ago 05 2010

C’è un posto chiamato silenzio

Tag: Poesie e Raccontipatrizia @ 11:58 am

A proposito del concorso Il Volo di Pegaso, raccontare le malattie rare, che quest’anno ha per tema la voce del silenzio, ho deciso di partecipare!

Ho inviato questa mia poesia che mi è venuta in mente riflettendo sul significato che per me ha il silenzio, in un mondo fatto di tante parole, che spesso ci fanno male, soprattutto quando vengono usate per comunicarci qualcosa di brutto, nello specifico, la diagnosi di una malattia rara.

Mi scuserete….ma non sono una poetessa!

C’è UN POSTO CHIAMATO SILENZIO

Tante parole ti hanno detto.

Tanti consigli ti hanno dato.

Tanti destini ti hanno predetto.

Parole, parole, parole che ti hanno solo confuso.

Ora ti resta solo il silenzio,

perché è l’unica cosa vera di tutto questo.

Al principio ti può far male,

perché eri abituato ad un gran parlare.

Col passare del tempo ti accorgi però,

che il silenzio

può essere un bel posto da visitare.

È un piccolo mondo dentro di te,

dove ti puoi rifugiare,

dove poter riflettere sul senso delle cose e su cosa devi fare.

È un posto esclusivo,

riservato a persone speciali,

che lo sanno apprezzare e non hanno paura di entrare.

Sai queste persone,

sono davvero speciali…

Entrano in questo posto,

si mettono a sedere,

senza saper cosa fare, dove andare

e restano ad aspettare,

quasi come volessero solo riposare.

Poi, dopo aver anche sofferto, riposato, riflettuto ed osservato,

ne escono davvero cambiate.

Hanno scoperto dentro di se, nuove forze e tanta energia.

Ora sono proprio loro,

che prima avevano solo ascoltato,

a voler parlare, parlare, parlare!

Parlare anche a te,

per farti capire

che vale più un minuto passato in questo posto,

che una vita intera,

passata in un mondo vuoto,

pieno solo di tante parole.


giu 16 2010

STAZIONE

Tag: Poesie e Raccontidaniela @ 1:18 pm

UNA NUOVA POESIA  DEL NOSTRO AFFEZIONATO VINCENZO

STAZIONE

 

Sventolio di fazzoletti,

e dirti che un di sarà.

 Per mano ti prenderò, e,

i tuoi capelli,

accarezzare.

 Le tue lacrime asciugare,

i tuoi sorrisi baciare.

 Non preoccuparti,  

dentro di me gelosamente,

ti tengo.

 Il tuo dire,

il nostro dire.

 Un po complici.

  A dir di nostro il giusto

ci pareva.

 Ma che importa,

ora parti.

 Alla tua meta vai.

Quando, sarà,

ti seguirò,

e per mano cammineremo.

con i capelli al vento e

la luce nel cuore.       a.vincenzo


mag 24 2010

Semplicemente Amico

Tag: Poesie e RaccontiMirko @ 12:44 pm

Un amico è semplicemente Amico
Un amico è chi ti ascolta, anche quando non ha voglia
Un amico può sollevarti da una giornata storta
Un amico ti aiuta anche se non è sempre presente, sai che c’è e ti pensa sempre
Un amico ti è amico e ti stima soltanto per quello che sei, non per quello che hai
Con un amico dividi gioie e dolori, amori e solitudini, cose serie e cazzate
Con un amico ci litighi, ti mandi anche a quel paese ma rimane amico

Un amico non è mai geloso di te
Ma ricorda, un amico era, è e sarà semplicemente Amico


apr 25 2010

Voglia di Primavera

Tag: Poesie e Raccontidaniela @ 6:55 pm

Una mia carissima amica per il giorno del mio compleanno mi ha fatto una sorpresa meravigliosa,

 ha scritto, solo per me, una bellissima poesia……

e per questo voglio ringraziarla tanto tanto .

Voglia di Primavera

di un cono gelato

di un tramonto dorato

di una rondine un cielo

di profumo di melo

di un gatto micioso

di un fiore gentile

di un augurio affettuoso

nel mese di Aprile

Mariella


apr 25 2010

LA METAMORFOSI

Tag: Poesie e Raccontidaniela @ 6:42 pm

Ciao a tutti

vi voglio presentare un racconto fantastico scritto da Giorgio Krebel, che e’ stato  segretario

dell’Arcipicchia di Sturla.

E’ un meravilgioso viaggio che vi lascera stupiti e increduli di come è facile la metamorfosi

Non si era mai posto il problema del nome, ma noi, per comodità, potremmo chiamarlo Joe.

Joe non sapeva quando si fosse formato, probabilmente milioni di nano istanti prima, in un punto preciso del caos primordiale, ma ora sapeva di esistere.

Gli atomi originari si erano attratti formando un nucleo centrale ed a questo si erano uniti nel tempo i nutrimenti provenienti dell’esterno dell’amnio cosmico.

La sua esistenza nella nebulosa era progressivamente divenuta gradevole; l’assestamento, dovuto alle periodiche rotazioni intorno al proprio asse, aveva favorito la sua aggressiva espansione nell’universo circostante. Tutto ciò lo stava appagando e lui non si poneva alcuna  domanda sull’esistenza o meno di un limite.

Venne il momento in cui l’incurvatura dello spazio diede i suoi primi segnali e questo lo colse di sorpresa: Joe non poteva concepire che  l’universo non fosse infinito, tuttavia i suoi sensori cenestesici erano lì a dimostrargli che le pareti del cosmo si erano sensibilmente ravvicinate alla sua massa.

In realtà era lui ad essersi espanso, spinto dalla sua forza vitale ed inarrestabile.

Improvvisamente la galassia si contrasse, in Joe la paura prese il sopravvento; una seconda contrazione: la galassia stava subendo un collasso gravitazionale.

Altre contrazioni, altre dolorose pressioni insopportabili, i fluidi vitali intorno a lui scomparvero. Comprese che il processo innescato non si sarebbe più fermato: il suo universo, la sua tranquillità, la sua sicurezza stavano dissolvendosi. Il terrore lo bloccava.

Ora reagì con rabbia: ”Perché doveva capitare proprio a me? Perché così presto?”

Ma l’onda d’energia lo travolse quasi dolcemente; Joe si lasciò declinare verso l’inevitabile termine…

Di colpo uno schianto: la galassia lacerata, una luce accecante, aridi gas  penetrarono in lui.

Solo allora e per la prima volta Joe urlò con tutte le sue forze. E tutto…iniziò!

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finalmente era finita!…Esausta, la giovane donna guardò con amore la creatura, ora finalmente quieta e addormentata al suo seno.

 “Credo proprio che ti chiameremo Joe!”, pensò, sorridendo felice.

Giorgio Krebel





mar 19 2010

Amore.

Tag: Poesie e Raccontidaniela @ 8:55 am

Guarda, le stelle,

  Come, brillano,

  E con splendide luci

 Giocano,

 

 Che,   

   Del saputo sapere

  Di arroganza umana,

  Ne ignorano le gesta.

 

  Ma!  

  Che mai sarà di me,

  che del saio mi vesto,

  che di stelle parlo?

 

Che sarà di me,

 Se il sapere farà cadere le stelle.

 

Accheta l’animo tuo, figlio,

 

   Se i gesti tuoi di luce vestirai, e

   Dell’essere, i desideri con

  Semplicità vivrai, allora,       

  Lassù, sempre a giocare,

  Le vedrai.

 

Oh!  Amore,

 com’è  grande,

Il tuo amore.

                               A.VINCENZO


mar 19 2010

L’ALBA (la ninfea)

Tag: Poesie e Raccontidaniela @ 8:47 am

E’ l’alba,

Nell’aria immota tutto tace,

L’aurora,

Rischiara la ninfea che ancora dorme.

 

Al sole,

 quasi dispiace destarla.

Sebbene ne scaldi le sinuose forme,

Che gia di rosso colora.

 

 E tu sonnacchiosa a quel tepore ti desti.

 Bianca e sinuosa, d’innanzi a me ti

Pavoneggi.

Con te l’onda marina gioca,

Le tue sinuose forme muta, come a

Cancellare, vecchi pensieri.

 

 L’onda su te si placa.

 

Bianca e sinuosa,

D’innanzi a me ti

Pavoneggi.

 

         A.Vincenzo.  


mar 19 2010

LA MIA MAESTRA

Tag: Poesie e Raccontidaniela @ 8:44 am

Le sue mani,

Leggere,

A suonar le note,

Per colorare i sogni.

Le sue mani,

Leggere,

Come passi di danza, di

Antiche ninfee, a

Danzar su petali,

 Per raccontar le storie, per

Colorare i sogni, per

Cantare le note.

 Le sue mani.

 

A.Vincenzo 


feb 09 2010

Il sole e il tempo

Tag: Esperienze, Poesie e Raccontidaniela @ 2:21 pm

Ecco a voi il secondo raconto di Dorina,(link al primo racconto) dalle sue parole : è stato scritto di getto, forse sdolcinatamente, ma è stato come uno sputare fuori qualcosa che mi macinava dentro………

Il sole e il tempo

Non sa dire da quanto tempo  lei se ne sia andata.  

Nonostante le sue proteste, i suoi tentativi di trattenerla, le sue lusinghe.

Lo ha guardato con dolce fermezza, lo ha rassicurato del suo affetto, lo ha accarezzato sussurrandogli il suo amore, ma, alla fine, se ne è andata.

Non può neppure capire perché lei ha bisogno di altri, perché deve lasciarlo solo in quella grande casa, piena di lei, del suo profumo, delle sue cose.

Se una persona dice di amare, quell’amore dovrebbe bastarle, riempire il suo mondo e non richiedere altre cose, altre persone. Dunque niente e nessuno. Invece ogni tanto lei se ne va e lo lascia solo e triste, a spiare i rumori del suo ritorno.

Deve ammetterlo, comunque: lei è speciale, unica. Basti pensare a come lo guarda, a come lo accarezza quando ha tempo e voglia di coccolarlo. Una beatitudine! E’ veramente felice, allora, e il mondo è un gioco colorato, l’aria è piena del loro amore e il cielo, con la sua enorme palla di calore, uno specchio delle loro anime leggere.

Oggi la palla infuocata è feroce, attanaglia  il corpo e la mente, non si riesce quasi a respirare dal gran calore che ne promana.

Dove sarà andata, scordandosi tanto amore? Certo, lei torna sempre nella grande casa. E ad ogni ritorno la accoglie con uno scoppio di gioia, con tutto l’amore di cui è capace, senza serbare alcun rancore per quelle assenze senza ragione.

Ricorda di aver provato solo una volta l’angoscia terribile di essere stato abbandonato per sempre.

 Faceva freddo e il cielo era diventato buio presto, la palla d’energia  l’aveva percorso tutto ed era scomparsa dietro le  case, raggelando l’aria e il suo cuore. E lei, che di solito era a casa da un pezzo, non si vedeva ancora.

Una inquietudine prima sottile, poi via via più graffiante aveva cominciato a renderlo infelice. “Torna, mia rondinella”, avrebbe pensato se fosse stato in grado di pensare. “Torna o non tornerà mai più la primavera. Non ti farò più arrabbiare, lo prometto. Farò

tutto quello che vorrai, ubbidirò a qualunque tuo desiderio, che per me è più di un ordine. Quello che tu vuoi è ciò che voglio anche io, mio bene unico, unica padrona della mia vita”.

Ma il buio aveva scolorito i contorni delle cose, lo spazio aveva smarrito i suoi confini

e lei non tornava ancora.

Aveva provato a non pensarla,  a non  assecondare i crampi della fame e della sete. Aveva tentato di assopirsi, per cancellare lo spasimo della paura.

Ma quella cosa indecifrabile che l’uomo ha chiamato “tempo” gli martellava nelle orecchie, lo rendeva furioso di desiderio e di paura.

Quando, alla fine, era tornata, aveva provato a mostrarsi offeso, ma era bastato il suono della sua voce morbida a farlo sciogliere di felicità e di gratitudine. L’aveva perdonata, come sempre, e come sempre era stato ricompensato…

Ma oggi, adesso, lei non c’è ancora.

E il lento fluire di non-vita per quello spazio vuoto di lei lo annienta.

Non esiste antidoto alla magia dell’amore, lo capisce bene adesso che la luce sta smorzandosi e il profumo di lei, che sempre riempie l’aria e tutto il suo essere, lentamente svapora nella stanza afosa.

Si appisola, forse sogna. Forse immagina un tempo sospeso e felice, eternamente con lei, sotto un sole tiepido ed amico che, per benevola condiscendenza verso tanto amore, non tramonti mai, arrestando il proprio moto e congelando lo scorrere delle ore in uno stato di eterna immobilità.

“Sono qui!”

Un balzo nel cuore, le farfalle nello stomaco finalmente si quietano. Lei, il suo unico sole, è tornata!

“Worf, cuoricino mio, ti ho lasciato solo troppo tempo questa volta? Povero cuccioletto mio!  Ti ho portato una pappa speciale, oggi: il misto di fegato e pollo che ti piace tanto. E poi andremo al parco, a cercare la cokerina dei tuoi sogni. Vieni qui, diavoletto, vieni a darmi un bacino”.

Vola, corre, lecca, uggiola e rimbalza, il cucciolo Worf, come un piccolo clown, come un piccolo sole mai stanco di scandire il tempo dell’amore.


feb 09 2010

E’ TEMPO DI SOLE

Tag: Esperienze, Poesie e Raccontidaniela @ 2:10 pm

Dorina una mia carissima  amica, nonche’ uno dei cardini dello  Staff dell’ Osservatorio Righi,  scrive e legge,  a mio avviso, meravigliosamente bene; per questo motivo, saputo dei suoi racconti non ho potuto fare a meno di chiedergli se le  interessava condividerli con noi e inostri lettori, certa che non potranno lasciarvi indifferenti.
I racconti che ci ha inviato sono stati scritti  in occasione della manifestazione di Perinaldo, di seguito troverete una breve descrizione dei testi che Dorina ci ha cosi affettuosamente concesso.
buona lettura a tutti

Da quando hai incominciato a scrivere Dorina ?

   In realtà scrivo (o almeno ci provo) da quando ero ragazzina, con un periodo di blocco di vari anni quando, cominciando a leggere parecchio, mi sono resa conto della capra che ero. Ho continuato a leggere moltissimo e a scrivere molto meno. Adesso scrivo proprio quando ne sento la necessità, o partecipo a qualche concorso, come questo di Perinaldo. L’argomento generale era “il sole e il tempo”, ma si poteva spaziare interpretandolo a proprio giudizio. Ho scritto il racconto su Cyrano di Bergerac dopo aver visto a teatro un bellissmo lavoro ispirato al personaggio di Rostand e dopo aver letto un libretto proprio di Cyrano, che era poeta e scrittore: ne sono rimasta affascinata! Ho giocato sul ritrovamento di un manoscritto fra le pagine del libro di Galileo (banale e sfruttato pretesto) e sul messaggio inviato per posta elettronica da me ad un amico in cui racconto e trascrivo il testo ritrovato. L’altro raccontino (il sole e il tempo) è stato scritto di getto, forse sdolcinatamente, ma è stato come uno sputare fuori qualcosa che mi macinava dentro.  Il concorso di Perinaldo era diviso in due sezioni: la narrativa (alla quale ho partecipato con i due racconti che ti ho mandato) ed elaborati artistici, per la quale ho mandato GAE, ilmio GAtto Equinoziale che, udite udite, ha vinto ilprimo premio!!! Una meridiana equatoriale a forma di gatto, come i miei ultimi lavori “artistici”. Il primo premio è un telescopio, non diultima generazione, senza inseguitore, ma insomma meglio che niente. Ne sonostata felice e gratificata, ancheperchè non mi aspettavo tanto successo in questa categoria, mentre, forse, speravo nell’altra…

E’ TEMPO DI SOLE

(l’era della nuova scienza)

 

Da: dorina50@hotmail.it

A: algol@libero.it

Oggetto: il tempo del sole

Ciao!

Tieniti forte, io non so ancora cosa pensare…

Ti allego la trascrizione di quanto ho trovato dentro alla copia del “Sidereus Nuncius” che ho preso in biblio su tuo consiglio. C’è voluto del bello e del buono a farselo dare, ho dovuto ricorrere all’influenza e disponibilità della direttrice, cara amica di mia sorella, che in via del tutto eccezionale lo ha fatto recuperare dal magazzino e me lo ha affidato per un consultazione sul momento, dopo infinite raccomandazioni.  Il foglio è manoscritto (?), sembra piuttosto vecchio e parecchio malridotto. Non oso fare congetture, ma sono emozionata! Ho controllato  nomi e date  su Wikipedia, sono plausibili! Leggi e dimmi presto che cosa ne pensi. Non ho potuto fare a meno di tenermi il foglio che ho nascosto in borsa, ma giuro che lo riporterò dopo avertelo fatto vedere.  Quando ci incontreremo (mercoledì?) te lo porterò e mi dirai se pensi, come me, che sia una bufala. Uno dei dubbi, fra i tanti : l’originale, se originale fosse, dovrebbe essere scritto in Francese…

Però il cuore mi batte…

L’unico dato certo è che il 1600 è stato davvero il secolo che ha segnato una svolta decisiva,  quello che ha cominciato a scandire  il “tempo del sole”!

Un bacio

Tua

d.

Mio buon amico,

l’affetto  fraterno che ci lega da anni e che prima di noi ha legato i nostri padri, mi spinge a farVi giungere, da parte di persona fidata, questo scritto, che avrete l’accortezza di distruggere appena letto, con l’unico intento di metterVi in guardia dai Vostri stessi pensieri e dalla brutta china che essi Vi fanno imboccare.

Lo dico per il Vostro stesso bene e per recuperare io stesso quel sonno che non ho più da quando Vi sentii proferire, fra le tante innocue, una frase pericolosa per la Vostra stessa salute, giacché nella taverna noi si
era assai vicini alle orecchie di un tale che so essere emissario e spia del cardinale Mazzarino, e che qui Vi
riporto,  nella  certezza   che  fosse    frutto  del  troppo   assenzio  di  quella  maledetta  sera.   Voi   diceste
pressappoco:“Sarebbe ridicolo credere che quel gran corpo luminoso (il sole) giri intorno a un punto di cui non ha bisogno, quanto immaginare, quando vediamo un’allodola arrosto, che per cuocerla si sia fatto girare il camino intorno”. Perdonatemi se Vi dico in tutta sincerità che tale ragionamento è assai più consono all’intelligenza che può albergare in una rapa che nel Vostro fine cervello! Benché la nostra amata madre chiesa, nel suo buon uffizio di lume per la ragione di noi poveri peccatori ciechi, ci indici la via da seguire e nel suo infinito amore ci tenga per mano saldamente, a volte anche con l’aiuto – legittimo! Santo! – di pratiche corporee atte a piegare una carne recalcitrante e a risvegliare una mente particolarmente attratta dalle eresie e dalle tentazioni del diavolo, ebbene, dicevo, benché l’uomo possegga in sé gli strumenti per discernere e scegliere la via già indicata dai padri della Chiesa e dai grandi filosofi aristotelici, dunque nonostante ciò io vi domando e mi domando: perché nostro Signore Iddio creando il nostro Sole lo fece così mobile attorno al centro dell’universo, cioè la nostra Terra? Noi poveri peccatori, quantunque creati a immagine e somiglianza di Dio, siamo così unici e importanti da costituire il fulcro di tutto il creato? Il tempo e lo spazio che noi ci sforziamo di  misurare con strumenti sempre più meravigliosamente vicini all’occhio di Dio, come quel tal cannocchiale che il matematico Galileo usa per osservare il cielo – incredibile! – , salvo poi ereticamente proporre il sovvertimento del medesimo dovrebbe indicarci null’altro se non che la nostra povera esistenza ha da essere spesa a sostenere la grandezza di Dio e della Sua Chiesa. Con la scusa che attorno al pianeta Giove vagano alcuni corpi, quattro se non erro, e che il pianeta Venere mostra fasi paragonabili a quelle della Luna e che, infine, essa stessa presenta ombre che lasciano supporre una sua natura tutt’altro che liscia e incorrotta, il fiorentino pare arrogarsi orgogliosamente il diritto di voler spiegare a tutti i costi le leggi divine, impoverendole e sporcandole con la ragione umana. Dio mi perdoni e ci perdoni tutti per questo peccato di orgoglio! Ecco, io vengo umilmente a esortarVi, mio confuso amico, ad abbandonare il Vostro pericoloso pensiero sicuramente dettatoVi da Belzebù in persona nelle Vostre notti brave di guascone. Rivedete, per l’amor di Dio, l’enormità che avete proferito e che ha seminato i suoi velenosi frutti anche nella mia povera mente. Quando le acque si saranno calmate ci ritroveremo nel mio studiolo, e non in una taverna e, lontano da orecchie indiscrete, potremo riparlare dei nostri dubbi e di quel che disse in tutta confidenza ad un nostro comune amico, anche
lui confuso al pari di noi, un Gesuita studioso delle scienze astronomiche: “Ritengo che la Terra giri, ma non per  le  ragioni  addotte  da  Copernico,  bensì  perché  essendo  il fuoco dell’inferno rinchiuso al centro
della Terra, come insegnano le Sacre Scritture, i dannati che vogliono sfuggire all’ardore delle fiamme per
allontanarsene si arrampicano contro la volta, così fanno girare la Terra, come un cane fa girare una ruota,
perdite umane si devono contare a causa degli errori compiuti nella misurazione della longitudine con strumenti imperfetti che non permettono la giusta valutazione del tempo e conducono le nostre ignare navi ad infrangersi rovinosamente su scogli e secche che si ipotizzavano assai lungi da dove essi fossero realmente…

E’ il prezzo da pagare che Dio stesso ci richiede, per la maggior gloria Sua e per l’espiazione dei nostri peccati? Ma noi dove, io Vi domando e mi domando, dove potremo andare a finire seguendo il nostro orgoglio? Forse sulla Luna?

Forse con uno strumento per misurare il tempo così perfetto e comodo da poter essere portato sempre con noi e dirci in ogni momento e in ogni luogo l’ora esatta? Non diciamo sciocchezze, via!

A presto, mio buon amico, mio guascone irruente e fine pensatore. Restatevene ancora a lungo nella vostra bella tenuta di Bergerac, in cui faceste bene a rifugiarvi il giorno dopo quella pericolosa serata. Cogliete l’occasione per consigliarvi con il buon curato che Vi fu precettore e Vi seguì spiritualmente fino all’adolescenza: egli saprà indicarVi quella via che sembrate aver smarrito. E magari potreste lavorare a quel degno progetto di cui mi avete parlato, quel tal lavoro letterario  che Vi suggerii di intitolare “Stati e imperi della luna”. Vi raccomando ancora di astenerVi dall’introdurvi discorsi osceni o blasfemi, come siete portato purtroppo a fare! Il Vostro spirito libero e irruente Vi procurò in passato gravi complicanze: quel colpo di moschetto che vi colpì nel ’39 all’assedio di Mouzon Ve lo andaste proprio a cercare, così come la ferita di spada alle gola nell’anno successivo.

A Bergerac, lontano dalle tentazioni e dalle taverne di Parigi, sono certo  finirete ben presto il Vostro lavoro al sicuro e, quel che più conta, potendo tenere a bada quel Vostro carattere assai impetuoso anche a causa, perdonate l’ardire, della Vostra suscettibilità.

Addio, Savinien de Cyrano.

 Vostro umilissimo e fedele amico

Henri Lebret

(che va convincendosi dell’intelligenza dei vegetali)

Dorina Monaco


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