mar 15 2011

Entriamo nel mondo di Jay la sfida del futuro nel campo dei software vocali

Di post su innovazioni nel campo dei software vocali noi di Liguriaccessibile, ne abbiamo già pubblicati parecchi.
Ora però, vogliamo approfondire il discorso su uno screen reader particolare, di cui vi parlammo già circa un anno fà.
Ci riferiamo a Jay, prodotto dalla Dotvocal (http://www.dotvocal.com/) azienda di genova nata nel 2004, che fu presentato appunto nel aprile 2010 all’istituto dei ciechi e degli ipo vedenti David Chiossone onlus di Genova.
Allora un nostro articolo, vi permise di farvi una idea delle caratteristiche di questa applicazione vocale, ma da quella presentazione, molte cose ovviamente sono cambiate.
Per tale motivo abbiamo contattato Enrico Reboscio amministratore delegato della Dotvocal, per una intervista che possa darvi maggiori dettagli su un software che vuole lanciare una sfida al futuro nell’ambito degli screen readers.
Per tanto ora potrete capire meglio come Jay si è evoluto e come potrà essere una nuova alternativa nel campo delle soluzioni per tutti.

Può dirci qualcosa sulla Dotvocal ad esempio come è nata questa azienda e in quali ambiti opera?

DotVocal nasce nel 2004 grazie all’inserimento nell’Incubatore di Alta Tecnologia di Sviluppo Italia Liguria e dal 2006 ha sede in uno dei Palazzi dei Rolli del Centro Storico di Genova.
L’azienda si occupa principalmente di progettare e realizzare applicazioni vocali e multimodali, con l’ambizione di rendere disponibile la voce come strumento semplice e naturale per interagire con i sistemi ICT delle aziende e degli utenti. Durante i suo anni di attività ha realizzato alcune delle più importanti e innovative applicazioni, come la Community Car di Lancia del Gruppo Fiat, il Sale Force Automation del Gruppo Wurth, il portale telefonico di vendita di farmaci di PharmaPhone.
DotVocal ha sempre dato importanza allo sviluppo di interfacce particolarmente usabili e accessibili che vadano verso le esigenze dell’utente.

Lo scorso anno all’istituto David Chiossone onlus di Genova, avete presentato Jay un nuovo software vocale, può farci per chi ancora non lo conosce una breve presentazione del medesimo?

La nostra esperienza e la volontà di mettere al servizio dell’utente finale le nostre tecnologie, ci hanno portato ad affrontare un’importante sfida: sviluppare uno strumento in grado di aiutare gli utenti caratterizzati da disabilità (soprattutto visiva), a gestire e leggere in maniera semplice e veloce, documenti in formato digitale.
E’ nato così il Jay, il primo lettore di documenti interattivo, che può essere gestito semplicemente utilizzando la VOCE!
Jay è, infatti, il primo lettore di documenti che si avvale di un’interfaccia multimodale (questo permette di affiancare all’uso del mouse o della tastiera, quello più innovativo della voce), ponendo particolare enfasi sulle potenzialità dei comandi vocali.
Grazie al Jay è possibile gestire e navigare la maggior parte dei documenti in formato digitale: si può leggere, fermare la lettura, navigare per pagine, inserire un segnalibro (che verrà ricordato e evidenziato), regolare la velocità di lettura, il volume del microfono, il contrasto e la grandezza del carattere solo e semplicemente utilizzando la voce!
Jay è immediato, facile, intuitivo.
Le tecnologie utilizzate sono tutte speech independent, ciò vuol dire che Jay non ha bisogno di alcun addestramento da parte dell’utente. Lo scarichi e puoi immediatamente dirgli cosa fare!
Proprio questa sua peculiarità, lo ha reso particolarmente utile per tutte quelle persone con difficoltà nella lettura, a causa di gravi disabilità visive (cecità/ipovedenza) o semplicemente per coloro i quali mostrano una scarsa propensione al mezzo informatico.

Con chi avete collaborato per progettare questo software?

Jay nasce da una collaborazione tra DotVocal e MicroEra, azienda torinese nostra partner che si occupa dal 1995 di consulenza informatica con particolari competenze nel campo dell’analisi e dello sviluppo di software applicativo personalizzato.
MicroEra opera con attenzione e professionalità nel mondo della consulenza informatica, collaborando con importanti partner operanti sul territorio nazionale.

Quando abbiamo assistito alla presentazione all’istituto chiossone di Genova, Jay poteva essere utilizzato solo per la lettura di determinati documenti. Quali innovazioni sono state apportate da allora a questo supporto vocale?

Attualmente Jay permette di gestire i seguenti formati di file:

 Documenti della suite Microsoft Office 2007™:
Microsoft Word™ 2007 (DOCX)
PowerPoint™ 2007 (PPTX)
 Documenti PDF
 Documenti di testo (TXT)
 Pagine web (HTML, XHTML)

Da novembre è disponibile la versione portable su chiavetta USB da 4GB, che permette agli utenti che hanno più di un pc di portare sempre con sé Jay e i documenti preferiti.

Quali sono invece i prossimi passi avanti che farà Jay per migliorare la sua operatività?

La dinamicità e la capacità di rispondere con immediatezza ai feedback che gli utenti ci hanno dato in questi mesi, hanno permesso l’implementazione di alcune caratteristiche che pensiamo possano fare del Jay un’alternativa davvero competitiva nel panorama degli ausili informatici alla disabilità visiva.
Innanzitutto, l’internazionalizzazione del prodotto, con l’uscita della versione in lingua inglese prevista entro la fine di aprile.
Inoltre, la modifica delle modalità di inserimento dei comandi vocali, che vedrà la sostituzione dell’attuale combinazione di tasti CTRL+J, con la pressione del solo tasto INS oppure l’uso di sensori di vario tipo (a pedale, a pressione ecc.).
Questo, per far fronte a tutte quelle tipologie di disabilità non soltanto visive, ma anche motorie, che non permettono un uso immediato della tastiera o del mouse.

Quali sono i requisiti fondamentali che deve avere un PC per consentire l’installazione di Jay?

Per l’installazione di Jay è necessario essere dotati di un PC con le seguenti caratteristiche:

 Processore Intel® Pentium® a 1 GHz (o processore AMD equivalente).
 RAM minimo 256Mb su WinXP; si consiglia una quantità di RAM, almeno 512Mb o superiore, su Windows Vista™ e Windows 7™;
 Sistema Operativo: MS Windows XP™ (SP3) – 32 bit/64bit; MS Windows Vista™; Windows 7™ o MS Windows 2000™ (SP4)
 Scheda audio compatibile con MS Windows (con supporto per 16 kHz sampling rate)
 Microfono e cuffia
 200 MB spazio libero su disco
 Java Virtual Machine 1.6 (consigliata, se assente verrà suggerito il sito da cui scaricarla e le modalità d’installazione)
 Una connessione ad Internet per l’attivazione durante il processo d’installazione e di attivazione della licenza

E` vero che nelle intenzioni della Dotvocal Jay deve diventare nel tempo una valida alternativa agli altri sintetizzatori vocali come ad esempio Jaws?

Jay rappresenta senza alcun dubbio una più che valida alternativa, nel panorama dei software assistivi.
Il potenziale innovativo e le prestazioni del programma, hanno entusiasmato un pubblico molto vasto, ma Jay rimane ben altra cosa da Jaws. Si tratta di un document reader, non di uno screen reader e le sue finalità sono altamente specifiche, non generaliste. E’ per questo, che troviamo improprio comparare questi due strumenti così diversi nella forma e nella sostanza, ma non per questo differenti nel valore.

Jay ha già ricevuto dei riconoscimenti a livello nazionale per l’iinovazione che porterà nel campo del vocale?

Jay ha ottenuto, proprio in questi mesi, alcuni importanti riconoscimenti, sia a livello regionale che nazionale.
E’ il caso del Concorso Perotto, iniziativa nell’ambito della quale il Jay è stato premiato come migliore applicazione innovativa, in grado di consentire la diffusione di tecnologie vocali a favore della popolazione.
Ancora, DotVocal è stata insignita del premio per la Responsabilità Sociale d’Impresa (promosso dalla Camera di Commercio di Genova), proprio per aver realizzato un prodotto come il Jay, giudicato socialmente meritevole per le sue finalità specifiche, ma anche per il suo concreto inserimento nel tessuto sociale genovese, grazie alla collaborazione con l’Istituto Chiossone e alla scelta di attrezzarne, in maniera assolutamente gratuita, l’aula multimediale.

Come hanno giudicato Jay le persone che hanno già avuto modo di provarlo, e quali consigli vi hanno dato per renderlo più rispondente alle esigenze di chi ha difficoltà visive?

Come già detto, l’entusiasmo e la curiosità positiva che ha animato tutti coloro i quali si sono accostati al Jay, sono stati per noi un’enorme fonte di accrescimento professionale e umano.
Gli spunti valutati più interessanti hanno trovato immediato riscontro nelle evoluzioni del programma stesso che, nel corso di questi mesi, è riuscito a migliorarsi e ad adattarsi alle esigenze dei suoi utenti. Questo è anche il bello di lavorare in un team dinamico e motivato come il nostro!
Non è necessario che passino mesi per attuare delle modifiche!

Come deve fare chi vuole provare Jay, e quindi chi vuole entrare in contatto con la vostra Azienda?

E` possibile testare gratuitamente Jay direttamente sul sito http://www.jayreader.com/
Allo stesso indirizzo, sarà possibile trovare tutte le informazioni relative all’installazione e all’acquisto del prodotto e ai profili delle aziende coinvolte nel progetto.

Generalmente una problematica rilevante per chi deve acquistare supporti vocali è il costo. Da questo punto di vista Jay può considerarsi più accessibile?

Sicuramente si! Posso affermare con certezza che Jay è l’incarnazione perfetta del binomio alta qualità-piccolo prezzo.

A parte la presentazione al Chiossone avvenuta ormai un anno fa, Jay ha avuto modo di essere presentato al pubblico inqualche grande evento come esposizioni dedicate alla tecnologia?

Si. Jay è stato presentato al grande pubblico in occasione del più importante evento nazionale in tema di assistenza alla disabilità, tenutosi a Bologna il novembre scorso: Handimatica 2010.
In quest’occasione, grazie alla collaborazione offertaci dal nostro distributore ufficiale per la regione Emilia Romagna, Ausili Online, è stato possibile non soltanto farci conoscere, ma soprattutto confrontarci con il mondo della disabilità visto in tutti i suoi aspetti, con enorme arricchimento umano e professionale.
Ringraziamo il dot Reboscio, che ci ha dato senz’altro tutte le info necessarie per avvicinarsi al mondo di Jay.
Quindi anche voi se non avete ancora avuto il piacere di conoscere questa applicazione, ora avete tanti buoni motivi per incominciare a scoprire questa rivoluzione nell’ambito dei software vocali.


mar 15 2011

Anna ci racconta come esplorare fiori e piante con altri sensi!

Tag: Interviste, toplucio @ 9:25 am

Amiche e amici di Liguriaccessibile, vi presentiamo Anna Toth, una ragazza ungherese che da qualche anno studia in Italia.
Lei è piuttosto sensibile, alle tematiche, legate alla accessibilità degli ambienti.
Ora con questa intervista ve la facciamo conoscere, e così capirete che si possono trovare molte persone che pensano a chi ha maggiori difficoltà.
Anna è una ragazza straordinaria, che ci farà scoprire, come lei ha incominciato a sentire la necessità di affrontare le problematiche dell’accessibilità soprattutto di chi non vede ma non solo, e come poi sono nate alcune idee che vorrebbe un giorno poter realizzare.
Dunque ora vi lasciamo alle sue parole, così potrete apprezzare un’altra persona oltre che sensibile, anche creativa.

Ciao Anna, ci fai una piccola presentazione di te?

Mi chiamo Anna Toth sono nata in Ungheria, ma da sei anni per motivi di studio, mi sono trasferita in Italia più precisamente qui a Genova dove studio architettura del paesaggio.

Come è nata la tua passione per la progettazione di aree botaniche?

La mia passione per la botanica e per la progettazione di giardini, è nata fin da quando ero bambina, perché in famiglia vi è sempre stata una certa attenzione e sensibilità nei confronti della botanica.
Mia madre ha l’obby di prendersi cura delle piante, e in generale la mia famiglia, ha avuto da sempre la passione per la progettazione di giardini.
Così crescendo ovviamente anch’io sono stata influenzata da queste tradizioni familiari, e quindi ho incominciato a sentire dentro l’entusiasmo per tutto ciò che concerne le piante, i giardini, e quanto riguarda la progettazione all’aperto e quindi anche aree naturali.
Così come ho detto prima, sono venuta qui a Genova, dopo essermi informata su quali università in Europa avessero la facoltà di Architettura del paesaggio.
Siccome qui c’è, sono ben felice di essermi potuta trasferire in questa bella città!

Più precisamente puoi dirci cosa si studia nella facoltà di architettura del paesaggio?

Si studia la progettazione di aree verdi come parchi, giardini botanici.
Non solo teoria, ma anche pratica.
A tal proposito, insieme alla prof.ssa Francesca Mazzino ci stiamo occupando della riqualificazione del giardino botanico di Bordigher (Imperia), che fu realizzato nel 1875, dal tedesco Ludwig Winter.

Studiando architettura pur non essendo di ambienti interni, ma di aree esterne come giardini, hai mai pensato al problema che non tutti possono esplorare allo stesso modo fiori e piante, per esempio chi ha difficoltà di vario genere di vista?

Indubbiamente quando ho iniziato a studiare, non sapevo nulla di progettazione accessibile a tutti, e non mi rendevo conto delle difficoltà che può avere un non vedente o ipovedente nel poter apprezzare un giardino botanico.
Poi però ho avuto la fortuna di visitare il giardino botanico di Firenze, nel quale vi è un’area dedicata a chi ha limiti visivi.
Lì la prima cosa che ho pensato è peccato che possono apprezzare solo una parte e non tutte le piante presenti!
Comunque sono rimasta colpita, da come si può dare anche a chi non vede o vede poco, la possibilità di scoprire la bellezza dei fiori e delle piante, lasciandosi catturare da essa con altri sensi.
Così poi in me è nata una sempre più crescente curiosità e sensibilità nei confronti di chi ha problemi di vista e di come potrebbe assaporare il piacere di vedere le piante se non con gli occhi, sfruttando il tatto, l’olfatto, l’udito.
Ho fatto delle ricerche sul web, e poi sono entrata in contatto direttamente con la realtà dei non vedenti.
Ho avuto il piacere di conoscere Eugenio Saltarel “presidente unione ciechi Genova, e Cooperativa sociale David Chiossone”, che mi ha dato suggerimenti e fornito una testimonianza preziosa per scoprire come i non vedenti possono esplorare il mondo con gli altri sensi.
Inoltre ho conosciuto il dot. Marco Arscone psicologo ed ergonomo, della Cooperativa sociale David Chiossone, che mi ha dato altre indicazioni di grande utilità.

Se dovessi realizzare ad esempio un giardino botanico nel quale anche gli ipo e non vedenti possono accedere alle piante toccandole come lo realizzeresti?

In realtà ci ho già pensato!
Infatti mi piacerebbe, rendere il giardino botanico di Bordighera, nel quale stiamo portando avanti come accennato un lavoro di riqualificazione accessibile, creando una area dedicata a coloro che hanno difficoltà visive.
Il mio progetto si chiama “Vedere con altri sensi”, il suo logo sarebbe un occhio con dentro una mano che tocca una foglia.

Puoi raccontarci qualcosa di più su questo progetto?

Vi sarebbero tre tipologie di vegetazione accessibili agli ipo e non vedenti.
La vegetazione profumata, quindi qui entra in gioco l’olfatto attraverso il quale il visitatore non vedente può scoprire le piante grazie ai profumi che emanano, la vegetazione da conoscere attraverso il tatto quindi piante messe ad altezza che siano accessibili per essere esplorate con le mani, e vegetazione ad alto contrasto cromatico, per essere facilmente riconoscibili anche agli ipovedenti che giustamente vogliono sfruttare quel residuo visivo che hanno.
Inoltre vi sarebbero anche pannelli descrittivi della vegetazione in braille per i non vedenti, e in nero per gli ipovedenti. In fine all’ingresso del giardino vicino alla biglietteria, ci potrebbe essere una mappa tattile che spieghi il percorso, che si deve svolgere nell’area del giardino dedicata agli ipo e non vedenti.

Nel tuo progetto hai pensato solo a chi ha problemi di vista, o anche ad altre disabilità?
Certamente se si potesse realizzare questo progetto, ci sarebbe spazio anche per l’accessibilità relativa ad altre disabilità come quella motoria.
Quindi avremmo un giardino nel quale anche chi si muove in carrozzina, potrebbe godersi la straordinaria atmosfera che si respira, stando in contatto con la natura.

Ormai da quanto è emerso in questa intervista, sei diventata veramente sensibile al tema delle disabilità soprattutto visive. Quindi vorremmo chiederti se a tal proposito hai altri progetti che vorresti realizzare?

Certamente quello di sensibilizzare anche altre persone, che forse non hanno avuto occasione di capire cosa vuol dire non avere la vista, e per tanto non conoscono bene quali difficoltà ma anche quali possibilità vi sono di poter provare comunque tutte le esperienze che ognuno di noi sceglie di vivere nella propria vita.
Per esempio mi piacerebbe sperimentare un qualcosa che già altri hanno fatto, ovvero di bendare dei vedenti, e farli immedesimare nella realtà di chi non può fare affidamento sulla vista.
Quindi fare esplorare anche a loro, un giardino botanico, dovendo usare solo gli altri sensi.
Un modo non solo per rendersi conto di cosa vuol dire non vedere, ma anche per provare sensazioni che altrimenti per noi sarebbero ignote.

Ringraziamo Anna, che ci ha raccontato tante belle cose su di lei, e su come regalerebbe anche a chi ha dei limiti dovuti ad una disabilità, delle emozioni che altrimenti sarebbe difficile assaporare come gli altri.


feb 17 2011

Filippo e la sua passione per la fotografia

Tag: Foto, Intervistelucio @ 11:36 am

Cari amici ora vi presentiamo Filippo un ragazzo ipovedente che ha la passione della fotografia.
Abbiamo voluto fargli una intervista, per darvi la possibilità di conoscere un ragazzo che non si è fermato davanti alle sue difficoltà visive, e ha voluto comunque provare le belle sensazioni che una esperienza di questo tipo sa regalare.
Quindi entriamo nel suo mondo per vivere con lui queste fantastiche emozioni!
Così chi è ancora scettico, forse finalmente capirà che se non proprio tutto, molte cose non sono impossibili!
1 Ciao Filippo, come è nata la tua passione di fotografo?

È nata perché volevo conservare un ricordo di tutte le esperienze che ho vissuto, e per darle anche ai miei amici.
Così con l’aiuto di mio padre, ho imparato a prendere in mano una fotocamera, e ho incominciato a scattare foto.

2 Hai mai pensato che le tue difficoltà visive potessero rendere più difficile coltivare la tua passione?

Indubbiamente si! Però grazie alle macchine digitali, tutto è stato più semplice.
Infatti le fotocamere di nuova generazione, hanno l’obbiettivo più grande, si vedono meglio i colori, si capisce meglio quando metto a fuoco qualcosa.
Invece con le vecchie macchine con il rullino, era tutto più complesso.
Insomma l’evoluzione digitale per me è stata un grosso vantaggio!

3 Cosa ti piace di più fotografare?
Generalmente ciò che più mi piace fotografare, è la natura.
O per meglio dire animali, paesaggi, e fenomeni atmosferici.
Credo che non vi sia nulla di più bello non credete anche voi?
Io certo sì!
4 Quale è la foto alla quale sei più affezionato?
Un giorno il mio cagnolino di nome Kromm si trovava in camera mia che da su un balcone.
C’era tanto sole che entrava nella stanza, e lui per proteggersi, si è rifugiato sotto il letto di mia sorella guardandomi con l’aria divertita.
Così gli ho scattato una foto, e ancora adesso la conservo e la considero tra le mie preferite.

5 Hai mai pensato che la tua passione di fotografo potesse diventare anche la tua professione?
No!
Ho sempre pensato alla fotografia come una passione, nella quale esprimermi liberamente.
Ho potuto imparare molte cose dell’arte fotografica, da un professionista che per esempio spesso scatta foto nei matrimoni, ma non ho mai pensato di trasformare il mio hobby in professione.
Comunque ho potuto scoprire molti trucchi del mestiere, perché il fotografo esperto che è un mio amico, mi ha insegnato a ritoccare le foto con il computer.

6 Se ti proponessero di insegnare a chi non vede o vede poco come te l’arte della fotografia tu accetteresti?
Penso di sì! Sarebbe bello dare anche ad altre persone la possibilità di vivere certe emozioni!

7 Facciamo finta che io sono un tuo allievo, per esempio come mi aiuteresti ad imparare a scattare una foto?
Un metodo che io reputo valido, è quello che una volta individuato il soggetto da fotografare, ci si deve orientare per esempio cercando di percepire i rumori che provengono dal medesimo oltre ad altri vari suggerimenti.
Così ho fatto un’po’ di tempo fa con un mio amico che come me vede poco.

8 E se oltre a fare il fotografo che a quanto pare è davvero per te una grande passione provassi a fare anche dei video ci riusciresti?
In realtà ci ho già provato!
La mia macchina fotografica, mi da anche la possibilità di fare anche dei brevi filmati e ho ottenuto anche in ciò dei risultati!
La difficoltà più grande, è tenere ferma la videocamera. Infatti le volte che ci ho provato mi sono venuti sempre mossi.

9 Quindi secondo te è più difficile riprendere con una videocamera piuttosto che scattare foto per chi vede poco?
Credo proprio di sì!
Anche perché almeno per me è più facile correggere al computer una foto anziche un video.
10 Se dovessi convincere un non vedente o ad un ipovedente a imparare a fotografare, cosa gli diresti?
Certamente gli direi di provarci perché anche ciò che sembra difficile, può diventare facile.
Perché proverebbe una bella esperienza piena di emozioni. E poi con dei supporti tutto è possibile!
Ringraziamo Filippo, per averci regalato un’po’ del suo tempo per farci contagiare dalle sue passioni!
Ora avete un motivo in più, per pensare che ogni muro può essere buttato giù per assaporare esperienze davvero speciali!


feb 01 2011

Assoligure ipoudenti un mondo tutto da ascoltare!

Tag: Intervistelucio @ 9:49 am

Associazione Ligure Ipoudenti – sulle ALI dell’UDITO

Amiche e amici di Liguriaccessibile, vi presentiamo l’Assoligure ipoudenti sulle ali dell’udito, una associazione che si batte per l’aiuto di tutti disabili uditivi. Una realtà spesso dimenticata, che deve lottare ogni giorno con le difficoltà di non poter sentire come gli altri, e per questo rischiando di restare isolati.
Grazie all’Assoligure ipoudenti di Sori, i disabili uditivi della nostra regione, hanno un punto di riferimento davvero importante, per affrontare con più serenità le difficoltà quotidiane.
Abbiamo realizzato a Liliana cardone dell’associazione di Sori, una intervista che possa permettervi, di scoprire come la medesima, da un’pò di speranza in più a chi convive con la condizione di ipoudente.
Potremo scoprire insieme, come un ipoudente, può aggirare gli ostacoli quotidiani, e quindi così non rinunciare ai piaceri che la vita offre a tutti noi.
Perchè anche un ipoudente, non può ma soprattutto non deve rinunciare, alle opportunità che hanno tutti gli altri.
Dunque non perdiamo altro tempo, e facciamoci raccontare come un ipoudente, vince le sfide di ogni giorno.

1 Come è nata la vostra associazione?
L’Associazione è nata a Sori il 25 novembre 2004 grazie all’intraprendenza di una dei soci fondatori e di altre amiche ed amici ipoudenti che nonostante la difficoltà di ascolto, hanno voglia di fare tutto quello che fanno le persone normodotate e cioè ascoltare una conferenza, andare al cinema, viaggiare, essere inserite con profitto nel lavoro , sostenere concorsi senza problemi , relazionarsi con gli altri nella vita sociale, familiare, lavorativa.. . Insomma noi ipoudenti non abbiamo intenzione di nasconderci o di privarci dal fare le cose che ci piacciono nonostante la perdita più o meno importante della nostra capacità uditiva..
All’estero, in special modo in Gran Bretagna e nei Paesi Scandinavi, già da molti anni, quasi tutti i teatri, le sale di conferenze, i luoghi di culto, ecc. sono dotati di impianti o strumenti “tecnologici assistivi ” (impianto ad induzione magnetica, impianto ad infrarosso e sistema a MF, i sottotitoli) per favorire l’ascolto delle persone con disabilità uditiva e soprattutto delle persone che soffrono di ipoacusia;.
In Italia purtroppo non esisteva questa cultura e relativa tecnologia e ancor oggi stentano ad affermarsi.
Inoltre una socia, ipoudente, aveva riscontrato per esperienza personale, l’effettiva funzionalità della tecnologia denominata “impianto ad induzione magnetica”.
A fronte di questa situazione abbiamo pensato di intraprendere questa iniziativa e di fondare un’associazione che si facesse carico di diffondere le migliori tecnologie volte a migliorare la qualità di vita degli ipoudenti, incoraggiati e sostenuti anche dalle istituzioni pubbliche locali, in particolare dall’allora assessore Roberta Morgano responsabile di Città Accessibile del Comune di Genova, interlocutore essenziale per la realizzazione di molti progetti

2 Quali finalità si pone?
Lo scopo della ns. associazione è:
• Promuovere grazie all’azione del volontariato la diffusione dell’impianto ad induzione magnetica, in tutti i luoghi pubblici, e di interesse generale, nonché delle altre eventuali tecnologie, che possono migliorare la qualità della vita delle persone ipoudenti.
• Informare le persone che diventano ipoudenti, che l’apparecchio acustico oggi è ulteriormente perfezionato. È utile e se ben usato, può facilitare e migliorare notevolmente l’udito, e quindi la vita affettiva e sociale.
• Assumere nell’interesse della categoria ogni iniziativa per portare a conoscenza degli organi competenti dello Stato e delle Regioni, le richieste di intervento per il superamento delle barriere della comunicazione che tante difficoltà causano alle persone ipoudenti.

3 Potreste dirci qualcosa sugli strumenti che generalmente usa una persona ipoudente?
Innanzi tutto occorre prendere atto che la persona ipoudente spesso si vergogna della propria difficoltà uditiva. C’è purtroppo una scarsa e cattiva informazione verso questo tipo di disabilità
Chi decide di acquistare un apparecchio acustico, spesso chiede ausili acustici invisibili, anteponendo quindi il lato estetico all’effettiva migliore risposta tecnica alle proprie esigenze.
Oggi ci sono diversi tipi di apparecchi acustici: analogici, programmabili, digitali o digitali programmabili.
Non è il mio compito dilungarmi sulle caratteristiche degli ausili acustici, ce ne sono diversi e tutti con caratteristiche e per sordità diverse: ci sono gli ausili acustici retroauricolari (BTE) e quelli endoauricolari che sono di tre tipi: gli ITE o intrauricolari, ITC intracanale e CIC completamente nel canale.
In genere chi ha il padiglione auricolare molto piccolo, gli audioprotesisti sconsigliano l’uso di ausili acustici endoauricoari. È meglio usare quelli retroauricolari.
Di solito quando ci rechiamo dall’audioprotesista per acquistare un apparecchio acustico, ci vengono rivolte delle domande per comprendere meglio il tipo di problemi uditivi che abbiamo. È necessario instaurare un rapporto di fiducia con il proprio audioprotesista.
Questo colloquio è molto importante. Sarà necessario avere molta pazienza. Ritornare diverse volte dall’audioprotesista per gli opportuni aggiustamenti a secondo dei problemi che la persona ha riscontrato.
Sarebbe un’ottima idea testare la risposta uditiva dell’utente con l’apparecchio scelto anche con l’ascolto della televisione e del telefono al fine di aiutare a fare una scelta verso la protesi meglio rispondente all’esigenza dell’interessato.
Purtroppo questo tipo di esame effettuato all’estero, in Italia solo pochi audioprotesisti usano fare queste prove “sul campo”.
Molto importante invece sono le “tecnologie assistive” utili per chi usa o no un ausilio acustico o impianto cocleare.
Oltre all’impianto ad induzione magnetica, ci sono altri strumenti tecnologici che possono migliorare l’ascolto, come ad esempio il sistema ad infrarossi (IR) e il sistema ad modulazione di frequenza(FM), il bluethoot e i sottotitoli.
Mentre i primi due strumenti necessitano di ulteriori strumenti aggiuntivi all’apparecchio acustico come la modulazione di frequenza (FM), con gli infrarossi siamo costretti a togliere l’ausilio acustico per indossare particolari cuffie. Tutti e due sono strumenti molto costosi e non c’è al momento alcuna agevolazione fiscale per l’acquisto. Ad eccezione per i ragazzi che vanno a scuola, in alcune regioni italiane facilitano l’acquisto, rimborsando in parte o tutta la spesa di questi strumenti.
Invece il bluetooth, è una tecnologia recente, che è possibile trovare all’interno dell’ausilio acustico oppure averlo come uno strumento in più, un optional.
Noi confidiamo di vedere al più presto questo piccolo prezioso strumento installato all’interno dell’apparecchio acustico.
Il Bluetooth è un dispositivo importante che consente di ascoltare al cellulare senza dover usare l’auricolare. Si evidenzia che la difficoltà di ascolto è dovuto al fatto che molti cellulari non sono schermati o gli apparecchi acustici non dispongono all’interno della bobina per telefono..
Vorrei ora raccontare la mia esperienza uditiva. Uso regolarmente ausili acustici retro auricolari rigorosamente dotati di bobina per telefono.
Possiedo da alcuni anni anche un microlink che uso quando mi trono nei luoghi non accessibili o sul lavoro ad esempio se ho una riunione di lavoro o devo partecipare ad una conferenza e la zona non è accessibile.
A casa ho fatto installare un impianto ad induzione magnetica per facilitare l’ascolto dei programmi televisivi. Questo impianto purtroppo copre parzialmente la casa. Così la mattina quando mi sveglio, accendo la TV e il microlink. In questo modo posso andare in qualsiasi stanza e sentire bene quello che dice la TV.
Stessa cosa anche quando sono in viaggio in macchina o in pullman, quando faccio una escursione per i monti o. persino per cercare i funghi , uso il microlink. In questo modo ascolto senza difficoltà quello che gli altri mi stanno dicendo oppure quello che la guida turistica sta spiegando.
Quando entro invece nei luoghi accessibili, cioè dove è stato installato un impianto ad induzione magnetica, non faccio altro che spostare la levetta del mio apparecchio acustico sulla posizione T o MT.
Nella posizione T ho la possibilità di ascoltare bene la persona che sta parlando al microfono. Invece nella posizione MT ho la possibilità di sentire la voce di chi mi sta vicino. A secondo delle circostanze uso una o l’altra posizione, ma spesso uso la posizione chiusa cioè la T.
Sono esperienze uditive che possono fare anche i portatori di impianti cocleari dotati della bobina per telefono o T-coil.

4 Esistono nella nostra regione strutture pubbliche attrezzate con la strumentazione necessaria agli ipoudenti?
Al momento è solo Genova la città con più strutture pubbliche attrezzate di strumenti tecnologici assistivi per le persone ipoudenti.
I luoghi sono i seguenti:
• Il Santuario N. S. di La Guardia
• La Chiesa della Consolazione
• La Cattedrale S. Lorenzo
• La Chiesa di S. Margherita di Sori
• Sala Rossa del Consiglio Comunale del Comune di Genova
• Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi
• Sala Chierici della Biblioteca Berio
• Sportello anagrafico Corso Torino
• Sportello Banca CARIGE Via Cesarea
In alcuni luoghi l’impianto di amplificazione copre una determinata zona, in altri come la Chiesa di S.Margherita di Sori, la Sala dei Chierici, e il Salone di Rappresentanza, copre tutta l’intera area.
La Sala Rossa del Consiglio Comunale di Genova risulta accessibile nella zona riservata dal pubblico.
Le altre città italiane sono:
o BOLOGNA Teatro Studio Televisivo “ANTONIANO”
Stazione Centrale della Ferrovia di Bologna
o REGGIO EMILIA Cattedrale S. MARIA ASSUNTA
Teatro ROMOLO VALLI
uno sportello bancario della Banca CREDEM
Cinema AL CORSO.
o MILANO e prov. Teatro “STREHLER”
Cinema ORFEO
Salone Conferenze presso un centro Sanitario residenziale del Comune di LESMO (Milano)
o TRENTO prov. Chiesa SS. Apostoli Pietro e Paolo a BRENTONICO (TN)
Son progetti sviluppati a macchie di leopardo. Troppo poco.

5 Secondo voi rispetto a quanto si è fatto negli altri paesi, quanto c’è ancora da fare qui in Italia per gli ipoudenti?
A fronte di quanto esposto è evidente che in Italia c’è ancora molta strada da fare soprattutto a causa della mancanza di cultura in tal senso.
È riscontrato che la sordità è a tutt’oggi in continuo aumento anche fra i giovani, a cui concorre l’uso indiscriminato dell’ ipod o MP3 tenuto ad alto volume.
Da una statistica risulta che in Italia sono 7.000.000 persone ipoudenti (circa il 10%) e 90mila sordi prelinguali (sordi).
Purtroppo la sordità è una disabilità invisibile. Chi ne soffre fa di tutto per nascondere il proprio disagio. Spesso è convinto che gli apparecchi acustici non servono a niente, sono poco estetici e fanno male.
Inoltre nel nostro Paese c’è una scarsa educazione a una coscienza civica che consenta di considerare la persona ipoudente in quanto persone. Ci sono ancora oggi atteggiamenti dettati dal pregiudizio e anche dalla maleducazione.
Occorre cambiare questa cultura distorta. Una delle priorità che ci siamo prefissati è quella di cancellare questo tipo di barriera mentale e sociale.
Abbiamo in Italia una legge che prevede la proteizzazione precoce, la terapia logopedia e l’istruzione scolastica per i bambini. Pensiamo poco alle persone adulte che diventano per un qualsiasi motivo ipoudente, a causa di una otite, una medicina ototossica, ecc. queste persone dovrebbero essere sostenute fin dall’inizio, fornendole di tutte le informazioni giuste.
Occorre che tutti facciano la loro parte, in primo luogo i medici, gli audioprotesisti e le istituzioni.
Inoltre i medici OTL sono poco informati sulle “tecnologie assistive” per le persone ipoudenti.
Se riusciamo a rompere questa barriera culturale, allora cambieranno molte cose.

6 Tornando a parlare più specificatamente della vostra associazione, potreste dirci se collaborate con altre associazioni e se sì con quali?
Attualmente lavoriamo con le due principali istituzioni italiane che rappresentano i sordi e i bambini e ragazzi ipoudenti in Italia e cioè l’ENS e la FIADDA.
Abbiamo spesso contatti o scambi di informazioni inerente al tema della sordità.

7 Quali progetti avete per il futuro, per ampliare l’impegno nei confronti degli ipoudenti?
Attraverso le conferenze, incontri che continueremo ad organizzare durante l’anno, contiamo di allargare l’informazione alla cittadinanza, alle istituzioni pubbliche o religiose sul problema della sordità, quali sono i problemi, il funzionamento dell’apparecchio acustico e quali sono le soluzioni per migliorare la vita sociale.
Inoltre contiamo di organizzare un importante convegno entro il 2011.

8 Potreste fare una piccola presentazione, di tutto lo staff dell’associazione?
Tutti i soci del Consiglio direttivo sono impegnati e collaborano attivamente con il presidente a fare conoscere le iniziative della nostra associazione.
Tutti possono prestare un servizio di volontariato nella nostra associazione. Nella nostra associazione sono iscritti anche persone normoudenti. Anche questi volontari partecipano attivamente alla vita sociale della ns. associazione. Sanno che questo problema potrebbe capitare un giorno anche a loro e pertanto non vogliono vivere i problemi che abbiamo noi.
Di solito a chi vuole entrare a far parte della ns. associazione, facciamo provare come si sente in un luogo dove è stato installato un impianto ad induzione magnetica. Chi ha fatto questa esperienza ne resta stupefatto e sorpreso dalla qualità dell’ascolto.
I volontari normoudenti hanno provato grazie a un ricevitore di ascolto. Chiunque vuole ricevere delle informazioni può chiamarci e noi ci renderemo disponibili ovunque.

9 Come deve fare una persona, che vuole fornire la propria competenza alla vostra associazione e quindi operare in essa?
Ci piacerebbe conoscere dalle persone ipoudenti, come vivono la loro esperienza uditiva, se sono soddisfatti del loro apparecchio acustico, quali sono le loro difficoltà o se hanno fatto qualche interessante esperienza uditiva.
Sono tutte informazioni importanti che ci aiuterebbe a migliorare la nostra attività.

10 Una persona ipoudente che ha bisogno di un vostro aiuto, cosa deve fare per contattarvi?
Chiunque ha bisogno di informazioni può telefonare al nostro n. cellulare 328.28.6410.6 oppure scrivere a assoligure.ipoudenti@libero.it
Segnaliamo inoltre che siamo presenti in Facebook.
Ringraziamo Liliana Cardone e tutta l’Assoligureipoudenti per averci fatto conoscere da vicino, il grande impegno che sta alla base della sua attività.
Se volete entrare in contatto con questa associazione, oltre ai riferimenti già forniti, vi diamo altre coordinate:
Assoligureipoudenti sulle ali dell’udito piazza della Chiesa 1, 16030 Sori (Ge)
visitate il sito:
http://www.assoligureipoudenti.it/


gen 27 2011

Zanza, che fa dell’handicap un’insolita materia comica

Tag: Esperienze, Intervistedaniela @ 1:19 pm

«Sul palcoscenico – è stato scritto – David “Zanza” Anzalone racconta gli equivoci quotidiani su handicap e normalità senza far leva su facili moralismi o astuzie perbeniste. Anzi, la sua arma è un concentrato di sagacia, di osservazione e riflessione, di capovolgimenti e inattesi colpi sull’ottusità con cui ci accontentiamo di pensare la “normalità”». Ed è proprio così: a teatro, su internet, in un libro e recentemente anche in televisione, proprio in uno dei programmi più seguiti dell’anno (“Vieni via con me”), Anzalone è una valanga travolgente, che rompe gli schemi con la sua grande ironia e autoironia
«La normalità non esiste, esiste solo una moltitudine di diversità»: questo è il motto di David Anzalone, nato a Senigallia (Ancona) nel 1976, in arte Zanza, “professione: handicappato, segni particolari: nessuno”. Forse oggi si riesce a ridere dell’handicap grazie a persone come David, ma il bagaglio storico e culturale pesa come un macigno: basti ricordare quando la gente pensava che la disabilità fosse contagiosa…

David Anzalone in scena
Zanza vive l’handicap in prima persona e non lo considera solo un limite; porta in scena uno spettacolo teatrale, ha scritto un libro, è andato in TV («anche per trovare più gnocca», dice lui). Sin da bambino Anzalone ha compreso che il modo migliore per integrarsi, per non far “guardare storto” era quello di prendere con ironia la vita e far ridere chi tendeva a emarginarlo. Ha iniziato così il suo percorso nel teatro, uno strumento anche di lotta, cassa di risonanza per la voce degli esclusi, non solo disabili. Con sottile ironia ha poi fatto il resto, dando vita nel 2005 a Targato H, spettacolo comico prodotto da CAPA Produzioni. La “H” dell’handicap di una tetraparesi spastica dalla nascita, che per tanti è una difficoltà insormontabile, è diventata la forza di Zanza, che in Italia sta spazzando i pregiudizi su handicap e normalità attraverso teatro, televisione, internet, editoria cartacea. E sia a teatro che in televisione, su internet o tra le pagine di un libro, Zanza è una valanga travolgente, rompe gli schemi perché fa dell’handicap un’insolita materia comica.
«Sul palcoscenico David Anzalone racconta gli equivoci quotidiani su handicap e normalità senza far leva su facili moralismi o astuzie perbeniste. Anzi, la sua arma è un concentrato di sagacia, di osservazione e riflessione, di capovolgimenti e inattesi colpi sull’ottusità con cui ci accontentiamo di pensare la “normalità”». Questo è quanto possiamo leggere in tante recensioni che lo riguardano. Dal teatro alla carta stampata, poi, il passo è stato breve. Lo spiritoso Handicappato e carogna, edito per la collezione Biblioteca Umoristica Mondadori (BUM) e scritto a quattro mani con Alessandro Castriota, racconta aneddoti personali e quotidiani pregiudizi, con quella stessa irresistibile ironia e autoironia che si ritrova sul palcoscenico.
In TV, in prima serata, ha esordito con A noi il lavoro non lo danno così facilmente perché… perché… diciamoci la verità… noi… non abbiamo voglia di fare un cazzo! Ed è stato subito boom di ascolti, un successo strepitoso, che ha reso Zanza un personaggio famoso, fino alla recente apparizione in Vieni via con me, di Fabio Fazio e Roberto Saviano, uno dei programmi RAI più seguiti dell’attuale stagione televisiva [se ne legga in questo stesso sito anche cliccando qui, N.d.R.].

Zanza, una battuta al volo?
«Ve ne faccio una tripla: io sono buono, la mafia non esiste, Berlusconi s’è fatto da solo!».

Come hai capito che facendo ridere avresti abbattuto le barriere mentali?
«”PROFESSIONE: HANDICAPPATO. SEGNI PARTICOLARI: NESSUNO”. Questo è quello che mi hanno scritto sulla carta d’identità… Veramente! Come fai a non fare il comico?
Il rapporto fra il mio corpo e la società è ciò che mi ha sempre affascinato. Capii che il mio corpo handicappato, se allenato, poteva diventare un mezzo di comunicazione esplosivo. L’ho allenato e con lui racconto storie che cercano di mettere a nudo me stesso e perciò anche gli altri».

Ci parli del Progetto Targato H? La disabilità, nei tuoi spettacoli, è il tema principale?
«Nel monologo comico Targato H, scritto assieme al mio regista Alessandro Castriota e che stiamo portando in teatro, cerco di smascherare le ipocrisie, dettate dal pregiudizio, che la società manifesta nei confronti degli handicappati. Ci siamo accorti, poi, che l’handicap era diventato solo un pretesto, un mezzo e non un fine, per parlare a tutto tondo della paura dei “diversi”. Partendo dal tentativo di distruggere il tabù che “l’handicap è una tragedia sulla quale non si può ridere ma si deve averne pietà”, cerchiamo di ridicolizzare la paura e il buonismo allo scopo di fare incontrare le umanità in modo crudo, ma autentico. Certo, queste tematiche si tirano dietro anche alcune critiche, ma, ve lo assicuro, la maggior parte delle persone che incontriamo a teatro non vedeva l’ora di sentirsele raccontare così».

Stai girando l’Italia con i tuoi spettacoli? In quale teatro ti piacerebbe esibirti?
«Alla Scala… col tutù!…».

La gente è ancora così tanto “sorda”, piena di pregiudizi, in una parola, c’è ancora tanta discriminazione o qualcosa sta cambiando?
«La discriminazione in Italia si sta allargando a macchia d’olio e non solo alla categoria degli handicappati… La paura è stata fomentata da ogni parte e, appena qualcosa differisce dai canoni dettati dalla TV, scatta questo meccanismo e il diverso diventa un nemico. Ma credo nel riscatto!».

Con tutta questa notorietà, sei ormai un divo. Almeno “rimorchi”?
«Certo! Ho voluto darmi al teatro proprio per rimorchiare… Sono uno che ce l’ha fatta!».

La faccia del barista quando chiedi la cannuccia?
«Eh, come faccio? Questa è un’intervista scritta, mica un video!».

Il libro Handicappato e carogna, come dire disabili “bastardi dentro” un po’ come tutti. Ce ne parli?
«Il titolo del nostro libro Handicappato e carogna, scritto sempre assieme ad Alessandro Castriota, ha proprio questa spiegazione: essendo nato col forcipe, handicappato mi ci hanno fatto… Di essere carogna l’ho scelto! Quindi, compratelo!
Nel libro, come a teatro, amiamo chiamare le cose con il loro nome e detestiamo gli eufemismi che spesso nascondono ipocrisia. Questo addolcire la pillola copre il pregiudizio e, soprattutto, alimenta la paura del diverso: la paura può essere legittima, ma va superata con l’incontro reale fra le persone, senza eufemismi che fanno da air-bag. E poi, se i cosiddetti normali sono quelli che leggiamo oggi giorno nei quotidiani: il politico che fa i festini hard, il senatore mafioso, il calciatore cocainomane… io non solo non sono normale, ma non ci tengo neanche ad esserlo!».

Ma cos’hai contro i “paraplegici Superman”? Cos’è questa polemica verso le persone in carrozzina?
«Ma no, dai, è solo un’iperbole comica per cercare di smontare un’altra ipocrisia e cioè che gli handicappati sono tutti uguali… Detesto l’omologazione in tutte le sue forme!».

Un po’ come dire che ogni persona, disabile e non, è una persona a se, con i suoi limiti, ma soprattutto con le sue potenzialità. (Dorotea Maria Guida)

***
*Intervista realizzata per conto dell’Associazione Prodigio di Trento (con il titolo Ridere dell’handicap con David Anzalone), qui ripresa, con alcuni riadattamenti, per gentile concessione.


nov 10 2010

NECTAR4YOU.ORG UN UNIVERSO DA SCOPRIRE PER GLI ACQUISTI ONLINE PER TUTTI

Tag: IntervistePetrit @ 10:20 am

Amiche e amici di liguriaccessibile vi presentiamo una soluzione inovativa per facilitare gli acquisti on line da par te di disabili.
si chiama nectar4you.org, un sito web creato da Diana Zerilli che da sempre ha a cuore le problematiche delle persone con disabilità.
abbiamo intervistato per voi la dott.ssa Zerilli, per conoscere insieme questo mondo rico di idee per tutti.

Com’è nato il progetto?
Il progetto e’ nato dal cuore,poiche’ mio marito e’ ipovedente. Convivendo con le sue difficolta’ visive, ho pensato di realizzare un progetto che aiutasse sia non vedenti che gli ipovedenti.
quali sono gli obiettivi del medesimo?
Gli obiettivi sono quelli di creare un sito web che diventi con il tempo un punto di riferimento per il mondo della disabilita’, comunicando sia informazioni scientifiche che culturali.

con quali modalità tecniche è stato realizzato il sito, e chi ha collaborato?
Il sito e’ realizzato grazie al software prodotto da una casa Americana di Boston. Ha collaborato alla realizzazione la C-Communication di Cristiano Cugini.
come funziona la navigazione all’interno del sito?
La navigazione funziona in modo veloce ed attraverso una traduzione in audio per i non vedenti e gli ipovedenti, oltre ad una traduzione del testo in braille.
quali sono le modalità di pagamento on line accettate?
Stiamo ultimando questa parte tecnica. Possiamo comunicarvi qualcosa in merito piu’ avanti.
come può una azienda aderire al vostro progetto?

Una azienda puo’ aderire contattandoci via mail a info@nectar4you.com, richiedendo un meeting e manifestando ovviamente interesse per il portale. Ogni azienda partecipante avra’ all’interno del portale una scheda, con il link al proprio sito web.

quali categorie di aziende possono partecipare?

Possono partecipare aziende del settore scientifico, farmaceutiche, ma anche attive nel food, musica, arte, enti ospedalieri, societa’ di trasporto, associazioni sportive, etc.

quale è l’indirizzo del sito?

www.nectar4you.org, ma non e’ ancora online. Sara’ online a breve e sara’ nostra premura diffondere la notizia tramite comunicato stampa.

come una persona può contattarvi per avere ulteriori informazioni?

Inviando una mail a: info@nectar4you.com

pensate di trovare soluzioni per rendere più fruibile il sito per altre categorie di disabilità, per esempio: i non udenti?

certamente, stiamo studiando sinergie con enti ed associazioni di diverse disabilita’. Per ora preferiamo non dire quali.
Assolutamente si. Sara’ accessibile anche per i tetraplegici.


ott 13 2010

“La mia seconda vita da cieca e sindaco”

Tag: Esperienze, Intervistepatrizia @ 12:14 pm

Questa è un’intervista a una persona davvero speciale che ha affrontato la sua disabilità come fosse una seconda nascita. Leggendola, trasmette tanta forza e positività ed è davvero una bella testimonianza di come anche nelle difficoltà più grandi, si possa reagire e ci si possa rialzare, dando un nuovo senso alle cose e alla vita.

La Stampa del 10-10-2010

“La mia seconda vita da cieca e sindaco”

NOVARA. Il sindaco di Novara è una signora molto distinta, elegante: si chiama Silvana Moscatelli, è del Pdl, ha 67 anni. Mi riceve nel suo ufficio in

Comune con una stretta di mano e un sorriso. Sembra un incontro come tanti, nella vita di un cronista: una delle solite interviste. Ma è un incontro straordinario

perché il sindaco di Novara è cieca. L´unico sindaco non vedente d´Italia: «Ce n´era uno anche in un paesino delle Puglie, ma tanti anni fa», racconta.

Per tutta la sua vita, fino alla scorsa primavera, la vista è stata perfetta. La malattia – un buio che nessun medico è ancora riuscito a spiegare – è

arrivata in aprile, proprio nei giorni in cui Silvana Moscatelli è diventata primo cittadino di Novara, prendendo il posto di Massimo Giordano (Lega),

eletto in consiglio regionale. Forse diventare sindaco era uno dei suoi sogni: il destino a volte sorprende per malvagità. Provo un certo imbarazzo nel

chiederle di raccontare la sua storia: ma il colloquio scivolerà via sereno. Anzi alla fine hai la sensazione di avere ricevuto una forza misteriosa, forse

anche più coraggio di vivere.

Signor sindaco, cominciamo con i soliti preliminari: la sua storia precedente in poche parole.

«Sono nata a Foligno, mio padre era un generale dell´esercito, sono a Novara da più di quarant´anni. Ho insegnato lettere alle superiori fino al 1993,

quando sono andata in pensione e mi sono dedicata alla politica. Sono vedova da dieci anni, ho una figlia – Ilaria – di 38 anni e una nipotina di 5».

Lei fino all´aprile scorso era assessore al bilancio e vice sindaco. Poi che cosa è successo?

«Dopo le amministrative il sindaco Giordano ha scelto di andare in Regione e abbiamo deciso di evitare nuove elezioni. Da vice, sarei diventata sindaco».

Lei stava bene, in quei giorni?

«Apparentemente benissimo. Il medico mi ordina degli esami di routine. Scoprono che un valore del sangue che si chiama CPK, e che dovrebbe essere al massimo

di 270, è di 63.000. Nessun essere umano ha mai avuto un valore così alto: il record, se possiamo usare questo termine, era di un giovane di La Spezia

che era arrivato a 43.000. Il medico dice che rischio un blocco renale, e quindi la vita. Mi ricoverano d´urgenza».

Ricorda quando è entrata in ospedale?

«Era un sabato. Mi dicono che la malattia si chiama rabdomiolisi, o qualcosa del genere. Mi attaccano alla flebo per fare il lavaggio dei reni».

La vista?

«Nessuno pensava alla vista. Avevo dieci decimi da entrambi gli occhi. Mai portato occhiali in vita mia, solo per leggere, ma era fisiologico data l´età.

Il lunedì comincio ad accorgermi che la vista sta regredendo. Ogni giorno che passava, vedevo sempre meno. Sono andata a casa dopo venticinque giorni e

qualcosa intravedevo, diciamo qualche ombra. Poi neppure quelle: più nulla».

Com´è potuto succedere?

«Non lo so. I medici dicono che è un mistero perché gli occhi sono tuttora sanissimi. Forse ho avuto un´infiammazione ai nervi ottici: a tutti e due, e

anche questo fatto sembra avere pochissimi precedenti».

Ha deciso di non rinunciare a fare il sindaco.

«E´ chiaro che in quei giorni attorno a me c´era molta agitazione politica. Tutti pensavano che io avrei rinunciato. Per dieci giorni sono stata ferma

e zitta, mi sono chiusa in me stessa per riflettere. Mi sono chiesta se ero in grado di affrontare un impegno del genere. Le dico una cosa: io ho percepito

subito che non sarei guarita. Ma ho pensato che la vita va interpretata secondo le modalità nuove che presenta, e che spesso non dipendono da noi. Ho pensato:

se rinuncio, la città viene commissariata e tutto il lavoro fatto non verrà portato a termine. Ho concluso che per Novara era meglio un sindaco non vedente

che un commissario».

Com´è la sua vita quotidiana, adesso?

«Entro in Comune alle 8 ed esco alle 19. A mezzogiorno mangio un panino al bar qui sotto. Vado a tutte le manifestazioni, ai dibattiti, alle inaugurazioni.

Ormai i novaresi sanno. Mi hanno mandato centinaia di mail e di lettere di stima e di solidarietà».

Nessuno ha eccepito? Nessuno ha detto che una città così grande – Novara ha 103.000 abitanti ed è un capoluogo di provincia! – non può avere un sindaco

non vedente?

«Mi dicono che qualcuno, e non solo dell´opposizione, ha contestato, ha detto che gli atti che firmo non possono essere legittimi. Ma la legge mi permette

di firmarli. La mia segretaria me li legge e io li firmo. Ho inventato un riquadro di cartone dentro il quale passo la biro e firmo».

Come fa ad avere cognizione di tutto? Sembra impossibile.

«Chi vede non può capirlo, ma la memoria e la concentrazione si affinano moltissimo. Anche la percezione delle presenze: a volte la mia nipotina mi dice

nonna, ma tu ci vedi!, perché riesco sempre a capire dov´è. Mi creda, è così. Il 27 settembre in consiglio comunale ho snocciolato a memoria tutti i dati

del bilancio, che gli altri vedevano sulle slides».

Davvero non spera più di guarire?

«La speranza c´è sempre, ma sento che anche i medici non ci credono più. Sono stata in Germania e mi hanno detto: signora, è meglio che faccia un corso

per non vedenti. La mia forza, mi permetta di dirglielo altrimenti non si capisce, è che è subentrata subito una specie di accettazione. Ho capito che

questa nuova situazione andava affrontata aggredendola e impostando una nuova vita».

Chi l´assiste?

«Tanti mi aiutano, naturalmente. Ma ho deciso di continuare a vivere da sola. In casa siamo io e il mio splendido cane, Pippo. Mi lavo, mi preparo la colazione

del mattino e mi vesto da sola. Scelgo gli abiti che indosso: li riconosco, e cerco sempre di essere elegante perché non rinuncio alla mia femminilità».

Pippo è un cane per ciechi?

«Ma no, è il cane che avevo già. Le racconto questo. Quando ho capito che avrei perso la vista, i miei primi pensieri sono stati: non vedrò crescere la

mia nipotina, e temo di perdere Pippo. E´ un cane che era stato abbandonato in un bosco e legato a un albero, avevo letto la sua storia proprio su La Stampa

e l´avevo preso. Ho avuto paura che si sarebbe sentito abbandonato una seconda volta. Le assicuro che anche lui ha percepito la novità, è diventato più

protettivo».

Signora, come fa a essere così serena?

«Tutti si stupiscono. L´altro giorno è venuto qui da me uno scrittore novarese per parlarmi di un suo progetto. Non si era accorto che sono cieca. A un

certo punto mi ha regalato un suo libro e ho dovuto dirglielo. E´ rimasto interdetto. Mi ha promesso che verrà qui a leggermelo. E quando se ne è andato

ha detto: vado via positivamente frastornato».

Lei che cosa – mi scusi ma non trovo un altro verbo – «vede»?

«Buio, nero. Solo buio e solo nero assoluto. Conservo una memoria delle cose che ho visto prima. E qualcosa riesco a immaginare anche delle cose nuove:

basta un rumore, un odore… Ad esempio quando ero in ospedale a Tubinga, un posto dove non ero mai stata, mia figlia mi accompagnava a passeggio in città

e percepivo, davo forma e figura a qualcosa: un giardino, una strada, una piazza. E´ così. Ma voglio continuare a vivere, non mi arrendo».

L´intervista è finita. Silvana Moscatelli si alza per salutarmi, le sue mani cercano riferimenti in un mondo diventato misterioso. Solo in questo momento

si avverte in lei qualcosa che sembra una debolezza. Ma forse è una forza.

di Michele Brambilla


set 14 2010

Il Supereroe dell’ombra

Tag: Esperienze, Interviste, toppatrizia @ 12:17 pm

 

Lo potremmo definire un Ironman tutto nostrano, un supereroe che si muove nell’ombra, un mago che stupisce con effetti speciali…Invece mirko è semplicemente una persona che con la sua intelligenza e grandissima forza di volontà, riesce a trasformare una difficoltà, in una cosa fattibile. Questo è il suo grande e reale superpotere!

Come un gran mago che si rispetti, tira fuori dal suo cilindro, ogni sorta di strategia per affrontare le mille difficoltà che incontra quotidianamente. Una per tutte: cambia nella giornata ben tre paia di occhiali da sole con differenti lenti a colorazione diversa e con filtri particolarissimi, per adattare i suoi occhi alle variazioni di luce.

Non a caso lo abbiamo chiamato il “supereroe dell’ombra” perché è proprio l’ombra il suo habitat ideale. Può sembrare un paradosso, chiamatela anche magia…ma Mirko vede meglio così!

E ora vi lascio alle parole di questo nostro nuovo amico, davvero speciale!

CIAO MIRKO! CI VUOI RACCONTARE UN PO’ DI TE?

Molto volentieri! Mi chiamo Mirko, ho 24 anni e anch’io, come molti, sono affetto da una malattia agli occhi che si crede sia il morbo di Stargartd.

Frequento l’università di Genova alla facoltà di scienze motorie, anche se con notevoli difficoltà.

Vivo a Chiavari, adoro gli sport e ne pratico il più possibile e di ogni tipo, vista permettendo…ovviamente!

QUALI SONO LE MAGGIORI DIFFICOLTA’ CHE DEVI AFFRONTARE QUOTIDIANAMENTE E COME RIESCI A SUPERARLE?

Sicuramente la maggiore difficoltà, è la non autonomia negli spostamenti.

Non posso avere una patente e quindi qualsiasi mezzo motorizzato, è escluso.

Fortuna che posso usare la bici anche se non posso fare grandi tragitti perchè sono limitato in due sensi:

primo devo stare in zone che già conosco o finisce che mi sfugge qualche semaforo e sono dolori!

Secondo devo usarla principalmente solo nelle ore che vedo qualcosa di più come poco prima dell’alba, poco dopo il tramonto e la notte.

Anche camminare per strada, non è semplicissimo, ma se uno prende il giro di chiedere una mano alle persone, è più semplice.

Le mie domande più frequenti sono:

Scusi è verde?

O scusi, che numero è l’autobus che sta arrivando?

A volte incontri “cafoni” che ti trattano da alieno, ma appena partono sulle strisce, li seguo sperando che non siano incoscienti, ma rispettino il semaforo.

CHE RAPPORTI HAI CON LO SPORT E CHE STRATEGIE ADOTTI PER PRATICARLO?

Come ho gia detto prima, gli sport sono la mia passione.

Li pratico tutti:

pallavolo, beachvolley, basket, calcio, ping-pong e altri.

Me la gioco con quel misero residuo di vista periferica che mi è rimasta.

Ovviamente più è piccolo il campo di gioco, meglio è, perché non vedo quasi niente da lontano, però cerco di colmare la lacuna visiva, calcolando.

Per esempio: nel ping-pong la pallina piccola è bianca, è veramente difficile seguirla, io personalmente la vedo giusto una frazione di secondo, ma il movimento del braccio del mio avversario, è decisamente più visibile, per cui, fatti due calcoli rapidi, so dove andrà la pallina.

Nella pallavolo o beachvolley, cerco di non stare in ricezione, ma appena la palla si gioca nella mia metà campo….tutto è più semplice.

Come sport di squadra, quello più difficoltoso è il calcio.

Il passaggio può arrivare da lontano e spesso non lo vedo. Il basket è semplice:

il canestro non si muove e so sia dove si trova, sia quanto è alto…

Sapendo dove sono io il tiro è semplice; la parte più difficile è come sempre ricevere i passaggi.

Nel bigliardo, sia a boccette, che a stecca, sono autonomo, in questi giochi i calcoli sono alla base.

Adoro anche andare sui kart. Essendo una pista, non vi sono semafori, incroci, gente che attraversa, non vi sono i soliti limiti, basta farsi prima una passeggiata per studiarsi la pista e sei in gara!

TI ABBIAMO VISTO ANCHE ALLE PRESE CON UNA CORSA SU QUATTRO RUOTE, SU UN QUAD… VUOI RACCONTARCI LE EMOZIONI CHE HAI PROVATO?

Il quad per me è puro divertimento!

Ci si studia la pista, si fa un giro piano per vedere come risponde il quad e poi via,

spostando il peso per far “derapare” il posteriore, non c’è quasi bisogno di frenare.

Poi, siccome un poco sono malato di egocentrismo, vedere che a volte mi riesce meglio di chi ci vede bene, bè…è una bella soddisfazione!

COSA E’ PER TE UN LIMITE E CHE LIMITI TI PONI TU?

I limiti sono le cose più pericolose per noi, sia fisicamente che mentalmente.

E’ necessario riconoscerli, ma non arrendersi ad essi.

Io riconosco che non posso guidare per strada o pensare di farlo, ma togliermi la possibilità di divertirmi su pista, solo per una questione di testa, è uno spreco; tanto non è necessario prevalere o essere dei migliori, ma fare quello che si riesce e magari di volta in volta, migliorarsi, anche perché quando visivamente parlando, i miglioramenti non arrivano, se migliori in qualcosa, ti sembra di stare meglio e non smetti di lottare.

E ORA PARLIAMO DI UN’ALTRA TUA GRANDE PASSIONE…LE CARTE!

Le carte mi appassionano da quando sono piccolo.

I nonni sono stati gli iniziatori e tutti gli altri i prosecutori. So molti giochi e non disdegno affatto una serata in compagnia di amici, giocando a carte.

Mi diletto anche in piccoli e semplici giochi di prestigio che però sembrano davvero piacere e divertire.

Il neo in tutto questo, è che quando vinco a carte, non mi si riconosce la bravura, ma mi si accusa di aver fatto il mago… Ovviamente è vero!!!

COSA FARAI DA GRANDE MIRKO?

Prima di tutto spero da grande, di poter fare il bambino!

A parte gli scherzi, sogni ne avevo tanti, dal veterinario, perché adoro gli animali, al pilota, perché impazzisco per le moto, ma inutile dire che la vista me li ha ridimensionati parecchio.

Io e mia mamma abbiamo perso papà che io avevo solo due anni e il mio più grande sogno, è di diventare un marito e un papà. Fortunatamente la vista non può prendermelo, per cui…ho vinto io! giusto?


set 09 2010

LA NAVE DI CARTA PER NAVIGARE ATTRAVERSO FORTI EMOZIONI

Tag: Intervistelucio @ 1:50 pm

LA NAVE DI CARTA PER NAVIGARE ATTRAVERSO FORTI EMOZIONI

La nave di carta si racconta per portarci nel suo mondo.

Amici di Liguriaccessibile, vi presentiamo il mondo della “NAVE DI CARTA”, una realtà affermata nello spezzino, nell’ambito della vela per tutti.
Abbiamo realizzato allo staf della Nave di carta, una intervista, per farvi apprezzare lo spirito e i valori che stanno alla base delle loro straordinarie iniziative.
Esploriamo quindi tutti insieme, un universo che vuole abbattere quelle barriere sociali che spesso ostacolano la libertà di tutti di vivere certe emozioni.
La nave di carta, dunque butta giù ogni muro, che incontriamo davanti a noi, per portarci in acque più sicure e più limpide.
Conosciamo insieme questo straordinario progetto, che accende tante speranze nei confronti di chi, ha bisogno di sapere che si può andare oltre i propri limiti.
Ecco a voi quindi l’intervista, che vi consentirà di scoprire un mondo davvero speciale!

1 Come è nato il vostro centro?
Da alcune situazioni che si sono trovate a coesistere: amore per il mare e le barche ed esperienza di navigazione; stretta collaborazione con Mursia Editore (manualistica e letteratura di mare; amicizia e condivisione delle attività della sede elbana della Fondaxione Exodus.
Nel 1998 queste situazioni sono state amalgamate dal desiderio di dare un valore aggiunto al semplice andare per mare.

2 Quali obbiettivi si pone?
Promuovere e diffondere la cultura della marineria e della navigazione; navigare consapevoli degli importanti valori socio-culturali che da sempre costituiscono il rapporto tra l’uomo e il mare; trasformare lo spirito di avventura della navigazione in occasione e mezzo di formazione e di educazione, di prevenzione e recupero del disagio sociale, fisico e psichico.

3 A chi è rivolto il vostro progetto?
Principalmente ai giovani e ai portatori di disagio mentale e sociale; comunque a tutti i soggetti che possono trarre beneficio da esperienze di navigazione che danno importanza soprattutto all’armonia e al buon funzionamento dell’equipaggio (dinamiche di gruppo).

4 Sappiamo che tra i vari progetti specifici che portate avanti, vi è quello con le Asl spezzine e romane e la fondazione Cardinal Maffy ovvero un percorso terapeutico per disabili mentali, potreste raccontarci qualcosa di più dettagliato in riferimento ad esso?
Si tratta di esperienze per noi emotivamente molto forti, la cui efficacia di recupero del disagioè però molto relativa e variabile secondo la gravità del soggetto. Ancora più del solito sono importanti sia la gradualità dell’approccio alla navigazione, sia la continuità del progetto.
I progetti che prevedono solo una serie di uscite giornaliere offrono al massimo occasioni di evasione, di emozione e di gratificazione nel vedersi coinvolti in alcune delle attività dell’equipaggio; sono comunque sensazioni positive, che rimangono a lungo nella sfera emozionale dei soggetti coinvolti.
Alcuni progetti, dopo un iter graduale, hanno previsto una settimana di navigazione con soggetti selezionati, a volte anche con gravi patologie. In questi casi, sia noi sia i medici abbiamo notato che l’esperienza forte della vita in barca riesce a spostare parte dell’attenzione ossessiva del soggetto per il proprio stato verso le esigenze della barca e della navigazione. Questo rende i soggetti meno chiusi in se stessi, più disponibili alle relazioni e al confronto, più tonici e attivi.
Ciò non toglie che quasi sempre si tratta di risultati temporanei, strettamente collegati all’esperienza, che tendono a rientrare al ritorno alla vita quotidiana, per cui ci sembra difficile poter parlare di percorsi terapeutici

5 Generalmente i percorso che fate con i ragazzi riguarda ogni ambito attinente alla nautica, potreste raccontarci in breve qualcosa di più in merito?
Possiamo dire che alla base di tutti i progetti abbastanza articolati c’è l’aspetto educativo, cioè il concetto che per navigare è necessaria una barca che funzioni bene e che il buon funzionamento della barca dipende dal buon lavoro di squadra dell’equipaggio, dall’armonia che deriva dal condividere gli obiettivi e le regole necessarie al loro raggiungimento.
Ci sono poi i valori aggiunti: didattici ( navigazione costiera e di altura, meteorologia, ecc.); culturali (tradizioni marinaresche, letteratura di mare, mestieri del mare, ecc.); sportivi (scuola di vela).
Alcuni progetti prevedono anche la visita a musei, cantieri, pescherecci e altre realtà lavorative.
Le brevi uscite giornaliere hanno invece più lo scopo di fornire una serie di informazioni tecniche di base sulla barca e sulla navigazione, ma soprattutto una breve emozione che può lasciare il segno per uno sviluppo futuro.

6 Sappiamo che siete anche impegnati in un progetto con il centro di giustizia minorile della Liguria. Anche a riguardo ad esso, potreste dirci qualcosa di più?
A oggi siamo riusciti solo a realizzare un paio di piccoli progetti pilota con ragazzi inseriti nei percorsi di messa alla prova. La sensazione è che in questo settore sia indispensabile realizzare progetti di grande respiro, ben articolati e con obiettivi ben individuati. Se non è possibile prevedere sbocchi lavorativi, è almeno indispensabile ottenere il massimo risultato possibile sul lavoro di formazione delle dinamiche di gruppo (appartenenza, senso di responsabilità, ecc.).
Si tratta però di un settore che, nonostante i protocolli di intesa, ha molti problemi burocratici, amministrativi e logistici da risolvere per realizzare progetti validi.

7 Potreste raccontarci qualcosa sul vostro equipaggio, quindi fare di voi una piccola presentazione?
Marco Tibiletti, fondatore e presidente dell’associazione.
consulente della collana mare della casa Editrice Mursia, socio fondatore dell’Unione Italiana Vela Solidale e dell’Associazione Italiana
delle Scuole di Vela.
Nato a Milano il 22 maggio 1951
Residente a Porto Venere (SP)

Recapito:
335.6082685 –
mtibile@tin.it
Studi:
Diploma Liceo scientifico
Facoltà di Fisica (non terminata)
Lingue:
buona conoscenza del Francese,
dell’inglese, e anche un’po’ di Spagnolo.
ATTIVITÀ NON NAUTICHE

(FINO AL1987)
Saltuarie: supplenze matematica e fisica, manovale, magazziniere, attrezzista, venditore
Continuative: funzionario tecnico commerciale, direttore vendite
ATTIVITÀ NAUTICHE
Fino al 1988:
• crociere su cabinati a vela e motore nei mari italiani.
Dal 1988:
• Skipper in proprio per trasferimenti e crociere scuola.
• Allestimenti impianti e attrezzatura barche a vela presso importatore Elan
• Ristrutturazione barca a vela in legno tradizionale
• Istruttore corsi patente in proprio e presso scuole
Dal 1994:
• Consulente editoriale corresponsabile della Biblioteca del mare Mursia, in particolare per il settore didattico
• Autore dei libri Patente Nautica e Quiz Patente editi da Mursia
• Socio fondatore e operatore dell’associazione Meteo Mursia Portofino
Dal 2003
• Socio Fondatore e consigliere dell’U.V.S., Unione Italiana Vela Solidale, associazione che raggruppa le più
importanti realtà che utilizzano la navigazione a scopo di prevenzione e recupero del disagio fisico, mentale e sociale.
• Socio fondatore e presidente dell’A.I.S.V.E., Associazione Italiana delle Scuole di Vela.
Dal 2006 al 2008
Responsabile della ricostruzione della goletta Oloferne (legno, 20 metri) dell’associazione La Nave di Carta
NAVIGAZIONI Come membro equipaggio:
• Crociere nel Mediterraneo e traversata atlantica di andata, da Spagna a Martinica, , per ca. 15.000 mg.
Come comandante:
• Trasferimenti, charter e crociere scuola con barche tra 10 e 20 m tra Mar ligure e Mar Egeo, per ca. 45.000 mg, delle quali ca. 8.000 in solitario.
• Traversata atlantica di ritorno, da Florida alle Bermuda in solitario, dalle Bermuda al Mediterraneo in coppia.
• Crociere a scopo educativo didattico nell’ambito delle attività dell’associazione La Nave di Carta, con la goletta Oloferne e con l’imbarcazione Bamboo (Baltic 51’) della fondazione Exodus, per ca. 35.000 mg.

TITOLI PROFESSIONALI NAUTICI
• Patente vela e motore senza limiti per imbarcazioni da diporto
• Patente per nave da diporto
• Titolo di conduttore per imbarcazioni adibite al noleggio.
GIANLUCA OLDRA’ Nato a Milano, 12-02-1965
Residente a Martignano (TN),
Recapito:
338.5004002 –
gianlucaoldra@libero.it
Studi:
Perito meccanico
Lingue:

ottima conoscenza del Francese,
buona quella dell’inglese,
e un’po’ di Spagnolo.
ATTIVITÀ NON NAUTICHE
(FINO AL1990) Operaio specializzato, rappresentante di commercio, sottufficiale dell’Esercito Italiano, trasportatore
internazionale, veicoli speciali, etc.
ATTIVITÀ NAUTICHE
Dal 1990:
• Corsi imbarcati presso le basi del Centre Nautique des Glénans di Concarneau e di Paimpol.
Dal 1991:
• Istruttore di vela presso le basi del Centre Nautique des Glénans di Concarneau e di Paimpol Dal 1998
Dal 1996:
• Responsabile delle formazioni e delle attività Crociera presso la sede Glénans di Paimpol
Dal 2000:
• Responsabile della base nautica e dei percorsi formativi per allievi e istruttori del Centro Nautico di Levante
a Porto Pozzo (Sardegna).
Dal 2004:
• Socio fondatore e operatore del C.A.M. (Centro Assistenza Meteo)
• Formatore e comandante su imbarcazioni private, come libero professionista.• Imbarchi come secondo su imbarcazioni a vela dai 15 ai 20 metri in navigazione per i progetti educativi e
didattici dell’associazione La Nave di Carta e la Fondazione Exodus
• Socio dell’associazione La Nave di Carta, che utilizza la navigazione a vela come mezzo didattico, educativo
e formativo per adolescenti e persone sofferenti di disagio mentale e sociale.
• Membro dell’equipaggio della goletta Oloferne dell’associazione La Nave di Carta
• Corresponsabile della ricostruzione della goletta Oloferne (legno, 20 metri) dell’associazione La Nave di Carta.
NAVIGAZIONI Come membro equipaggio:
• Crociere didattiche nel mediterraneo, per ca. 4.000 mg.
Come comandante:
• Crociere scuola e trasferimenti con barche tra gli 8 e i 20 m nel mar Baltico, mare del Nord, Manica, Atlantico e Mediterraneo, per più di 100.000 mg
• Crociere a scopo educativo didattico nell’ambito delle attività dell’associazione La Nave di Carta con la goletta Oloferne per ca. 5.000 mg.
TITOLI PROFESSIONALI NAUTICI
• Diploma di Formatore Federale della Federazione Francese di vela (B2D2 FFV).
• Brevetto di Stato di Educatore Sportivo (BEES1°) presso il Centre Régional d’Education
Physique et Sportive du Languedoc-Roussillon.
• Patente vela e motore senza limiti per imbarcazioni da diporto.
• Corso di formazione per formatore della Vela Solidale presso Accademia Italiana Marina Mercantile e Unione Italiana Vela Solidale
FANJA RAFFELLINI Nata a La Spezia il 29-05-1982
Residente a Beverino (SP)
Recapito:
3803206730 – fanja82@virgilio.it
Studi:
Maturità scientifica
Facoltà di Scienze Forestali e Ambientali (non terminata)
Patente europea modulo ECDL
Lingue:
discreta conoscenza dell’Inglese.
ATTIVITÀ NON NAUTICHE
• Istruttrice sci UISP
• Collaboratrice Unità Cinofila Soccorso
ATTIVITÀ NAUTICHE Dal 2006:
• Imbarchi come secondo su imbarcazioni dai 15 ai 20 metri a vela e motore in navigazione da diporto
• Imbarchi come secondo su imbarcazioni a vela dai 15 ai 20 metri in navigazione per i progetti educativi e didattici dell’associazione La Nave di Carta e la Fondazione Exodus
• Imbarchi come secondo su imbarcazioni d’epoca per attività didattiche nell’ambito dei progetti
Sail.Training.Association.
DAL2007
• Socio dell’associazione La Nave di Carta, che utilizza la navigazione a vela come mezzo didattico, educativo e formativo per adolescenti e persone sofferenti di disagio mentale e sociale.
• Membro dell’equipaggio della goletta Oloferne dell’associazione La Nave di Carta
• Corresponsabile della ricostruzione della goletta Oloferne (legno, 20 metri) dell’associazione La Nave di Carta.
NAVIGAZIONI Come membro equipaggio:
• Trasferimenti e crociere scuola con barche tra 12 e 20 m tra Mar ligure e Mar Egeo, per ca. 5.000 mg.
• Crociere a scopo didattico con la goletta Oloferne dell’associazione La Nave di Carta e con l’imbarcazione
Bamboo (Baltic 51’) della fondazione Exodus, per ca 3.000 mg.
TITOLI PROFESSIONALI NAUTICI
• Patente vela e motore senza limiti per imbarcazioni da diporto
• 1^ ctg Gente di Mare in qualità di “Allievo Ufficiale di Navigazione per il Diporto”
• Corsi IMO:
- addestramento di sopravvivenza e salvataggio (PPST)
- addestramento sulla sicurezza personale e responsabilità sociali (PSSR)
- antincendio base
- antincendio avanzato
- primo soccorso sanitario a bordo d navi mercantili
• Corso di formazione per formatore della Vela Solidale presso Accademia Italiana Marina Mercantile e Unione Italiana Vela Solidale
Poi abbiamo:
Luca Picasso ha scoperto la sua passione per il mare proprio con La Nave di Carta quando, ancora liceale, ha partecipato a una delle prime crociere didattiche. Laureato in Scienza Motorie con una tesi sulla vela terapia per i disabili fisici attualmente, oltre all’attività come volontario per la Nave di Carta, è comandante di imbarcazioni private.
Ennio Cerretti, diplomato al Nautico di Spezia come ufficiale di macchina è un velista esperto con all’attivo più di 50.000 miglia di navigazione. Ha una irriducibile passione per lo sport. E’ Istruttore del Centro Velico Caprera. E’ celebre tra i ragazzi che hanno partecipato alle crociere della Nave di Carta anche per il suo buon umore, la sua abilità in cucina e la sua inflessibilità.
Paolo Zannini, elettricista milanese convertito alla vela, ha una delega specifica per l’impianto elettrico di bordo e si occupa della manutenzione delle barche della scuola di vela Horca Myseria.
Corrado Ricci, giornalista. Instancabile promotore di iniziative per la promozione della cultura del mare, è un profondo conoscitore della storia della marineria e in particolare di quella spezzina. Ha organizzato il raduno delle barche d’epoca “Verso Imperia” che si è tenuto, per la prima volta, nel 2006 a Portovenere. E’ comandante e armatore di una barca a vela.
Alberto Morelli è il proprietario del ketch Mariangela che ha concesso in comodato d’uso gratuito all’associazione. Vive e lavora a Milano dove è impegnato anche in un’associazione per l’assistenza agli anziani non autosufficienti.
Nicolò Wagner, giovanissimo velista milanese. Fa parte dell’equipaggio quando è libero dagli impegni di studio e sta lavorando sodo per diventare marinaio scelto.
Lorenza Sala, responsabile della comunicazione di Mursia Editore, è a bordo ogni volta che il lavoro glielo consente e si occupa naturalmente di comunicazione ed eventi, migliorando anche la sua competenza marinaresca.
A loro vanno aggiunti i soci che mettono a disposizione con maggiore o minore continuità le loro competenze, la loro passione e il loro tempo.

8 Potreste dirci qualcosa sulle barche che utilizzate per portare avanti la vostra attività?
IL KETCH MARIANGELA
COSTRUZIONE:
nel 1965, nel cantiere Della Pietà di Chiavari, su progetto
dall’architetto William Gardner di Seattle (USA)
MATERIALE:
in legno, a fasciame tradizionale con ossatura e fasciame in mogano; sovrastrutture in mogano e tek
LUNGHEZZA FT:
11,90 m (10,30 m di scafo + 1,60 m di bompresso)
ARMAMENTO:
a ketch, con 2 alberi e bompresso
VELATURA:
2 rande marconi, trinchetta e fiocco per circa 80 mq
POSTI LETTO:
6 (2+2 in quadrato, 2 in cabina di prua)
BAGNI:
1
ACQUA DOLCE:
400 litri
CARBURANTE:
120 litri
LA GOLETTA OLOFERNE
COSTRUZIONE:
nel 1944, nel cantiere Russo di Messina
MATERIALE:
in legno, a fasciame tradizionale con ossatura in quercia, fasciame in
pino fruttifero e mogano; sovrastrutture in mogano e tek
LUNGHEZZA FT:
23,00 m (18,50 m scafo + 4,50 m bompresso)
BAGLIO MAX:
4,30 m
ARMAMENTO:
a goletta, con 2 alberi e bompresso
VELATURA:
2 rande auriche, trinchetta e fiocco per circa 165 mq
POSTI LETTO:
10 (2 cuccette matrimoniali, 2 cuccette singole, 4 brande singole) in
open space per ospiti + 3 per equipaggio
BAGNI:
2 per ospiti + 1 per equipaggio
ACQUA DOLCE:
1.500 litri
CARBURANTE:
1.500 litri

9 Avete già in cantiere per il futuro nuovi progetti da realizzare?
Stiamo pensando a progetti che ci permettano di navigare più a largo raggio nel mediterraneo, esportando le nostre attività in altri luoghi e lavorando in rete con le altre associazioni dell’Unione Vela Solidale.

10 Cosa direste agli amici di Liguriaccessibile per convincerli a partecipare ai vostri progetti?
Che navigare è un’esperienza indimenticabile, tanto più su barche tradizionali e condividendo lo spirito di navigazione della Nave di Carta

11 perché secondo voi la vela è anche una terapia per abbattere i disagi della nostra società?
Più che terapia direi un buon aiuto alla guarigione. Perchè ti immerge in un mondo essenziale e ti dimostra che tutti, ognuno con le sue forze e debolezze, sono importanti e possono fare equipaggio, e non c’è possibilità di barare.
Citando Joseph Conrad:
“Il mare non tollera a lungo gli inetti e i presuntuosi. In un lungo viaggio a bordo di una barca trapela ben presto la misura di un uomo, le sue speranze e le sue paure, la sua fibra e gli aspetti del carattere che potrebbero altrimenti rimanere nascosti per tutta la vita dietro una cortina di mistificazione.”

Ringraziamo la Nave di carta, per averci portato in un universo davvero ricco di iniziative lodevoli.
Abbiamo potuto conoscere più da vicino, una realtà ormai affermata nel campo del sociale.
Vi consigliamo indubbiamente di poter esplorare ancora più a fondo, questo mondo che vi permetterà di navigare verso sensazioni uniche!
Assoc la Nave di carta via Palmaria 4a, 19126 La Spezia
tel 335 87 67 62 9
info@lanavedicarta.it
http://www.navedicarta.it/


ago 03 2010

Intervista a Kareem Dale, nonvedente, assistente speciale di Barack Obama

Tag: Intervistepatrizia @ 11:46 am

Questo è un bell’esempio di come le persone che vivono quotidianamente la disabilità con tutto ciò che essa comporta, possano realmente comprendere quali siano le effettive problematiche da risolvere e sappiano cosa concretamente si debba fare per poterle risolvere. Chi non vive sulla propria pelle certe esperienze, non potrà mai comprenderle e pertanto non potrà mai essere attento a certi particolari che gli sfuggirebbero, ma che spesso sono fondamentali per essere d’aiuto alle persone con disabilità. Questo non è certo per una loro neglighenza, ma semplicemente, non potra mai essere nella loro natura.

Questo articolo è stato preso da Superando.it del 30-07-2010

Cerchiamo di includere la disabilità in tutto quello che facciamo

(a cura di Giuliano Giovinazzo*)

Lo ha dichiarato in un’intervista Kareem Dale, persona non vedente, assistente speciale del presidente degli Stati Uniti Barack Obama sulle politiche per

la disabilità, riflettendo sui cambiamenti e le conseguenze portati in questi vent’anni nella società statunitense dall’Americans with Disabilities Act

(ADA) del 1990, provvedimento “storico” in ambito di diritti umani nel Paese americano

Direttore associato del White House Office of Public Engagement – sorta di “interfaccia” tra la Casa Bianca e la società civile statunitense – Kareem Dale,

persona non vedente che utilizza il bastone per camminare in autonomia, è assistente speciale del presidente Obama sulle politiche per la disabilità, primo

consulente ad avere sinora assunto questa qualifica.

Laureato in Giurisprudenza all’Università dell’Illinois, Dale ha incontrato Obama nel 1998, quando lo aveva invitato a parlare – in veste di senatore di

quello Stato – presso la Black Law Students Association dell’Università, ovvero l’Associazione degli Studenti di Giurisprudenza di colore. Con Obama ha

condiviso poi la campagna presidenziale del 2008, anche allora in veste di consigliere sulle politiche per la disabilità.

Nella presente intervista, rilasciata a Ed O’Keefe del «Washington Post», Dale si sofferma sull’ADA (Americans with Disabilities Act), legge entrata in

vigore il 26 luglio 1990, provvedimento “storico” in ambito di diritti umani negli Stati Uniti, e sul suo impatto sia sulle politiche federali che sull’opinione

pubblica in generale.

In quale modo l’ADA ha aiutato, in questi vent’anni, le persone con disabilità americane?

«Credo che le persone con disabilità del nostro Paese siano molto soddisfatte dei progressi ottenuti. Ora ci sono le rampe e gli scivoli e io stesso posso

beneficiare delle scritte in braille sulle porte delle stanze d´albergo e negli ascensori. C´è una migliore accessibilità nei trasporti, ci sono autobus

accessibili alle persone in carrozzina e una serie di ragionevoli accomodamenti che i datori di lavoro devono necessariamente mettere a disposizione.

C´è stato dunque un significativo cambiamento di rotta in questi vent’anni, ma resta ancora molto da fare, ad esempio in ambito di tecnologie. Infatti,

quando l´ADA venne approvata nel 1990, internet non era certo quello che è diventato ora, e lo stesso discorso vale per le altre tecnologie».

Può darci un esempio di come l’ADA potrebbe essere meglio applicata in ambito di tecnologia?

«Un quesito più semplice potrebbe essere: “l´ADA vale anche per i siti web”? Molti tribunali hanno detto di no, un paio, invece, hanno forse detto di sì,

ma la questione resta aperta. Il nostro Dipartimento di Giustizia ha recentemente annunciato il programma di emanare nuove norme riguardanti proprio l´applicazione

dell´ADA a internet».

L’ADA ha favorito una migliore comprensione, da parte gli americani, della condizione delle persone con disabilità?

David A. Paterson, non vedente, è l’attuale governatore dello Stato di New York

«Ritengo certamente che lo abbia fatto, anche se naturalmente non basta avere una legge come l´ADA per poter arrivare a cambiamenti quasi “epocali”, come

l´elezione di un governatore cieco allo Stato di New York, ciò che è successo con David A. Paterson.

In altre parole, non si può arrivare a questo senza che contestualmente sia cambiata la consapevolezza dell´opinione pubblica. Dovremmo dunque chiederci:

siamo complessivamente soddisfatti dell’evoluzione sociale in questo settore? Probabilmente no, ma tra le cose che il presidente Obama sta tentando di

fare, vi è anche quella di dare il “buon esempio”, dicendo ai Cittadini: “Guardate, ci sono persone con disabilità che lavorano per la mia amministrazione”».

Quali sono i principali obiettivi dell’Amministrazione Obama rispetto alle politiche sulla disabilità?

«Credo che essi non differiscano troppo da quello che il Presidente sta tentando di portare a temine per tutti gli americani. Rispetto alla salute, ad

esempio, la proibizione alle compagnie di assicurazione di negare la copertura sanitaria sulla base di preesistenti condizioni mediche [provvedimento contenuto

nella riforma della salute recentemente approvata, N.d.R.] è certamente una “cosa immensa”. Stiamo ora affrontando la riforma dell’istruzione, che è un’altra

questione cruciale per le persone con disabilità. E naturalmente anche l’occupazione e il lavoro rappresentano un punto molto importante, tenendo tra l’altro

conto dello stato attuale della nostra economia».

Come si è comportato il settore privato rispetto all’inclusione delle persone con disabilità nel mondo del lavoro?

«I progressi ci sono stati e varie aziende del settore privato hanno fatto cose notevoli, sia nel settore del lavoro che in quello della tecnologia. E

tuttavia, c´è bisogno di fare di più. Il tasso di occupazione delle persone con disabilità, infatti, è di almeno cinque punti percentuali al di sotto di

quello delle persone non disabili. Dobbiamo quindi fare meglio, come dobbiamo fare meglio all’interno dello stesso Governo».

E a tal proposito, qual è oggi il tasso di occupazione delle persone con disabilità all’interno del Governo?

«Nel Governo poco più del 5% delle persone ha una disabilità e meno dell´1% sono persone con gravi disabilità».

Al di là di questo ventennale dell’ADA, come continuerete a tenere in primo piano le questioni delle persone con disabilità americane?

«Quello che stiamo cercando di fare è di includere la disabilità in tutto quello che facciamo. Un buon esempio può essere la creazione del nostro Ufficio

per i Giochi Olimpici, Paralimpici e della Gioventù, ove sin da subito abbiamo incluso le persone con disabilità del movimento paralimpico, non volendolo

fare successivamente. Noi cerchiamo quindi di includere le persone con disabilità fin dall’inizio, in modo tale che possano davvero essere pienamente integrate».

*Traduzione e adattamento, in collaborazione con Stefano Borgato, di un’intervista curata da Ed O’Keefe e pubblicata il 25 luglio 2010 da «The Washington

Post». Il testo originale è disponibile cliccando qui.

Sulle questioni trattate nel presente servizio, suggeriamo anche la lettura – sempre nel nostro sito – di: Compie vent’anni quella pietra miliare delle

leggi sulla disabilità, disponibile cliccando qui.


Pagina successiva »