mar 30 2011

Guardare al di là delle nuvole è una sfida da vincere tutti insieme!

Tag: Pet Therapy e cani guidalucio @ 9:54 am

Amiche e amici di Liguriaccessibile, torniamo a parlare di uno di quei progetti, che è davvero una dimostrazione che quando c’è l’impegno si possono raggiungere i traguardi più difficili.
Stiamo parlando di “Al di là delle nuvole”, l’ambizioso e straordinario progetto di equitazione per ipo e non vedenti che è stato avviato lo scorso anno dall’associazione Le nuvole con sede in località Lodisio costa Piana Crixia (Sv).
Dopo la prima parte avvenuta appunto nel 2010, ora l’associazione, vorrebbe far partire la seconda.
Il presidente Adriano Parmigiani che tra poco ci dirà molte cose interessanti sul medesimo, non nasconde però, ovvie difficoltà non solo di natura finanziaria, che comunque non abbattono l’entusiasmo e la passione che queste persone, ci mettono nel portare avanti le proprie iniziative.
Perchè il dot Parmigiani e il suo team, credono fortemente in quello che fanno, e vogliono raggiungere i traguardi prefissati, in ogni modo, e nonostante tutto.
Ora lasciamo volentieri la parola al dottor Parmigiani, che ci spiegherà le fasi del progetto “Al di là delle nuvole” ancora da realizzare, e ci farà cenno anche ad altri progetti in cantiere.

“Certamente: Al di là delle Nuvole è un progetto articolato in quattro steps,
ciascuno dei quali è caratterizzato da un ampliamento dell’intervento possibile
sul disabile a seconda delle strutture che vengono realizzate.
Mi spiego: realizzato il primo step, ora siamo in grado di accogliere, ad
esempio, una persona non vedente, di accompagnare il contatto con il cavallo,
le interazioni necessarie a terra, quindi di condurre, una volta che il neo
cavaliere ha percorso i prmi passi, il binomio (cavallo-cavaliere) nel campo
sonoro per sperimentare l’autonomia di conduzione. Ed è già una cosa notevole,
mi creda.
Non abbiamo però la possibilità di rendere autonoma, per il non vedente, tutta
la parte precedente: il contatto con il cavallo nel box, la gestione della
pulizia, fondamentale per un lavoro di riabilitazione psico-motoria,
l’autonomia della presa in carico del cavallo, dal box al tondino, la
vestizione…insomma, tutti quei processi che sono non solo parte integrante
dell’equitazione ma fondamento di una capacità di sviluppare un rapporto ed una
comunicazine non verbale – i cavalli non capiscono le lingue umane – con
l’Altro -in questo caso il cavallo -, che sono poi la base del nostro mado di
fare “terapia”.
Che serve? Un box attrezzato specificamente all’uopo, un percorso
preferenziale, particolari strutture da costruire ad hoc, etc.
Poi: tutto ciò in caso di bel tempo, ma se piove? Perchè è già difficile
muovere i disabili, se poi siamo totalmente soggetti alla meteorologia..dunque
si è progettata la copertura del tondino, perchè abbia un senso, nella pratica,
l’installazione di pritezioni ed imbottiture del tondino in cui si svolgono le
prime, basilari lezioni e sperimentazioni.
Infine, alla fine del sogno, dato che siamo tutti terapisti, psicologi,
assistenti sociali, educatori, abbiamo immaginato di erigere una piccola
struttura di accoglienza, con tanto di servizi igienici senza barriere, dove si
possa fare terapia fisica di complemento, avere uno spazio per i colloqui,
bersi una cioccolata calda…
Quando, lei mi chiede?
Quando avremo i fondi, altrimenti ci si arrangerà con quel che abbiamo, e
porteremo avanti il lavoro per come si potrà, naturalmente.
L’ampliamento previsto per gli step successivi al primo di fatto comporterebbe
anche l’apertura del centro ad altri tipi di disabilità, non solo a quella
della vista, come ad esempio stiamo già facendo con bimbi autistici.
Caro Lucio e redazione, siamo sognatori, ed abbiamo tentato questo volo.
Per ora non possiamo lamentarci: abbiamo fatto molto, e stiamo aprendo ad
altre realtà, come aquella con i ragazzi riguardante la
giocoleria e le arti circensi a cavallo.
Purtroppo la realtà sociale e politica in Italia, e, lasciatemelo dire, in
Liguria, è quella che è, e forse avremmo dovuto scegliere un’altra regione, ma
ora siamo qui.
Con simpatia.
Adriano Parmigiani”.

Associazione Le nuvole
Località Lodisio Costa Piana Crixia (sv)
Tel 019 570328
cellulare: 338 8896761
email:
lacasaheyoka@libero.it


mar 24 2011

volete imparare? “l’inglese si impara con un joystick”

Tag: News dall'ItaliaPetrit @ 9:57 am

Si chiama ”Ellvis” ed è il nuovo metodo di apprendimento testato dagli studenti di cinque Paesi e nato all’interno del programma finanziato dalla Commissione europea ”Lifelong Learning”

FIRENZE. Con un joystick anche i non vedenti potranno imparare l’inglese. E’ il nuovo metodo di apprendimento testato, a partire dal 2009, dagli studenti di cinque Paesi (Italia, Francia, Germania, Romania e Inghilterra) e nato all’interno del progetto Ellvis’, a sua volta inserito nel programma finanziato dalla Commissione europea Lifelong Learning’, che ha visto insieme il centro Machiavelli e la sezione fiorentina dell’Unione italiana ciechi e ipovedenti, con funzione di coordinatori.
Il nuovo metodo d’apprendimento dell’inglese per non vedenti ruota attorno ad un joystick innovativo. Impugnandolo, chi non vede può interagire col programma didattico creato ad hoc. E compiere tutte le ‘operazioni’ richieste per imparare la lingua. Ad esempio, potrà completare delle frasi, oppure scegliere la parola giusta o abbinare una figura ad un determinato sostantivo. Ma sempre grazie allo speciale joystick e al programma, capace a seconda delle manovre effettuate dall’allievo di dar vita ad un sistema combinato di vibrazioni, riscontri tattili e suoni, si potrà anche confrontare la pronuncia grazie ad un sistema di registrazione. Insomma, una tecnologia sorprendente, capace di aprire scenari nuovi in molteplici campi.

“E’ un ulteriore passo in avanti verso l’inclusione sociale ha commentato Antonio Quatraro, presidente della sezione fiorentina della Uic – In questi mesi è stato bello collaborare fianco a fianco con le scuole di lingua per studenti: abbiamo arricchito le nostre e le loro competenze. Con la consapevolezza che solo una società in cui viene favorito lo scambio di competenze e di esperienza è più ricca in quanto più umana”. “La partecipazione al progetto Ellvis è stata per noi di grande interesse ha detto Rossella Bianchi, direttrice del centro Machiavelli – La traduzione e l’adattamento del software per gli studenti di lingua italiana, la registrazione delle parti in italiano e l’editing dei file sonori sono stati una sfida a confrontarsi con modalità di apprendimento diverse. La ricaduta positiva nella nostra attività didattica quotidiana è un forte stimolo all’elaborazione di materiali ed attività nuove con la prospettiva di iniziare un percorso che ci porti poi a p! oter accogliere persone con disabilità visive all’interno delle nostre classi”.

Fonte: pressin


mar 24 2011

Invalidità, la Cassazione cambia le regole. Migliaia di pensioni a rischio

Tag: News dall'ItaliaPetrit @ 9:46 am

vi segnaliamo una sentenza pronunciata dalla cassazione che cambia le regole per continuare a percepire la pensione di invalidità.

Accolta la richiesta dell’Inps: anche il reddito del coniuge, oltre a quello personale, va considerato per valutare il limite da non superare per godere dell’assegno o pensione di invalido civile. Fish: “Sentenza ad orologeria, i ricorsi cresceranno”

ROMA. Assegni e pensioni di invalidità a rischio per quegli invalidi totali e parziali che con il reddito del coniuge superano i limiti di reddito stabiliti per poter godere del beneficio economico. Una sentenza della Sezione Lavoro della Corte di Cassazione infatti (n 4677 del 25 febbraio 2011) ha stabilito infatti che il limite reddituale fissato per la concessione agli invalidi al 100% della pensione di invalidità civile (fissati nel 2011 a 15.154,24 euro) non è solo quello personale, ma anche quello dell’eventuale coniuge. Un pronunciamento che smentisce numerosi procedimenti precedenti della Corte stessa e della Corte costituzionale e che per analogia dovrebbe riguardare anche i ciechi e i sordi parimenti titolari di pensione.

Il limite reddituale per ottenere la pensione di 260 euro mensili è fissato, per il 2011, a 15.154,24 euro lordi, che scende a 4.470,70 euro lordi per l’assegno agli invalidi civili parziali. Finora si è tenuto conto del reddito personale, ma con la novità verrebbero revocate le provvidenze (assegni e pensioni, con esclusione dell’indennità di accompagnamento) ai titolari il cui reddito personale, già inferiore ai limiti fissati, assommato a quello del coniuge dovesse invece superare i limiti stessi. I titolari di assegni o pensioni sono circa 850mila. La sentenza accoglie in pieno le tesi dell’Inps, che nel corso del dibattimento aveva sollevato la questione: se l’Istituto come è probabile – decidesse di agire secondo il nuovo orientamento, sono in arrivo una lunga serie di revoche e verosimilmente altrettanti ricorsi al giudice.

“In una situazione diversa è il commento del presidente della Fish Pietro Barbieri – su quel pronunciamento avremmo fatto spallucce, ma ora, in questo clima di caccia alle streghe, sembra una sentenza ad orologeria”. Barbieri ricorda proprio che “il controricorrente è l’Inps e che sono in corso ciclopici controlli su cui l’Istituto è in affanno e che non stanno portando i risultati attesi da Tremonti”. La Fish afferma di attendersi “la revoca di migliaia di provvidenze economiche”, favorita da un’indicazione della Cassazione “che sembra cadere a fagiolo per l’Inps a cui è attribuito il compito di effettuare 250.000 controlli nel corso del 2011 ed altrettanti nel 2012″. L’Istituto infatti potrebbe procedere a migliaia di revoche “solo sulla base dei nuovi requisiti reddituali, evitandosi l’incombenza, costosa e fonte di sovraccarichi, delle migliaia di visite di controllo: ed è da credere che tutte queste revoche saranno annoverate come false invalidità”. Come conseguenza! di tutto questo, la Fish ipotizza un’esplosione dei contenziosi in giudizio, già ora “ad un livello patologico che sfiora le 300mila cause giacenti”.

“La soluzione a tutta la situazione afferma Barbieri riferendosi alle norme sulle quali si è basata la sentenza – deve essere politica: riprendendo gli atti dei lavori parlamentari delle norme originarie, volutamente ignorati dalla Cassazione, va approvata celermente un’interpretazione autentica da parte del Parlamento. Senza una decisa precisazione, verranno private anche di queste minime risorse migliaia di persone. Per tale intervento normativo ma prima ancora di civiltà chiederemo l’appoggio dei Parlamentari più attenti e sensibili”. (ska)

fonte: pressin


mar 23 2011

La diversità delle persone fuori dal normale

Tag: Esperienze,toppatrizia @ 10:58 am

Leggendo questo articolo, la prima cosa che mi è venuta in mente è che le persone davvero diverse sono proprio quelle come don Giacomo, che vanno contro tutto e tutti, per seguire sempre il loro cammino, per realizzare un progetto di vita davvero diversa.

La Repubblica del 22-03-2011

Quel prete coraggio e la forza degli ultimi (di Roberto Saviano)

Gli viene affidata una comunità di persone che mette in crisi i poteri del Sud. Ha saputo fare in modo che ognuno tirasse fuori le cose belle e il talento
che ha dentro
Un libro racconta l´esperienza di Don Panizza che segue ragazzi disabili e lotta contro le mafie

ROBERTO SAVIANO

Pubblichiamo parte della prefazione a “Qui ho conosciuto Purgatorio, Inferno e Paradiso” di Fofi e Panizza (Feltrinelli).

Ci sono delle parole che si ha pudore ad usare. Quasi ci si sofferma con una precauzione maggiore per capire se si sta utilizzando la definizione corretta.
Si pronunciano quasi con colpa, scusandosi, soppesandole sulla lingua già con un misto di compassione. Diventano un bolo di saliva, scuse e imbarazzo ed
escono dalla bocca con qualche sforzo. Una delle parole che si pronuncia così è “diversamente abile”. Quella di don Giacomo Panizza è una storia diversamente
abile, è una storia handicappata, giusto per dirla fuori dai denti. Non è una di quelle storie che cominciano e finiscono facilmente, senza intoppi. Come
una parabola lineare. È una storia sghemba, storta, fatta di conquiste faticose che ha da subito preso direzioni impreviste, che non è andata come ci si
sarebbe aspettati.
Quella di don Giacomo è una storia che nasce nel Bresciano e se ne va per una strada tutta sua. Lui comincia giovane a lavorare l´acciaio in fabbrica,
come tanti fanno da quelle parti, e da ragazzino partecipa alle manifestazioni sindacali, alla richiesta di diritti. Poi lì accade qualcosa, la lotta sociale,
il sogno di redenzione dalla miseria e dallo sfruttamento dell´uomo sull´uomo, l´idea di una società diversa a ventitré anni si concretizza nella decisione
di entrare in seminario e di farsi prete. Assurdo per quegli anni, gli anni sessanta, assurdo per chi si è formato in fabbrica con l´acciaio e i sindacalisti.
Ma Giacomo si innamora delle parole di colui che crede essere l´uomo più rivoluzionario che abbia mai incontrato nelle sue letture: Gesù Cristo. E lo crede
al punto da voler dedicare ogni parte di se stesso nello stare al mondo in maniera diversa. Stare nel mondo con una parola nuova.
Da subito si occupa di persone diversamente abili, o di handicappati, per usare una definizione che taglia di netto le gambe ai significati positivi. A
don Giacomo viene affidato un compito: una comunità in Calabria ha bisogno di aiuto. I ragazzi con problemi vengono licenziati, non trovano lavoro, le
famiglie non riescono a seguirli. Ci sono molteplici difficoltà. E a loro accade quello che spesso è visto come destino ineluttabile: esser trattati come
pesi, come errori, come inciampi. Serve una mano. Una mano a difendere uomini come uomini, senza altra definizione eccezionale.
Una storia che cammina dritta, per la sua semplice trama, prevederebbe a questo punto che don Giacomo porti i ragazzi al Nord e lì se ne occupi. E invece
no. Invece don Giacomo pensa che niente vada sradicato da dove si trova. Soprattutto quando la radice è cosa buona, che può crescere, creare, trasformare.
Allora si sposta lui a Lamezia Terme e dà vita a quella che viene chiamata la “Comunità Progetto Sud”. Quando don Giacomo ci pensa sembra davvero essere
un sogno che sa di utopia, uno di quelli che mentre lo immagini sai già che impatterà contro la realtà come un bicchiere di cristallo impatta contro il
cemento armato. Nessuno avrebbe mai creduto alla collaborazione di persone diversamente abili con persone normodotate che si incontrano, non solo per ricevere
e dare aiuto, ma per collaborare e creare lavoro, realizzare opere, iniziative. Chi ci avrebbe scommesso? Al Sud. In quel Sud. In quegli anni. Nessuno
avrebbe visto altro che follia in questo progetto. E don Gi! acomo ama la follia quando è un´articolazione appassionata della fantasia e del volerci almeno
provare. Eppure la Comunità inizia il suo operato e funziona, non solo aiutando chi ne ha bisogno, ma mettendo profondamente in crisi il sistema di potere
di quella terra. Che nessuno riusciva ad affrontare: la ´ndrangheta.
Ho conosciuto don Giacomo l´ultima estate che ho trascorso libero in vita mia, l´ho conosciuto a un seminario di Progetto Sud. Mi invitò Goffredo Fofi,
l´erede di Danilo Dolci, lo scrittore allievo di Capitini, il frate eretico, l´amico eterno, il burbero intellettuale, il combattente ammiratore dell´ostinazione
e della frugalità degli asini. Un seminario dove si incontrano le esperienze, dove non c´è solo odore di idee, di metafisiche passioni, dove non ci si
parla addosso e non ci si imbroda scambiando recensioni. Seminari di prassi di pensiero. Creare comunità, creare rapporti. Nella convinzione che solo dai
rapporti può nascere la premessa per realizzare l´idea. E don Giacomo di questa capacità di costruire impalcature di relazioni è stato, ed è, maestro.
Da lì è partito per iniziare in un Sud isolato, spinto solo all´emigrazione, un percorso che prendesse le mosse dal talento di ognuno. Le cose belle che
ognuno sa fare. Il portato doloroso di ognuno. I d! ifetti terribili di ognuno. Le debolezze di ognuno. La possibilità di interagire di ognuno.
Metti tutto questo assieme. E hai creato un punto di partenza. Don Giacomo l´ha fatto partendo da sud. Lamezia Terme è un territorio difficile, malato
di criminalità. Il sangue scorre soprattutto tra due famiglie: i Torcasio e i Giampà. Si fanno la guerra per disputarsi il controllo del narcotraffico
in quei territori. I Torcasio sono una famiglia particolarmente sanguinaria: ne diedero dimostrazione dopo uno sgarro subito per le feste. A un certo punto
della loro storia, quando si tenta anche un dialogo con la famiglia Giampà, la rampolla dei Torcasio si fidanza con un Giampà. Questi le regala per Pasqua
un cesto, che invece di essere pieno di uova è zeppo di tritolo. Ecco come sono le due famiglie: persone che si fanno gli auguri al veleno, gente che,
in tutta risposta allo sgarro, si palesa alla porta armi alla mano e fredda il capofamiglia.
Questi sono i Torcasio. E con questi don Panizza si è trovato a interloquire. E fin dall´inizio don Giacomo viene minacciato dai Torcasio. Ma perché a
un boss della ´ndrangheta dovrebbero dare tanto fastidio “gli handicappati”? Semplice: perché don Antonio, boss dei Torcasio, quei “mongoloidi” come li
chiama lui, se li è trovati come vicini di casa. Alla famiglia viene infatti sequestrato uno stabile, una bella palazzina che però nessuno vuole. Come
succede sempre al Sud, l´edificio viene man mano spolpato dalla ´ndrangheta di tutti gli arredi, dei bagni, di ogni cosa utile. Le famiglie malavitose
fanno di tutto per rendere inservibili i beni confiscati, lo fanno per sfregio allo stato come a dire “o nostro o di nessuno”. Nemmeno il comando dei vigili
vuole l´assegnazione di quello stabile per paura delle rivendicazioni della famiglia.
Invece don Panizza accetta eccome quel dono. E piano piano lo sistema, lo rende agibile e adatto a ospitare il suo Progetto Sud perché la forza di don
Giacomo e dei suoi ragazzi è proprio questa: il pensare in maniera diversa e utilizzare un´abilità diversa per costruire un paese diverso.


mar 23 2011

Ulteriori chiarimenti Inps sui permessi per l’assistenza ai disabili gravi

Tag: News dall'Italialucio @ 9:46 am

Con circolare n 45 del 1 marzo 2011, l’Inps ha fornito ulteriori chiarimenti sulle nuove norme relative ai permessi lavorativi per assistere i disabili gravi.
Come ricorderete, l’art 33 legge 104 del 5 febbraio 1992 che regolava appunto tale disciplina, è stato modificato dall’art 24 legge 183 2010 (collegato lavoro).
Ora l’istituto di previdenza sociale, ha quindi voluto chiarire ulteriormente sulla questione, fugando tutti i dubbi che cittadini interessati, possono avere.
Per tanto noi di Liguriaccessibile, vi diamo l’indirizzo al quale, potrete avere un approfondimento in materia.
Per saperne di più su questa circolare, vai su:
http://www.altalex.com/index.php?idnot=51873


mar 16 2011

Ecco i risultati del sondaggio “M’illumino di meno, ma ci vedo di più!”

Tag: Ausili per disabili e ricerca scientifica,toppatrizia @ 10:14 am

Ecco pubblicati i risultati del sondaggio “Mi illumino di meno, ma ci vedo di più!” del quale vi avevamo parlato lo scorso febbraio.
Questa iniziativa è nata per promuovere il risparmio energetico e Vincenzo Rubano, sedicenne non vedente, ha colto l’occasione per lanciare il sondaggio sul suo sito http://www.gpace.net/milluminodimeno.html per raccogliere informazioni sul mondo dell’accessibilità del web da parte dei disabili visivi e i risultati hanno rivelato chiaramente la necessità di lavorare molto su questo fronte per far sì che davvero tutti abbiano accesso ai mezzi informatici indipendentemente dalle loro condizioni, che siano fisiche o culturali.

Marketpress.Info del 15-03-2011

Accessibilità e Web: I risultati del sondaggio di Vincenzo Rubano rivolto ai non vedenti

LECCE. Vincenzo Rubano è uno studente di sedici anni, non vedente, della classe 3A dell’Istituto Costa di Lecce ed il 18 febbraio scorso ha “acceso” una
pagina in Internet con un particolarissimo sondaggio destinato ai non vedenti e avente lo scopo di portare alla ribalta il delicato tema dell’accessibilità
al web da parte delle persone con problemi di vista. L’iniziativa è stata lanciata con il nome di “M’illumino di meno …ma ci ‘vedo’ di più!” ed il sondaggio
è rimasto attivo sino a venerdì 4 marzo all’indirizzo: www.Gpace.net/milluminodimeno La battaglia di Vincenzo ha fatto molto “rum! ore”, tante infatti
le testate ed i media nazionali che hanno amplificato il suo messaggio su tutto il territorio e hanno così contribuito a raggiungere un numero così alto
di non vedenti. Ora Vincenzo ha elaborato tutte le risposte e, sempre sulla stessa pagina, ha pubblicato i risultati ottenuti, che riportiamo qui di seguito:
Numero di partecipanti al sondaggio: 369 – Fascia di età dei partecipanti: Minore di 18 anni: 5,6%; Tra i 18 ed i 30 anni: 18,2%; Tra i 31 ed i 45 anni:
35,9%; Superiore a 45 anni: 40,3%. Da quanti anni usi il computer? Meno di 2 anni: 5,2%; Da 2 a 5 anni: 7,2%; Da 5 a 10 anni: 24,0%; Più di 10 anni: 63,6%.
Da quanti anni utilizzi Internet? Meno di 2 anni: 8,4%; Da 2 a 5 anni: 15,3%; Da 5 a 10 anni: 34,1%; Più di 10 anni: 42,2%. Hai un profilo su Facebook
o su un altro social network? Sì: 61,9%; No: 38,1%. In media, per quante ore al giorno utilizzi il computer? Meno di 2 ore: 7,1%; Da 2 a 5 ore: 37,5%;
Da 5 a 10 ore: 49,3%; Più di 10 ore: 6,1! %. Interagisci regolarmente attraverso il Web con altri non vedenti che non conosci personalmente? Sì: 65,3%;
No: 34,7%. Ritieni che l’accessibilità universale (siti e programmi uguali per tutti) sia un approccio migliore rispetto a quello tradizionale, che prevede
l’uso di prodotti concepiti specificamente per non vedenti? Sì: 86,8%; No: 13,2%. Secondo la tua personale esperienza, qual è la percentuale di siti italiani
che hanno bisogno di aggiustamenti per essere ritenuti pienamente accessibili? Inferiore al 25%: 5,3%; Tra il 25% ed il 50%: 32,8%; Tra il 50% ed il 75%:
38,2%; Più del 75%: 23,7%. N.b.: Circa il 62% degli intervistati ritiene che i siti italiani che necessitano di aggiustamenti per essere accessibili sono
più della metà! Queste le considerazioni di Vincenzo, a caldo: «I risultati non hanno fatto altro che confermare le mie sensazioni, e cioè che c’è ancora
davvero molta strada da percorrere per raggiungere una condizione accettabile di accessib! ilità dei siti web in Italia. Dal canto mio, non mi fermerò
qui, andrò avanti come un treno, ho già chiara in mente la prossima mossa per portare avanti questa mia/nostra battaglia, …presto se ne sentirà parlare.
Se volessimo analizzare i dati più significativi emersi dal sondaggio, possiamo notare che la maggior parte dei non vedenti informatizzati ha un´età maggiore
di 45 anni; ciò significa che l´alfabetizzazione informatica ha raggiunto i non vedenti più adulti in maniera massiccia. Un altro dato significativo su
cui riflettere è la quantità di ore al giorno in cui viene usato il computer, ritengo che sia nettamente superiore ai normodotati, motivo in più per gli
sviluppatori di porre attenzione alla nostra categoria. Ma il dato più inquietante di tutti è che, secondo l´esperienza di navigazione sul web dei partecipanti,
i siti italiani che avrebbero bisogno di modifiche, lievi o strutturali, per poter essere considerati “pienamente accessibili”, sono pi! ù del 50%. Inoltre
è scaturito che la maggior parte dei non vedenti punta “all´accessibilità universale”, ossia vuole usare gli stessi prodotti, gli stessi siti, gli stessi
programmi che usano i vedenti; grazie alle nuove tecnologie ciò è possibile, e può diventare realtà con più semplicità di quanto si possa pensare. Quello
che emerge di sicuro è che occorre che gli sviluppatori inizino a fare i conti con l´accessibilità che, finora, è stata spesso sottovalutata o non considerata
affatto.» Vincenzo inoltre insiste con il suo appello ad alcuni “vip”: «Facciamo appello ad Andrea Bocelli, ad Annalisa Minetti, ad Aleandro Baldi e a
qualsiasi altro personaggio pubblico sensibile al tema dell’accessibilità al web per non vedenti, affinché utilizzi il suo essere un “Very Important Person”
per fare da testimonial alla nostra battaglia. Chiediamo loro di diffondere la nostra iniziativa, di dire che anche loro sono a conoscenza delle difficoltà
che ci son! o nell’accedere a tutti i servizi offerti dalla grande rete. Siamo sicuri che, se volessero aggiungere anche la loro voce all´iniziativa, potremmo
toccare e sensibilizzare l´opinione pubblica con un peso maggiore e, di conseguenza, rendere l´accessibilità una questione di interesse per tutti! Abbiamo
fatto parlare di noi la stampa, le radio e alcune trasmissioni televisive ma non basta, direi che dobbiamo fare ancora più rumore. Più ne faremo e più
saremo forti agli “occhi” dell´opinione pubblica e dei futuri sviluppatori.»


mar 15 2011

Entriamo nel mondo di Jay la sfida del futuro nel campo dei software vocali

Di post su innovazioni nel campo dei software vocali noi di Liguriaccessibile, ne abbiamo già pubblicati parecchi.
Ora però, vogliamo approfondire il discorso su uno screen reader particolare, di cui vi parlammo già circa un anno fà.
Ci riferiamo a Jay, prodotto dalla Dotvocal (http://www.dotvocal.com/) azienda di genova nata nel 2004, che fu presentato appunto nel aprile 2010 all’istituto dei ciechi e degli ipo vedenti David Chiossone onlus di Genova.
Allora un nostro articolo, vi permise di farvi una idea delle caratteristiche di questa applicazione vocale, ma da quella presentazione, molte cose ovviamente sono cambiate.
Per tale motivo abbiamo contattato Enrico Reboscio amministratore delegato della Dotvocal, per una intervista che possa darvi maggiori dettagli su un software che vuole lanciare una sfida al futuro nell’ambito degli screen readers.
Per tanto ora potrete capire meglio come Jay si è evoluto e come potrà essere una nuova alternativa nel campo delle soluzioni per tutti.

Può dirci qualcosa sulla Dotvocal ad esempio come è nata questa azienda e in quali ambiti opera?

DotVocal nasce nel 2004 grazie all’inserimento nell’Incubatore di Alta Tecnologia di Sviluppo Italia Liguria e dal 2006 ha sede in uno dei Palazzi dei Rolli del Centro Storico di Genova.
L’azienda si occupa principalmente di progettare e realizzare applicazioni vocali e multimodali, con l’ambizione di rendere disponibile la voce come strumento semplice e naturale per interagire con i sistemi ICT delle aziende e degli utenti. Durante i suo anni di attività ha realizzato alcune delle più importanti e innovative applicazioni, come la Community Car di Lancia del Gruppo Fiat, il Sale Force Automation del Gruppo Wurth, il portale telefonico di vendita di farmaci di PharmaPhone.
DotVocal ha sempre dato importanza allo sviluppo di interfacce particolarmente usabili e accessibili che vadano verso le esigenze dell’utente.

Lo scorso anno all’istituto David Chiossone onlus di Genova, avete presentato Jay un nuovo software vocale, può farci per chi ancora non lo conosce una breve presentazione del medesimo?

La nostra esperienza e la volontà di mettere al servizio dell’utente finale le nostre tecnologie, ci hanno portato ad affrontare un’importante sfida: sviluppare uno strumento in grado di aiutare gli utenti caratterizzati da disabilità (soprattutto visiva), a gestire e leggere in maniera semplice e veloce, documenti in formato digitale.
E’ nato così il Jay, il primo lettore di documenti interattivo, che può essere gestito semplicemente utilizzando la VOCE!
Jay è, infatti, il primo lettore di documenti che si avvale di un’interfaccia multimodale (questo permette di affiancare all’uso del mouse o della tastiera, quello più innovativo della voce), ponendo particolare enfasi sulle potenzialità dei comandi vocali.
Grazie al Jay è possibile gestire e navigare la maggior parte dei documenti in formato digitale: si può leggere, fermare la lettura, navigare per pagine, inserire un segnalibro (che verrà ricordato e evidenziato), regolare la velocità di lettura, il volume del microfono, il contrasto e la grandezza del carattere solo e semplicemente utilizzando la voce!
Jay è immediato, facile, intuitivo.
Le tecnologie utilizzate sono tutte speech independent, ciò vuol dire che Jay non ha bisogno di alcun addestramento da parte dell’utente. Lo scarichi e puoi immediatamente dirgli cosa fare!
Proprio questa sua peculiarità, lo ha reso particolarmente utile per tutte quelle persone con difficoltà nella lettura, a causa di gravi disabilità visive (cecità/ipovedenza) o semplicemente per coloro i quali mostrano una scarsa propensione al mezzo informatico.

Con chi avete collaborato per progettare questo software?

Jay nasce da una collaborazione tra DotVocal e MicroEra, azienda torinese nostra partner che si occupa dal 1995 di consulenza informatica con particolari competenze nel campo dell’analisi e dello sviluppo di software applicativo personalizzato.
MicroEra opera con attenzione e professionalità nel mondo della consulenza informatica, collaborando con importanti partner operanti sul territorio nazionale.

Quando abbiamo assistito alla presentazione all’istituto chiossone di Genova, Jay poteva essere utilizzato solo per la lettura di determinati documenti. Quali innovazioni sono state apportate da allora a questo supporto vocale?

Attualmente Jay permette di gestire i seguenti formati di file:

 Documenti della suite Microsoft Office 2007™:
Microsoft Word™ 2007 (DOCX)
PowerPoint™ 2007 (PPTX)
 Documenti PDF
 Documenti di testo (TXT)
 Pagine web (HTML, XHTML)

Da novembre è disponibile la versione portable su chiavetta USB da 4GB, che permette agli utenti che hanno più di un pc di portare sempre con sé Jay e i documenti preferiti.

Quali sono invece i prossimi passi avanti che farà Jay per migliorare la sua operatività?

La dinamicità e la capacità di rispondere con immediatezza ai feedback che gli utenti ci hanno dato in questi mesi, hanno permesso l’implementazione di alcune caratteristiche che pensiamo possano fare del Jay un’alternativa davvero competitiva nel panorama degli ausili informatici alla disabilità visiva.
Innanzitutto, l’internazionalizzazione del prodotto, con l’uscita della versione in lingua inglese prevista entro la fine di aprile.
Inoltre, la modifica delle modalità di inserimento dei comandi vocali, che vedrà la sostituzione dell’attuale combinazione di tasti CTRL+J, con la pressione del solo tasto INS oppure l’uso di sensori di vario tipo (a pedale, a pressione ecc.).
Questo, per far fronte a tutte quelle tipologie di disabilità non soltanto visive, ma anche motorie, che non permettono un uso immediato della tastiera o del mouse.

Quali sono i requisiti fondamentali che deve avere un PC per consentire l’installazione di Jay?

Per l’installazione di Jay è necessario essere dotati di un PC con le seguenti caratteristiche:

 Processore Intel® Pentium® a 1 GHz (o processore AMD equivalente).
 RAM minimo 256Mb su WinXP; si consiglia una quantità di RAM, almeno 512Mb o superiore, su Windows Vista™ e Windows 7™;
 Sistema Operativo: MS Windows XP™ (SP3) – 32 bit/64bit; MS Windows Vista™; Windows 7™ o MS Windows 2000™ (SP4)
 Scheda audio compatibile con MS Windows (con supporto per 16 kHz sampling rate)
 Microfono e cuffia
 200 MB spazio libero su disco
 Java Virtual Machine 1.6 (consigliata, se assente verrà suggerito il sito da cui scaricarla e le modalità d’installazione)
 Una connessione ad Internet per l’attivazione durante il processo d’installazione e di attivazione della licenza

E` vero che nelle intenzioni della Dotvocal Jay deve diventare nel tempo una valida alternativa agli altri sintetizzatori vocali come ad esempio Jaws?

Jay rappresenta senza alcun dubbio una più che valida alternativa, nel panorama dei software assistivi.
Il potenziale innovativo e le prestazioni del programma, hanno entusiasmato un pubblico molto vasto, ma Jay rimane ben altra cosa da Jaws. Si tratta di un document reader, non di uno screen reader e le sue finalità sono altamente specifiche, non generaliste. E’ per questo, che troviamo improprio comparare questi due strumenti così diversi nella forma e nella sostanza, ma non per questo differenti nel valore.

Jay ha già ricevuto dei riconoscimenti a livello nazionale per l’iinovazione che porterà nel campo del vocale?

Jay ha ottenuto, proprio in questi mesi, alcuni importanti riconoscimenti, sia a livello regionale che nazionale.
E’ il caso del Concorso Perotto, iniziativa nell’ambito della quale il Jay è stato premiato come migliore applicazione innovativa, in grado di consentire la diffusione di tecnologie vocali a favore della popolazione.
Ancora, DotVocal è stata insignita del premio per la Responsabilità Sociale d’Impresa (promosso dalla Camera di Commercio di Genova), proprio per aver realizzato un prodotto come il Jay, giudicato socialmente meritevole per le sue finalità specifiche, ma anche per il suo concreto inserimento nel tessuto sociale genovese, grazie alla collaborazione con l’Istituto Chiossone e alla scelta di attrezzarne, in maniera assolutamente gratuita, l’aula multimediale.

Come hanno giudicato Jay le persone che hanno già avuto modo di provarlo, e quali consigli vi hanno dato per renderlo più rispondente alle esigenze di chi ha difficoltà visive?

Come già detto, l’entusiasmo e la curiosità positiva che ha animato tutti coloro i quali si sono accostati al Jay, sono stati per noi un’enorme fonte di accrescimento professionale e umano.
Gli spunti valutati più interessanti hanno trovato immediato riscontro nelle evoluzioni del programma stesso che, nel corso di questi mesi, è riuscito a migliorarsi e ad adattarsi alle esigenze dei suoi utenti. Questo è anche il bello di lavorare in un team dinamico e motivato come il nostro!
Non è necessario che passino mesi per attuare delle modifiche!

Come deve fare chi vuole provare Jay, e quindi chi vuole entrare in contatto con la vostra Azienda?

E` possibile testare gratuitamente Jay direttamente sul sito http://www.jayreader.com/
Allo stesso indirizzo, sarà possibile trovare tutte le informazioni relative all’installazione e all’acquisto del prodotto e ai profili delle aziende coinvolte nel progetto.

Generalmente una problematica rilevante per chi deve acquistare supporti vocali è il costo. Da questo punto di vista Jay può considerarsi più accessibile?

Sicuramente si! Posso affermare con certezza che Jay è l’incarnazione perfetta del binomio alta qualità-piccolo prezzo.

A parte la presentazione al Chiossone avvenuta ormai un anno fa, Jay ha avuto modo di essere presentato al pubblico inqualche grande evento come esposizioni dedicate alla tecnologia?

Si. Jay è stato presentato al grande pubblico in occasione del più importante evento nazionale in tema di assistenza alla disabilità, tenutosi a Bologna il novembre scorso: Handimatica 2010.
In quest’occasione, grazie alla collaborazione offertaci dal nostro distributore ufficiale per la regione Emilia Romagna, Ausili Online, è stato possibile non soltanto farci conoscere, ma soprattutto confrontarci con il mondo della disabilità visto in tutti i suoi aspetti, con enorme arricchimento umano e professionale.
Ringraziamo il dot Reboscio, che ci ha dato senz’altro tutte le info necessarie per avvicinarsi al mondo di Jay.
Quindi anche voi se non avete ancora avuto il piacere di conoscere questa applicazione, ora avete tanti buoni motivi per incominciare a scoprire questa rivoluzione nell’ambito dei software vocali.


mar 15 2011

Anna ci racconta come esplorare fiori e piante con altri sensi!

Tag: Interviste,toplucio @ 9:25 am

Amiche e amici di Liguriaccessibile, vi presentiamo Anna Toth, una ragazza ungherese che da qualche anno studia in Italia.
Lei è piuttosto sensibile, alle tematiche, legate alla accessibilità degli ambienti.
Ora con questa intervista ve la facciamo conoscere, e così capirete che si possono trovare molte persone che pensano a chi ha maggiori difficoltà.
Anna è una ragazza straordinaria, che ci farà scoprire, come lei ha incominciato a sentire la necessità di affrontare le problematiche dell’accessibilità soprattutto di chi non vede ma non solo, e come poi sono nate alcune idee che vorrebbe un giorno poter realizzare.
Dunque ora vi lasciamo alle sue parole, così potrete apprezzare un’altra persona oltre che sensibile, anche creativa.

Ciao Anna, ci fai una piccola presentazione di te?

Mi chiamo Anna Toth sono nata in Ungheria, ma da sei anni per motivi di studio, mi sono trasferita in Italia più precisamente qui a Genova dove studio architettura del paesaggio.

Come è nata la tua passione per la progettazione di aree botaniche?

La mia passione per la botanica e per la progettazione di giardini, è nata fin da quando ero bambina, perché in famiglia vi è sempre stata una certa attenzione e sensibilità nei confronti della botanica.
Mia madre ha l’obby di prendersi cura delle piante, e in generale la mia famiglia, ha avuto da sempre la passione per la progettazione di giardini.
Così crescendo ovviamente anch’io sono stata influenzata da queste tradizioni familiari, e quindi ho incominciato a sentire dentro l’entusiasmo per tutto ciò che concerne le piante, i giardini, e quanto riguarda la progettazione all’aperto e quindi anche aree naturali.
Così come ho detto prima, sono venuta qui a Genova, dopo essermi informata su quali università in Europa avessero la facoltà di Architettura del paesaggio.
Siccome qui c’è, sono ben felice di essermi potuta trasferire in questa bella città!

Più precisamente puoi dirci cosa si studia nella facoltà di architettura del paesaggio?

Si studia la progettazione di aree verdi come parchi, giardini botanici.
Non solo teoria, ma anche pratica.
A tal proposito, insieme alla prof.ssa Francesca Mazzino ci stiamo occupando della riqualificazione del giardino botanico di Bordigher (Imperia), che fu realizzato nel 1875, dal tedesco Ludwig Winter.

Studiando architettura pur non essendo di ambienti interni, ma di aree esterne come giardini, hai mai pensato al problema che non tutti possono esplorare allo stesso modo fiori e piante, per esempio chi ha difficoltà di vario genere di vista?

Indubbiamente quando ho iniziato a studiare, non sapevo nulla di progettazione accessibile a tutti, e non mi rendevo conto delle difficoltà che può avere un non vedente o ipovedente nel poter apprezzare un giardino botanico.
Poi però ho avuto la fortuna di visitare il giardino botanico di Firenze, nel quale vi è un’area dedicata a chi ha limiti visivi.
Lì la prima cosa che ho pensato è peccato che possono apprezzare solo una parte e non tutte le piante presenti!
Comunque sono rimasta colpita, da come si può dare anche a chi non vede o vede poco, la possibilità di scoprire la bellezza dei fiori e delle piante, lasciandosi catturare da essa con altri sensi.
Così poi in me è nata una sempre più crescente curiosità e sensibilità nei confronti di chi ha problemi di vista e di come potrebbe assaporare il piacere di vedere le piante se non con gli occhi, sfruttando il tatto, l’olfatto, l’udito.
Ho fatto delle ricerche sul web, e poi sono entrata in contatto direttamente con la realtà dei non vedenti.
Ho avuto il piacere di conoscere Eugenio Saltarel “presidente unione ciechi Genova, e Cooperativa sociale David Chiossone”, che mi ha dato suggerimenti e fornito una testimonianza preziosa per scoprire come i non vedenti possono esplorare il mondo con gli altri sensi.
Inoltre ho conosciuto il dot. Marco Arscone psicologo ed ergonomo, della Cooperativa sociale David Chiossone, che mi ha dato altre indicazioni di grande utilità.

Se dovessi realizzare ad esempio un giardino botanico nel quale anche gli ipo e non vedenti possono accedere alle piante toccandole come lo realizzeresti?

In realtà ci ho già pensato!
Infatti mi piacerebbe, rendere il giardino botanico di Bordighera, nel quale stiamo portando avanti come accennato un lavoro di riqualificazione accessibile, creando una area dedicata a coloro che hanno difficoltà visive.
Il mio progetto si chiama “Vedere con altri sensi”, il suo logo sarebbe un occhio con dentro una mano che tocca una foglia.

Puoi raccontarci qualcosa di più su questo progetto?

Vi sarebbero tre tipologie di vegetazione accessibili agli ipo e non vedenti.
La vegetazione profumata, quindi qui entra in gioco l’olfatto attraverso il quale il visitatore non vedente può scoprire le piante grazie ai profumi che emanano, la vegetazione da conoscere attraverso il tatto quindi piante messe ad altezza che siano accessibili per essere esplorate con le mani, e vegetazione ad alto contrasto cromatico, per essere facilmente riconoscibili anche agli ipovedenti che giustamente vogliono sfruttare quel residuo visivo che hanno.
Inoltre vi sarebbero anche pannelli descrittivi della vegetazione in braille per i non vedenti, e in nero per gli ipovedenti. In fine all’ingresso del giardino vicino alla biglietteria, ci potrebbe essere una mappa tattile che spieghi il percorso, che si deve svolgere nell’area del giardino dedicata agli ipo e non vedenti.

Nel tuo progetto hai pensato solo a chi ha problemi di vista, o anche ad altre disabilità?
Certamente se si potesse realizzare questo progetto, ci sarebbe spazio anche per l’accessibilità relativa ad altre disabilità come quella motoria.
Quindi avremmo un giardino nel quale anche chi si muove in carrozzina, potrebbe godersi la straordinaria atmosfera che si respira, stando in contatto con la natura.

Ormai da quanto è emerso in questa intervista, sei diventata veramente sensibile al tema delle disabilità soprattutto visive. Quindi vorremmo chiederti se a tal proposito hai altri progetti che vorresti realizzare?

Certamente quello di sensibilizzare anche altre persone, che forse non hanno avuto occasione di capire cosa vuol dire non avere la vista, e per tanto non conoscono bene quali difficoltà ma anche quali possibilità vi sono di poter provare comunque tutte le esperienze che ognuno di noi sceglie di vivere nella propria vita.
Per esempio mi piacerebbe sperimentare un qualcosa che già altri hanno fatto, ovvero di bendare dei vedenti, e farli immedesimare nella realtà di chi non può fare affidamento sulla vista.
Quindi fare esplorare anche a loro, un giardino botanico, dovendo usare solo gli altri sensi.
Un modo non solo per rendersi conto di cosa vuol dire non vedere, ma anche per provare sensazioni che altrimenti per noi sarebbero ignote.

Ringraziamo Anna, che ci ha raccontato tante belle cose su di lei, e su come regalerebbe anche a chi ha dei limiti dovuti ad una disabilità, delle emozioni che altrimenti sarebbe difficile assaporare come gli altri.


mar 09 2011

ultime generazioni di i.pod con sintesi vocale.

L’iPod nano (5a generazione) e l’iPod nano (4a generazione) consentono di riprodurre il nome dei menu del software iPod selezionati grazie alla funzionalità di sintesi vocale integrata o installata in Mac OS X o in Windows. Le voci dovranno rispettare i requisiti SAPI per Windows o di Speech Manager per Mac OS X (consulta la nota di seguito). Per ulteriori informazioni sull’accessibilità dei prodotti Apple, consulta il documento www.apple.com/it/accessibility.
Prodotti interessati
iPod nano (4th generation), iPod nano (5th generation)
Per attivare i menu vocali, segui questi passaggi:
1. Scarica e installa la versione più recente di iTunes sul computer, avvia iTunes e collega l’iPod nano (4a generazione) o l’iPod nano (5a generazione).
2. Seleziona l’iPod nano nella sezione Dispositivi, sul lato sinistro della finestra di iTunes. 
3. Fai clic sulla scheda Riepilogo, quindi seleziona la casella di controllo Abilita elementi vocali per l’accessibilità.
4. Fai clic su Applica nell’angolo inferiore destro di iTunes.
iTunes sincronizzerà i clip audio dei menu dell’iPod nano e le informazioni sui brani (consulta la nota di seguito).
Se desideri modificare le impostazioni vocali del Mac o del PC, segui questi passaggi:
Mac OS X
1. Scegli Menu Apple > Preferenze di sistema.
2. Scegli Visualizza > Voce.
3. Seleziona la scheda Testo da pronunciare. Puoi modificare la Voce di sistema dei menu vocali sincronizzati con l’iPod nano. Nella scheda Voce, puoi impostare la velocità della riproduzione vocale.
4. Dopo aver selezionato una voce o regolato la velocità di una voce, sarà necessario sincronizzare nuovamente l’iPod con iTunes.
Windows Vista
1. Scegli Start > Pannello di controllo.
2. Seleziona Visualizzazione classica sulla barra laterale di sinistra.
3. Apri il riquadro Sintesi vocale.
4. Se sono installate voci aggiuntive, puoi cambiare la voce usata per i menu vocali sull’iPod nano tramite il menu Seleziona voce. Nel riquadro Sintesi vocale puoi anche regolare la velocità della voce.
5. Dopo aver selezionato una voce o regolato la velocità di una voce, sarà necessario sincronizzare nuovamente l’iPod con iTunes.
 Windows XP
1. Nel menu Avvio, scegli Start > Pannello di controllo.
2. Seleziona Sintesi e riconoscimento vocale.
3. Se sono installate voci aggiuntive, puoi cambiare la voce usata per i menu vocali sull’iPod nano tramite il menu Seleziona voce. Nel riquadro Velocità voce puoi regolare la velocità della voce.
4. Dopo aver selezionato una voce o regolato la velocità di una voce, sarà necessario sincronizzare nuovamente l’iPod con iTunes.
Nota: i menu vocali potrebbero non essere disponibili per tutte le voci di menu o per tutti contenuti sincronizzati. I menu vocali verranno generati nella lingua della voce di sistema installata e configurata dall’utente per il computer. Alcune voci potrebbero non supportare questa funzionalità. Se in iTunes sono attivi i menu vocali, i tempi complessivi di sincronizzazione aumenteranno. I clip audio per i menu vocali ridurranno la capacità disponibile per il contenuto audio e video sull’iPod nano.

Chi lo ha provato è rimasto contento.


mar 07 2011

Occhio ai nostri occhi!

Tag: Ausili per disabili e ricerca scientificapatrizia @ 11:25 am

E’ molto importante per la salvaguardia della salute degli occhi, non sottovalutare mai alcuni campanelli d’allarme.
A volte si trascurano alcuni particolari dando sempre la colpa al solito stress o ci si nasconde dietro la frase “E’ un momento così, poi passa” invece a passare sono i giorni, utili per non incorrere in danni irreparabili.
Posso affermare ciò dalla mia esperienza come volontaria presso l’associazione RP Liguria che si occupa proprio di dare informazioni e di promulgare la ricerca su questo tipo di malattie. Quando partecipiamo a convegni o manifestazioni varie, ci è capitato di essere contattati da persone che ci raccontavano di avere delle strane sensazioni alla vista che potevano far pensare ad una maculopatia, ma che non si erano ancora recate a nessun controllo, pensando che fosse una situazione passeggera e che avrebbero poi provveduto ad una visita in caso contrario.
Purtroppo c’è ancora poca informazione su questo tipo di malattie degenerative, per le quali la cura definitiva non esiste ancora, ma per le quali è fondamentale l’intervento tempestivo per arginare almeno il danno.

Il Corriere della Sera del 03-03-2011

Se le righe diventano storte bisogna andare subito dall’oculista

MILANO. Secondo uno studio pubblicato su Archives of Ophthalmology un’attività fisica regolare, una dieta bilanciata e il non fumare possono ridurre di
3 volte il rischio di degenerazione maculare senile, malattia che colpisce la macula (porzione centrale della retina deputata alla visione nitida) e principale
causa di cecità dopo i 55 anni. «È una patologia legata all’invecchiamento, conseguenza di progressive modificazioni che si verificano in strutture all’interno
dell’occhio: retina, membrana di Bruch e coroide (strato ricco di vasi)» spiega Giovanni Staurenghi, direttore della Clinica oculistica Universitaria dell’Ospedale
Sacco, di Milano. «La malattia inizia con la formazione di depositi (“drusen”, termine tedesco usato in mineralogia, ndr) e può evolvere in due forme:
la atrofia geografica (o “secca”), a progressione più lenta, oppure la neovascolare (o “umida”), più rapida nel compromettere la vista.

Come si riconosce la degenerazione maculare?
«Se colpisce un solo occhio è difficile accorgersene a meno che si faccia un autoesame con la “griglia di Amsler”: un foglio a quadretti con un punto centrale.
Coprendo prima un occhio e poi l’altro ci si può accorgere se c’è una distorsione delle linee rette nella zona visiva centrale; in questo caso bisogna
consultare con urgenza l’oculista. Altri segnali sono uno sfocamento delle parole nella lettura e un’area scura o vuota al centro del campo visivo. Per
la conferma ci sono diversi esami: fondo oculare; tomografia a coerenza ottica, fluoroangiografia, angiografia e altri».

Si può prevenire?
«Una dieta bilanciata, ricca di frutta e verdura e povera di grassi animali, l’abolizione del fumo, l’autocontrollo e controlli periodici dall’oculista
sono i mezzi più efficaci per ridurre il rischio o per cogliere subito i segni della malattia e, quindi, controllarne l’evoluzione. Uno studio USA suggerisce
che integrare la dieta con alte dosi di antiossidanti (vitamine C, E, beta carotene e zinco) possa ridurre il rischio di sviluppare la patologia nel secondo
occhio quando il primo è stato già colpito. Un altro studio sta valutando l’utilità di luteina e zeaxantina, carotenoidi che possono essere introdotti
con la dieta (vegetali) o con integratori».

Quali sono le cure possibili?
«Non ci sono ancora cure definitive, ma trattamenti in grado di evitare peggioramenti, il che è già fondamentale per mantenere una buona capacità visiva.
Per la forma umida la più valida cura in molti casi è l’iniezione nel vitreo di inibitori del fattore di crescita dell’endotelio vasale (VEGF), molecola
chiamata in causa nello sviluppo dei nuovi vasi. In alcuni casi sono utili terapia fotodinamica e fotocoagulazione laser. Per l’atrofia geografica per
ora non ci sono trattamenti, ma sono in corso diversi studi clinici per la valutazione di nuove terapie. Non bisogna infine dimenticare l’aspetto psicologico:
la degenerazione maculare è la terza causa di depressione dell’anziano e pertanto potrebbe essere utile un supporto psicologico».

di Antonella Sparvoli


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