mag 19 2011

Le cellule della pelle potrebbero rigenerare parti di retina

Tag: Ausili per disabili e ricerca scientificapatrizia @ 10:03 am

Vi proponiamo un interessante articolo dal mondo della ricerca scientifica sulle degenerazioni retiniche più comuni e che sono ad oggi la causa principale di cecità nel mondo.
Fortunatamente la ricerca prosegue sempre per il suo cammino, lungo e faticoso, ma che sta dando risultati promettenti per un futuro, speriamo prossimo.
L’articolo è stato pubblicato su Le Scienze del 18-05-2011

Parti di retina dalle cellule della pelle

La ricerca apre la strada a una possibile terapia per la degenerazione maculare senile e la retinite pigmentosa Per la prima volta, grazie al trapianto
di cellule staminali parzialmente differenziate ottenute da cellule della pelle, è stato possibile rigenerare porzioni significative di una retina danneggiata
ottenendo un miglioramento della funzione visiva. Il risultato è stato ottenuto nel topo da un gruppo di ricercatori dello Schepens Eye Research Institute,
che ne riferisce in un articolo pubblicato sula rivista PLoS ONE.
“Altri ricercatori sono riusciti a convertire cellule della pelle in cellule staminali pluripotenti (iPSC), ma questa è la prima volta che riesce una ricostruzione
di questo livello della retina, con il recupero della funzione visiva”, ha detto Budd A. Tucker, primo firmatario dello studio.
La ricerca apre la strada a una possibile terapia per la degenerazione maculare senile e la retinite pigmentosa che oggi rappresentano le principali cause
di cecità nel mondo industrializzato, per le quali non esistono allo stato attuale terapie efficaci.
In queste patologie, i fotorecettori della retina iniziano a morire e la retina diviene incapace di intercettare la luce e trasformarla in impulsi nervosi
da trasmettere al cervello. Una volta distrutti, i fotorecettori, al pari di altre cellule del tessuto nervoso, hanno una ridotta capacità di venireì rigenerate.

Per condurre la ricerca i biologi della Schepens hanno prelevato cellule prelevate dalla coda di un topo mutante le cui cellule della pelle sono fluorescenti,
in modo da poterele facilmente identificare una volta trapiantate.
Forzando queste cellule a esprimere i quattro fattori di trascrizione di Yamanaka (dal nome del loro scopritore), i ricercatori hanno quindi prodotto cellule
staminali pluripotenti fluorescenti, dalle quali attraverso la somministrazione di ulteriori fattori sono riusciti a ottenere precursori delle cellule
retiniche, che sono in grado di differenziarsi appieno solo nel loro ambiente naturale.
Dopo 33 giorni le cellule sono state pronte per il trapianto nell’occhio di topi di un modello murino della malattia retinica degenerativa. Nell’arco quattro-sei
settimane i ricercatori hanno osservato che le cellule trapiantate si erano disposte nelle appropriate aree della retina e avevano iniziato a integrarsi
nel tessuto retinico sano.
Al controllo strumentale, i ricercatori hanno potuto constatare che il nuovo tessuto riusciva a produrre un’attività elettrica pari ad almeno la metà di
quella di una retina normale.


apr 26 2011

Gli anti infiammatori alle origini della sordità degli uomini?

é certamente interessante uno studio condotto da ricercatori americani, più precisamente dell’Haward university di Boston (USA).
Infatti secondo quanto è stato pubblicato su “American journal of medicine”, molti anti dolorifici da banco, contribuirebbero all’insorgere di problemi all’udito negli uomini in particolar modo di una età inferiore ai 50 anni.
Tra le sostanze più nocive secondo l’equipe che ha realizzato questo studio, vi è l’ibuprofene.
Ve ne sono però anche altre, ed ognuna di esse, ha una differente percentuale di possibile incidenza su una eventuale origine di disturbi uditivi.
Se vuoi approfondire questa notizia, e quindi avere una disamina più chiara di quali sostanze agevolano l’evolversi di problematiche uditive, vai su:
http://www.assoligureipoudenti.it/news.php?action=fullnews&id=35
La Assoligureipoudenti, che vi abbiamo fatto conoscere anche tramite una intervista a
Lilliana Cardone che dirige l’associazione, è certamente una realtà affermata in Liguria nell’ambito delle disabilità uditive.
Tra gli obiettivi che si pone, vi è anche quello di informarvi sulle news che arrivano da tutto il mondo anche di carattere scientifico sulla sordità.


apr 04 2011

Un affascinante viaggio tra i nostri sensi

Tag: Ausili per disabili e ricerca scientificapatrizia @ 2:58 pm

Davvero affascinante tutto ciò che riguarda i nostri sensi e il loro comportamento e adattamento nelle situazioni più differenti e ancor più incredibile è che spesso tutto accade indipendentemente dalla nostra consapevolezza. Il nostro cervello è un mondo ancora tutto da scoprire, che dispone di risorse inimmaginabili e sa attingere a fonti ancora inesplorate, le soluzioni più idonee per mantenere un giusto equilibrio tra mente e corpo.

Il Sole 24 Ore del 03-04-2011

I cinque supersensi che non sapete di avere

Eraclito, detto l’Oscuro, in realtà sapeva produrre pensieri a dir poco adamantini. Per esempio: «Se tutte le cose andassero in fumo, le nostre narici
imparerebbero a distinguerle l’una dall’altra». Chiaro, no? Se ne volete una dimostrazione puntuale, estesa a tutti i sensi, la troverete nel lungo viaggio
che il neuroscienziato Lawrence Rosenblum ci propone in Lo straordinario potere dei nostri sensi. La cui tesi di fondo non dovrebbe sorprenderci più di
tanto, almeno da quando Giacomo Rizzolatti ha dimostrato la plasticità, anche in età adulta, del nostro cervello: tesi che spiega perché i nostri sensi
cooperano in continuazione, si influenzano a vicenda, compensano reciprocamente le loro eventuali deficienze, come se fossero costantemente al servizio
di un sesto senso, quello che ci permette sempre e comunque – nella vita di ogni giorno o in situazioni estreme – di orientarci nel mondo. Udendo o annusando
forme, toccando parole, assaggiando! odori.
Rosenblum lo ha provato in prima persona. Immaginatelo carponi, con dei grossi guantoni da lavoro e perfettamente bendato, procedere per il prato all’inglese
di fronte al suo dipartimento mentre cerca di seguire, guidato solo dall’olfatto, un lungo nastro che odora di menta. L’esperimento, eseguito di fronte
allo sguardo stupefatto dei colleghi del campus, è perfettamente riuscito. Rosenblum ora sa di avere un vero olfatto “da cani”. Per quanto le narici umane
siano capaci di una sola annusata al secondo, contro le sei di un qualsiasi Fido, il cervello di sapiens sapiens è in grado di sopperire a questa manchevolezza
per raggiungere il suo obiettivo.
«Le più recenti ricerche di psicologia percettiva e scienza del cervello hanno svelato che i sensi colgono informazioni sulla realtà che in passato si
riteneva fossero a disposizione solo di altre specie animali. Gli esseri umani possono usare l’udito come i pipistrelli, l’olfatto come i cani e il tatto
come gli insetti, e lo fanno costantemente». Dobbiamo dunque fidarci dei nostri sensi. A loro dobbiamo una grossa percentuale di ciò che conosciamo, anche
se non ne siamo coscienti. La spiccata sensibilità sensoriale di chi è affetto da un handicap è allo studio da decenni, ma solo di recente la neuroscienza,
con l’ausilio degli strumenti di neuroimaging, ha messo a fuoco il “perché” di questi poteri apparentemente straordinari. È qui che troviamo il fenomeno
della “plasticità neurale”, che consiste nella facoltà delle varie aree sensoriali del cervello di cambiare la propria funzione se è presente un deficit
di qualche tipo: se ad esempio un soggetto è affetto da! cecità cronica, allora il suo cervello visivo “presta” il suo potenziale all’area della tattilità
(corteccia somatosensitiva) ed è così che un non vedente dalla nascita, o anche divenuto cieco da poche settimane, finisce col possedere una sensibilità
tattile di gran lunga maggiore rispetto a un vedente, e ciò grazie a questa compensazione sensoriale. «Il cervello può cambiare la propria struttura e
organizzazione in base all’esperienza. Il suo livello di neuroplasticità è una sorpresa elettrizzante per una scienza che a lungo ha dato per scontato
che, una volta matura, la struttura del cervello cambiasse poco».
La grande novità, però, consiste nel fatto che anche chi non è affetto da un deficit che compromette uno dei cinque sensi, possiede straordinari poteri
percettivi di cui non è consapevole. Il nostro cervello, infatti, se sottoposto a determinate condizioni – per esempio la cecità indotta sperimentalmente
con l’ausilio di una maschera da portare cinque giorni – che determinano un deficit parziale e temporaneo, reagisce immediatamente invocando l’ausilio
delle altre aree sensoriali e potenziando il nostro tatto o il nostro udito, o gli altri sensi.
Pensare ai cinque sensi come a strumenti separati l’uno dall’altro è un grave pregiudizio intellettualistico. Rosenblum spiega, e lo fa in uno stile leggero,
chiaro, divertente, come per il nostro cervello la percezione sia sempre multisensoriale. Le storie che racconta sono straordinarie. Si prenda il caso
di Brian Brushway, cieco dalla nascita e campione di mountain byke. Per orientarsi Brushway si affida all’ecolocalizzazione. Il ciclista emette con la
bocca forti segnali acustici a intermittenza, prodotti facendo schioccare la lingua ogni due secondi. Il riflesso prodotto dal suono che rimbalza sugli
oggetti – gli ostacoli sul tragitto – viene percepito dall’udito infallibile di Brushway, che riesce anche a stabilire la qualità degli oggetti stessi
– alberi, radici sul terreno, costruzioni – e addirittura a distinguerne i materiali sulla base della qualità della risonanza emessa. Esattamente come
i pipistrelli, che «confrontano le differenze di durata, energia,! frequenza tra suono emesso e suono di ritorno, e sono così in grado di individuare l’ubicazione
e le caratteristiche degli oggetti (falene, alberi, fili del telefono)».
E che dire di Michael, campione degli Houston heat, squadra di baseball per non vedenti, che si affida all’udito per dare la battuta? Ascoltando il ticchettio
emesso dalla palla mentre si trova in aria, non solo riesce a individuarne la collocazione precisa, ma anche il senso rotatorio, informazione fondamentale
per sapere come rimbalzerà una volta che avrà toccato il suolo.
L’abilità di Michael è di saper “ascoltare il futuro”. Un’abilità in cui tutti noi eccelliamo. Per esempio, quando attraversiamo la strada, spesso distratti
o mentre parliamo al cellulare, sebbene ci sembri di affidarci alla sola vista per l’individuazione di un’auto che sta per avvicinarsi pericolosamente
a noi, in realtà utilizziamo le informazioni uditive che, in questa circostanza, ci sono anche più utili. Quando sentiamo una fonte sonora avvicinarsi,
si attivano le aree cerebrali associate al rilevamento del moto, al riconoscimento dello spazio e alla reazione motoria. L’evoluzione ha messo a punto
un sistema cerebrale di “avvicinamento uditivo”, che ci avverte in anticipo circa la posizione oggettiva dell’auto che si approssima, per consentirci di
evitarla in tempo. «È come se il sistema di avvertimento dell’avvicinamento uditivo ingannasse le aree del cervello preposte alla reazione in modo che
agiscano prima del necessario, assicurando in tal modo la sicurezza»! .
La percezione olfattiva è strettamente legata a quella visiva. A 54 sommelier francesi è stato somministrato due volte lo stesso vino bianco, ma la seconda
volta con l’aggiunta di un colorante rosso inodore e insapore. I professionisti del vino sono caduti nella trappola e hanno creduto di individuare i tipici
sentori di mirtillo e pepe del rosso.
Per condurre la sua ricerca, Rosenblum si è impegnato in prima persona a tutto campo. Ha invitato alcuni amici a cena in un ristorante gestito da ciechi
e allestito in un locale completamente buio. L’assenza di luce ha fatto sì che, se da un lato ha potuto riconoscere al tatto con maggiore precisione la
forma dei cibi, dall’altro l’impossibilità di contemplarne i colori glieli ha resi abbastanza insapori. Anche l’occhio vuole la sua parte. E anche l’udito
contribuisce al piacere del mangiare: un esperimento premiato con l’IgNobel, è stato eseguito facendo provare a un gruppo di soggetti 60 patatine Pringles
identiche tra loro, ma facendo loro ascoltare il rumore prodotto dalla croccantezza della patata con delle cuffie. Tutti hanno considerato più fresche
e gustose le patatine cui era stato associato un rumore più nitido e potente. «Le indagini neurofisiologiche sui primati mostrano che gli stessi gruppi
cellulari si attivano sia alla vista che al gustare un alimento. L! a vista attiva l’ipotalamo, un’area che controlla l’appetito e i correlati del mangiare».
Nel libro viene anche raccontata l’esperienza di John Bramblitt che, divenuto cieco all’età di trent’anni, ha deciso di fare il pittore dopo aver avuto
il privilegio di toccare i dipinti originali di Van Gohg e Cézanne. Ora esegue le sue pitture con una vernice cosiddetta “gonfia”, che permette di riconoscere
le forme dipinte con le dita, ed è in grado di distinguere anche i colori, testando la densità delle misture dei pigminenti. E che dire di Rick Joy, esperto
di un tipo di labiolettura tattile chiamata Tadoma, che si esegue toccando il viso dell’interlocutore, in modo da leggere le sue parole, ma anche i suoi
sentimenti? Rosenblum, raccontandoci le esperienze di due artisti, Marylin Michaels imitatrice professionista e Dave Thorsen prestigiatore, dedica un omaggio
speciale alla scoperta dei neuroni specchio e al fenomeno dell’empatia. La nostra capacità innata di imitare involontariamente le espressioni del viso
degli altri, per predisporli bene verso di noi, è defin! ita ironicamente una forma naturale di “adulazione”.
Alla vista è da sempre attribuita la facoltà di definire la bellezza. La bellezza dei visi, basata sulla simmetricità, ha lo scopo evolutivo di individuare
nel partner uno stato di buona salute genetica. «Da tempo la ricerca ha mostrato che gli adulti con un bel viso sono più popolari a parità di altre qualità,
hanno un maggior numero di relazioni ed esperienze sessuali, hanno più successo sul lavoro (con salari più alti) e minori probabilità di essere dichiarati
colpevoli nei processi penali». Spiace dirlo ma, a quanto pare, la bellezza non è negli occhi di chi guarda.

di Armando Massarenti

***
il libro: “Lo straordinario potere dei nostri sensi”
di Lawrence Rosenblum
Bollati Boringhieri
pagg. 462 | € 20,00

Davvero affascinante tutto ciò che riguarda i nostri sensi e il loro comportamento e adattamento nelle situazioni più differenti e ancor più incredibile è che spesso tutto accade indipendentemente dalla nostra consapevolezza. Il nostro cervello è un mondo ancora tutto da scoprire, che dispone di risorse inimmaginabili e sa attingere a fonti ancora inesplorate, le soluzioni più idonee per mantenere un giusto equilibrio tra mente e corpo.

Il Sole 24 Ore del 03-04-2011

I cinque supersensi che non sapete di avere

Eraclito, detto l’Oscuro, in realtà sapeva produrre pensieri a dir poco adamantini. Per esempio: «Se tutte le cose andassero in fumo, le nostre narici
imparerebbero a distinguerle l’una dall’altra». Chiaro, no? Se ne volete una dimostrazione puntuale, estesa a tutti i sensi, la troverete nel lungo viaggio
che il neuroscienziato Lawrence Rosenblum ci propone in Lo straordinario potere dei nostri sensi. La cui tesi di fondo non dovrebbe sorprenderci più di
tanto, almeno da quando Giacomo Rizzolatti ha dimostrato la plasticità, anche in età adulta, del nostro cervello: tesi che spiega perché i nostri sensi
cooperano in continuazione, si influenzano a vicenda, compensano reciprocamente le loro eventuali deficienze, come se fossero costantemente al servizio
di un sesto senso, quello che ci permette sempre e comunque – nella vita di ogni giorno o in situazioni estreme – di orientarci nel mondo. Udendo o annusando
forme, toccando parole, assaggiando! odori.
Rosenblum lo ha provato in prima persona. Immaginatelo carponi, con dei grossi guantoni da lavoro e perfettamente bendato, procedere per il prato all’inglese
di fronte al suo dipartimento mentre cerca di seguire, guidato solo dall’olfatto, un lungo nastro che odora di menta. L’esperimento, eseguito di fronte
allo sguardo stupefatto dei colleghi del campus, è perfettamente riuscito. Rosenblum ora sa di avere un vero olfatto “da cani”. Per quanto le narici umane
siano capaci di una sola annusata al secondo, contro le sei di un qualsiasi Fido, il cervello di sapiens sapiens è in grado di sopperire a questa manchevolezza
per raggiungere il suo obiettivo.
«Le più recenti ricerche di psicologia percettiva e scienza del cervello hanno svelato che i sensi colgono informazioni sulla realtà che in passato si
riteneva fossero a disposizione solo di altre specie animali. Gli esseri umani possono usare l’udito come i pipistrelli, l’olfatto come i cani e il tatto
come gli insetti, e lo fanno costantemente». Dobbiamo dunque fidarci dei nostri sensi. A loro dobbiamo una grossa percentuale di ciò che conosciamo, anche
se non ne siamo coscienti. La spiccata sensibilità sensoriale di chi è affetto da un handicap è allo studio da decenni, ma solo di recente la neuroscienza,
con l’ausilio degli strumenti di neuroimaging, ha messo a fuoco il “perché” di questi poteri apparentemente straordinari. È qui che troviamo il fenomeno
della “plasticità neurale”, che consiste nella facoltà delle varie aree sensoriali del cervello di cambiare la propria funzione se è presente un deficit
di qualche tipo: se ad esempio un soggetto è affetto da! cecità cronica, allora il suo cervello visivo “presta” il suo potenziale all’area della tattilità
(corteccia somatosensitiva) ed è così che un non vedente dalla nascita, o anche divenuto cieco da poche settimane, finisce col possedere una sensibilità
tattile di gran lunga maggiore rispetto a un vedente, e ciò grazie a questa compensazione sensoriale. «Il cervello può cambiare la propria struttura e
organizzazione in base all’esperienza. Il suo livello di neuroplasticità è una sorpresa elettrizzante per una scienza che a lungo ha dato per scontato
che, una volta matura, la struttura del cervello cambiasse poco».
La grande novità, però, consiste nel fatto che anche chi non è affetto da un deficit che compromette uno dei cinque sensi, possiede straordinari poteri
percettivi di cui non è consapevole. Il nostro cervello, infatti, se sottoposto a determinate condizioni – per esempio la cecità indotta sperimentalmente
con l’ausilio di una maschera da portare cinque giorni – che determinano un deficit parziale e temporaneo, reagisce immediatamente invocando l’ausilio
delle altre aree sensoriali e potenziando il nostro tatto o il nostro udito, o gli altri sensi.
Pensare ai cinque sensi come a strumenti separati l’uno dall’altro è un grave pregiudizio intellettualistico. Rosenblum spiega, e lo fa in uno stile leggero,
chiaro, divertente, come per il nostro cervello la percezione sia sempre multisensoriale. Le storie che racconta sono straordinarie. Si prenda il caso
di Brian Brushway, cieco dalla nascita e campione di mountain byke. Per orientarsi Brushway si affida all’ecolocalizzazione. Il ciclista emette con la
bocca forti segnali acustici a intermittenza, prodotti facendo schioccare la lingua ogni due secondi. Il riflesso prodotto dal suono che rimbalza sugli
oggetti – gli ostacoli sul tragitto – viene percepito dall’udito infallibile di Brushway, che riesce anche a stabilire la qualità degli oggetti stessi
– alberi, radici sul terreno, costruzioni – e addirittura a distinguerne i materiali sulla base della qualità della risonanza emessa. Esattamente come
i pipistrelli, che «confrontano le differenze di durata, energia,! frequenza tra suono emesso e suono di ritorno, e sono così in grado di individuare l’ubicazione
e le caratteristiche degli oggetti (falene, alberi, fili del telefono)».
E che dire di Michael, campione degli Houston heat, squadra di baseball per non vedenti, che si affida all’udito per dare la battuta? Ascoltando il ticchettio
emesso dalla palla mentre si trova in aria, non solo riesce a individuarne la collocazione precisa, ma anche il senso rotatorio, informazione fondamentale
per sapere come rimbalzerà una volta che avrà toccato il suolo.
L’abilità di Michael è di saper “ascoltare il futuro”. Un’abilità in cui tutti noi eccelliamo. Per esempio, quando attraversiamo la strada, spesso distratti
o mentre parliamo al cellulare, sebbene ci sembri di affidarci alla sola vista per l’individuazione di un’auto che sta per avvicinarsi pericolosamente
a noi, in realtà utilizziamo le informazioni uditive che, in questa circostanza, ci sono anche più utili. Quando sentiamo una fonte sonora avvicinarsi,
si attivano le aree cerebrali associate al rilevamento del moto, al riconoscimento dello spazio e alla reazione motoria. L’evoluzione ha messo a punto
un sistema cerebrale di “avvicinamento uditivo”, che ci avverte in anticipo circa la posizione oggettiva dell’auto che si approssima, per consentirci di
evitarla in tempo. «È come se il sistema di avvertimento dell’avvicinamento uditivo ingannasse le aree del cervello preposte alla reazione in modo che
agiscano prima del necessario, assicurando in tal modo la sicurezza»! .
La percezione olfattiva è strettamente legata a quella visiva. A 54 sommelier francesi è stato somministrato due volte lo stesso vino bianco, ma la seconda
volta con l’aggiunta di un colorante rosso inodore e insapore. I professionisti del vino sono caduti nella trappola e hanno creduto di individuare i tipici
sentori di mirtillo e pepe del rosso.
Per condurre la sua ricerca, Rosenblum si è impegnato in prima persona a tutto campo. Ha invitato alcuni amici a cena in un ristorante gestito da ciechi
e allestito in un locale completamente buio. L’assenza di luce ha fatto sì che, se da un lato ha potuto riconoscere al tatto con maggiore precisione la
forma dei cibi, dall’altro l’impossibilità di contemplarne i colori glieli ha resi abbastanza insapori. Anche l’occhio vuole la sua parte. E anche l’udito
contribuisce al piacere del mangiare: un esperimento premiato con l’IgNobel, è stato eseguito facendo provare a un gruppo di soggetti 60 patatine Pringles
identiche tra loro, ma facendo loro ascoltare il rumore prodotto dalla croccantezza della patata con delle cuffie. Tutti hanno considerato più fresche
e gustose le patatine cui era stato associato un rumore più nitido e potente. «Le indagini neurofisiologiche sui primati mostrano che gli stessi gruppi
cellulari si attivano sia alla vista che al gustare un alimento. L! a vista attiva l’ipotalamo, un’area che controlla l’appetito e i correlati del mangiare».
Nel libro viene anche raccontata l’esperienza di John Bramblitt che, divenuto cieco all’età di trent’anni, ha deciso di fare il pittore dopo aver avuto
il privilegio di toccare i dipinti originali di Van Gohg e Cézanne. Ora esegue le sue pitture con una vernice cosiddetta “gonfia”, che permette di riconoscere
le forme dipinte con le dita, ed è in grado di distinguere anche i colori, testando la densità delle misture dei pigminenti. E che dire di Rick Joy, esperto
di un tipo di labiolettura tattile chiamata Tadoma, che si esegue toccando il viso dell’interlocutore, in modo da leggere le sue parole, ma anche i suoi
sentimenti? Rosenblum, raccontandoci le esperienze di due artisti, Marylin Michaels imitatrice professionista e Dave Thorsen prestigiatore, dedica un omaggio
speciale alla scoperta dei neuroni specchio e al fenomeno dell’empatia. La nostra capacità innata di imitare involontariamente le espressioni del viso
degli altri, per predisporli bene verso di noi, è defin! ita ironicamente una forma naturale di “adulazione”.
Alla vista è da sempre attribuita la facoltà di definire la bellezza. La bellezza dei visi, basata sulla simmetricità, ha lo scopo evolutivo di individuare
nel partner uno stato di buona salute genetica. «Da tempo la ricerca ha mostrato che gli adulti con un bel viso sono più popolari a parità di altre qualità,
hanno un maggior numero di relazioni ed esperienze sessuali, hanno più successo sul lavoro (con salari più alti) e minori probabilità di essere dichiarati
colpevoli nei processi penali». Spiace dirlo ma, a quanto pare, la bellezza non è negli occhi di chi guarda.

di Armando Massarenti

***
il libro: “Lo straordinario potere dei nostri sensi”
di Lawrence Rosenblum
Bollati Boringhieri
pagg. 462 | € 20,00


mar 16 2011

Ecco i risultati del sondaggio “M’illumino di meno, ma ci vedo di più!”

Tag: Ausili per disabili e ricerca scientifica, toppatrizia @ 10:14 am

Ecco pubblicati i risultati del sondaggio “Mi illumino di meno, ma ci vedo di più!” del quale vi avevamo parlato lo scorso febbraio.
Questa iniziativa è nata per promuovere il risparmio energetico e Vincenzo Rubano, sedicenne non vedente, ha colto l’occasione per lanciare il sondaggio sul suo sito http://www.gpace.net/milluminodimeno.html per raccogliere informazioni sul mondo dell’accessibilità del web da parte dei disabili visivi e i risultati hanno rivelato chiaramente la necessità di lavorare molto su questo fronte per far sì che davvero tutti abbiano accesso ai mezzi informatici indipendentemente dalle loro condizioni, che siano fisiche o culturali.

Marketpress.Info del 15-03-2011

Accessibilità e Web: I risultati del sondaggio di Vincenzo Rubano rivolto ai non vedenti

LECCE. Vincenzo Rubano è uno studente di sedici anni, non vedente, della classe 3A dell’Istituto Costa di Lecce ed il 18 febbraio scorso ha “acceso” una
pagina in Internet con un particolarissimo sondaggio destinato ai non vedenti e avente lo scopo di portare alla ribalta il delicato tema dell’accessibilità
al web da parte delle persone con problemi di vista. L’iniziativa è stata lanciata con il nome di “M’illumino di meno …ma ci ‘vedo’ di più!” ed il sondaggio
è rimasto attivo sino a venerdì 4 marzo all’indirizzo: www.Gpace.net/milluminodimeno La battaglia di Vincenzo ha fatto molto “rum! ore”, tante infatti
le testate ed i media nazionali che hanno amplificato il suo messaggio su tutto il territorio e hanno così contribuito a raggiungere un numero così alto
di non vedenti. Ora Vincenzo ha elaborato tutte le risposte e, sempre sulla stessa pagina, ha pubblicato i risultati ottenuti, che riportiamo qui di seguito:
Numero di partecipanti al sondaggio: 369 – Fascia di età dei partecipanti: Minore di 18 anni: 5,6%; Tra i 18 ed i 30 anni: 18,2%; Tra i 31 ed i 45 anni:
35,9%; Superiore a 45 anni: 40,3%. Da quanti anni usi il computer? Meno di 2 anni: 5,2%; Da 2 a 5 anni: 7,2%; Da 5 a 10 anni: 24,0%; Più di 10 anni: 63,6%.
Da quanti anni utilizzi Internet? Meno di 2 anni: 8,4%; Da 2 a 5 anni: 15,3%; Da 5 a 10 anni: 34,1%; Più di 10 anni: 42,2%. Hai un profilo su Facebook
o su un altro social network? Sì: 61,9%; No: 38,1%. In media, per quante ore al giorno utilizzi il computer? Meno di 2 ore: 7,1%; Da 2 a 5 ore: 37,5%;
Da 5 a 10 ore: 49,3%; Più di 10 ore: 6,1! %. Interagisci regolarmente attraverso il Web con altri non vedenti che non conosci personalmente? Sì: 65,3%;
No: 34,7%. Ritieni che l’accessibilità universale (siti e programmi uguali per tutti) sia un approccio migliore rispetto a quello tradizionale, che prevede
l’uso di prodotti concepiti specificamente per non vedenti? Sì: 86,8%; No: 13,2%. Secondo la tua personale esperienza, qual è la percentuale di siti italiani
che hanno bisogno di aggiustamenti per essere ritenuti pienamente accessibili? Inferiore al 25%: 5,3%; Tra il 25% ed il 50%: 32,8%; Tra il 50% ed il 75%:
38,2%; Più del 75%: 23,7%. N.b.: Circa il 62% degli intervistati ritiene che i siti italiani che necessitano di aggiustamenti per essere accessibili sono
più della metà! Queste le considerazioni di Vincenzo, a caldo: «I risultati non hanno fatto altro che confermare le mie sensazioni, e cioè che c’è ancora
davvero molta strada da percorrere per raggiungere una condizione accettabile di accessib! ilità dei siti web in Italia. Dal canto mio, non mi fermerò
qui, andrò avanti come un treno, ho già chiara in mente la prossima mossa per portare avanti questa mia/nostra battaglia, …presto se ne sentirà parlare.
Se volessimo analizzare i dati più significativi emersi dal sondaggio, possiamo notare che la maggior parte dei non vedenti informatizzati ha un´età maggiore
di 45 anni; ciò significa che l´alfabetizzazione informatica ha raggiunto i non vedenti più adulti in maniera massiccia. Un altro dato significativo su
cui riflettere è la quantità di ore al giorno in cui viene usato il computer, ritengo che sia nettamente superiore ai normodotati, motivo in più per gli
sviluppatori di porre attenzione alla nostra categoria. Ma il dato più inquietante di tutti è che, secondo l´esperienza di navigazione sul web dei partecipanti,
i siti italiani che avrebbero bisogno di modifiche, lievi o strutturali, per poter essere considerati “pienamente accessibili”, sono pi! ù del 50%. Inoltre
è scaturito che la maggior parte dei non vedenti punta “all´accessibilità universale”, ossia vuole usare gli stessi prodotti, gli stessi siti, gli stessi
programmi che usano i vedenti; grazie alle nuove tecnologie ciò è possibile, e può diventare realtà con più semplicità di quanto si possa pensare. Quello
che emerge di sicuro è che occorre che gli sviluppatori inizino a fare i conti con l´accessibilità che, finora, è stata spesso sottovalutata o non considerata
affatto.» Vincenzo inoltre insiste con il suo appello ad alcuni “vip”: «Facciamo appello ad Andrea Bocelli, ad Annalisa Minetti, ad Aleandro Baldi e a
qualsiasi altro personaggio pubblico sensibile al tema dell’accessibilità al web per non vedenti, affinché utilizzi il suo essere un “Very Important Person”
per fare da testimonial alla nostra battaglia. Chiediamo loro di diffondere la nostra iniziativa, di dire che anche loro sono a conoscenza delle difficoltà
che ci son! o nell’accedere a tutti i servizi offerti dalla grande rete. Siamo sicuri che, se volessero aggiungere anche la loro voce all´iniziativa, potremmo
toccare e sensibilizzare l´opinione pubblica con un peso maggiore e, di conseguenza, rendere l´accessibilità una questione di interesse per tutti! Abbiamo
fatto parlare di noi la stampa, le radio e alcune trasmissioni televisive ma non basta, direi che dobbiamo fare ancora più rumore. Più ne faremo e più
saremo forti agli “occhi” dell´opinione pubblica e dei futuri sviluppatori.»


mar 15 2011

Entriamo nel mondo di Jay la sfida del futuro nel campo dei software vocali

Di post su innovazioni nel campo dei software vocali noi di Liguriaccessibile, ne abbiamo già pubblicati parecchi.
Ora però, vogliamo approfondire il discorso su uno screen reader particolare, di cui vi parlammo già circa un anno fà.
Ci riferiamo a Jay, prodotto dalla Dotvocal (http://www.dotvocal.com/) azienda di genova nata nel 2004, che fu presentato appunto nel aprile 2010 all’istituto dei ciechi e degli ipo vedenti David Chiossone onlus di Genova.
Allora un nostro articolo, vi permise di farvi una idea delle caratteristiche di questa applicazione vocale, ma da quella presentazione, molte cose ovviamente sono cambiate.
Per tale motivo abbiamo contattato Enrico Reboscio amministratore delegato della Dotvocal, per una intervista che possa darvi maggiori dettagli su un software che vuole lanciare una sfida al futuro nell’ambito degli screen readers.
Per tanto ora potrete capire meglio come Jay si è evoluto e come potrà essere una nuova alternativa nel campo delle soluzioni per tutti.

Può dirci qualcosa sulla Dotvocal ad esempio come è nata questa azienda e in quali ambiti opera?

DotVocal nasce nel 2004 grazie all’inserimento nell’Incubatore di Alta Tecnologia di Sviluppo Italia Liguria e dal 2006 ha sede in uno dei Palazzi dei Rolli del Centro Storico di Genova.
L’azienda si occupa principalmente di progettare e realizzare applicazioni vocali e multimodali, con l’ambizione di rendere disponibile la voce come strumento semplice e naturale per interagire con i sistemi ICT delle aziende e degli utenti. Durante i suo anni di attività ha realizzato alcune delle più importanti e innovative applicazioni, come la Community Car di Lancia del Gruppo Fiat, il Sale Force Automation del Gruppo Wurth, il portale telefonico di vendita di farmaci di PharmaPhone.
DotVocal ha sempre dato importanza allo sviluppo di interfacce particolarmente usabili e accessibili che vadano verso le esigenze dell’utente.

Lo scorso anno all’istituto David Chiossone onlus di Genova, avete presentato Jay un nuovo software vocale, può farci per chi ancora non lo conosce una breve presentazione del medesimo?

La nostra esperienza e la volontà di mettere al servizio dell’utente finale le nostre tecnologie, ci hanno portato ad affrontare un’importante sfida: sviluppare uno strumento in grado di aiutare gli utenti caratterizzati da disabilità (soprattutto visiva), a gestire e leggere in maniera semplice e veloce, documenti in formato digitale.
E’ nato così il Jay, il primo lettore di documenti interattivo, che può essere gestito semplicemente utilizzando la VOCE!
Jay è, infatti, il primo lettore di documenti che si avvale di un’interfaccia multimodale (questo permette di affiancare all’uso del mouse o della tastiera, quello più innovativo della voce), ponendo particolare enfasi sulle potenzialità dei comandi vocali.
Grazie al Jay è possibile gestire e navigare la maggior parte dei documenti in formato digitale: si può leggere, fermare la lettura, navigare per pagine, inserire un segnalibro (che verrà ricordato e evidenziato), regolare la velocità di lettura, il volume del microfono, il contrasto e la grandezza del carattere solo e semplicemente utilizzando la voce!
Jay è immediato, facile, intuitivo.
Le tecnologie utilizzate sono tutte speech independent, ciò vuol dire che Jay non ha bisogno di alcun addestramento da parte dell’utente. Lo scarichi e puoi immediatamente dirgli cosa fare!
Proprio questa sua peculiarità, lo ha reso particolarmente utile per tutte quelle persone con difficoltà nella lettura, a causa di gravi disabilità visive (cecità/ipovedenza) o semplicemente per coloro i quali mostrano una scarsa propensione al mezzo informatico.

Con chi avete collaborato per progettare questo software?

Jay nasce da una collaborazione tra DotVocal e MicroEra, azienda torinese nostra partner che si occupa dal 1995 di consulenza informatica con particolari competenze nel campo dell’analisi e dello sviluppo di software applicativo personalizzato.
MicroEra opera con attenzione e professionalità nel mondo della consulenza informatica, collaborando con importanti partner operanti sul territorio nazionale.

Quando abbiamo assistito alla presentazione all’istituto chiossone di Genova, Jay poteva essere utilizzato solo per la lettura di determinati documenti. Quali innovazioni sono state apportate da allora a questo supporto vocale?

Attualmente Jay permette di gestire i seguenti formati di file:

 Documenti della suite Microsoft Office 2007™:
Microsoft Word™ 2007 (DOCX)
PowerPoint™ 2007 (PPTX)
 Documenti PDF
 Documenti di testo (TXT)
 Pagine web (HTML, XHTML)

Da novembre è disponibile la versione portable su chiavetta USB da 4GB, che permette agli utenti che hanno più di un pc di portare sempre con sé Jay e i documenti preferiti.

Quali sono invece i prossimi passi avanti che farà Jay per migliorare la sua operatività?

La dinamicità e la capacità di rispondere con immediatezza ai feedback che gli utenti ci hanno dato in questi mesi, hanno permesso l’implementazione di alcune caratteristiche che pensiamo possano fare del Jay un’alternativa davvero competitiva nel panorama degli ausili informatici alla disabilità visiva.
Innanzitutto, l’internazionalizzazione del prodotto, con l’uscita della versione in lingua inglese prevista entro la fine di aprile.
Inoltre, la modifica delle modalità di inserimento dei comandi vocali, che vedrà la sostituzione dell’attuale combinazione di tasti CTRL+J, con la pressione del solo tasto INS oppure l’uso di sensori di vario tipo (a pedale, a pressione ecc.).
Questo, per far fronte a tutte quelle tipologie di disabilità non soltanto visive, ma anche motorie, che non permettono un uso immediato della tastiera o del mouse.

Quali sono i requisiti fondamentali che deve avere un PC per consentire l’installazione di Jay?

Per l’installazione di Jay è necessario essere dotati di un PC con le seguenti caratteristiche:

 Processore Intel® Pentium® a 1 GHz (o processore AMD equivalente).
 RAM minimo 256Mb su WinXP; si consiglia una quantità di RAM, almeno 512Mb o superiore, su Windows Vista™ e Windows 7™;
 Sistema Operativo: MS Windows XP™ (SP3) – 32 bit/64bit; MS Windows Vista™; Windows 7™ o MS Windows 2000™ (SP4)
 Scheda audio compatibile con MS Windows (con supporto per 16 kHz sampling rate)
 Microfono e cuffia
 200 MB spazio libero su disco
 Java Virtual Machine 1.6 (consigliata, se assente verrà suggerito il sito da cui scaricarla e le modalità d’installazione)
 Una connessione ad Internet per l’attivazione durante il processo d’installazione e di attivazione della licenza

E` vero che nelle intenzioni della Dotvocal Jay deve diventare nel tempo una valida alternativa agli altri sintetizzatori vocali come ad esempio Jaws?

Jay rappresenta senza alcun dubbio una più che valida alternativa, nel panorama dei software assistivi.
Il potenziale innovativo e le prestazioni del programma, hanno entusiasmato un pubblico molto vasto, ma Jay rimane ben altra cosa da Jaws. Si tratta di un document reader, non di uno screen reader e le sue finalità sono altamente specifiche, non generaliste. E’ per questo, che troviamo improprio comparare questi due strumenti così diversi nella forma e nella sostanza, ma non per questo differenti nel valore.

Jay ha già ricevuto dei riconoscimenti a livello nazionale per l’iinovazione che porterà nel campo del vocale?

Jay ha ottenuto, proprio in questi mesi, alcuni importanti riconoscimenti, sia a livello regionale che nazionale.
E’ il caso del Concorso Perotto, iniziativa nell’ambito della quale il Jay è stato premiato come migliore applicazione innovativa, in grado di consentire la diffusione di tecnologie vocali a favore della popolazione.
Ancora, DotVocal è stata insignita del premio per la Responsabilità Sociale d’Impresa (promosso dalla Camera di Commercio di Genova), proprio per aver realizzato un prodotto come il Jay, giudicato socialmente meritevole per le sue finalità specifiche, ma anche per il suo concreto inserimento nel tessuto sociale genovese, grazie alla collaborazione con l’Istituto Chiossone e alla scelta di attrezzarne, in maniera assolutamente gratuita, l’aula multimediale.

Come hanno giudicato Jay le persone che hanno già avuto modo di provarlo, e quali consigli vi hanno dato per renderlo più rispondente alle esigenze di chi ha difficoltà visive?

Come già detto, l’entusiasmo e la curiosità positiva che ha animato tutti coloro i quali si sono accostati al Jay, sono stati per noi un’enorme fonte di accrescimento professionale e umano.
Gli spunti valutati più interessanti hanno trovato immediato riscontro nelle evoluzioni del programma stesso che, nel corso di questi mesi, è riuscito a migliorarsi e ad adattarsi alle esigenze dei suoi utenti. Questo è anche il bello di lavorare in un team dinamico e motivato come il nostro!
Non è necessario che passino mesi per attuare delle modifiche!

Come deve fare chi vuole provare Jay, e quindi chi vuole entrare in contatto con la vostra Azienda?

E` possibile testare gratuitamente Jay direttamente sul sito http://www.jayreader.com/
Allo stesso indirizzo, sarà possibile trovare tutte le informazioni relative all’installazione e all’acquisto del prodotto e ai profili delle aziende coinvolte nel progetto.

Generalmente una problematica rilevante per chi deve acquistare supporti vocali è il costo. Da questo punto di vista Jay può considerarsi più accessibile?

Sicuramente si! Posso affermare con certezza che Jay è l’incarnazione perfetta del binomio alta qualità-piccolo prezzo.

A parte la presentazione al Chiossone avvenuta ormai un anno fa, Jay ha avuto modo di essere presentato al pubblico inqualche grande evento come esposizioni dedicate alla tecnologia?

Si. Jay è stato presentato al grande pubblico in occasione del più importante evento nazionale in tema di assistenza alla disabilità, tenutosi a Bologna il novembre scorso: Handimatica 2010.
In quest’occasione, grazie alla collaborazione offertaci dal nostro distributore ufficiale per la regione Emilia Romagna, Ausili Online, è stato possibile non soltanto farci conoscere, ma soprattutto confrontarci con il mondo della disabilità visto in tutti i suoi aspetti, con enorme arricchimento umano e professionale.
Ringraziamo il dot Reboscio, che ci ha dato senz’altro tutte le info necessarie per avvicinarsi al mondo di Jay.
Quindi anche voi se non avete ancora avuto il piacere di conoscere questa applicazione, ora avete tanti buoni motivi per incominciare a scoprire questa rivoluzione nell’ambito dei software vocali.


mar 09 2011

ultime generazioni di i.pod con sintesi vocale.

L’iPod nano (5a generazione) e l’iPod nano (4a generazione) consentono di riprodurre il nome dei menu del software iPod selezionati grazie alla funzionalità di sintesi vocale integrata o installata in Mac OS X o in Windows. Le voci dovranno rispettare i requisiti SAPI per Windows o di Speech Manager per Mac OS X (consulta la nota di seguito). Per ulteriori informazioni sull’accessibilità dei prodotti Apple, consulta il documento www.apple.com/it/accessibility.
Prodotti interessati
iPod nano (4th generation), iPod nano (5th generation)
Per attivare i menu vocali, segui questi passaggi:
1. Scarica e installa la versione più recente di iTunes sul computer, avvia iTunes e collega l’iPod nano (4a generazione) o l’iPod nano (5a generazione).
2. Seleziona l’iPod nano nella sezione Dispositivi, sul lato sinistro della finestra di iTunes. 
3. Fai clic sulla scheda Riepilogo, quindi seleziona la casella di controllo Abilita elementi vocali per l’accessibilità.
4. Fai clic su Applica nell’angolo inferiore destro di iTunes.
iTunes sincronizzerà i clip audio dei menu dell’iPod nano e le informazioni sui brani (consulta la nota di seguito).
Se desideri modificare le impostazioni vocali del Mac o del PC, segui questi passaggi:
Mac OS X
1. Scegli Menu Apple > Preferenze di sistema.
2. Scegli Visualizza > Voce.
3. Seleziona la scheda Testo da pronunciare. Puoi modificare la Voce di sistema dei menu vocali sincronizzati con l’iPod nano. Nella scheda Voce, puoi impostare la velocità della riproduzione vocale.
4. Dopo aver selezionato una voce o regolato la velocità di una voce, sarà necessario sincronizzare nuovamente l’iPod con iTunes.
Windows Vista
1. Scegli Start > Pannello di controllo.
2. Seleziona Visualizzazione classica sulla barra laterale di sinistra.
3. Apri il riquadro Sintesi vocale.
4. Se sono installate voci aggiuntive, puoi cambiare la voce usata per i menu vocali sull’iPod nano tramite il menu Seleziona voce. Nel riquadro Sintesi vocale puoi anche regolare la velocità della voce.
5. Dopo aver selezionato una voce o regolato la velocità di una voce, sarà necessario sincronizzare nuovamente l’iPod con iTunes.
 Windows XP
1. Nel menu Avvio, scegli Start > Pannello di controllo.
2. Seleziona Sintesi e riconoscimento vocale.
3. Se sono installate voci aggiuntive, puoi cambiare la voce usata per i menu vocali sull’iPod nano tramite il menu Seleziona voce. Nel riquadro Velocità voce puoi regolare la velocità della voce.
4. Dopo aver selezionato una voce o regolato la velocità di una voce, sarà necessario sincronizzare nuovamente l’iPod con iTunes.
Nota: i menu vocali potrebbero non essere disponibili per tutte le voci di menu o per tutti contenuti sincronizzati. I menu vocali verranno generati nella lingua della voce di sistema installata e configurata dall’utente per il computer. Alcune voci potrebbero non supportare questa funzionalità. Se in iTunes sono attivi i menu vocali, i tempi complessivi di sincronizzazione aumenteranno. I clip audio per i menu vocali ridurranno la capacità disponibile per il contenuto audio e video sull’iPod nano.

Chi lo ha provato è rimasto contento.


mar 07 2011

Occhio ai nostri occhi!

Tag: Ausili per disabili e ricerca scientificapatrizia @ 11:25 am

E’ molto importante per la salvaguardia della salute degli occhi, non sottovalutare mai alcuni campanelli d’allarme.
A volte si trascurano alcuni particolari dando sempre la colpa al solito stress o ci si nasconde dietro la frase “E’ un momento così, poi passa” invece a passare sono i giorni, utili per non incorrere in danni irreparabili.
Posso affermare ciò dalla mia esperienza come volontaria presso l’associazione RP Liguria che si occupa proprio di dare informazioni e di promulgare la ricerca su questo tipo di malattie. Quando partecipiamo a convegni o manifestazioni varie, ci è capitato di essere contattati da persone che ci raccontavano di avere delle strane sensazioni alla vista che potevano far pensare ad una maculopatia, ma che non si erano ancora recate a nessun controllo, pensando che fosse una situazione passeggera e che avrebbero poi provveduto ad una visita in caso contrario.
Purtroppo c’è ancora poca informazione su questo tipo di malattie degenerative, per le quali la cura definitiva non esiste ancora, ma per le quali è fondamentale l’intervento tempestivo per arginare almeno il danno.

Il Corriere della Sera del 03-03-2011

Se le righe diventano storte bisogna andare subito dall’oculista

MILANO. Secondo uno studio pubblicato su Archives of Ophthalmology un’attività fisica regolare, una dieta bilanciata e il non fumare possono ridurre di
3 volte il rischio di degenerazione maculare senile, malattia che colpisce la macula (porzione centrale della retina deputata alla visione nitida) e principale
causa di cecità dopo i 55 anni. «È una patologia legata all’invecchiamento, conseguenza di progressive modificazioni che si verificano in strutture all’interno
dell’occhio: retina, membrana di Bruch e coroide (strato ricco di vasi)» spiega Giovanni Staurenghi, direttore della Clinica oculistica Universitaria dell’Ospedale
Sacco, di Milano. «La malattia inizia con la formazione di depositi (“drusen”, termine tedesco usato in mineralogia, ndr) e può evolvere in due forme:
la atrofia geografica (o “secca”), a progressione più lenta, oppure la neovascolare (o “umida”), più rapida nel compromettere la vista.

Come si riconosce la degenerazione maculare?
«Se colpisce un solo occhio è difficile accorgersene a meno che si faccia un autoesame con la “griglia di Amsler”: un foglio a quadretti con un punto centrale.
Coprendo prima un occhio e poi l’altro ci si può accorgere se c’è una distorsione delle linee rette nella zona visiva centrale; in questo caso bisogna
consultare con urgenza l’oculista. Altri segnali sono uno sfocamento delle parole nella lettura e un’area scura o vuota al centro del campo visivo. Per
la conferma ci sono diversi esami: fondo oculare; tomografia a coerenza ottica, fluoroangiografia, angiografia e altri».

Si può prevenire?
«Una dieta bilanciata, ricca di frutta e verdura e povera di grassi animali, l’abolizione del fumo, l’autocontrollo e controlli periodici dall’oculista
sono i mezzi più efficaci per ridurre il rischio o per cogliere subito i segni della malattia e, quindi, controllarne l’evoluzione. Uno studio USA suggerisce
che integrare la dieta con alte dosi di antiossidanti (vitamine C, E, beta carotene e zinco) possa ridurre il rischio di sviluppare la patologia nel secondo
occhio quando il primo è stato già colpito. Un altro studio sta valutando l’utilità di luteina e zeaxantina, carotenoidi che possono essere introdotti
con la dieta (vegetali) o con integratori».

Quali sono le cure possibili?
«Non ci sono ancora cure definitive, ma trattamenti in grado di evitare peggioramenti, il che è già fondamentale per mantenere una buona capacità visiva.
Per la forma umida la più valida cura in molti casi è l’iniezione nel vitreo di inibitori del fattore di crescita dell’endotelio vasale (VEGF), molecola
chiamata in causa nello sviluppo dei nuovi vasi. In alcuni casi sono utili terapia fotodinamica e fotocoagulazione laser. Per l’atrofia geografica per
ora non ci sono trattamenti, ma sono in corso diversi studi clinici per la valutazione di nuove terapie. Non bisogna infine dimenticare l’aspetto psicologico:
la degenerazione maculare è la terza causa di depressione dell’anziano e pertanto potrebbe essere utile un supporto psicologico».

di Antonella Sparvoli


mar 06 2011

10 lauree gratis a studenti affetti da malattie rare

Tag: Ausili per disabili e ricerca scientificapatrizia @ 9:20 am

Un’idea davvero interessante! Se Maometto non va alla montagna…è la montagna che va da Maometto! Sarebbe bello che anche le persone con questo tipo di malattie riuscissero ad uscire per andare a studiare insieme a tutti gli altri, per non sentirsi isolati e per avere un rapporto umano e non con il mezzo elettronico. C’è da dire anche che per molti, purtroppo, spostarsi, è davvero problematico e causa di ulteriori stress, quindi ben vengano queste iniziative, anzi…speriamo che altri atenei in tutta Italia, prendano esempio. Tutti hanno il diritto allo studio e oggi più che mai, questo diritto è molto più facile da ottenere grazie alla tecnologia. Facciamo in modo però che non rimanga solo sulla carta!

Il Corriere della Sera del 04-03-2011

Malattie rare: 10 lauree gratuite a studenti disabili

ROMA. Dieci studenti con malattie rare potranno studiare su Internet iscrivendosi gratuitamente a corsi di laurea triennali in Moda e design industriale,
Scienze dell’alimentazione e gastronomia e Scienze motorie. L’iniziativa è stata promossa dall’Università Telematica San Raffaele di Roma per andare incontro
ai ragazzi con disabilità e che incontrano più problemi nel viaggiare da un luogo all’altro della Capitale. L’ateneo, infatti, che opera soprattutto nel
settore della ricerca e della salute, eroga la sua offerta didattica in modalità e-learning attraverso le tecnologie multimediali: così gli studenti potranno
seguire le lezioni in qualsiasi momento o luogo, senza dover essere fisicamente presenti in aula, tranne che il giorno dell’esame. L’iniziativa, che comprende
anche una borsa di studio del valore di 24 mila euro ed è dedicata ad Alessandra Bisceglia, la giovane giornalista Rai scomparsa a 28 anni per una rara
malformazione vascolare, f! a parte del sostegno che l’ateneo ha dedicato al progetto «Sulle Ali di Pegaso» dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), volto
a sensibilizzare le istituzioni sulle malattie rare. Il progetto comprende un volume intitolato «Controvento» che raccoglie 9 testimonianze di malati.
Queste storie hanno ispirato l’omonimo spettacolo, curato dal regista Paolo Triestino, ospitato nel teatro «Sala Umberto» il 28 febbraio, in occasione
della Giornata mondiale delle malattie rare. Il messaggio contenuto nel volume e nello spettacolo, grazie alla collaborazione con il ministero dell’Istruzione,
arriverà anche nelle scuole per affrontare questo delicato tema. Inoltre la Fondazione Roma cofinanzia, insieme allo stesso ISS, un progetto di ricerca
scientifica sul ruolo nelle malattie rare delle «micro-RNA» , le piccole molecole di acido ribonucleico. (F.D.F.)


mar 05 2011

Arrivano risultati promettenti sulla retina artificiale

Tag: Ausili per disabili e ricerca scientificapatrizia @ 11:13 am

Bisogna sempre stare attenti a tutto ciò che si legge su questi argomenti che riempono sempre più le pagine dei giornali, alimentando false illusioni nelle persone che aspettano ogni giorno con impazienza, una cura che li sollevi dall’incubo di perdere la vista.
Bisogna ricordare però che in questi ultimi anni, si sono ottenuti risultati davvero promettenti sul piano della ricerca e della sperimentazione e con gran piacere, scopriamo che notevoli passi avanti sono stati compiuti proprio dai nostri ricercatori.

La Repubblica – Affari & Finanza del 28-02-2011

La retina artificiale quasi realtà la tecnologia restituirà la vista

È stato provato che con l’innesto delle cellule del roditore, un’apposita sostanza polimerica acquisisce qualità fotosensibili che possono essere decisive

È stata realizzata in Italia la prima retina artificiale organica, biocompatibile e impiantabile. Già oggi sono in sperimentazione delle retine artificiali che però hanno bisogno di un sofisticato impianto di elettrodi inseriti nell’occhio. Niente più di tutto questo: una grande speranza si apre per chi soffre di retinopatie come la retinite pigmentosa (una malattia genetica che colpisce mediamente una persona su quattromila) e la degenerazione maculare, che si presenta più frequentemente in età avanzata. La notizia della scoperta-invenzione, pubblicata su Technology Review (la rivista del Mit di Boston), arriva dal centro presso il Politecnico di Milano dell’Istituto italiano di tecnologia. L’Iit, con sede a Genova, ha stretto degli accordi di collaborazione con università ed enti di ricerca sparsi in tutta Italia, attivando così una sorta di laboratori scientifici distaccati. In questo modo l’Iit facilita il dialogo interdisciplinare consentendo la collaborazione tra scienziati, medici e il trasferimento tecnologico alle aziende. Infatti il risultato a cui è arrivata l’équipe del Politecnico è frutto della sinergia tra il dipartimento di neuroscienze e neurotecnologie (Nbt) e quello di fisica.
«Abbiamo scoperto che installando delle cellule neuronali prese dall’ippocampo dei topi su una membrana composta da un particolare tipo di polimero simile a quello utilizzato nei pannelli fotovoltaici in grado di assorbire luce e rilasciare elettricità – queste, colpite dalla luce, iniziavano a comportarsi come i neuroni fotorecettori presenti sulla retina: convertivano cioè il segnale luminoso in segnale elettrico», spiega Guglielmo Lanzani, coordinatore del progetto e professore del dipartimento di Fisica del Politecnico di Milano. Per ora si parla ancora di sperimentazione in vitro, ma è stata testata la biocompatibilità del polimero, che risulta inoltre estremamente flessibile e soffice. Quindi potrebbe essere posizionato sul fondo dell’occhio, come una piccola membrana, a diretto contatto con le cellule gangliari che formano il nervo ottico, deputato a inviare gli impulsi elettrici al cervello. Le cellule gangliari a questo punto, a contatto con il polimero e sollecitate dalla luce, diventerebbero esse stesse fotorecettori, sostituendosi così alle cellule retiniche danneggiate.
«Rispetto agli impianti con gli elettrodi al silicio, anche questi in fase di sperimentazione, c’è un’assoluta biocompatibilità – che il silicio non ha – e una maggiore precisione di visione» sottolinea Fabio Benfenati, coordinatore del progetto e direttore del dipartimento di neuroscienze e neurotecnologie del Politecnico di Milano. «Non solo, per gli impianti al silicio occorre utilizzare comunque degli occhiali con installata una videocamerina che invii wireless gli impulsi a un chip impiantato sopra o sotto la retina (dipende dal tipo di impianto). Il chip contiene una griglia di elettrodi in grado di riprodurre l’immagine percepita dalla telecamerina. A questo punto gli elettrodi inviano l’impulso elettrico al cervello tramite il nervo ottico. A secondo dell’elettrodo stimolato, il cervello crea l’immagine corrispondente. Si tratta anche in questo caso di sperimentazione di cui si deve ancora studiare i risultati. Con la nostra scopertainvenzione gli occhiali non ci sarebbero più e non si dovrebbero installare nell’occhio gli elettrodi. Ora l’obiettivo è capire il funzionamento dell’occhio umano, ancora per lo più sconosciuto».
Attualmente le principali aziende che stanno sperimentando gli impianti con gli elettrodi al silicio sono la tedesca Retina Implant, fondata dallo scienziato Eberhart Zrenner, e la californiana Second Sight. La prima, con il suo impianto subretinico, è arrivata a far leggere a un paziente cieco da anni un testo scritto a caratteri di grandi dimensioni. L’altra invece sta lavorando alla seconda generazione di impianti, Argus II, disegnati con 60 elettrodi e quindi con una maggiore precisione dell’immagine riprodotta. Second Sight sta inoltre collaborando con la neuroscienziata del Weill Cornell Medical College di New York, Sheila Nirenberg, con il dottor Chetan Pandarinath ed Ed Boyden, bioingegnere del Mit, per arrivare a eliminare gli elettrodi in silicio. La scienziata infatti, dopo dieci anni di lavoro, è riuscita a ridare la vista a dei topi ciechi. La Nirenberg ha infatti inserito nelle cellule gangliari del nervo ottico dei neuroni di proteine fotosensibili ricavate dalle alghe verdiazzurre. Ha poi posto i topi di fronte a un’immagine scomposta in una griglia di luci pulsanti, ognuna in grado sollecitare le cellule gangliari ricoperte di questa particolare proteina. Le cellule, diventate fotosensibili, inviavano il messaggio al cervello, ricreando l’immagine. «Utilizzando questo tipo di proteine, si userebbero sempre gli occhiali ma si eviterebbe l’impianto degli elettrodi, sostituendoli con una sostanza biocompatibile» spiega la neuroscienziata su Technology Review. «Andrebbe comunque sottoposto il paziente a una terapia genica necessaria per indurre la produzione della proteina. Ci vorrà del tempo ancora ma si può già cominciare a lavorare con i pazienti che hanno l’impianto con gli elettrodi».

di Agnese Ananasso

Press-IN, servizio del Progetto Lettura Agevolata
del Comune di Venezia.
www.letturagevolata.it


mar 01 2011

Questa Italia che ci stupisce!

Tag: Ausili per disabili e ricerca scientificapatrizia @ 10:17 am

E’ bello poter pubblicare notizie di questo genere che fanno onore ad un paese spesso maltrattato e considerato sempre indietro, nel quale la critica distruttiva è all’ordine del giorno su qualsiasi cosa e dove pochi si espongono poi in prima persona per migliorare ciò che non va.

ITNews del 28-02-2011

Catania: Polo tattile multimediale prima struttura in Europa per integrazione non vedenti

CATANIA. Inaugurato nel marzo del 2008, il Polo Tattile Multimediale della Stamperia Regionale Braille di Catania e’ la prima e unica struttura in Europa
che riunisce nei duemila metri quadrati di un edificio di fine Ottocento sapientemente ristrutturato, una serie di ambienti e servizi pensati per i non
vedenti e per favorire la loro integrazione, sociale e professionale. Al Ptm di Catania si trovano riuniti: l’unico Show-Room d’Italia (terzo in Europa
dopo Parigi e Londra) con libri, giocattoli e sussidi didattici e tecnologici innovativi . E poi il Museo tattile con le piu’ celebri opere d’arte e plastici
architettonici da poter toccare, il Bar al buio, dove la realta’ si capovolge e il non vedente diventa guida per il vedente, l’Internet Cafe’ con barra
Braille per l’accesso al mondo del Web e il Giardino sensoriale con un percorso tattile costellato di profumate essenze mediterranee. Poco distante e’
la grande biblioteca della Stamperia Braille con la sua ricchissima offerta di migliaia di volumi – classici e di diritto – in Braille, Large print e audiolibri.
Cuore produttivo della Stamperia e’ infine il Centro di Ricerca, Sperimentazione e Produzione della sede storica di Via Aurelio Nicolodi: dotato dei piu’
moderni ed avanzati impianti di produzione, il Centro realizza libri, riviste, audiolibri, plastici architettonici, mappe tattili ed altri numerosi ausili
e prodotti utili all’integrazione scolastica, culturale e lavorativa di non vedenti ed ipovedenti.


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