della
zona gialla, ha la possibilità di ascoltare e
“dialogare” senza problemi con l’erogatore
vocale di biglietti. Questo impianto è utile anche per le persone non vedenti.

BOLOGNA: StazioneCentrale

,,/j
nuovi pannelli informativi luminosi e con led scorrevoli
nella zona della biglietteria.
Lo scorso anno la Stazione Centrale di Bologna è stata
rinnovata.
Quali sono i miglioramenti:
monitor più moderni con le informazioni sempre aggiornate delle partenze / arrivi dei treni.
dal mese di novembre 2008 in alcune zone della suddetta stazione e cioè presso l’ingresso,
la biglietteria
e la sala d’aspetto
sono stati installati alcuni impianti di amplificazione ad induzione magnetica”.
La Presidente
Liliana Cardone
Associazione Ligure Ipoudenti – sulle ALI dell’udito – ONLUS
Piazza della Chiesa, 1 – 16030 SORI (Genova)
tel. 328 28.64.10.6 e-mail:
assoligure.ipoudenti@libero.it
sito web :
http://www.assoligureipoudenti.it/


dic 15 2010

La società delle illusioni ottiche

Tag: Esperienze, toppatrizia @ 12:13 pm

Io ho trovato questo articolo davvero bello nella sua realtà che mi ritrovo a vivere  quotidianamente. Mi ha colpito anche la particolare sensibilità del giornalista nel cogliere aspetti e problematiche della vita dei disabili visivi, che si trovano catapultati in una società dove la visione è la condizione fondamentale per sopravvivere.

Superando.it del 14-12-2010

La società delle illusioni ottiche (di Franco Bomprezzi*)

Probabilmente sono proprio le persone non vedenti a subire oggi, in questa civiltà dell’immagine e dell’estetica, i danni più subdoli e feroci. Tutto sta

diventando “video”, in una sorta di “congiura elettronica” da parte di una società che non si ferma mai a pensare “per tutti”. E così la sensazione è che

le persone non vedenti siano state costrette a costruirsi un mondo quasi parallelo rispetto a quello di tutti gli altri…

Il 13 dicembre, Santa Lucia, viene definito come “il giorno più corto dell’anno”, anche se non è vero, è solo il giorno in cui il sole tramonta prima.

È un momento in cui fa buio presto, si accendono i lampioni e le luminarie natalizie, appese ormai ovunque, quasi a voler trasmettere un’allegria e una

sensazione di normalità, di festa, e di regali che da troppo tempo ci sfugge, sepolta sotto le preoccupazioni di conti correnti risicati e in bilico fra

il nero e il rosso.

Parlo sempre di colori, di luce, di volti, di espressioni. E so che spesso mi leggono persone che non vedono. Che hanno visto per qualche anno, e poi basta.

Oppure che non hanno mai visto nulla. Solo il buio. E le immagini della mente. Non ho mai riflettuto abbastanza sulla cecità, pur avendo incontrato – in

tutti questi anni di impegno per i diritti delle persone con disabilità – molte persone cieche.

Mi permetto di fare qualche riflessione, del tutto soggettiva e parziale, proprio in occasione del giorno di Santa Lucia, protettrice dei ciechi. Penso

di averne diritto, di non dovermi censurare solo perché “non mi riguarda”. Altrimenti questa impossibilità di parlarne sarebbe del tutto corrispondente

alla classica frase che molti amici a rotelle pronunciano, o pensano: «Cosa volete capire voi, che non siete nella mia condizione?». Forse qualcosa possiamo

capire.

Ad esempio penso che oggi i non vedenti stiano subendo i danni più subdoli e feroci della nostra civiltà dell’immagine e dell’estetica. Tutto sta diventando

“video”. Dal cellulare touch screen, allo smart phone, dal televisore “full hd” al web di YouTube, dai maxischermi agli angoli delle piazze ai totem dei

centri commerciali, dai bancomat che si usano solo toccando lo schermo ai bagni elettronici dei treni, dagli ipad agli elettrodomestici con i comandi “a

sfioro”.

Una congiura elettronica, un contrappasso feroce di una società che non si ferma mai a pensare “per tutti”, ma ritiene che tutti siano “diversamente normali”.

I ciechi fanno le spese di questo tripudio tecnologico.

E poco importa sapere che sono stati capaci, i non vedenti, di lavorare anno dopo anno a smontare le barriere della comunicazione che di volta in volta

il “genio di turno” gli parava dinnanzi.

Ora tutti usano lo “screen reader”, hanno familiarità con il computer e con il telefono cellulare, con i registratori digitali, con la webradio. Ma ho

la sensazione – posso sbagliarmi – che siano stati costretti a costruirsi un modo virtuale quasi parallelo rispetto a quello di tutti gli altri. Una minoranza

combattiva e tenace, provvista di autoironia e di grinta, ma sinceramente ammirevole per questa battaglia quotidiana rimasta culturalmente di nicchia.

Perché anche per i ciechi vale la regola che “solo i belli vanno in televisione”, solo gli eroi o i superdotati bucano l’anonimato. Bocelli ce l’ha fatta.

Ma sono tanti i ciechi che cantano benissimo, forse qualcuno meglio di lui.

Ci fermiamo ad “ammirare” i ciechi, non a parlare con loro da pari a pari. Rarissimo che questo succeda. Anche nello sport restiamo stupefatti delle imprese

degli sciatori, o degli atleti che corrono in pista. Cinque minuti di commozione, poi basta. Ci aspettiamo sempre che dicano parole eccezionali, che turbino

per un attimo il nostro benessere di “normalmente vedenti”.

Abbiamo preso per un gioco di società anche l’ultimo, intelligente tentativo di farci capire che cosa significa vivere senza luce. “Dialogo nel buio”,

le “cene al buio”, ora perfino gli “aperitivi al buio”. Occasioni per tuffarsi qualche ora in una dimensione pazzesca, sapendo però che ne usciremo presto,

e potremo perfino divertirci a descrivere che cosa abbiamo provato, le nostre paure, il panico, il disorientamento. Tanto poi passa, si torna alla luce.

Ma i nostri “amici” ciechi no.

Secondo me si divertono assai in questo gioco perfido. Sono loro a studiare le nostre reazioni, a confrontarle con le loro sicurezze. Credo che queste

esperienze li aiutino ad accrescere la propria autostima, anche se non sono sicuro che sperino in un cambiamento culturale e sociale davvero importante.

Ho notato, nei convegni, che quando prende la parola un cieco, tutti si azzittiscono improvvisamente. Lo si ascolta come se fosse Tiresia, come se dalle

sue parole si potesse trarre qualche grande profezia morale sul nostro futuro di umani. Proviamo rispetto, certo. Ma forse anche un profondo senso di colpa.

E soggezione, ammirazione, sia pure con il dovuto distacco.

Il fatto è che siamo consapevoli che esiste una generazione di ciechi attivi e responsabili, inseriti nel lavoro e nella società, capaci di muoversi autonomamente

nonostante le nostre città siano impossibili quasi per tutti. Lo sappiamo, ma non vogliamo davvero sapere come fanno. E se hanno bisogno di qualche nostro

consiglio, o aiuto, o intervento pratico.

Abbiamo paura del buio, fin da piccoli. Lo sappiamo bene, ma non vogliamo pensarci. Oggi più che mai questa paura si associa ad altre insicurezze. Il paradosso

è che questa società della comunicazione globale e interattiva si sta rivelando spesso un bluff, un’illusione ottica. Trionfano le immagini, non il pensiero.

E ciò che più mi affascina degli amici ciechi, in realtà, è quella loro capacità di pensare e di memorizzare, di catalogare nel buio della mente i ricordi,

gli odori, le sensazioni, i sentimenti, le idee.

Il buio può essere un grande amico della consapevolezza. Ma per me è una scelta. Per chi non vede è la realtà senza alternative.

Buon 13 dicembre, amici. Con gratitudine.

*Testo apparso anche in «FrancaMente», il blog senza barriere di Vita.blog, con il titolo Santa Lucia, auguri a chi non vede e qui ripreso con alcuni adattamenti.

Io ho trovato questo articolo davvero bello nella sua realtà che mi ritrovo a vivere  quotidianamente. Mi ha colpito anche la particolare sensibilità del giornalista nel cogliere aspetti e problematiche della vita dei disabili visivi, che si trovano catapultati in una società dove la visione è la regola fondamentale per sopravvivere.

Superando.it del 14-12-2010

La società delle illusioni ottiche (di Franco Bomprezzi*)

Probabilmente sono proprio le persone non vedenti a subire oggi, in questa civiltà dell’immagine e dell’estetica, i danni più subdoli e feroci. Tutto sta

diventando “video”, in una sorta di “congiura elettronica” da parte di una società che non si ferma mai a pensare “per tutti”. E così la sensazione è che

le persone non vedenti siano state costrette a costruirsi un mondo quasi parallelo rispetto a quello di tutti gli altri…

Il 13 dicembre, Santa Lucia, viene definito come “il giorno più corto dell’anno”, anche se non è vero, è solo il giorno in cui il sole tramonta prima.

È un momento in cui fa buio presto, si accendono i lampioni e le luminarie natalizie, appese ormai ovunque, quasi a voler trasmettere un’allegria e una

sensazione di normalità, di festa, e di regali che da troppo tempo ci sfugge, sepolta sotto le preoccupazioni di conti correnti risicati e in bilico fra

il nero e il rosso.

Parlo sempre di colori, di luce, di volti, di espressioni. E so che spesso mi leggono persone che non vedono. Che hanno visto per qualche anno, e poi basta.

Oppure che non hanno mai visto nulla. Solo il buio. E le immagini della mente. Non ho mai riflettuto abbastanza sulla cecità, pur avendo incontrato – in

tutti questi anni di impegno per i diritti delle persone con disabilità – molte persone cieche.

Mi permetto di fare qualche riflessione, del tutto soggettiva e parziale, proprio in occasione del giorno di Santa Lucia, protettrice dei ciechi. Penso

di averne diritto, di non dovermi censurare solo perché “non mi riguarda”. Altrimenti questa impossibilità di parlarne sarebbe del tutto corrispondente

alla classica frase che molti amici a rotelle pronunciano, o pensano: «Cosa volete capire voi, che non siete nella mia condizione?». Forse qualcosa possiamo

capire.

Ad esempio penso che oggi i non vedenti stiano subendo i danni più subdoli e feroci della nostra civiltà dell’immagine e dell’estetica. Tutto sta diventando

“video”. Dal cellulare touch screen, allo smart phone, dal televisore “full hd” al web di YouTube, dai maxischermi agli angoli delle piazze ai totem dei

centri commerciali, dai bancomat che si usano solo toccando lo schermo ai bagni elettronici dei treni, dagli ipad agli elettrodomestici con i comandi “a

sfioro”.

Una congiura elettronica, un contrappasso feroce di una società che non si ferma mai a pensare “per tutti”, ma ritiene che tutti siano “diversamente normali”.

I ciechi fanno le spese di questo tripudio tecnologico.

E poco importa sapere che sono stati capaci, i non vedenti, di lavorare anno dopo anno a smontare le barriere della comunicazione che di volta in volta

il “genio di turno” gli parava dinnanzi.

Ora tutti usano lo “screen reader”, hanno familiarità con il computer e con il telefono cellulare, con i registratori digitali, con la webradio. Ma ho

la sensazione – posso sbagliarmi – che siano stati costretti a costruirsi un modo virtuale quasi parallelo rispetto a quello di tutti gli altri. Una minoranza

combattiva e tenace, provvista di autoironia e di grinta, ma sinceramente ammirevole per questa battaglia quotidiana rimasta culturalmente di nicchia.

Perché anche per i ciechi vale la regola che “solo i belli vanno in televisione”, solo gli eroi o i superdotati bucano l’anonimato. Bocelli ce l’ha fatta.

Ma sono tanti i ciechi che cantano benissimo, forse qualcuno meglio di lui.

Ci fermiamo ad “ammirare” i ciechi, non a parlare con loro da pari a pari. Rarissimo che questo succeda. Anche nello sport restiamo stupefatti delle imprese

degli sciatori, o degli atleti che corrono in pista. Cinque minuti di commozione, poi basta. Ci aspettiamo sempre che dicano parole eccezionali, che turbino

per un attimo il nostro benessere di “normalmente vedenti”.

Abbiamo preso per un gioco di società anche l’ultimo, intelligente tentativo di farci capire che cosa significa vivere senza luce. “Dialogo nel buio”,

le “cene al buio”, ora perfino gli “aperitivi al buio”. Occasioni per tuffarsi qualche ora in una dimensione pazzesca, sapendo però che ne usciremo presto,

e potremo perfino divertirci a descrivere che cosa abbiamo provato, le nostre paure, il panico, il disorientamento. Tanto poi passa, si torna alla luce.

Ma i nostri “amici” ciechi no.

Secondo me si divertono assai in questo gioco perfido. Sono loro a studiare le nostre reazioni, a confrontarle con le loro sicurezze. Credo che queste

esperienze li aiutino ad accrescere la propria autostima, anche se non sono sicuro che sperino in un cambiamento culturale e sociale davvero importante.

Ho notato, nei convegni, che quando prende la parola un cieco, tutti si azzittiscono improvvisamente. Lo si ascolta come se fosse Tiresia, come se dalle

sue parole si potesse trarre qualche grande profezia morale sul nostro futuro di umani. Proviamo rispetto, certo. Ma forse anche un profondo senso di colpa.

E soggezione, ammirazione, sia pure con il dovuto distacco.

Il fatto è che siamo consapevoli che esiste una generazione di ciechi attivi e responsabili, inseriti nel lavoro e nella società, capaci di muoversi autonomamente

nonostante le nostre città siano impossibili quasi per tutti. Lo sappiamo, ma non vogliamo davvero sapere come fanno. E se hanno bisogno di qualche nostro

consiglio, o aiuto, o intervento pratico.

Abbiamo paura del buio, fin da piccoli. Lo sappiamo bene, ma non vogliamo pensarci. Oggi più che mai questa paura si associa ad altre insicurezze. Il paradosso

è che questa società della comunicazione globale e interattiva si sta rivelando spesso un bluff, un’illusione ottica. Trionfano le immagini, non il pensiero.

E ciò che più mi affascina degli amici ciechi, in realtà, è quella loro capacità di pensare e di memorizzare, di catalogare nel buio della mente i ricordi,

gli odori, le sensazioni, i sentimenti, le idee.

Il buio può essere un grande amico della consapevolezza. Ma per me è una scelta. Per chi non vede è la realtà senza alternative.

Buon 13 dicembre, amici. Con gratitudine.

*Testo apparso anche in «FrancaMente», il blog senza barriere di Vita.blog, con il titolo Santa Lucia, auguri a chi non vede e qui ripreso con alcuni adattamenti.

Superando.it del 14-12-2010

La società delle illusioni ottiche (di Franco Bomprezzi*)

Probabilmente sono proprio le persone non vedenti a subire oggi, in questa civiltà dell’immagine e dell’estetica, i danni più subdoli e feroci. Tutto sta

diventando “video”, in una sorta di “congiura elettronica” da parte di una società che non si ferma mai a pensare “per tutti”. E così la sensazione è che

le persone non vedenti siano state costrette a costruirsi un mondo quasi parallelo rispetto a quello di tutti gli altri…

Il 13 dicembre, Santa Lucia, viene definito come “il giorno più corto dell’anno”, anche se non è vero, è solo il giorno in cui il sole tramonta prima.

È un momento in cui fa buio presto, si accendono i lampioni e le luminarie natalizie, appese ormai ovunque, quasi a voler trasmettere un’allegria e una

sensazione di normalità, di festa, e di regali che da troppo tempo ci sfugge, sepolta sotto le preoccupazioni di conti correnti risicati e in bilico fra

il nero e il rosso.

Parlo sempre di colori, di luce, di volti, di espressioni. E so che spesso mi leggono persone che non vedono. Che hanno visto per qualche anno, e poi basta.

Oppure che non hanno mai visto nulla. Solo il buio. E le immagini della mente. Non ho mai riflettuto abbastanza sulla cecità, pur avendo incontrato – in

tutti questi anni di impegno per i diritti delle persone con disabilità – molte persone cieche.

Mi permetto di fare qualche riflessione, del tutto soggettiva e parziale, proprio in occasione del giorno di Santa Lucia, protettrice dei ciechi. Penso

di averne diritto, di non dovermi censurare solo perché “non mi riguarda”. Altrimenti questa impossibilità di parlarne sarebbe del tutto corrispondente

alla classica frase che molti amici a rotelle pronunciano, o pensano: «Cosa volete capire voi, che non siete nella mia condizione?». Forse qualcosa possiamo

capire.

Ad esempio penso che oggi i non vedenti stiano subendo i danni più subdoli e feroci della nostra civiltà dell’immagine e dell’estetica. Tutto sta diventando

“video”. Dal cellulare touch screen, allo smart phone, dal televisore “full hd” al web di YouTube, dai maxischermi agli angoli delle piazze ai totem dei

centri commerciali, dai bancomat che si usano solo toccando lo schermo ai bagni elettronici dei treni, dagli ipad agli elettrodomestici con i comandi “a

sfioro”.

Una congiura elettronica, un contrappasso feroce di una società che non si ferma mai a pensare “per tutti”, ma ritiene che tutti siano “diversamente normali”.

I ciechi fanno le spese di questo tripudio tecnologico.

E poco importa sapere che sono stati capaci, i non vedenti, di lavorare anno dopo anno a smontare le barriere della comunicazione che di volta in volta

il “genio di turno” gli parava dinnanzi.

Ora tutti usano lo “screen reader”, hanno familiarità con il computer e con il telefono cellulare, con i registratori digitali, con la webradio. Ma ho

la sensazione – posso sbagliarmi – che siano stati costretti a costruirsi un modo virtuale quasi parallelo rispetto a quello di tutti gli altri. Una minoranza

combattiva e tenace, provvista di autoironia e di grinta, ma sinceramente ammirevole per questa battaglia quotidiana rimasta culturalmente di nicchia.

Perché anche per i ciechi vale la regola che “solo i belli vanno in televisione”, solo gli eroi o i superdotati bucano l’anonimato. Bocelli ce l’ha fatta.

Ma sono tanti i ciechi che cantano benissimo, forse qualcuno meglio di lui.

Ci fermiamo ad “ammirare” i ciechi, non a parlare con loro da pari a pari. Rarissimo che questo succeda. Anche nello sport restiamo stupefatti delle imprese

degli sciatori, o degli atleti che corrono in pista. Cinque minuti di commozione, poi basta. Ci aspettiamo sempre che dicano parole eccezionali, che turbino

per un attimo il nostro benessere di “normalmente vedenti”.

Abbiamo preso per un gioco di società anche l’ultimo, intelligente tentativo di farci capire che cosa significa vivere senza luce. “Dialogo nel buio”,

le “cene al buio”, ora perfino gli “aperitivi al buio”. Occasioni per tuffarsi qualche ora in una dimensione pazzesca, sapendo però che ne usciremo presto,

e potremo perfino divertirci a descrivere che cosa abbiamo provato, le nostre paure, il panico, il disorientamento. Tanto poi passa, si torna alla luce.

Ma i nostri “amici” ciechi no.

Secondo me si divertono assai in questo gioco perfido. Sono loro a studiare le nostre reazioni, a confrontarle con le loro sicurezze. Credo che queste

esperienze li aiutino ad accrescere la propria autostima, anche se non sono sicuro che sperino in un cambiamento culturale e sociale davvero importante.

Ho notato, nei convegni, che quando prende la parola un cieco, tutti si azzittiscono improvvisamente. Lo si ascolta come se fosse Tiresia, come se dalle

sue parole si potesse trarre qualche grande profezia morale sul nostro futuro di umani. Proviamo rispetto, certo. Ma forse anche un profondo senso di colpa.

E soggezione, ammirazione, sia pure con il dovuto distacco.

Il fatto è che siamo consapevoli che esiste una generazione di ciechi attivi e responsabili, inseriti nel lavoro e nella società, capaci di muoversi autonomamente

nonostante le nostre città siano impossibili quasi per tutti. Lo sappiamo, ma non vogliamo davvero sapere come fanno. E se hanno bisogno di qualche nostro

consiglio, o aiuto, o intervento pratico.

Abbiamo paura del buio, fin da piccoli. Lo sappiamo bene, ma non vogliamo pensarci. Oggi più che mai questa paura si associa ad altre insicurezze. Il paradosso

è che questa società della comunicazione globale e interattiva si sta rivelando spesso un bluff, un’illusione ottica. Trionfano le immagini, non il pensiero.

E ciò che più mi affascina degli amici ciechi, in realtà, è quella loro capacità di pensare e di memorizzare, di catalogare nel buio della mente i ricordi,

gli odori, le sensazioni, i sentimenti, le idee.

Il buio può essere un grande amico della consapevolezza. Ma per me è una scelta. Per chi non vede è la realtà senza alternative.

Buon 13 dicembre, amici. Con gratitudine.

*Testo apparso anche in «FrancaMente», il blog senza barriere di Vita.blog, con il titolo Santa Lucia, auguri a chi non vede e qui ripreso con alcuni adattamenti.


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