Ecco a voi il secondo raconto di Dorina,(link al primo racconto) dalle sue parole : è stato scritto di getto, forse sdolcinatamente, ma è stato come uno sputare fuori qualcosa che mi macinava dentro………
Il sole e il tempo
Non sa dire da quanto tempo lei se ne sia andata.
Nonostante le sue proteste, i suoi tentativi di trattenerla, le sue lusinghe.
Lo ha guardato con dolce fermezza, lo ha rassicurato del suo affetto, lo ha accarezzato sussurrandogli il suo amore, ma, alla fine, se ne è andata.
Non può neppure capire perché lei ha bisogno di altri, perché deve lasciarlo solo in quella grande casa, piena di lei, del suo profumo, delle sue cose.
Se una persona dice di amare, quell’amore dovrebbe bastarle, riempire il suo mondo e non richiedere altre cose, altre persone. Dunque niente e nessuno. Invece ogni tanto lei se ne va e lo lascia solo e triste, a spiare i rumori del suo ritorno.
Deve ammetterlo, comunque: lei è speciale, unica. Basti pensare a come lo guarda, a come lo accarezza quando ha tempo e voglia di coccolarlo. Una beatitudine! E’ veramente felice, allora, e il mondo è un gioco colorato, l’aria è piena del loro amore e il cielo, con la sua enorme palla di calore, uno specchio delle loro anime leggere.
Oggi la palla infuocata è feroce, attanaglia il corpo e la mente, non si riesce quasi a respirare dal gran calore che ne promana.
Dove sarà andata, scordandosi tanto amore? Certo, lei torna sempre nella grande casa. E ad ogni ritorno la accoglie con uno scoppio di gioia, con tutto l’amore di cui è capace, senza serbare alcun rancore per quelle assenze senza ragione.
Ricorda di aver provato solo una volta l’angoscia terribile di essere stato abbandonato per sempre.
Faceva freddo e il cielo era diventato buio presto, la palla d’energia l’aveva percorso tutto ed era scomparsa dietro le case, raggelando l’aria e il suo cuore. E lei, che di solito era a casa da un pezzo, non si vedeva ancora.
Una inquietudine prima sottile, poi via via più graffiante aveva cominciato a renderlo infelice. “Torna, mia rondinella”, avrebbe pensato se fosse stato in grado di pensare. “Torna o non tornerà mai più la primavera. Non ti farò più arrabbiare, lo prometto. Farò
tutto quello che vorrai, ubbidirò a qualunque tuo desiderio, che per me è più di un ordine. Quello che tu vuoi è ciò che voglio anche io, mio bene unico, unica padrona della mia vita”.
Ma il buio aveva scolorito i contorni delle cose, lo spazio aveva smarrito i suoi confini
e lei non tornava ancora.
Aveva provato a non pensarla, a non assecondare i crampi della fame e della sete. Aveva tentato di assopirsi, per cancellare lo spasimo della paura.
Ma quella cosa indecifrabile che l’uomo ha chiamato “tempo” gli martellava nelle orecchie, lo rendeva furioso di desiderio e di paura.
Quando, alla fine, era tornata, aveva provato a mostrarsi offeso, ma era bastato il suono della sua voce morbida a farlo sciogliere di felicità e di gratitudine. L’aveva perdonata, come sempre, e come sempre era stato ricompensato…
Ma oggi, adesso, lei non c’è ancora.
E il lento fluire di non-vita per quello spazio vuoto di lei lo annienta.
Non esiste antidoto alla magia dell’amore, lo capisce bene adesso che la luce sta smorzandosi e il profumo di lei, che sempre riempie l’aria e tutto il suo essere, lentamente svapora nella stanza afosa.
Si appisola, forse sogna. Forse immagina un tempo sospeso e felice, eternamente con lei, sotto un sole tiepido ed amico che, per benevola condiscendenza verso tanto amore, non tramonti mai, arrestando il proprio moto e congelando lo scorrere delle ore in uno stato di eterna immobilità.
“Sono qui!”
Un balzo nel cuore, le farfalle nello stomaco finalmente si quietano. Lei, il suo unico sole, è tornata!
“Worf, cuoricino mio, ti ho lasciato solo troppo tempo questa volta? Povero cuccioletto mio! Ti ho portato una pappa speciale, oggi: il misto di fegato e pollo che ti piace tanto. E poi andremo al parco, a cercare la cokerina dei tuoi sogni. Vieni qui, diavoletto, vieni a darmi un bacino”.
Vola, corre, lecca, uggiola e rimbalza, il cucciolo Worf, come un piccolo clown, come un piccolo sole mai stanco di scandire il tempo dell’amore.