Pubblichiamo questo articolo perché in effetti ogni giorno siamo invasi da notizie spesso contrastanti e poco chiare, sul mondo delle disabilità e sulle normative che lo regolano.
Con questa iniziativa, la Fish intende proprio fare chiarezza e dare informazioni corrette a tutti coloro che trattano quotidianamente il tema della disabilità.
Accade spesso che circolino, su quotidiani e telegiornali, molte
affermazioni sulle persone con disabilità e sulle loro condizioni, non
corrispondenti al vero, spesso deformate, talvolta usate strumentalmente.
Questo non aiuta a comprendere un fenomeno dalle complesse sfaccettature.
Anzi: spesso contribuisce al formarsi di luoghi comuni e al radicarsi di
pregiudizi.
Con l’iniziativa “Raccontiamola giusta!”, la FISH, Federazione Italiana per
il Superamento dell’Handicap, si rivolge innanzitutto ai professionisti
dell’informazione
che hanno l’onere di informare basandosi su dati e fatti verificati e
autorevoli.
“Raccontiamola giusta!” è l’elenco – asettico e senza commenti – di cifre e
fatti – verificabili e tratti da fonti istituzionali – che meglio di altri
possono descrivere il fenomeno della disabilità in Italia e consentire la
formulazione di informazioni corrette.
È anche uno strumento per le associazioni che vogliono diffondere dati e
cifre oggettive, e per chiunque desideri sapere di più sulle persone con
disabilità, i loro bisogni, i loro diritti.
Per la diffusione FISH ha pensato a varie modalità. Oltre alla pubblicazione
su questo sito, “Raccontiamola giusta!” è stato diffuso anche tramite posta
elettronica alla propria rete di associazioni. Il pieghevole è inoltre a
disposizione anche su carta in un maneggevole formato.
Che cosa ci si aspetta ora? Che quei contenuti vengano, oltre che letti,
diffusi, pubblicati, usati. La FISH, infatti, concede una sorta di
“liberatoria” a chiunque voglia riproporli, citando la fonte e la data di
pubblicazione.
Raccontiamola giusta
Fatti, dati e cifre
sulle persone con disabilità in Italia
“. gli invalidi sono spesso, per quanto riguarda il reddito, i più poveri
tra i poveri, nonostante il loro bisogno di denaro sia superiore a quello
dei normodotati, dal momento che per cercare di condurre un’esistenza
normale e di ovviare ai propri handicap, hanno bisogno di più soldi e di più
assistenza.”
(Amartya Sen – Premio Nobel per l’Economia 1998 – L’idea di giustizia -
Cap. XII)
BISOGNI E DIRITTI?
Secondo ISTAT le famiglie che si trovano in condizioni di povertà relativa
sono stimate in 2 milioni 737 mila e rappresentano l’11,3% delle famiglie
residenti in Italia; nel complesso sono 8 milioni 78 mila gli individui
poveri, il 13,6% dell’intera popolazione.
La presenza di una persona con disabilità nel nucleo familiare può essere
una delle principali cause di impoverimento (assenza di lavoro, sovraccarico
assistenziale per la famiglia, costi socio-sanitari, riflessi negativi sulla
carriera lavorativa dei familiari).
2000 euro mensili è il costo medio per una badante assunta a tempo pieno.
480 euro l’importo mensile dell’indennità di accompagnamento.
Le persone con disabilità – di sei anni e più – che vivono in famiglia
sono 2 milioni e 600 mila, pari al 4,8% della popolazione italiana. (Fonte:
Istat 2010, “La disabilità in Italia”)
Il 62,2% delle persone con disabilità è colpito da tre o più patologie
croniche ed oltre la metà (59,4%) ha almeno una malattia cronica grave.
(Fonte: Istat 2010, “La disabilità in Italia”)
In media le persone con disabilità assumono regolarmente 4 farmaci diversi
mentre la popolazione senza disabilità assume in media regolarmente 2,5
farmaci. (Fonte: Istat 2010, “La disabilità in Italia”)
Risultano occupate meno del 18% delle persone con disabilità in età
lavorativa, contro poco più del 54% delle persone non disabili. (Fonte:
Istat 2010, “La disabilità in Italia”). Solamente il 3% delle persone con
disabilità ha come fonte principale un reddito da lavoro.
Il 57,3% e il 53,7% delle famiglie con almeno un disabile, rispettivamente
nelle Isole e nel Meridione, non riceve alcun tipo di aiuto, né pubblico né
privato. (Fonte: Istat 2010, “La disabilità in Italia”)
L’80% delle famiglie in cui è presente una persona con disabilità, non
riceve alcun aiuto o supporto pubblico (Istituzioni, Comuni, Asl). (Fonte:
Istat, “Famiglia e soggetti sociali”)
INVALIDI?
Le persone con disabilità includono quanti “hanno minorazioni fisiche,
mentali, intellettuali o sensoriali a lungo termine che in interazione con
varie barriere possono impedire la loro piena ed effettiva partecipazione
nella società su una base di eguaglianza con gli altri.” (Fonte: Convenzione
delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, ratificata
dall’Italia con la Legge 3 marzo 2009, n. 18)
L’invalidità civile è un concetto più ristretto e datato di quello di
disabilità. La definizione risale agli Anni ’70: è la difficoltà a svolgere
alcune funzioni tipiche della vita quotidiana o di relazione a causa di una
menomazione o di un deficit fisico, psichico o intellettivo, della vista o
dell’udito. L’invalidità è “civile” quando non deriva da cause di servizio,
di guerra, di lavoro. In linea generale l’invalidità civile viene definita
in percentuale nel caso in cui l’interessato sia maggiorenne.
33% è la percentuale minima per essere considerati invalidi civili. Il 74%
è però il minimo per contare su qualche provvidenza economica.
Il riconoscimento dell’invalidità civile viene effettuato da una
Commissione di accertamento presso l’Azienda USL. Per valutare la
sussistenza e la percentuale di invalidità, la Commissione applica le
tabelle contenute in un Decreto del Ministero della Sanità del 1992. Ad ogni
patologia o menomazione corrisponde una percentuale fissa o variabile di
invalidità.
La Commissione di accertamento dell’invalidità è composta da un medico
specialista in medicina legale (presidente) e da due medici di cui uno
scelto prioritariamente tra gli specialisti in medicina del lavoro. Dal 1°
gennaio 2010, la Commissione è integrata da un medico INPS quale componente
effettivo.
Tutti i verbali di invalidità civile emessi dalle Commissioni ASL vengono
controllati e validati dalle Commissioni di verifica (fino al 2004 del
Ministero del Tesoro, successivamente da una Commissione dell’INPS). La
Commissione di verifica può anche riconvocare a visita l’interessato. Questo
doppio controllo esiste da oltre vent’anni.
Dal 2005 è stata soppressa l’opportunità di presentare ricorso
amministrativo contro i verbali di invalidità. È ammessa solo la possibilità
di ricorso davanti al giudice, con i costi e gli oneri evidenti.
350mila sono le cause civili pendenti in materia di invalidità, con un
giro d’affari – per legali, periti e patronati – di circa 2 miliardi di
euro.
345 sono i giorni che mediamente intercorrono fra la presentazione della
domanda di accertamento di invalidità e l’erogazione di eventuali
provvidenze economiche. (Fonte: Rapporto annuale INPS 2009, pagina 85)
Soldi per gli invalidi?
2.355.490 erano nel 2009 le prestazioni assistenziali (assegni, pensioni e
indennità) erogate agli invalidi civili. Altre 300mila circa quelle concesse
a ciechi civili e sordi prelinguali. (Fonte: INPS). Il numero degli invalidi
è inferiore a quello delle prestazioni (circa 200mila in meno).
16 miliardi di euro è la spesa per le prestazioni economiche agli invalidi
civili. Circa l’uno per cento del PIL. Il trend di crescita annuale del
numero delle prestazioni agli invalidi civili è diminuito di oltre 2 punti
percentuali dal 2006 in poi (+ 4,5% nel 2009) nonostante l’invecchiamento
della popolazione. (Fonte: Rapporto annuale INPS 2009, pagina 165)
Spendono di più dell’Italia, per l’invalidità, la Svezia (4,5%), la
Danimarca (4,2%), l’Olanda (2,3%), il Regno Unito (2,2%), il Portogallo
(2,4%), la Polonia (1,7%), la Slovenia (1,9%), l’Ungheria (2,1%), la Francia
(1,8%), la Germania (1,7%), il Belgio (1,8%). L’Italia si colloca sotto la
media dell’Unione Europea che per la spesa per le invalidità è di 2% del
PIL. (Fonte: Relazione Generale sulla Situazione Economica del Paese,
Ministero dell’Economia, 2010)
256,67 euro mensili è l’importo dell’assegno mensile di assistenza che è
riconosciuto agli invalidi civili parziali (dal 74% al 99% di invalidità
accertata), di età compresa fra i 18 e i 65 anni di età. Per ottenere
l’assegno
bisogna risultare inoccupati e iscritti alle liste di collocamento e non
superare il limite reddituale annuo di 4.408,95 euro.
256,67 euro mensili è l’importo della pensione agli invalidi civili al
100%. Il limite reddituale lordo annuo è di 15.154,24 euro.
9, 14 euro al giorno è la cifra percepita dai titolari pensione o assegno
mensile di assistenza.
273.726 erano, nel 2009, gli invalidi civili parziali (74-99%) a cui era
concesso l’assegno mensile di assistenza. (Fonte: INPS)
L’indennità di accompagnamento è una provvidenza assistenziale introdotta
nel 1980 a favore degli invalidi civili totali che non sono in grado di
deambulare autonomamente o senza l’aiuto di un accompagnatore o non sono in
grado di svolgere autonomamente gli atti quotidiani della vita. Fra le
condizioni di esclusione: essere ricoverati in istituto a carico dello Stato
o degli enti locali.
480 euro mensili per 12 mensilità è l’attuale importo dell’indennità di
accompagnamento.
1.568.039 erano i titolari di indennità di accompagnamento (Fonte: INPS).
Stime prudenziali basate su dati INPS e ISTAT indicano che due terzi dei
fruitori dell’indennità di accompagnamento sono ultra65enni.
Ha più di 80 anni la metà delle persone disabili, in Italia. (Fonte: Istat
2010, “La disabilità in Italia”)
I CONTROLLI?
200 mila sono stati i controlli effettuati nel corso del 2009 su
altrettanti invalidi. L’INPS dichiara di aver ridimensionato o revocato
circa 18.840 prestazioni, meno del 10%. Non si tratta di un dato definitivo:
il Cittadino ha comunque diritto a presentare ricorso.
Il piano straordinario di verifiche del 2009 ha selezionato un campione
fra gli invalidi di età superiore ai 18 anni e inferiore ai 78 anni. (Fonte:
Circolare INPS 23 febbraio 2009, n. 26 e Decreto Ministero del Lavoro 29
gennaio 2009)
Il piano straordinario di verifiche del 2009 ha interessato solo invalidi
che percepiscono pensioni o assegni, e non quelli che – per superamento dei
limiti reddituali – non ricevono alcuna provvidenza diretta. Questi ultimi,
comunque, accedono ad altri benefici fiscali, previdenziali, lavorativi.
L’INPS, a giugno 2010, non ha ancora presentato alcun rapporto completo e
definitivo sull’esito dei controlli del 2009 da cui sia possibile evincere:
l’esatto numero delle provvidenze revocate o ridimensionate; la
distribuzione territoriale dei dati; il numero di ricorsi avviati dai
Cittadini a fronte di revoche; il costo del piano di controllo.
Le provvidenze sono state revocate non solo per insussistenza della
condizioni di invalidità, ma anche per motivi reddituali. Quindi non tutte
le revoche riguardano i “falsi invalidi”, ma interessano persone che
disponevano di un reddito superiore a quello previsto per godere di pensione
(14.886,28 euro annui lordi nel 2009) o dell’assegno (4.378,27 euro annui
lordi nel 2009). (Fonte: Rapporto annuale INPS 2009, pagina 84)
100 milioni di euro è – secondo dati provvisori INPS – il recupero per
l’Erario
derivante dal piano straordinario di verifiche del 2009 (Fonte: Rapporto
annuale INPS 2009, pagina 84). Il dato non considera gli esiti dei ricorsi
contro i provvedimenti di revoca e i relativi costi processuali.
Per realizzare il piano straordinario di verifiche, l’INPS ha richiesto
alle ASL i fascicoli sanitari degli invalidi selezionati a campione.
Soltanto il 9% dei fascicoli richiesti sono stati inviati dalle ASL nei
tempi richiesti. (Fonte: Rapporto annuale INPS 2009, pagina 84)
500 mila nuovi controlli, distribuiti fra il 2010 e 2012, sono previsti
dall’articolo 10 del Decreto Legge 78/2010. 700 mila, quindi, sono i
controlli straordinari, effettuati fra i 2009 e il 2012. A questo numero si
aggiungono le revisioni ordinarie che le Commissioni ASL comunemente
predispongono ogni anno nel caso che le patologie o le menomazioni non siano
stabilizzate.
STATO E REGIONI
Lo Stato, anche dopo la riforma del Titolo V della Costituzione, conserva,
direttamente o tramite INPS, la quasi totalità delle competenze in materia
di invalidità civile. La valutazione degli stati invalidanti viene
effettuata ricorrendo ad un Decreto Ministeriale (e non ad un provvedimento
regionale) del 1992 e la composizione delle Commissioni è pure stabilita da
norme nazionali. Il controllo sugli atti, sui verbali, sulle certificazioni
è rimasto allo Stato, attraverso l’INPS. I limiti reddituali vengono
stabiliti dallo Stato. Nelle cause civili, infine, presenzia lo Stato
attraverso l’INPS e non le Regioni.
La riforma del Titolo V della Costituzione (artt. 114, 133) ha delineato
un quadro sufficientemente chiaro rispetto alle competenze di Stato,
Regioni, Province e Comuni. Allo Stato rimane come competenza la
“determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i
diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio
nazionale”.
Si attende da anni (per la precisione dalla data di approvazione della
Legge 328/2000) il provvedimento che definisca i livelli essenziali delle
prestazioni sociali, cioè che vengano indicati con certezza a quali
prestazioni sociali “minime” abbia diritto il Cittadino.
Nel 2000 il Governo è stato delegato ad emanare un decreto legislativo
recante “norme per il riordino degli assegni e delle indennità” spettanti
agli invalidi civili, ciechi civili e sordi prelinguali. Nessuno Governo ha
mai usato quella delega o l’ha fatta reiterare con un nuovo provvedimento.
(Fonte: Legge 8 novembre 2000, n. 328, articolo 24)
LE POLITICHE SOCIALI?
L’articolo 38 della Costituzione Italiana recita: “Ogni cittadino inabile
al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al
mantenimento e all’assistenza sociale”.
Lo stanziamento per il Fondo Nazionale per le Politiche Sociali è sceso,
nel 2008, sotto i 1.500 milioni di euro (Fonte: Ministero del Lavoro, della
Salute e delle Politiche Sociali). Per il 2009, 2010 e 2011 il Fondo ha una
decisa retrazione. Nel 2009 sono stanziati 1.355 milioni, che diventano
1.070 per il 2010 e solo 960 nel 2011. Nel 2010 ci sono, rispetto al 2007,
circa 700 milioni di meno. (Fonte: Legge 203/08, Gazzetta Ufficiale,
Supplemento ordinario 285/L, pagina 54)
Il 65% del Fondo per le Politiche Sociali è destinato ai “diritti
soggettivi”. Solo il 35% viene redistribuito a Regioni ed enti locali: meno
di 300 milioni circa nel 2011. Le riduzioni del Fondo, per regole di
bilancio, non incidono sui “diritti soggettivi” ma sul rimanente 35%.
Nel 2007 è stato istituito il Fondo per le Non Autosufficienze: è stata
assegnata la somma di 100 milioni di euro per l’anno 2007 e di 200 milioni
di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009. L’articolo 2, comma 465, della
Legge 244/07 ha incrementato il Fondo di 100 milioni di euro per l’anno 2008
e di 200 milioni per l’anno 2009. Pertanto: 100 milioni per il 2007, 300
milioni per il 2008, 400 milioni per il 2009. Il Patto per la Salute
2009-2012 prevede un finanziamento, limitato al 2010, di 400 milioni. Per il
2011 non è previsto alcuno stanziamento.
Pubblichiamo questo articolo perché in effetti ogni giorno siamo invasi da notizie spesso contrastanti e poco chiare, sul mondo delle disabilità e sulle normative che lo regolano.
Con questa iniziativa, la Fish intende proprio fare chiarezza e dare informazioni corrette a tutti coloro che trattano quotidianamente il tema della disabilità.
Accade spesso che circolino, su quotidiani e telegiornali, molte
affermazioni sulle persone con disabilità e sulle loro condizioni, non
corrispondenti al vero, spesso deformate, talvolta usate strumentalmente.
Questo non aiuta a comprendere un fenomeno dalle complesse sfaccettature.
Anzi: spesso contribuisce al formarsi di luoghi comuni e al radicarsi di
pregiudizi.
Con l’iniziativa “Raccontiamola giusta!”, la FISH, Federazione Italiana per
il Superamento dell’Handicap, si rivolge innanzitutto ai professionisti
dell’informazione
che hanno l’onere di informare basandosi su dati e fatti verificati e
autorevoli.
“Raccontiamola giusta!” è l’elenco – asettico e senza commenti – di cifre e
fatti – verificabili e tratti da fonti istituzionali – che meglio di altri
possono descrivere il fenomeno della disabilità in Italia e consentire la
formulazione di informazioni corrette.
È anche uno strumento per le associazioni che vogliono diffondere dati e
cifre oggettive, e per chiunque desideri sapere di più sulle persone con
disabilità, i loro bisogni, i loro diritti.
Per la diffusione FISH ha pensato a varie modalità. Oltre alla pubblicazione
su questo sito, “Raccontiamola giusta!” è stato diffuso anche tramite posta
elettronica alla propria rete di associazioni. Il pieghevole è inoltre a
disposizione anche su carta in un maneggevole formato.
Che cosa ci si aspetta ora? Che quei contenuti vengano, oltre che letti,
diffusi, pubblicati, usati. La FISH, infatti, concede una sorta di
“liberatoria” a chiunque voglia riproporli, citando la fonte e la data di
pubblicazione.
Raccontiamola giusta
Fatti, dati e cifre
sulle persone con disabilità in Italia
“. gli invalidi sono spesso, per quanto riguarda il reddito, i più poveri
tra i poveri, nonostante il loro bisogno di denaro sia superiore a quello
dei normodotati, dal momento che per cercare di condurre un’esistenza
normale e di ovviare ai propri handicap, hanno bisogno di più soldi e di più
assistenza.”
(Amartya Sen – Premio Nobel per l’Economia 1998 – L’idea di giustizia -
Cap. XII)
BISOGNI E DIRITTI?
Secondo ISTAT le famiglie che si trovano in condizioni di povertà relativa
sono stimate in 2 milioni 737 mila e rappresentano l’11,3% delle famiglie
residenti in Italia; nel complesso sono 8 milioni 78 mila gli individui
poveri, il 13,6% dell’intera popolazione.
La presenza di una persona con disabilità nel nucleo familiare può essere
una delle principali cause di impoverimento (assenza di lavoro, sovraccarico
assistenziale per la famiglia, costi socio-sanitari, riflessi negativi sulla
carriera lavorativa dei familiari).
2000 euro mensili è il costo medio per una badante assunta a tempo pieno.
480 euro l’importo mensile dell’indennità di accompagnamento.
Le persone con disabilità – di sei anni e più – che vivono in famiglia
sono 2 milioni e 600 mila, pari al 4,8% della popolazione italiana. (Fonte:
Istat 2010, “La disabilità in Italia”)
Il 62,2% delle persone con disabilità è colpito da tre o più patologie
croniche ed oltre la metà (59,4%) ha almeno una malattia cronica grave.
(Fonte: Istat 2010, “La disabilità in Italia”)
In media le persone con disabilità assumono regolarmente 4 farmaci diversi
mentre la popolazione senza disabilità assume in media regolarmente 2,5
farmaci. (Fonte: Istat 2010, “La disabilità in Italia”)
Risultano occupate meno del 18% delle persone con disabilità in età
lavorativa, contro poco più del 54% delle persone non disabili. (Fonte:
Istat 2010, “La disabilità in Italia”). Solamente il 3% delle persone con
disabilità ha come fonte principale un reddito da lavoro.
Il 57,3% e il 53,7% delle famiglie con almeno un disabile, rispettivamente
nelle Isole e nel Meridione, non riceve alcun tipo di aiuto, né pubblico né
privato. (Fonte: Istat 2010, “La disabilità in Italia”)
L’80% delle famiglie in cui è presente una persona con disabilità, non
riceve alcun aiuto o supporto pubblico (Istituzioni, Comuni, Asl). (Fonte:
Istat, “Famiglia e soggetti sociali”)
INVALIDI?
Le persone con disabilità includono quanti “hanno minorazioni fisiche,
mentali, intellettuali o sensoriali a lungo termine che in interazione con
varie barriere possono impedire la loro piena ed effettiva partecipazione
nella società su una base di eguaglianza con gli altri.” (Fonte: Convenzione
delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, ratificata
dall’Italia con la Legge 3 marzo 2009, n. 18)
L’invalidità civile è un concetto più ristretto e datato di quello di
disabilità. La definizione risale agli Anni ’70: è la difficoltà a svolgere
alcune funzioni tipiche della vita quotidiana o di relazione a causa di una
menomazione o di un deficit fisico, psichico o intellettivo, della vista o
dell’udito. L’invalidità è “civile” quando non deriva da cause di servizio,
di guerra, di lavoro. In linea generale l’invalidità civile viene definita
in percentuale nel caso in cui l’interessato sia maggiorenne.
33% è la percentuale minima per essere considerati invalidi civili. Il 74%
è però il minimo per contare su qualche provvidenza economica.
Il riconoscimento dell’invalidità civile viene effettuato da una
Commissione di accertamento presso l’Azienda USL. Per valutare la
sussistenza e la percentuale di invalidità, la Commissione applica le
tabelle contenute in un Decreto del Ministero della Sanità del 1992. Ad ogni
patologia o menomazione corrisponde una percentuale fissa o variabile di
invalidità.
La Commissione di accertamento dell’invalidità è composta da un medico
specialista in medicina legale (presidente) e da due medici di cui uno
scelto prioritariamente tra gli specialisti in medicina del lavoro. Dal 1°
gennaio 2010, la Commissione è integrata da un medico INPS quale componente
effettivo.
Tutti i verbali di invalidità civile emessi dalle Commissioni ASL vengono
controllati e validati dalle Commissioni di verifica (fino al 2004 del
Ministero del Tesoro, successivamente da una Commissione dell’INPS). La
Commissione di verifica può anche riconvocare a visita l’interessato. Questo
doppio controllo esiste da oltre vent’anni.
Dal 2005 è stata soppressa l’opportunità di presentare ricorso
amministrativo contro i verbali di invalidità. È ammessa solo la possibilità
di ricorso davanti al giudice, con i costi e gli oneri evidenti.
350mila sono le cause civili pendenti in materia di invalidità, con un
giro d’affari – per legali, periti e patronati – di circa 2 miliardi di
euro.
345 sono i giorni che mediamente intercorrono fra la presentazione della
domanda di accertamento di invalidità e l’erogazione di eventuali
provvidenze economiche. (Fonte: Rapporto annuale INPS 2009, pagina 85)
Soldi per gli invalidi?
2.355.490 erano nel 2009 le prestazioni assistenziali (assegni, pensioni e
indennità) erogate agli invalidi civili. Altre 300mila circa quelle concesse
a ciechi civili e sordi prelinguali. (Fonte: INPS). Il numero degli invalidi
è inferiore a quello delle prestazioni (circa 200mila in meno).
16 miliardi di euro è la spesa per le prestazioni economiche agli invalidi
civili. Circa l’uno per cento del PIL. Il trend di crescita annuale del
numero delle prestazioni agli invalidi civili è diminuito di oltre 2 punti
percentuali dal 2006 in poi (+ 4,5% nel 2009) nonostante l’invecchiamento
della popolazione. (Fonte: Rapporto annuale INPS 2009, pagina 165)
Spendono di più dell’Italia, per l’invalidità, la Svezia (4,5%), la
Danimarca (4,2%), l’Olanda (2,3%), il Regno Unito (2,2%), il Portogallo
(2,4%), la Polonia (1,7%), la Slovenia (1,9%), l’Ungheria (2,1%), la Francia
(1,8%), la Germania (1,7%), il Belgio (1,8%). L’Italia si colloca sotto la
media dell’Unione Europea che per la spesa per le invalidità è di 2% del
PIL. (Fonte: Relazione Generale sulla Situazione Economica del Paese,
Ministero dell’Economia, 2010)
256,67 euro mensili è l’importo dell’assegno mensile di assistenza che è
riconosciuto agli invalidi civili parziali (dal 74% al 99% di invalidità
accertata), di età compresa fra i 18 e i 65 anni di età. Per ottenere
l’assegno
bisogna risultare inoccupati e iscritti alle liste di collocamento e non
superare il limite reddituale annuo di 4.408,95 euro.
256,67 euro mensili è l’importo della pensione agli invalidi civili al
100%. Il limite reddituale lordo annuo è di 15.154,24 euro.
9, 14 euro al giorno è la cifra percepita dai titolari pensione o assegno
mensile di assistenza.
273.726 erano, nel 2009, gli invalidi civili parziali (74-99%) a cui era
concesso l’assegno mensile di assistenza. (Fonte: INPS)
L’indennità di accompagnamento è una provvidenza assistenziale introdotta
nel 1980 a favore degli invalidi civili totali che non sono in grado di
deambulare autonomamente o senza l’aiuto di un accompagnatore o non sono in
grado di svolgere autonomamente gli atti quotidiani della vita. Fra le
condizioni di esclusione: essere ricoverati in istituto a carico dello Stato
o degli enti locali.
480 euro mensili per 12 mensilità è l’attuale importo dell’indennità di
accompagnamento.
1.568.039 erano i titolari di indennità di accompagnamento (Fonte: INPS).
Stime prudenziali basate su dati INPS e ISTAT indicano che due terzi dei
fruitori dell’indennità di accompagnamento sono ultra65enni.
Ha più di 80 anni la metà delle persone disabili, in Italia. (Fonte: Istat
2010, “La disabilità in Italia”)
I CONTROLLI?
200 mila sono stati i controlli effettuati nel corso del 2009 su
altrettanti invalidi. L’INPS dichiara di aver ridimensionato o revocato
circa 18.840 prestazioni, meno del 10%. Non si tratta di un dato definitivo:
il Cittadino ha comunque diritto a presentare ricorso.
Il piano straordinario di verifiche del 2009 ha selezionato un campione
fra gli invalidi di età superiore ai 18 anni e inferiore ai 78 anni. (Fonte:
Circolare INPS 23 febbraio 2009, n. 26 e Decreto Ministero del Lavoro 29
gennaio 2009)
Il piano straordinario di verifiche del 2009 ha interessato solo invalidi
che percepiscono pensioni o assegni, e non quelli che – per superamento dei
limiti reddituali – non ricevono alcuna provvidenza diretta. Questi ultimi,
comunque, accedono ad altri benefici fiscali, previdenziali, lavorativi.
L’INPS, a giugno 2010, non ha ancora presentato alcun rapporto completo e
definitivo sull’esito dei controlli del 2009 da cui sia possibile evincere:
l’esatto numero delle provvidenze revocate o ridimensionate; la
distribuzione territoriale dei dati; il numero di ricorsi avviati dai
Cittadini a fronte di revoche; il costo del piano di controllo.
Le provvidenze sono state revocate non solo per insussistenza della
condizioni di invalidità, ma anche per motivi reddituali. Quindi non tutte
le revoche riguardano i “falsi invalidi”, ma interessano persone che
disponevano di un reddito superiore a quello previsto per godere di pensione
(14.886,28 euro annui lordi nel 2009) o dell’assegno (4.378,27 euro annui
lordi nel 2009). (Fonte: Rapporto annuale INPS 2009, pagina 84)
100 milioni di euro è – secondo dati provvisori INPS – il recupero per
l’Erario
derivante dal piano straordinario di verifiche del 2009 (Fonte: Rapporto
annuale INPS 2009, pagina 84). Il dato non considera gli esiti dei ricorsi
contro i provvedimenti di revoca e i relativi costi processuali.
Per realizzare il piano straordinario di verifiche, l’INPS ha richiesto
alle ASL i fascicoli sanitari degli invalidi selezionati a campione.
Soltanto il 9% dei fascicoli richiesti sono stati inviati dalle ASL nei
tempi richiesti. (Fonte: Rapporto annuale INPS 2009, pagina 84)
500 mila nuovi controlli, distribuiti fra il 2010 e 2012, sono previsti
dall’articolo 10 del Decreto Legge 78/2010. 700 mila, quindi, sono i
controlli straordinari, effettuati fra i 2009 e il 2012. A questo numero si
aggiungono le revisioni ordinarie che le Commissioni ASL comunemente
predispongono ogni anno nel caso che le patologie o le menomazioni non siano
stabilizzate.
STATO E REGIONI
Lo Stato, anche dopo la riforma del Titolo V della Costituzione, conserva,
direttamente o tramite INPS, la quasi totalità delle competenze in materia
di invalidità civile. La valutazione degli stati invalidanti viene
effettuata ricorrendo ad un Decreto Ministeriale (e non ad un provvedimento
regionale) del 1992 e la composizione delle Commissioni è pure stabilita da
norme nazionali. Il controllo sugli atti, sui verbali, sulle certificazioni
è rimasto allo Stato, attraverso l’INPS. I limiti reddituali vengono
stabiliti dallo Stato. Nelle cause civili, infine, presenzia lo Stato
attraverso l’INPS e non le Regioni.
La riforma del Titolo V della Costituzione (artt. 114, 133) ha delineato
un quadro sufficientemente chiaro rispetto alle competenze di Stato,
Regioni, Province e Comuni. Allo Stato rimane come competenza la
“determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i
diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio
nazionale”.
Si attende da anni (per la precisione dalla data di approvazione della
Legge 328/2000) il provvedimento che definisca i livelli essenziali delle
prestazioni sociali, cioè che vengano indicati con certezza a quali
prestazioni sociali “minime” abbia diritto il Cittadino.
Nel 2000 il Governo è stato delegato ad emanare un decreto legislativo
recante “norme per il riordino degli assegni e delle indennità” spettanti
agli invalidi civili, ciechi civili e sordi prelinguali. Nessuno Governo ha
mai usato quella delega o l’ha fatta reiterare con un nuovo provvedimento.
(Fonte: Legge 8 novembre 2000, n. 328, articolo 24)
LE POLITICHE SOCIALI?
L’articolo 38 della Costituzione Italiana recita: “Ogni cittadino inabile
al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al
mantenimento e all’assistenza sociale”.
Lo stanziamento per il Fondo Nazionale per le Politiche Sociali è sceso,
nel 2008, sotto i 1.500 milioni di euro (Fonte: Ministero del Lavoro, della
Salute e delle Politiche Sociali). Per il 2009, 2010 e 2011 il Fondo ha una
decisa retrazione. Nel 2009 sono stanziati 1.355 milioni, che diventano
1.070 per il 2010 e solo 960 nel 2011. Nel 2010 ci sono, rispetto al 2007,
circa 700 milioni di meno. (Fonte: Legge 203/08, Gazzetta Ufficiale,
Supplemento ordinario 285/L, pagina 54)
Il 65% del Fondo per le Politiche Sociali è destinato ai “diritti
soggettivi”. Solo il 35% viene redistribuito a Regioni ed enti locali: meno
di 300 milioni circa nel 2011. Le riduzioni del Fondo, per regole di
bilancio, non incidono sui “diritti soggettivi” ma sul rimanente 35%.
Nel 2007 è stato istituito il Fondo per le Non Autosufficienze: è stata
assegnata la somma di 100 milioni di euro per l’anno 2007 e di 200 milioni
di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009. L’articolo 2, comma 465, della
Legge 244/07 ha incrementato il Fondo di 100 milioni di euro per l’anno 2008
e di 200 milioni per l’anno 2009. Pertanto: 100 milioni per il 2007, 300
milioni per il 2008, 400 milioni per il 2009. Il Patto per la Salute
2009-2012 prevede un finanziamento, limitato al 2010, di 400 milioni. Per il
2011 non è previsto alcuno stanziamento.
Pubblichiamo questo articolo perché in effetti ogni giorno siamo invasi da notizie spesso contrastanti e poco chiare, sul mondo delle disabilità e sulle normative che lo regolano.
Con questa iniziativa, la Fish intende proprio fare chiarezza e dare informazioni corrette a tutti coloro che trattano quotidianamente il tema della disabilità.
Accade spesso che circolino, su quotidiani e telegiornali, molte
affermazioni sulle persone con disabilità e sulle loro condizioni, non
corrispondenti al vero, spesso deformate, talvolta usate strumentalmente.
Questo non aiuta a comprendere un fenomeno dalle complesse sfaccettature.
Anzi: spesso contribuisce al formarsi di luoghi comuni e al radicarsi di
pregiudizi.
Con l’iniziativa “Raccontiamola giusta!”, la FISH, Federazione Italiana per
il Superamento dell’Handicap, si rivolge innanzitutto ai professionisti
dell’informazione
che hanno l’onere di informare basandosi su dati e fatti verificati e
autorevoli.
“Raccontiamola giusta!” è l’elenco – asettico e senza commenti – di cifre e
fatti – verificabili e tratti da fonti istituzionali – che meglio di altri
possono descrivere il fenomeno della disabilità in Italia e consentire la
formulazione di informazioni corrette.
È anche uno strumento per le associazioni che vogliono diffondere dati e
cifre oggettive, e per chiunque desideri sapere di più sulle persone con
disabilità, i loro bisogni, i loro diritti.
Per la diffusione FISH ha pensato a varie modalità. Oltre alla pubblicazione
su questo sito, “Raccontiamola giusta!” è stato diffuso anche tramite posta
elettronica alla propria rete di associazioni. Il pieghevole è inoltre a
disposizione anche su carta in un maneggevole formato.
Che cosa ci si aspetta ora? Che quei contenuti vengano, oltre che letti,
diffusi, pubblicati, usati. La FISH, infatti, concede una sorta di
“liberatoria” a chiunque voglia riproporli, citando la fonte e la data di
pubblicazione.
Raccontiamola giusta
Fatti, dati e cifre
sulle persone con disabilità in Italia
“. gli invalidi sono spesso, per quanto riguarda il reddito, i più poveri
tra i poveri, nonostante il loro bisogno di denaro sia superiore a quello
dei normodotati, dal momento che per cercare di condurre un’esistenza
normale e di ovviare ai propri handicap, hanno bisogno di più soldi e di più
assistenza.”
(Amartya Sen – Premio Nobel per l’Economia 1998 – L’idea di giustizia -
Cap. XII)
BISOGNI E DIRITTI?
Secondo ISTAT le famiglie che si trovano in condizioni di povertà relativa
sono stimate in 2 milioni 737 mila e rappresentano l’11,3% delle famiglie
residenti in Italia; nel complesso sono 8 milioni 78 mila gli individui
poveri, il 13,6% dell’intera popolazione.
La presenza di una persona con disabilità nel nucleo familiare può essere
una delle principali cause di impoverimento (assenza di lavoro, sovraccarico
assistenziale per la famiglia, costi socio-sanitari, riflessi negativi sulla
carriera lavorativa dei familiari).
2000 euro mensili è il costo medio per una badante assunta a tempo pieno.
480 euro l’importo mensile dell’indennità di accompagnamento.
Le persone con disabilità – di sei anni e più – che vivono in famiglia
sono 2 milioni e 600 mila, pari al 4,8% della popolazione italiana. (Fonte:
Istat 2010, “La disabilità in Italia”)
Il 62,2% delle persone con disabilità è colpito da tre o più patologie
croniche ed oltre la metà (59,4%) ha almeno una malattia cronica grave.
(Fonte: Istat 2010, “La disabilità in Italia”)
In media le persone con disabilità assumono regolarmente 4 farmaci diversi
mentre la popolazione senza disabilità assume in media regolarmente 2,5
farmaci. (Fonte: Istat 2010, “La disabilità in Italia”)
Risultano occupate meno del 18% delle persone con disabilità in età
lavorativa, contro poco più del 54% delle persone non disabili. (Fonte:
Istat 2010, “La disabilità in Italia”). Solamente il 3% delle persone con
disabilità ha come fonte principale un reddito da lavoro.
Il 57,3% e il 53,7% delle famiglie con almeno un disabile, rispettivamente
nelle Isole e nel Meridione, non riceve alcun tipo di aiuto, né pubblico né
privato. (Fonte: Istat 2010, “La disabilità in Italia”)
L’80% delle famiglie in cui è presente una persona con disabilità, non
riceve alcun aiuto o supporto pubblico (Istituzioni, Comuni, Asl). (Fonte:
Istat, “Famiglia e soggetti sociali”)
INVALIDI?
Le persone con disabilità includono quanti “hanno minorazioni fisiche,
mentali, intellettuali o sensoriali a lungo termine che in interazione con
varie barriere possono impedire la loro piena ed effettiva partecipazione
nella società su una base di eguaglianza con gli altri.” (Fonte: Convenzione
delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, ratificata
dall’Italia con la Legge 3 marzo 2009, n. 18)
L’invalidità civile è un concetto più ristretto e datato di quello di
disabilità. La definizione risale agli Anni ’70: è la difficoltà a svolgere
alcune funzioni tipiche della vita quotidiana o di relazione a causa di una
menomazione o di un deficit fisico, psichico o intellettivo, della vista o
dell’udito. L’invalidità è “civile” quando non deriva da cause di servizio,
di guerra, di lavoro. In linea generale l’invalidità civile viene definita
in percentuale nel caso in cui l’interessato sia maggiorenne.
33% è la percentuale minima per essere considerati invalidi civili. Il 74%
è però il minimo per contare su qualche provvidenza economica.
Il riconoscimento dell’invalidità civile viene effettuato da una
Commissione di accertamento presso l’Azienda USL. Per valutare la
sussistenza e la percentuale di invalidità, la Commissione applica le
tabelle contenute in un Decreto del Ministero della Sanità del 1992. Ad ogni
patologia o menomazione corrisponde una percentuale fissa o variabile di
invalidità.
La Commissione di accertamento dell’invalidità è composta da un medico
specialista in medicina legale (presidente) e da due medici di cui uno
scelto prioritariamente tra gli specialisti in medicina del lavoro. Dal 1°
gennaio 2010, la Commissione è integrata da un medico INPS quale componente
effettivo.
Tutti i verbali di invalidità civile emessi dalle Commissioni ASL vengono
controllati e validati dalle Commissioni di verifica (fino al 2004 del
Ministero del Tesoro, successivamente da una Commissione dell’INPS). La
Commissione di verifica può anche riconvocare a visita l’interessato. Questo
doppio controllo esiste da oltre vent’anni.
Dal 2005 è stata soppressa l’opportunità di presentare ricorso
amministrativo contro i verbali di invalidità. È ammessa solo la possibilità
di ricorso davanti al giudice, con i costi e gli oneri evidenti.
350mila sono le cause civili pendenti in materia di invalidità, con un
giro d’affari – per legali, periti e patronati – di circa 2 miliardi di
euro.
345 sono i giorni che mediamente intercorrono fra la presentazione della
domanda di accertamento di invalidità e l’erogazione di eventuali
provvidenze economiche. (Fonte: Rapporto annuale INPS 2009, pagina 85)
Soldi per gli invalidi?
2.355.490 erano nel 2009 le prestazioni assistenziali (assegni, pensioni e
indennità) erogate agli invalidi civili. Altre 300mila circa quelle concesse
a ciechi civili e sordi prelinguali. (Fonte: INPS). Il numero degli invalidi
è inferiore a quello delle prestazioni (circa 200mila in meno).
16 miliardi di euro è la spesa per le prestazioni economiche agli invalidi
civili. Circa l’uno per cento del PIL. Il trend di crescita annuale del
numero delle prestazioni agli invalidi civili è diminuito di oltre 2 punti
percentuali dal 2006 in poi (+ 4,5% nel 2009) nonostante l’invecchiamento
della popolazione. (Fonte: Rapporto annuale INPS 2009, pagina 165)
Spendono di più dell’Italia, per l’invalidità, la Svezia (4,5%), la
Danimarca (4,2%), l’Olanda (2,3%), il Regno Unito (2,2%), il Portogallo
(2,4%), la Polonia (1,7%), la Slovenia (1,9%), l’Ungheria (2,1%), la Francia
(1,8%), la Germania (1,7%), il Belgio (1,8%). L’Italia si colloca sotto la
media dell’Unione Europea che per la spesa per le invalidità è di 2% del
PIL. (Fonte: Relazione Generale sulla Situazione Economica del Paese,
Ministero dell’Economia, 2010)
256,67 euro mensili è l’importo dell’assegno mensile di assistenza che è
riconosciuto agli invalidi civili parziali (dal 74% al 99% di invalidità
accertata), di età compresa fra i 18 e i 65 anni di età. Per ottenere
l’assegno
bisogna risultare inoccupati e iscritti alle liste di collocamento e non
superare il limite reddituale annuo di 4.408,95 euro.
256,67 euro mensili è l’importo della pensione agli invalidi civili al
100%. Il limite reddituale lordo annuo è di 15.154,24 euro.
9, 14 euro al giorno è la cifra percepita dai titolari pensione o assegno
mensile di assistenza.
273.726 erano, nel 2009, gli invalidi civili parziali (74-99%) a cui era
concesso l’assegno mensile di assistenza. (Fonte: INPS)
L’indennità di accompagnamento è una provvidenza assistenziale introdotta
nel 1980 a favore degli invalidi civili totali che non sono in grado di
deambulare autonomamente o senza l’aiuto di un accompagnatore o non sono in
grado di svolgere autonomamente gli atti quotidiani della vita. Fra le
condizioni di esclusione: essere ricoverati in istituto a carico dello Stato
o degli enti locali.
480 euro mensili per 12 mensilità è l’attuale importo dell’indennità di
accompagnamento.
1.568.039 erano i titolari di indennità di accompagnamento (Fonte: INPS).
Stime prudenziali basate su dati INPS e ISTAT indicano che due terzi dei
fruitori dell’indennità di accompagnamento sono ultra65enni.
Ha più di 80 anni la metà delle persone disabili, in Italia. (Fonte: Istat
2010, “La disabilità in Italia”)
I CONTROLLI?
200 mila sono stati i controlli effettuati nel corso del 2009 su
altrettanti invalidi. L’INPS dichiara di aver ridimensionato o revocato
circa 18.840 prestazioni, meno del 10%. Non si tratta di un dato definitivo:
il Cittadino ha comunque diritto a presentare ricorso.
Il piano straordinario di verifiche del 2009 ha selezionato un campione
fra gli invalidi di età superiore ai 18 anni e inferiore ai 78 anni. (Fonte:
Circolare INPS 23 febbraio 2009, n. 26 e Decreto Ministero del Lavoro 29
gennaio 2009)
Il piano straordinario di verifiche del 2009 ha interessato solo invalidi
che percepiscono pensioni o assegni, e non quelli che – per superamento dei
limiti reddituali – non ricevono alcuna provvidenza diretta. Questi ultimi,
comunque, accedono ad altri benefici fiscali, previdenziali, lavorativi.
L’INPS, a giugno 2010, non ha ancora presentato alcun rapporto completo e
definitivo sull’esito dei controlli del 2009 da cui sia possibile evincere:
l’esatto numero delle provvidenze revocate o ridimensionate; la
distribuzione territoriale dei dati; il numero di ricorsi avviati dai
Cittadini a fronte di revoche; il costo del piano di controllo.
Le provvidenze sono state revocate non solo per insussistenza della
condizioni di invalidità, ma anche per motivi reddituali. Quindi non tutte
le revoche riguardano i “falsi invalidi”, ma interessano persone che
disponevano di un reddito superiore a quello previsto per godere di pensione
(14.886,28 euro annui lordi nel 2009) o dell’assegno (4.378,27 euro annui
lordi nel 2009). (Fonte: Rapporto annuale INPS 2009, pagina 84)
100 milioni di euro è – secondo dati provvisori INPS – il recupero per
l’Erario
derivante dal piano straordinario di verifiche del 2009 (Fonte: Rapporto
annuale INPS 2009, pagina 84). Il dato non considera gli esiti dei ricorsi
contro i provvedimenti di revoca e i relativi costi processuali.
Per realizzare il piano straordinario di verifiche, l’INPS ha richiesto
alle ASL i fascicoli sanitari degli invalidi selezionati a campione.
Soltanto il 9% dei fascicoli richiesti sono stati inviati dalle ASL nei
tempi richiesti. (Fonte: Rapporto annuale INPS 2009, pagina 84)
500 mila nuovi controlli, distribuiti fra il 2010 e 2012, sono previsti
dall’articolo 10 del Decreto Legge 78/2010. 700 mila, quindi, sono i
controlli straordinari, effettuati fra i 2009 e il 2012. A questo numero si
aggiungono le revisioni ordinarie che le Commissioni ASL comunemente
predispongono ogni anno nel caso che le patologie o le menomazioni non siano
stabilizzate.
STATO E REGIONI
Lo Stato, anche dopo la riforma del Titolo V della Costituzione, conserva,
direttamente o tramite INPS, la quasi totalità delle competenze in materia
di invalidità civile. La valutazione degli stati invalidanti viene
effettuata ricorrendo ad un Decreto Ministeriale (e non ad un provvedimento
regionale) del 1992 e la composizione delle Commissioni è pure stabilita da
norme nazionali. Il controllo sugli atti, sui verbali, sulle certificazioni
è rimasto allo Stato, attraverso l’INPS. I limiti reddituali vengono
stabiliti dallo Stato. Nelle cause civili, infine, presenzia lo Stato
attraverso l’INPS e non le Regioni.
La riforma del Titolo V della Costituzione (artt. 114, 133) ha delineato
un quadro sufficientemente chiaro rispetto alle competenze di Stato,
Regioni, Province e Comuni. Allo Stato rimane come competenza la
“determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i
diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio
nazionale”.
Si attende da anni (per la precisione dalla data di approvazione della
Legge 328/2000) il provvedimento che definisca i livelli essenziali delle
prestazioni sociali, cioè che vengano indicati con certezza a quali
prestazioni sociali “minime” abbia diritto il Cittadino.
Nel 2000 il Governo è stato delegato ad emanare un decreto legislativo
recante “norme per il riordino degli assegni e delle indennità” spettanti
agli invalidi civili, ciechi civili e sordi prelinguali. Nessuno Governo ha
mai usato quella delega o l’ha fatta reiterare con un nuovo provvedimento.
(Fonte: Legge 8 novembre 2000, n. 328, articolo 24)
LE POLITICHE SOCIALI?
L’articolo 38 della Costituzione Italiana recita: “Ogni cittadino inabile
al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al
mantenimento e all’assistenza sociale”.
Lo stanziamento per il Fondo Nazionale per le Politiche Sociali è sceso,
nel 2008, sotto i 1.500 milioni di euro (Fonte: Ministero del Lavoro, della
Salute e delle Politiche Sociali). Per il 2009, 2010 e 2011 il Fondo ha una
decisa retrazione. Nel 2009 sono stanziati 1.355 milioni, che diventano
1.070 per il 2010 e solo 960 nel 2011. Nel 2010 ci sono, rispetto al 2007,
circa 700 milioni di meno. (Fonte: Legge 203/08, Gazzetta Ufficiale,
Supplemento ordinario 285/L, pagina 54)
Il 65% del Fondo per le Politiche Sociali è destinato ai “diritti
soggettivi”. Solo il 35% viene redistribuito a Regioni ed enti locali: meno
di 300 milioni circa nel 2011. Le riduzioni del Fondo, per regole di
bilancio, non incidono sui “diritti soggettivi” ma sul rimanente 35%.
Nel 2007 è stato istituito il Fondo per le Non Autosufficienze: è stata
assegnata la somma di 100 milioni di euro per l’anno 2007 e di 200 milioni
di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009. L’articolo 2, comma 465, della
Legge 244/07 ha incrementato il Fondo di 100 milioni di euro per l’anno 2008
e di 200 milioni per l’anno 2009. Pertanto: 100 milioni per il 2007, 300
milioni per il 2008, 400 milioni per il 2009. Il Patto per la Salute
2009-2012 prevede un finanziamento, limitato al 2010, di 400 milioni. Per il
2011 non è previsto alcuno stanziamento.