Intervista a Alessio Persico
Nemo, Rosa, Meg, Max e Alessio. sono i cinque protagonisti di una storia dei nostri giorni. Unita, saltuariamente ad altri personaggi, che ogni giorno affrontano, con tante paure ma pur sempre con grande coraggio, le sfide che la vita gli mette davanti.
E’ una storia fatta di magie, di scoperte, di silenzi, di paure e vittorie, di leccatine, di carezze, di scodinzolamenti e di fusa, che lascia nel cuore un sentimento di amore e serenità, che difficilmente si cancellerà dalle nostre anime.
Ci siamo rivolti, per narrare questa storia, all’unico dei cinque di questa strana compagnia, che gode del dono della parola, Alessio, ma che si fa portavoce di tutti gli altri che riescono in ugual misura ad esser presenti e partecipi, in tutto il loro splendore.
La nostra storia inizia una mattina di Luglio, Alessio e Nemo arrivano, in Cooperativa, portando una ventata di novità
Ciao Alessio raccontaci qualcosa di te
Ciao ragazzi! ho 37 anni sono nato a Genova e vivo in questa città da sempre. Come studi ho conseguito la maturità magistrale, dopo di che, invece di iscrivermi all’università ho iniziato a lavorare nell’ambito sociale, con varie esperienze in scuole materne e asili nido. Successivamente ho incominciato a lavorare con i cavalli, inizialmente con l’associazione Ariosto,(vedi link intervista) quando ancora però non era così famosa, facevamo attività equestre con i ragazzi disabili.
In seguito ho conosciuto il Chiossone e ho fatto un corso per diventare operatore delle disabilita visive finalizzato, in realtà a formare personale da inserire all’interno dell’istituto, quindi poi ho intrapreso il mio percorso sia lavorativo che formativo all’interno di esso.
Io nasco come riabilitatore delle disabilita visive, ma in realtà, in questi 12 anni passati all’ interno del Chiossone, mi sono specializzato in più ambiti, tra cui anche operatore di Acquaticita ,alla piscina della Sciorba, con bambini disabili gravi, una specialità nata al Chiossone per movimento e stimolazioni visive in acqua. In seguito ho fatto un corso di “stimolazioni basali “, che sono tutte quelle stimolazioni per bambini pluri disabili gravi, che passano attraverso il corpo con l’utilizzo di materiali diversi.
Per ultimo ho fatto un corso di Pet Terapy, che è stato un percorso formativo, utilizzando un metodo particolare, che si chiama metodo del Negro, un metodo che è stato ideato all’interno della Fondazione Robert Hollman di Cannero: (http://www.intracon.it/centrohollman/ita/index2.htm).
La Fondazione è un centro di riabilitazione per non vedenti e ipovedenti, (simile al nostro Istituto David Chiossone di Genova), però loro al contrario di noi, si occupano solo di bambini piccoli.
Studiando il loro metodo, che è consolidato da più di 10 anni di esperienza nel campo della Pet Terapy, abbiamo deciso di avviare un percorso di studi che è durato circa un anno;
ci sono state difficoltà a far partire questo nuovo progetto, infatti dovevamo trovare gli animali e decidere anche sulla loro gestione. Nel frattempo il mio nucleo famigliare aumenta con l’arrivo di due gatti, Max e Meg, pensai che mi potevano venire utili in futuro per essere inseriti all’interno dell’ attività.
Forse non sapete, che in Italia il nome Pet terapy, tutt’oggi apre, una serie di controversie: non si capisce chi veramente può praticarla. Ci sono educatori cinofili che la praticano, o la gente più svariata, specializzata solo in cani, che lavorano con bambini disabili, e il risultato può anche causare danni ai pazienti.
Come si può tutelare quest’assenza di norme?
Stanno cercando di creare un percorso di studi con una metodologia, delle linee guida su chi deve portare avanti questo tipo di servizio, chi la deve fare, come la deve fare e con che criteri.
Il metodo che uso io parte da questo presupposto: chi fa pet terapy è un riabilitatore, quindi, se io lavoro e tratto con i disabili visivi, devo essere un riabilitatore per disabili visivi. Devo avere una base teorica e pratica sul paziente, con un fondamento e solo in seguito aggiungo la pet terapy. Nel mio lavoro quotidiano perciò posso così farmi aiutare dagli animali per quanto riguarda gli aspetti relazionali.
Ma quando hai incominciato a lavorare con gli animali?
Ho incominciato a lavorare con un cane di un mio amico che conoscevo molto bene,valutandolo idoneo a svolgere tale l’attività. In seguito visto i successi ottenuti, insieme all’ente Chiossone si è pensato di investire nel progetto di prendere in carico degli animali; è stato così scelto Nemo, un cagnolino piccolo e nero, selezionato dall’associazione Robert Hollman che ha inventato il metodo. L’unica incognita è che era cucciolo, mentre per questo tipo di lavoro si scelgono cani adulti già formati caratterialmente , perché si può vedere meglio l’impronta della sua indole. Avendo preso un cucciolo ho avuto la possibilità di crescerlo di seguirlo sempre. Di fatto Nemo è un cane bravissimo e lo scopro ogni giorno di più. L’unica difetto è che essendo piccolo, ha paura che qualcuno lo calpesti e quindi ha un modo di abbaiare fastidioso, ma lui è un cane che in stanza con i ragazzi è fantastico.
Parlami dei tuoi amici
E’ tre anni che Nemo è con noi, ma che lavora effettivamente è un anno e mezzo. Poi è arrivata Rosa,un Cavalier King, al contrario del caso precedente la sua è stata una scelta mirata, infatti aveva già 5 anni quando ci è stata donata da un allevatore. A me serviva un cane che si potesse gestire facilmente e Rosa ha tutte queste caratteristiche: la posso utilizzare con i pluridisabili gravi, metterla tranquillamente in braccio ai bambini, e un cane con il pelo lungo a differenza dell’altro a pelo corto, per far sentire quindi la differenza di morbidezza al tatto.
La prerogativa in questo lavoro è che gli animali in generale devono vivere con il terapeuta che lavora con loro, quindi vivono a casa mia e sono io che mi occupo di loro.
Quindi fammi capire, si sfata anche un po’ l’idea che un cane non deve essere per forza di razza, Nemo meticcio ?
Assolutamente si, ci sono delle razze senza dubbio più predisposte, come il Cavalier King , un cane molto tranquillo, i Labrador tendenzialmente lo sono anche se hanno esigenze diverse, perché nascono come cani da caccia, da riporto e hanno bisogno di correre, caratterialmente sono buoni come lo sono i Golden Retriver.
Per la Pet terapy, il carattere di un cane si conosce solo quando è adulto, all’incirca all’età di due anni.
Io non penso di essere un tuttologo. Io mi occupo di tutto ciò che riguarda la relazione tra animale e bambino, per quanto riguarda invece la cura dell’animale e la sua scelta, mi appoggio a persone specializzate, come il veterinario che si occupa della sua buona salute della sua idoneità per poter lavorare con i bambini. Poi ci sono dei veterinari comportamentismi che si occupano di valutarne il carattere. Noi ci appoggiamo molto all’università di Pisa hanno parecchia esperienza in questi campi e hanno personale qualificato per fare questo tipo di lavoro, Nemo ad esempio è stato seguito da loro.
I gatti sono gatti normalissimi presi al gattile, si adattano benissimo viaggiano con me in macchina in moto, e sono stati anch’essi valutati idonei a svolgere questo tipo di “compito” .
Esiste un addestramento per gli animali per questo lavoro?
No non esiste i cani non vengono addestrati, per cui non c’è forzatura, è una libera relazione, se i cani e i gatti vogliono interagire con il bambino lo fanno oppure no e viceversa se il bambino non ne ha voglia si fa dell’altro.
come si svolge una seduta di pet terapy?
Con i gatti ho dovuto rispettare il loro tempi diversi dai cani, nel senso che sono territoriali , il cane te lo porti dietro perché tu sei il padrone e lui sta con te, i gatti devono prima sperimentare capire il territorio.
Quando ho deciso di inserire i gatti in attività, gli ho portati un mese prima di incominciare a lavorare con i bambini, in cui loro stavano in stanza, poi ho incominciato a stare io con loro in modo che quando è entrato il bambino loro erano gia a loro agio, conoscevano gia l’ambiente e quindi hanno avuto più facilità a relazionarsi.
Che ruolo svolge la pet terapy nell’ambito della riabilitazione? Quali sono i suoi obbiettivi e quali i risultati?
In realtà la pet terapy va ad agire su tutto ciò che riguarda tutti gli aspetti e i problemi che si anno nella relazione, gli animali facilitano la relazione tra bambino e riabilitatore,perché gli animali hanno un modo di comunicare molto più semplice molto più diretto e lineare, e questo fa si che il bambino mettendosi in relazione con l’animale poi entri anche in relazione con il riabilitatore e quindi quello che io voglio raggiungere, gli scopi che mi sono prefissato con l’aiuto dei miei piccoli collaboratori gli raggiungo più facilmente che con l’approccio diretto solo con il paziente.
Quanto è difficile instaurare un rapporto tra animale e paziente, e come si superano le eventuali difficoltà?
Dipende un po’ dal tipo di relazione che ogni persona ha con gli animali e i suoi vissuti. Per la maggior parte dell’utenza che abbiamo noi è legata al fatto che non si conoscono, chi non ha un gatto in casa o un cane, difficilmente riesce a relazionarsi; tu per strada vai e la prima cosa che senti è il cane che abbaia, comunque ti mette un po’ di timore questa cosa. I gatti se non hai qualcuno che ha dei gatti molto buoni non riesci ad avvicinarli, sono in concretamente entità che tu non conosci .
Ho avuto ad esempio una ragazzina non vedente, che aveva paura dei cani e dei gatti. Ho deciso con lei di incominciare a lavorare tanto con i gatti, che mi hanno permesso un approccio più rispettoso dei tempi di questa ragazzina , abbiamo fatto tutto un lavoro di conoscenza, per cui seguendola piano piano si è avvicinata ai gatti e i gatti si sono avvicinati a lei, ha incominciato a toccarli pur avendo ottomila paure; con il tempo gli ho spiegato come erano fatti, le loro abitudini, e con il passare del tempo si è instaurata una relazione molto bella, cosa che avviene soprattutto con i gatti.
I gatti in questo lavoro mi hanno stupito tantissimo hanno fatto cose che mai più avrei pensato che potessero fare. Con questa ragazzina non vedente la gatta femmina si faceva trovare sempre nello stesso punto. Noi entravamo in stanza la prima cosa che si faceva era sedersi sul tappeto e levarsi le scarpe, questa gatta si faceva trovare su un cuscino alla stessa distanza esatta di un braccio dalla ragazzina, per cui lei autonomamente sapeva che se la voleva toccare bastava allungare il braccio. Non lo faceva con nessun altro.
Le differenze sostanziali tra l’approccio del paziente con il gatto o con il cane e con quale dei due animali è più difficile instaurare un rapporto di fiducia ?
Il gatto e il cane hanno caratteristiche diverse, Difficilmente definisco il gatto come un animale indipendente,sono sicuramente più lenti ad entrare in relazione con la persona, il gatto deve essere lui motivato a venirti a cercare,il cane se c’è il padrone di mezzo fa le feste a tutti,è molto più partecipe; il gatto invece deve conoscerti deve prendere confidenza, anche se ci sono io per loro non è una cosa importante. I loro tempi sono sempre quelli che decidono loro. Proprio per questa loro prerogativa per alcuni bambini,funzionano meglio i gatti dei cani, tipo quelli che anno un’ agressività maggiore o sono esagitati, se gli mettessi Rosa che si fa far di tutto senza protestare lo strapazzano;non va bene cosi perché in vece i bambini devono imparare a relazionarsi con gli animali, se un bambino invece strapazza un gatto questo scappa e non si fa più trovare.
Io con alcuni bambini ho passato intere sedute senza che loro vedessero i gatti, perché comunque entravano iniziavano a urlare a correre per la stanza e i gatti si nascondevano e non uscivano.
Piano piano lavorando con il bambino facendogli capire che se lui sapeva aspettare il gatto sarebbe arrivato. Si ottengono però dei buoni risultati .
La differenza sostanziale è questa hanno caratteristiche caratteriali diverse quindi a seconda del bambino decido di lavorare con gatto o con il cane. Il gatto lo devi conquistare è un vera e propria conquista quando arriva a relazionarsi con te è proprio un a gioia immensa, magari hai passato 3 sedute senza neanche vederli ma sapendo che cerano,e adesso lo puoi toccare.
Lavori solo con bambini non vedenti ?
Il mio lavoro è abbastanza difficile, mi occupo di bambini e pazienti che hanno problemi relazionali, a settembre parto con una serie di valutazioni con i bambini autistici, devo trovare un canale di comunicazione con questi pazienti e l’animale ti aiuta in questo, non parlano,è tutta una comunicazione corporea, è tutto basato sul contatto sulle sensazioni. Noi invece ci mettiamo di mezzo le parole complicando un po’ tutto in realtà , loro no , ti fanno capire le cose attraverso il loro corpo la loro gestualità.
Sembra quasi che gli animali parlano la stessa lingua di questi ragazzini?
Si è un rapporto completamente diverso e più facile in realtà, se noi imparassimo a non riempire troppo di parole ma se comunicassimo di più con attraverso il corpo , sarebbe più facile. Tutti andiamo a sensazioni nella comunicazione, tutto è legato a come ti poni tu, a come si pone l’altro, è tutto un trasmettersi delle sensazioni molto forte .
Tornando all’inizio hai detto che hai lavorato prima con i cavalli perché non hai scelto di continuare a lavorare con loro e che differenza c’era?
In realtà noi come Istituto Chiossone ci siamo sempre appoggiati a loro e quindi non c’è mai stata questa esigenza.
Lavorare con il cavallo è una modalità completamente diversa, ti permette di esercitare un controllo sull’animale, di essere tu a dver comandare il cavallo, nei movimenti, aumenta l’autostima la capacita del ragazzino di imporsi si instaura una bella relazione; ti permette di avere un contatto corporeo molto diretto.
Si può quasi dire che si può incominciare con i gatti e i cani per finire con il cavallo come terapia ?
Si è un percorso che ha un senso farlo cosi gradualmente si acquistano consapevolezze diverse. Con gli animali domestici hai una serie di protezioni che all’inizio ti aiutano come lavorare in un ambiente adatto confortevole, con i cavalli lavori all’aperto, c’è tutta una serie di variabili diverso, i cavalli mantengono più un carattere istintivo forte, se si spaventano o c’è da scappare, scappano.
Come vivono gli animali con il loro”lavoro” e se soffrono di stress e soprattutto come si manifesta lo stress in un animale?
Si stancano. Si stanca forse più Nemo che Rosa, perché non essendo in casa è più allerta controlla ogni mio movimento per capire se esco dalla stanza, cosa faccio o cosa non faccio, per cui si stanca più facilmente e quando arriviamo a casa è bello morto. Per assurdo lui si stanca di più quando è in ufficio con me e non fa niente che quando è in stanza con i bambini,perché avendo stabilito un settin di un certo tipo e sapendo che li gli vengono richieste determinate cose, lui è molto spontaneo molto diretto nel rapporto con i pazienti, perché sa che io sono li con lui e non me ne vado. Invece in ufficio sa che posso uscire, muovermi, e quindi si agita di più. Rosa non ha problemi ha un carattere diverso lei dorme ovunque dovunque la metti dorme e si stressa meno senz’altro.
Ho sentito che ci sono dei veterinari che si occupano dei cani stressati sono sempre li a Pisa?
Si, esiste questo centro nel quale l’animale viene visitato e curato in base al suo grado di stress.Solitamente è una terapia comportamentale, però a volte possono ricorrere a dei farmaci molto leggeri e adatti a loro, per aiutare a superare questo stress. In realtà la maggior parte dei problemi legati allo stress sono errori e comportamenti sbagliati dei padroni. Non rispettano i loro bisogni; fare lunghe passeggiate, portarlo fuori almeno tre volte al giorno,stare con loro e dedicargli del tempo.
Molte persone si limitano a lasciarli in giardino ore ore, convinti che se voglio “sporcare” hanno la possibilità di farlo, ma il giardino non è altro che un prolungamento di casa, il cane tenderà a sporcare poco perché comunque è il loro territorio. I maschi soprattutto hanno bisogno di uscire di sentire gli odori degli altri cani di marcare il loro territorio ed essere attivi.
Grazie Alessio per il tuo prezioso aiuto a farci comprendere meglio un lavoro così particolare che è davvero molto importante per aiutare tante persone che vivono quotidianamente molte difficoltà.
Crediamo che persone come te, possano davvero far vivere a loro esperienze uniche e bellissime.
Complimenti per aver fatto questa scielta!
Intervista a sei mani con Lucio, Daniela e Patrizia