Leggendo questo articolo,ho subito associato la forza e la determinazione di questo ragazzo, a quella del nostro amico Mirko!
Infatti, come avrete gia avuto modo di leggere sul nostro blog, Mirko è un grande sportivo e un gran lottatore per la difesa dei diritti delle persone con difficoltà. È sempre in prima linea, non solo quando è in una gara di okey in carrozzina, ma anche quando deve rivendicare un suo sacrosanto diritto di poter tranquillamente muoversi in strada, senza dover incontrare ostacoli di ogni genere, fisici e mentali!
Sono le persone come William e Mirko, che danno un esempio fantastico di come lo sport e il coinvolgimento in molteplici interessi, aiutino a combattere l’emarginazione e la solitudine che molto spesso travolgono le persone disabili.
SuperAbile.it del 29-07-2010
William Russo, il sergente di ferro della scherma azzurra
Punta di diamante della nazionale di scherma in carrozzina, William Russo si racconta: lo sport, la scherma in carrozzina, le vacanze mancate, la disciplina
ferrea, lo studio, la vita privata. E la spada, il solo immenso amore che non l’ha tradito, regalandogli medaglie di caratura mondiale
ROMA. Ha 33 anni, William Russo, siciliano di Palermo, colori scuri, sguardo intenso e fiero tipico della sua terra. E tanta vita alle spalle, pur con
un’età anagrafica ancora relativamente bassa. Ha una tetra paresi spastica sin dalla nascita, causata da un danno cerebrale che provoca disfunzioni, nel
suo caso, del linguaggio e della mobilità degli arti. Una condizione, questa, che però non ha posto limiti ai suoi tanti obiettivi, sportivi e personali.
Agli osservatori più attenti delle cronache paralimpiche, il suo nome non sarà sconosciuto: perché William, talento della scherma in carrozzina, ha vinto
tanto, in quasi tutte le competizioni internazionali che l’hanno visto scendere in pedana ed ancorarsi alla carrozzina. Uno sport statico per definizione,
la scherma paralimpica, ma, nel suo caso, la carrozzina è un trampolino per tuffare lontane le braccia, velocissime e precise, e fare stoccate vincenti.
Ultimo atto, due giorni fa, l’oro alla Coppa del Mondo di Varsavia nella spada, la sua preferita (“solo perché è la prima arma che ho praticato”, dice)
condito da un bronzo nel fioretto, “con cui tiro da meno tempo però”, che fa salire alle stelle la sua soddisfazione.
Nella vita di William lavoro e studio occupano una parte importante. Dopo le superiori si è iscritto alla Facoltà di Chimica: “Mi mancano 8 materie, ed
è fatta”, poi lavora in una azienda di telecomunicazioni. L’amore? “Hmm…è meglio cambiare capitolo”, dice, perché è stato sposato ed ora è separato,
e molto c’entra `un’amante’ ingombrante, la scherma appunto.
E’ una passione travolgente, un amore dichiarato che riempie la sua vita, e che ora che è estate, e tutti pensano al meritato riposo, non consente altre
vacanze, “già la trasferta di Varsavia lo è stata. E le ferie vanno conservate per i prossimi Mondiali di Parigi, a novembre, ed eventuali raduni che li
precederanno. Quindi, niente vacanze”.
Tutta disciplina, William Russo, quella che, andando a ritroso nel suo palmares, ha fruttato 6 ori in coppa del mondo, tutti nella spada, più un argento
mondiale, due europei. Quel che conta, però, non è la somma, è la volontà caparbia che sta dietro.
Come si diventa campioni di scherma a Palermo (è tesserato con la Pol. Voglia di Vivere, ndr), in un sud che spesso è accusato di offrire poco agli sportivi
disabili?
“Nel mio caso, Palermo mi ha offerto tanto. Sin dalla scuola, dove ho cominciato a fare sport. Prima ho praticato l’atletica leggera e il tennistavolo,
poi, 7 anni fa, l’incontro con la scherma in carrozzina, al CASP (Centro Avviamento allo Sport Paralimpico) della mia città. Mi sono seduto, ho provato
e ho voluto continuare”.
Fino al 2005, quando Fabio Giovannini, Responsabile Tecnico degli azzurri, lo nota e lo porta con sé in Nazionale. Da allora, comincia un’avventura ai
piani alti della scherma, dal futuro già scritto
“Devo dire che ho un grande maestro che mi segue, a Palermo, Massimo La Rosa, e anche Fabio ha notato grandi miglioramenti e progressi, da cinque anni
a questa parte. Credo sia soddisfatto, e ogni volta si raccomanda di continuare ad allenarmi, sempre”.
Quanto impegno richiede, prepararsi ad una Coppa del Mondo?
“Di norma sono in palestra tre volte a settimana. A ridosso dell’evento, però, mi alleno tutta la settimana”.
La tua scaramanzia, se ce l’hai, e come festeggi dopo i tuoi successi?
“Ho un guanto che è il mio amuleto. Sempre lo stesso, da sette anni. Un po’ usurato, ma guai a chi me lo tocca. Poi fumo una sigaretta a pochi minuti dalla
discesa in pedana. Dopo aver vinto, si beve qualcosa, ma nulla di speciale, perché il giorno dopo ci sono altre gare e bisogna stare in sesto”.
Un messaggio a tutti i ragazzi disabili
“Fate sport, aiuta tanto. A socializzare, ad uscire da casa, soprattutto. A trovare un sacco di amici. A viaggiare, conoscere il mondo e aprire la mente”.
Un augurio che fai a te stesso? Magari partecipare a Londra 2012, sarebbe la tua prima volta…
“Neanche per sogno, non ci penso a Londra. Adesso penso solo ai Mondiali di Parigi e a far bene. Poi si vedrà”.
Cauto, modesto, rigoroso. Non sbaglia una risposta, William sergente di ferro, che procede a ritmo di marcia verso il prossimo successo sportivo. Anche
se qualche sbaglio è capitato anche a lui, che dice: “Di sicuro, la prossima donna dovrà amare la scherma”, quanto lui. E comunque è presto: in amore,
per William, ancora per un po’ è tempo di stare in guardia. (A cura del Cip)