mag 31 2011

La Spezia al top in Europa sulla ricerca contro la sclerosi multipla

Tag: Ausili per disabili e ricerca scientificapatrizia @ 10:12 am

Ricerca sulla sclerosi multipla. Il Sant’Andrea al top in Europa

LA SPEZIA. L’Ospedale della Spezia proiettato sulla scena internazionale per la ricerca scientifica sulla sclerosi multipla. Il reparto di neurologia diretto
dal professor Massimo Del Sette è stato scelto come centro per la lettura dei risultati di uno studio epidemiologico promosso dall’Associazione italiana
sclerosi multipla e finanziato, per il tramite della propria Fondazione, con un milione e 400mila euro. A livello europeo insieme al Sant’Andrea nell’iniziativa
sono stati coinvolti, prendendo a parametro la disponibilità di scienziati di alto profilo specializzati nell’uso diagnostico degli ultrasuoni (Del Sette
è presidente della Società italiana di neurosonologia), altri due centri: l’ospedale di Reggio Emilia e quello di Gießen, in Germania, diretto dal professor
Erwin Stolz. Lo scopo della ricerca è quello di far luce sulla valenza scientifica degli studi portati avanti dal professor Paolo Zamboni dell’università
di Ferrara. SECONDO Zamboni l’insorgenza della sclerosi multipla, grave malattia del sistema nervoso centrale, sarebbe da porre in relazione all’insufficienza
cerebrospinale venosa cronica, malformazione che causa il restringimento delle vene di deflusso localizzate all’altezza del collo, del torace e della colonna
vertebrale. Del metodo Zamboni si è occupata anche la trasmissione televisiva Le Iene’ e i risultati preliminari delle ricerce hanno alimentato non soltanto
le aspettative delle persone colpite dalla malattia, 61mila in tutta Italia, ma anche un intenso dibattito all’interno della comunità scientifica, in gran
parte scettica. Da queste considerazioni è nata l’esigenza di condurre uno studio approfondito sulla materia. Per capire le dimensioni dell’attenzione
che il fenomeno ha scatenato basti pensare che in poche settimane all’ospedale della Spezia sono arrivate decine di telefonate e prenotazioni, anche dall’estero.
Lo studio, che coinvolge 43 centri clinici in tutta Italia, viene con! dotto su 2.000 soggetti: 1.200 persone con sclerosi multipla, 400 soggetti sani
e 400 persone con altre malattie neurologiche. Inoltre la lettura degli esami avviene in cieco’, vale a dire senza che gli esperti sonologi conoscano a
quale gruppo appartiene il soggetto. «Domani ricorda il professor Del Sette si chiude la settimana nazionale della sclerosi multipla. La ricerca che ci
vede impegnati in prima linea è di fondamentale importanza. Il centro per la sclerosi multipla attivo nel nostro reparto tra l’altro è stato scelto non
soltanto per leggere gli esami diagnostici, ma anche per formare medici e tecnici di neurofisiopatologia chiamati ad eseguire l’ecodoppler delle vene giugulari
e vertebrali». Per venire incontro alle esigenze dei pazienti affetti da questa patologia soltanto nella nostra provincia sono 293, 76 dei quali in cura
con immunosoppressori e immunomodulanti all’interno del centro, è stato istituito un’infopoint a cura della volontaria Aism Chiara Mordac! ci. E presto
sarà istituita una linea telefonica dedicata. Il team che opera nel centro è coordinato dal dottor Sergio Parodi ed è costituito dalla caposala Emanuela
Landini, da due infermiere dedicate, Daniela Capellini e Sabina Ricciardi e dal tecnico Roberta Gaeta.

Roberta Della Maggesa
Questo articolo è preso da La Nazione del 28-05-2011


mag 19 2011

Le cellule della pelle potrebbero rigenerare parti di retina

Tag: Ausili per disabili e ricerca scientificapatrizia @ 10:03 am

Vi proponiamo un interessante articolo dal mondo della ricerca scientifica sulle degenerazioni retiniche più comuni e che sono ad oggi la causa principale di cecità nel mondo.
Fortunatamente la ricerca prosegue sempre per il suo cammino, lungo e faticoso, ma che sta dando risultati promettenti per un futuro, speriamo prossimo.
L’articolo è stato pubblicato su Le Scienze del 18-05-2011

Parti di retina dalle cellule della pelle

La ricerca apre la strada a una possibile terapia per la degenerazione maculare senile e la retinite pigmentosa Per la prima volta, grazie al trapianto
di cellule staminali parzialmente differenziate ottenute da cellule della pelle, è stato possibile rigenerare porzioni significative di una retina danneggiata
ottenendo un miglioramento della funzione visiva. Il risultato è stato ottenuto nel topo da un gruppo di ricercatori dello Schepens Eye Research Institute,
che ne riferisce in un articolo pubblicato sula rivista PLoS ONE.
“Altri ricercatori sono riusciti a convertire cellule della pelle in cellule staminali pluripotenti (iPSC), ma questa è la prima volta che riesce una ricostruzione
di questo livello della retina, con il recupero della funzione visiva”, ha detto Budd A. Tucker, primo firmatario dello studio.
La ricerca apre la strada a una possibile terapia per la degenerazione maculare senile e la retinite pigmentosa che oggi rappresentano le principali cause
di cecità nel mondo industrializzato, per le quali non esistono allo stato attuale terapie efficaci.
In queste patologie, i fotorecettori della retina iniziano a morire e la retina diviene incapace di intercettare la luce e trasformarla in impulsi nervosi
da trasmettere al cervello. Una volta distrutti, i fotorecettori, al pari di altre cellule del tessuto nervoso, hanno una ridotta capacità di venireì rigenerate.

Per condurre la ricerca i biologi della Schepens hanno prelevato cellule prelevate dalla coda di un topo mutante le cui cellule della pelle sono fluorescenti,
in modo da poterele facilmente identificare una volta trapiantate.
Forzando queste cellule a esprimere i quattro fattori di trascrizione di Yamanaka (dal nome del loro scopritore), i ricercatori hanno quindi prodotto cellule
staminali pluripotenti fluorescenti, dalle quali attraverso la somministrazione di ulteriori fattori sono riusciti a ottenere precursori delle cellule
retiniche, che sono in grado di differenziarsi appieno solo nel loro ambiente naturale.
Dopo 33 giorni le cellule sono state pronte per il trapianto nell’occhio di topi di un modello murino della malattia retinica degenerativa. Nell’arco quattro-sei
settimane i ricercatori hanno osservato che le cellule trapiantate si erano disposte nelle appropriate aree della retina e avevano iniziato a integrarsi
nel tessuto retinico sano.
Al controllo strumentale, i ricercatori hanno potuto constatare che il nuovo tessuto riusciva a produrre un’attività elettrica pari ad almeno la metà di
quella di una retina normale.


mag 03 2011

Chi è il Disability Manager?

Tag: News dall'Italiapatrizia @ 10:39 am

Cerchiamo di capire un po’ di più chi è il Disability Manager, una nuova figura professionale che si sta sempre più diffondendo per venire incontro alle persone con maggiori difficoltà.

Notizia di Superando.it del 27-04-2011

Disability manager: un facilitatore, ma anche un creativo

Così viene definita questa nuova figura – già presente in vari Paesi d’Europa, ma in rapida diffusione anche in Italia – da Rodolfo Dalla Mora, primo presidente
della SIDiMa, la Società Italiana dei Disability Manager, nata durante il recente convegno nazionale di Gorgo al Monticano (Treviso). «Una figura – aggiunge
Dalla Mora – che ha il compito di costruire reti, servizi e soluzioni, per sostenere nella vita di ogni giorno chi ha perso la propria autonomia e i suoi
familiari, spesso disarmati di fronte a una condizione improvvisa che richiede adempimenti burocratici, conoscenze e competenze specifiche»

GORGO AL MONTICANO (TV). «Già presente in vari paesi d’Europa, ora il disability manager sta rapidamente diffondendosi anche in Italia». Lo avevamo scritto
qualche giorno fa (se ne legga cliccando qui), presentando il 1° Convegno Nazionale di Gorgo al Monticano (Treviso), intitolato Creare delle reti per liberare
delle possibilità e interamente dedicato, il 20 aprile scorso, a questa nuova figura professionale.
Ebbene, in tale occasione è nata anche la SIDiMa (Società Italiana dei Disability Manager), il cui primo presidente è proprio quello stesso architetto
Rodolfo Dalla Mora che avevamo salutato, qualche tempo fa, come il primo disability manager introdotto in Italia da una struttura sanitaria (se ne legga
cliccando qui), vale a dire l’Ospedale Riabilitativo di Alta Specializzazione (ORAS) di Motta di Livenza (Treviso), che ha promosso l’evento di Gorgo al
Monticano.
A comporre il Consiglio Direttivo della nuova Società vi sono poi Consuelo Battistelli (vicepresidente), Roberta Tiozzo, Paola Pascoli, Michele Franz,
Nicola Marzano, Benedetta Squarcia, Laura Cunico e Camillo Gelsumini (consiglieri).

Il lavoro del disability manager si fonda sostanzialmente sulla Classificazione ICF (l’International Classification of Functioning, Disability and Health,
definita nel 2001 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità) e sul modello bio-psico-sociale centrato sulla persona. Egli rappresenta una figura strategica
per uniformare le politiche di abbattimento di tutte le barriere che escludono o discriminano le persone con disabilità. I Cittadini con disabilità, infatti,
devono poter fruire dei vari servizi e delle strutture, e sono portatori di diritti che vanno tutelati. Spesso, però, le politiche non considerano tutto
ciò in maniera globale e attuano interventi in modo frammentario, senza un piano integrato. Questa nuova figura di manager, pertanto, partendo dalle offerte
disponibili sul territorio, si propone di superare i confini tra i servizi, di valorizzare le singole professionalità che già operano nelle realtà comunali,
per favorire l’accessibilità (urbanistica e no! n solo), il coordinamento socio-sanitario, l’assistenza alla famiglia, l’integrazione scolastica, l’inclusione
lavorativa, il turismo e così via.
In altre parole, una nuova figura professionale – definita anche nel Libro Bianco su Accessibilità e Mobilità Urbana. Linee Guida per gli Enti Locali,
risultato di un Tavolo di Lavoro istituito nel 2008 tra il Comune di Parma e il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (se ne legga cliccando qui)
- che può mettere a disposizione le proprie competenze nell’ambito dei servizi che la comunità offre alle persone con disabilità e alle loro famiglie.

«Un facilitatore, ma anche un creativo – lo definisce Rodolfo Dalla Mora – con il compito di costruire reti, servizi e soluzioni, per sostenere nella vita
di ogni giorno chi ha perso la propria autonomia e i suoi familiari, spesso disarmati di fronte a una condizione improvvisa che richiede adempimenti burocratici,
conoscenze e competenze specifiche». «Si tratta certamente – conclude il neopresidente della SIDiMa – di una professionalità sempre più indispensabile,
a fronte di un futuro caratterizzato dal progressivo aumento della vita media e dalla maggiore sopravvivenza a molte patologie e a grandi traumi sino a
poco tempo fa letali».
«Più che parlare di una nuova professione – ha dichiarato dal canto suo uno dei più apprezzati relatori del Convegno di Gorgo al Monticano, Adriano Pessina,
direttore del Centro di Ateneo di Bioetica e ordinario di Filosofia Morale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano – identificherei il
ruolo del disability manager come quello di una nuova competenza che si inserisce in altre professioni». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: info.sidima@gmail.com.