feb 10 2010

Fare gol ad occhi chiusi!

Tag: Esperienze, Sportpatrizia @ 11:16 am

Questo articolo è stato scritto da Sebastiano, un nuovo amico del blog, nonché giocatore della squadra Liguria calcio per nonvedenti.

Il calcio praticato dai non vedenti

Il calcio per non vedenti è uno sport che si avvicina tantissimo al calcio praticato da vedenti, infatti, esistono varie tecniche per poterlo praticare.
Il calcio per chi non vede viene svolto in un campo a 5 su cui vengono fissate delle piccole limitazioni lungo i lati del campo per permettere alla palla di non uscire dal rettangolo di gioco. Il giocatore si orienta sfruttando il proprio udito che quindi gli permette di seguire un pallone sonoro e di sentire l’avversario che dovrà affrontare.

Nel rettangolo di gioco entrano due squadre composte da 5 giocatori tra cui uno di loro è una persona vedente che svolge

il ruolo del portiere, il resto della squadra è composto da giocatori non vedenti e ipovedenti. Il giocatore ipovedente, per poter giocare, deve indossare due bende su i propri occhi che vengono nascoste da una mascherina che viene utilizzata per nascondere la luce.

In Italia esistono diverse squadre che partecipano ad un campionato nazionale CIP ( Comitato Italiano Paraolimpico )

Le società iscritte sono :

Siracusa, Enna, Lecce, Bari, Napoli, Roma, Marche Empoli e Liguria Calcio Non Vedenti.

Per maggiori informazioni sul calcio non vedenti e contattare la società di calcio non vedenti ligure, visita il sito

www.liguriacalcio.it


nov 17 2009

Giu per le piste nere!

Tag: Sportpatrizia @ 11:27 am

Il Sole 24 Ore del 16-11-2009

Giù per le piste «nere» con l’accompagnatore

VERBANIA. «Ho accompagnato il primo sciatore cieco sul ghiacciaio Vorap, nel cantone dei Grigioni, in Svizzera, quasi trent’anni fa e da allora non ho

mai smesso».

Emilio Songa, 67 anni, è stato forse il primo in Italia a cimentarsi in un particolare volontariato invernale, quello dell’accompagnatore disciatori da

discesa non vedenti. Guida del Club alpino italiano di Verbania, nell’82 Emilio raccoglie la sfida più grande della sua vita: «Il Lions Club del Canton

Ticino organizzava una scuola di sci per ciechi – ricorda -. Così, i Lions di Verbania mi proposero di organizzarne una pure da noi. Dopo aver guidato

il primo cieco, mi entusiasmai a tal punto da coinvolgere le altre guide di Verbania e fondammo il Gruppo verbanese sciatori ciechi, attivo ancora oggi».

Il gruppo (sito internet www. sciatoriciechivb.it) può contare su un bacino di una settantina di guide volontarie, con 14 atleti non vedenti che si impegnano

nella discesa e altri 20 nel fondo. «Gli accompagnatori sono volontari a tutti gli effetti – spiega Alberto Carganico, responsabile dell’associazione -.

Si pagano i week end e le settimane bianche di tasca loro e trovano gusto nel rapporto che nasce sui campi da sci».

«È un’esperienza che consiglio – dice Susy Prada, sciatrice del Gruppo verbanese e, tra l’altro, campionessa del mondo di sci nautico per non vedenti -.

Nel casco che indossiamo è inserito un microfono con cui la guida ci indica le operazioni da svolgere. Così riusciamo a scendere anche dalle piste nere.

Con la guida si instaura un rapporto unico: noi ci dobbiamo fidare e loro devono conoscere le nostre reazioni. Con alcune guide intuisco in una frazione

di secondo quel che stanno per dire».

Il filo conduttore dello sport per non vedenti è proprio il volontariato di accompagnamento. Sportivi che affiancano altri sportivi, cui manca solo la

vista. A quel punto, si possono praticare quasi tutte le discipline.


nov 03 2009

Un altro successo di Vittorio Podestà

Tag: Sportdaniela @ 12:08 pm

Siamo molto felici di poter pubblicare una lettera di  un nostro caro amico Vittorio Podestà, che anche quest’anno ci  ha regalato  una splendida vittoria. Senza tanti indugi vi lascio alle sue parole:

La mia lunga stagione agonistica 2009 è terminata e con la stessa gara degli ultimi due anni: la Maratona di Francoforte.

Dopo due volte in cui però ero rimasto fuori dalla lotta per la vittoria, quest’anno me la sono giocata fino all’ultimo. Anzi, insieme alla collaborazione con l’altro italiano Paolo Cecchetto, abbiamo staccato tutti gli agguerriti avversari (tedeschi in particolare) e siamo arrivati a giocarci in due la volata finale. Ha vinto Cecchetto grazie ad una migliore condizione rispetto alla mia, dovuta forse ad un po’ di rilassamento nelle ultime settimane.

E’ stato comunque meraviglioso essere premiato sul podio (2 italiani davanti ad un tedesco non era mai accaduto) nella “Fest Halle” di Francoforte, la grande arena coperta, gremita di persone e illuminata da migliaia di luci dove si conclude la maratona. Naturalmente il nastro d’arrivo è all’interno solo per gli atleti podisti, perché per noi handbikers sarebbe impossibile sprintare ad oltre 40 all’ora sopra ad un tappeto rosso e senza vie di fuga.

Anche quello di inizio ottobre è stato un week end strepitoso. Dove disputare in Belgio l’ultima delle 9 tappe del Circuito Europeo EHC, dopo le trasferte degli Emirati Arabi, Francia, Svizzera, Germania, Repubblica Ceca. La prova prevedeva due gare tutte in un giorno: una cronometro individuale di 9 km al mattino e una gara di gruppo in circuito di 44 Km al pomeriggio.

Prima di quest’ultima tappa ero posizionato secondo nella classifica generale del Circuito, a pochi punti dal tedesco Stefan Baumann e le uniche speranze che ancora avevo di poter balzare in testa definitivamente al torneo era quella di vincere, ma dovevo sperare inoltre che l’atleta in testa si classificasse non meglio del terzo posto.

Il risultato provvisorio dopo la gara a cronometro, che vedeva in mezzo ai due contendenti il titolo europeo 2009 l’altro italiano Paolo Cecchetto, era favorevole . Il risultato finale della tappa sarebbe stato combinato con quello della gara del pomeriggio e quindi bisognava rimanere concentrati e raccogliere le forze per cercare un altro buon risultato dopo poche ore di riposo.

Anche nella gara di gruppo ho dato tutto e sono riuscito a vincere in volata, ma proprio davanti a Baeumann che, grazie a questo piazzamento, si classificava secondo anche nella combinata e si aggiudicava il Circuito Europeo EHC 2009, battendomi per soli 5 punti. Per il secondo anno consecutivo mi devo accontentare di essere vicecampione europeo.

E’ stata comunque un’altra stagione ricca di grandi risultati e di soddisfazioni, nonostante a metà stagione mi sentissi un po’ scarico psicofisicamente: confermarsi sul podio delle grandi manifestazioni degli ultimi 3 anni, sia nelle gare di un solo giorno come i Campionati del Mondo e i Giochi Paralimpici (1 oro e 2 argenti), che nelle classifiche che premiano la costanza di rendimento durante tutto l’anno come il Circuito Europeo EHC (cha ha 9 gare spalmate su 8 mesi), è una grande soddisfazione che mi ripaga delle delusioni per aver mancato il risultato pieno. Inoltre mi dà fiducia per le prossime stagioni, in vista delle Giochi Paralimpici di Londra 2012, con la convinzione di poter aspirare a quella medaglia d’oro sfuggita per un soffio a Pechino.

Un saluto ed un ringraziamento a tutti.

link di collegamento alle foto di Vittorio Podestà


nov 03 2009

Tutti a pesca!

Tag: Sportpatrizia @ 11:27 am

Pubblichiamo queste utili informazioni, che ci sono state fornite direttamente dagli uffici provinciali per la pesca in acque interne.

 

Non ci sono impedimenti a rilasciare la licenza di pesca nelle acque interne a chiunque abbia la capacità di agire, e quindi di avanzare la richiesta per

sé, o in caso di minori o inabilitati, se la richiesta viene avanzata da chi esercita la potestà.

 

Una informazione utile ancora poco conosciuta è quella che, ai sensi dell’art. 11 c. 2 della l.r. 21/04, ai portatori di grave handicap, di cui all’articolo

3 della legge 5 dicembre 1992 n. 104 (legge quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate) le licenze di pesca

sono rilasciate gratuitamente: vale a dire non si è tenuti a pagare annualmente le tasse e sovrattasse sulle licenze di pesca. Sostanzialmente l’unico

esborso per chi può esibire un certificato emesso dalla competente Asl che certifica tale situazione, è costituito dalla spesa per le due marche da bollo

da 14,62 ?al momento del rilascio.

 

Un altro tipo di licenza interessante è quella collettiva prevista dall’art. 11 c. 4 della l.r. 21/04: “in occasione di manifestazioni di pesca per scuole

o disabili organizzate da Associazioni del settore o da Enti pubblici è previsto il rilascio di una licenza collettiva valida per la durata della manifestazione,

previo versamento di una quota forfettaria di euro 10,00.”

 

Nel territorio della Provincia di Genova esistono due zone che dovrebbero consentire un accesso particolarmente agevole in quanto recentemente risistemate

a questo scopo dalla Provincia e dal GAL Appennino Genovese:

- il lago Savio (detto anche Vobbietta) sul torrente Vobbia presso Isola del Cantone, molto spesso il sabato e la domenica sono previste gare e raduni

e per partecipare occorre contattare la società pescasportiva organizzatrice e pagare la relativa quota, mentre durante la settimana l’accesso è libero

a tutti per questo fine settimana può contattare il Sig. Carabetta 338 3757529;

-il lago di Malanotte in Comune di Borzonasca che però essendo zona turistica di pesca necessita di permesso di accesso: li rilascia la FIPSAS tel. 010

3627025 fipsasge@fastwebnet.it che è tenuta a rilasciare gratuitamente i permessi giornalieri ai portatori di grave handicap di cui sopra. .

 

Esiste anche un laghetto “privato” nel senso che non si tratta di acque pubbliche per cui non necessita neanche la licenza di pesca, fa attività divulgativa,

anche se saltuaria, per soci e “pierini” giovani aspiranti pescatori. E’ gestito dalla SPAVS (Società Pescatori Alta Valle Scrivia) in località Franzante

(praticamente a fianco del casello autostradale di Busalla).

 

Di sicuro tutti gli anni organizzano:

- verso settembre con la Consulta Regionale provinciale dell’Handicap e la Provincia la manifestazione Pescoanch’io destinata proprio ai portatori di handicap,

 

- verso giugno manifestazioni destinati ai principianti per cui spesso chiedono licenze collettive.


ott 27 2009

Sott’acqua per abbattere le barriere

Tag: Sportpatrizia @ 12:11 pm

Il Secolo XIX del 23-10-2009

Disabili sui fondali per abbattere i pregiudizi

PORTOFINO. «Vogliamo abbattere le barriere architettoniche ma, soprattutto, il muro che c’è fra non disabili e disabili. Anche perché, basta purtroppo

un attimo per trovarsi su una sedia a rotelle, come noi». Stefano Paolicchi, presidente dell’associazione onlus “Handy superabile” (www.handysuperabile.org),

ha guidato il gruppo di amici, tutti sulla carrozzina, che, qualche tempo fa, hanno preso parte al progetto “Turismo sub.erabile a Portofino: subacquea,

disabilità e turismo accettabile”. Con carrozzine elettriche speciali, il gruppo è andato su per i sentieri del Parco di Portofino mentre, con sub qualificati

secondo gli standard dell’Hsa (Handicapped scuba associa tion) i sei hanno fatto immersione nei fondali più belli della zona. Il progetto è stato abbracciato

e sostenuto da Comune di Portofino, Regione Liguria, Area marina protetta di Portofino, Parco di Portofino, Centro Abyss Diving di Rapallo e molti sponsor,

fra cui la Mares che ha fornito tutta l’attrezzatura subacquea. «Da spettatori vogliamo diventare protagonisti – continua Paolicchi – questo progetto è

un mezzo per comunicare, in modo positivo, la disabilità cercando di vincere tabù e pregiudizi che possono ostacolare i processi di integrazione sociale».

Molto, moltissimo c’è da fare, in Italia, spiega Paolicchi. «La maggior parte delle strutture alberghiere, in Liguria e in Italia, non sono accessibili:

non viene specificato se sono accessibili per un disabile visivo o motorio, magari la stanza non ha barriere ma per raggiungerla ci si trova davanti una

rampa. Dagli alberghi alle spiagge: anche in queste, le barriere sono presenti fortemente. Così come in uffici pubblic i, strutture». Massimo Guatelli,

37 anni, di Carasco, è uno dei sei disabili dell’associazioni che ha fatto la due giorni di immersioni e di visite al Parco. Dal 1993, Massimo ha la passione

della subacquea e delle immersioni: nel luglio del 2004, un terribile incidente sul lavoro l’ha costretto alla sedia a rotelle. «Quello che non viene compreso-

spiega Massimo- è che se una stanza d’albergo è accessibile per i disabili va bene anche per le persone normali. Il contrario, invece, non è possibile.

Siamo ancora molto indietro, in Italia». Fra le battaglie quotidiane di Massimo Guatelli, c’è quella della posta a Carasco: «Da due anni e mezzo, segnalo

che per le barriere architettoniche non riesco ad entrare. Per ora, faccio uscire gli impiegati ma prima o poi chiamerò il Gabibbo». Per Massimo Guatelli,

basterebbe che i vari Comuni ed enti chiedessero la consulenza dei disabili, al momento dei lavori. A Rapallo, l’ anno scorso il Comune, assieme alla Consulta

del Tigullio per i problemi dei portatori di handicap ha siglato una convenzione proprio per confrontarsi costantemente sui problemi dei disabili e combattere

le barriere architettoniche in città. (s. ped.)


set 24 2009

Campione di sci acquatico nonvedent

Tag: Sportpatrizia @ 10:53 am

gazzetta del Sud di Milano del 21-09-2009

Tommy, schiaffo all’Handicap Cieco da quando aveva 18 anni, ha inanellato una lunga serie di successi sportivi. Ultimo successo ai Mondiali di Vichy, in Francia, prima delle vittorie all’Idroscalo.

SAN GIULIANO – Riesce a stupire anche se stesso e riesce ancora a 44 anni a farsi valere nella disciplina sportiva che ad oggi lo ha sommerso di medaglie luccicanti del metallo più prezioso, l’oro. L’atleta non vedente sangiulianese Tommaso di Pilato non solo si è confermato campione del mondo a Vichy, in Francia, ma ha anche stabilito un nuovo record superando se stesso. Eppure Tommy non sa nuotare, è non vedente, ma è campione di sci d’acqua e vola alto, anche a venti metri di distanza. Non si contano i suoi titoli tra Italiani, Europei e appunto Mondiali, anche se la sua vita giorno per giorno è una vittoria che vale molto più dell’oro che illumina le sue medaglie. Il nostro atleta prurimedagliato sangiulianese la vista l’ha persa nel tempo. Purtroppo, a soli sei anni aveva sbattuto contro un muro perdendo un occhio, l’altro si è spento a causa di una retinite pigmentosa, una malattia degenerativa. Fatto sta che a diciott’anni è stato il buio totale. Gli manca la luce, ma non la voglia di vivere e di combattere contro tutto e tutti e di fare sport (già nel 1980 con un gruppo di Milano). Atletica, salto in lungo, disco, giavellotto. Faceva anche sci e tandem. Lo sport è tutto per lui, quello che nè la società avversa al mondo dell’handicap, nè il mondo del lavoro riescono ad offrirgli. «E’ una sfida continua con me stesso – ha confidato Tommy – non lo faccio per gli altri ma per me. Una rivincita, certo, e quando arrivo a fare certe cose estreme è come un urlo di libertà . Per riuscire a saltare ho dovuto combattere una battaglia.

L’ho vinta. Ho avuto la fortuna di incontrare delle persone eccezionali, a cominciare da Sergio Zanardi , che è venuto a mancare proprio pochi giorni fa. Poi Andrea Alessi , che allena la nazionale di sci d’acqua, e Fabrizio Sonzogni, che è il mio allenatore dai mondiali australiani del 2007. Il Comune di San Giuliano mi ha regalato gli sci e, un negozio di computer, la muta. Spero che alla prossima festa patron ale si ricordino di me, magari anche con una civica benemerenza. Dopotutto sono campione del mondo, non innalzo solo il tricolore quando vinco ma porto alto il nome della mia città . Io rappresento San Giuliano e ne sono fiero. Non merito forse una festa come tutti gli atleti campioni quando tornano a casa loro?». Le ultime soddisfazioni Tommy se le è tolte all’Idroscalo di Milano, dove ha primeggiato lo scorso week-end anche questa volta negli assoluti italiani di sci nautico nella sezione di categoria: oro, come sempre.

Sabina Dall’Aglio


set 11 2009

Disabilità no limits. “Io, senza gamba, scalo una vetta da 5.600 metri”

Tag: Sportdaniela @ 9:37 am

Articolo segnalato da:

Press-IN anno I / n. 2144

Dire del 09-09-2009

Sette volte campione di sci di fondo e primo atleta con protesi all’arto inferiore a domare la vetta dell’Alpamayo, la più alta del Caucaso. Gianfranco Corradini si prepara a un’altra sfida grazie ad una protesi speciale

ROMA – “Tu sei fortunato. Male che vada, ti congeli una gamba sola”. E scoppia in una fragorosa risata. È con una battuta dei suoi amici piu’ cari che Gianfranco Corradini, classe ‘55, atleta disabile, racconta cosa lo aspetta il 10 settembre, quando iniziera’ l’ascesa al monte Elbrus, 5.642 metri, la cima piu’ alta del Caucaso russo. Gia’ sette volte campione di sci di fondo e con alle spalle un curriculum d’alpinista di tutto rispetto, Corradini partira’ alla volta dell’Asia per battere un altro record, dopo quello del 2007 quando fu il primo atleta con protesi all’arto inferiore a domare la vetta dell’Alpamayo, sulle Ande peruviane (5.947 metri). Anche se, ora, preferisce non pensare alla “montagna piu’ bella del mondo” (cosi’, l’ha definita l’Unesco) ma “concentrarsi sulla scalata”. “Quella dell’Alpamayo – racconta – e’ stata una scalata piu’ tecnica. Una parte del percorso, almeno 600 metri, era interamente ghiacciata e con una pendenza del 70%. In questo caso, invece, il problema maggiore saranno i bruschi cambiamenti climatici”. Unico elemento lasciato al caso, quindi, la meteorologia. Per il resto, un allenamento studiato a tavolino (“Mi alleno 4-5 volte a settimana, andando in bici, camminando e salendo in quota. Senza esagerare, altrimenti sforzo troppo la gamba”) e una fede incrollabile nelle proprie capacita’. L’alpinista della Val di Non, che piu’ di vent’anni fa perse la gamba sinistra in un incidente automobilistico, e’ la prova vivente che le barriere sono, a volte, solo mentali. Grazie all’ausilio di una protesi speciale per l’alpinismo progettata dall’Inail di Vigorso di Budrio, Corradini si e’ inerpicato un po’ ovunque: dal Monte Bianco alle Punte Gnifetti, da Bishorn e Burnaby nel Gruppo del Rosa, passando per Weissmies, Grossglockner, Piz Buin, Cevedale, Cima Ortles e Gran Zebru’. E poi ancora, su per il Palon de la Mar, il Monte Rosole e il San Matteo.
Instancabile, non si e’ risparmiato pericolanti arrampicate su pareti di ghiaccio e neve, con pendenze che sfiorano il 70%, come Presanella, Cristallo e Marmolada. Scalare, sciare, sono state “la mia rivincita sull’handicap”, dichiara lui che, pur, facendo parte di una famiglia di sportivi, prima dell’infortunio, a soli 22 anni, non era un atleta cosi’ appassionato. “Dopo l’incidente, ho iniziato a fare della passeggiate che, con il tempo, diventavano sempre piu’ lunghe. A un certo punto, ho iniziato a salire. E da quel momento non mi sono piu’ fermato”. L’incontro che gli ha cambiato la vita e’ stato quello con Roberto Diaz, una guida alpina che l’accompagna da sempre nelle sue spedizioni. È lui, afferma, ad avergli dato l’input: “Dipende da te, mi diceva. Lo decidi tu, se vuoi andare piu’ in alto”. E Gianfranco, ha deciso. Perché, per lui e’ chiaro che “senza testardaggine, di montagna, non se ne riesce a salire nemmeno una”.


ago 31 2009

Arco e frecce per un campione nonvedente

Tag: Esperienze, Sportpatrizia @ 10:58 am

SuperAbile.it del 27-08-2009

Massimiliano Piombo, 5 record mondiali con arco e frecce: “Dedicati ai miei tre bimbi”

Torna a Bologna da trionfatore, Massimiliano Piombo, che ha sbancato i Mondiali di Arco di Nymburg segnando 5 record mondiali senza avversari. Per questo non è stato acclamato campione del mondo, “ma ai miei bimbi ho detto di esserlo, non potevo deluderli”

ROMA – Non è campione del mondo di arco, per ironia della sorte, ma cinque record, cinque, li ha segnati lo stesso, prodigiosamente. Parliamo di Massimiliano Piombo, bolognese, non vedente e 36enne, del Castenaso Archery Team, e talento assoluto degli ultimi Mondiali di Tiro con l’Arco, celebrati in Repubblica Ceca a Nymburg, pochi giorni fa. Il Tecnico Nazionale Marco Pedrazzi, alla vigilia della partenza, lo aveva pronosticato, almeno un record, e aveva lamentato l’assenza di altri concorrenti e Nazioni, nella categoria di Massimiliano, V1, cosa che non avrebbe consentito l’assegnazione del titolo.

Così è stato, per regolamento. Massimiliano, però, ha superato se stesso, portando a casa più di un titolo iridato, un mucchio di record: nei 60 cm, 80 cm, 122 cm, totale 144 frecce e scontro individuale. Le prime due distanze si tirano a 36 frecce, lo scontro individuale a 12.

Come commenti questi risultati eccezionali, che ti senti di dire? “La soddisfazione più grande è stata essere rimasto ai Mondiali, non aver abbandonato l’idea di gareggiare, pur sapendo di non poter ottenere il titolo”

Ma come capita che non ci siano concorrenti nella tua categoria, non vedente B1?

“Per esserci ci sono, ma molte Nazioni non hanno inviato atleti perché poco competitivi, non in grado di arrivare a punteggi alti, altri invece volevano tirare con sistemi diversi dal mio”

Cioè?

“Io tiro con il mirino tattile, loro volevano tirare legando l’arco al paglione con un filo, ma questa modalità a livello internazionale non è riconosciuta”

Senza contare che in questo modo sono molto avvantaggiati

“Certo, hanno una traiettoria già impostata, invece non dovrebbero esserci collegamenti tra tiratore e bersaglio. Per me e tutti quelli come me, che usano il mirino tattile, c’è un dispositivo, sull’arco, un bastoncino che tocca il dorso della mano quando si è perfettamente davanti al paglione, poi la bravura sta nello scoccare la freccia perfettamente fermi e aggiustare progressivamente la mira in base al risultato fatto”

Però hai animo e carattere, e il titolo te lo senti addosso, pienamente. Vero?

“Di più, la mia vittoria personale è non aver desistito ed essere rimasto alla gara, e firmare 5 primati con punteggi alti come i miei è molto più che essere campione del mondo”

Anche se ai tuoi bimbi, Samuele, Simone e Olivia, hai detto di essere il più

forte di tutti

“Certo, per non deluderli. E’ a loro che dedico il mio Mondiale, ed a tutti quelli che erano qui a Nymburg con me, e mi hanno dato la grinta di farlo”.

Sì, perché in Repubblica Ceca ce ne erano tanti di amici e colleghi di Massimiliano, a parte il Tecnico Marco Pedrazzi, il suo primo e più forte sostenitore. C’erano i compagni di Nazionale, protagonisti anche loro di un mondiale memorabile. Per cronaca, segnaliamo due eccellenti quarti posti, di Antonino Lisotta (W2) e Fabio Azzolini (W1) e due quinti, di Elisabetta Mijno

(W2) ed Antonio Esposito (ST M).

(a cura del Cip)


ago 04 2009

Da solo per 100 Km!

Tag: Sportpatrizia @ 10:40 am

SuperAbile.it del 29-07-2009

Da solo per cento chilometri: ce l’ha fatta Cristian Sighel, maratoneta ipovedente

L’atleta trentino è il primo al mondo a correre una 100 chilometri senza la tradizionale cordicella che lo lega all’accompagnatore: “Sono un testone: il mio motto è volere è potere”

RIMINI – “E adesso datemi una birra”. Pare che al sudato arrivo della “Rimini Extreme” Cristian Sighel, trentunenne di Baselga del Pinè, primo atleta ipovedente al mondo a correre una 100 km senza essere “legato” all’accompagnatore, avesse questo unico pensiero fisso. Da solo, o quasi: un altro atleta gli ha indicato i pericoli e la strada da seguire con l’ausilio della voce.

“Mi piace mettermi alla prova – dice Cristian – da undici anni ho un handicap agli occhi che mi lascia solo un grado di vista, ma io non mi sono mai perso d’animo: il mio motto è volere è potere”. Così nel 2006 Cristian debutta nella “24h Del Mai Zeder”, una staffetta “nei monti vicino casa” come dice lui stesso. Poi è tutto un susseguirsi di maratone, gare ufficiali, allenamenti duri, e di nuovo maratone. Fino alla decisione più coraggiosa: partecipare alla 100 chilometri di Rimini con l’aiuto di Andrea Accorsi, ultramaratoneta di Bologna, incontrato ad una staffetta nel Trentino: “Mi dicono tutti che sono un testone – continua Cristian, con un’intonazione birichina – e hanno perfettamente ragione.

Oltre ad Andrea, devo ringraziare le altre persone splendide che mi hanno accompagnato e supportato”. Come Monica Barchetti, che ha corso al fianco di Cristian e di Andrea per 30 km, per poi allungare, recuperare le tre atlete che la precedevano e andare a vincere: “A un certo punto le ho detto: `ma cosa fai ancora qui che sei terza, pensa a vincere’”, scherza Cristian.

Certo non sono mancati i momenti difficili: “Il tragitto era aperto al traffico veicolare – racconta – ma la parte in cui ho fatto più fatica è stata quella fuori dai centri abitati, in mezzo al buio pesto. Mi dicevo `ma chi te l’ha fatto fare!”, per fortuna che c’era Andrea a guidarmi con la sua sagoma”. Infine, l’arrivo. Una fotografia lo ritrae con le braccia alzate contro il cielo blu di una mattina d’estate, il volto madido di sudore, mentre si fa largo tra una folla di atleti, dirigenti sportivi, giornalisti, amici e semplici curiosi che lo applaudono fragorosamente: “Avevo una fitta allo stomaco dall’emozione – spiega – è stato affascinante e commovente sentire tutta quella gente che si congratulava con me. Cosa ho detto quando ho tagliato il traguardo? Datemi una birra, ho una sete bestia”.


lug 21 2009

Abissi senza segreti per i nonvedenti

Tag: Esperienze, Sportpatrizia @ 10:22 am

Il Cittadino del 20-07-2009

Abissi senza segreti per i non vedenti.

Gli specialisti della scuola hanno realizzato l´unico impianto del genere esistente in Italia. Abissi senza segreti per i non vedenti. All´Asinara il percorso realizzato dai subacquei laudensi.

ASINARA – Grazie alla Scuola subacquea laudense il parco nazionale dell´Asinara può vantare il primo percorso sottomarino per non vedenti d´Italia. I lavori di costruzione del tracciato sono stati eseguiti dal 10 al 21 giugno nella splendida cala dei Detenuti, da un team della scuola di quattro operatori in immersione capeggiati da Alfonso Gangemi, responsabile tecnico e coordinatore di superficie. Il principio è paragonabile alle strisce gommate in rilievo in ogni stazione ferroviaria, che consentono l´orientamento dei non vedenti: ma in questo caso, il circuito è 8 metri sotto il livello dell´acqua, nelle meraviglie del blu. Al posto dei sentieri di gomma, una cavo di 15 mm di diametro, posizionato a un metro e mezzo dal fondo appuntito dell´isola sarda, guida i disabili nell´esplorazione in assoluta sicurezza. Lungo il cavo, annodate funi verticali per riemergere in tutta velocità. Il merito della Subacquea laudense è duplice: oltre ad aver posizionato l´install azione per conto della Hsa Italia (didattica per le attività subacquee disabili), «la scuola ha finanziato personalmente il preliminare studio di fattibilità, la scorsa estate» spiega con orgoglio Gangemi. Studio di fattibilità che ha portato la scuola di Lodi ha “brevettare” il progetto dell´Asinara «i cui standard diventeranno il punto di riferimento per simili interventi in altre baie d´Italia» afferma Gangemi.L´immersione prevede che il non vedente si cali in acqua sempre assistito da due scout, o guide, la cui attività è di semplice supervisione: tranne in caso di emergenza, il disabile ha piena libertà d´azione. Lungo il circuito sono collocati oggetti segnalati da pilastrini, alla cui sommità è posta una tabella braille che precisa specie e caratteristiche del reperto sul fondo. Non solo, è possibile modificare gli oggetti dislocati lungo le derivazioni verticali, come anfore e reperti archeologici, per stimolare nuovi approcci cognitivi nel disabile. Il percorso implementa un´attività cerebrale chiamata surriscaldamento del senso: se la corteccia riceve una percezione sensoriale molto intensa, ricostruisce artificialmente le altre percezioni complementari: il tatto sono gli occhi di chi non vede. «Seguendo la fune, si possono toccare con delicatezza stelle marine, nacchere, conchiglie, piante marine, ricci. Siamo rimasti stupiti dalle capacità dei non vedenti: descrivevano alla perfezione quanto avevano accarezzato – spiega Gangemi -, l´abitudine a muoversi in acqua porta chi è affetto da cecità a incrementare sensibilmente il grado di autonomia fuori dall´acqua».


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